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venerdì 20 giugno 2008

Sondaggi: Obama in testa in Florida, Ohio e Pennsylvania

L'ultimo sondaggio della Quinnipiac University su tre "stati in bilico" che potrebbero risultare decisivi nelle elezioni di novembre, come lo sono stati anche nelle presidenziali degli ultimi decenni, vede Obama nettamente avvantaggiato sul suo rivale John McCain. E' la prima volta che Obama è in testa contemporaneamente in Florida, Ohio e Pennsylvania. In tutti e tre gli stati Obama è in testa tra le donne con un distacco dai 10 ai 23 punti, mentre tra gli uomini c'è quasi parità tra i due. Obama è in svantaggio tra i bianchi in Florida e Ohio, ma ottiene il 90% tra i neri e ha un vantaggio superiore al 105 tra i giovani.

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La Florida (27 Grandi Elettori) è lo stato in cui il divario sembra meno accentuato, 47% a 43% con un margine di errore di 2,5 punti. Tra le donne Obama guida per 50% a 40%, mentre tra gli uomini è in testa McCain per 47 a 44. Il 50% dei bianchi preferisce McCain contro il 40% per Obama, mentre tra i neri il distacco è 95 a 4 per Obama. Il 13% di coloro che nel 2004 ha votato per Bush adesso è intenzionato a votare Obama. L'indice di gradimento di Obama è di 48% (pareri positivi) contro 33% (pareri negativi), McCain è invece a 47% contro 35%.
Il 57% dei Democratici della Florida vorrebbero la Clinton vicepresidente, mentre sono di parere opposto i Repubblicani (59%) e gli indipendenti (46% contro 37% che la vorrebbe).

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In Ohio (20 Grandi elettori) Obama è in vantaggio per 48% a 42%. Tra le donne il vantaggio di Obama è di 51% a 39%, mentre gli uomini sono divisi equanimamente, 45% per Obama e 46% per McCain. Il 47% dei bianchi preferisce McCain, il 44% Obama, mentre tra i neri il vantaggio per il Democratico è di 90 a 6.
Anche qui, il 13% di chi ha votato Bush ora sostiene Obama, mentre è piuttosto elevata (25%) la percentuale di sostenitori della Clinton che sarebbero propensi a votare McCain.
L'indice di gradimento di Obama è di 52% contro 29%, quello di McCain 46% contro 33%. Il 58% dei Democratici vorrebbe la Clinton nel ticket presidenziale, al contrario del 60% dei Repubblicani e del 47% degli indipendenti.

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In Pennsylvania (21 Grandi elettori) Obama ha un netto vantaggio di 52% a 40%. Tra le donne, il 57% sostiene Obama, mentre il 47% degli uomini sostiene McCain contro il 45% per Obama.
Obama conduce per 61 a 33 tra gli elettori dai 18 ai 34 anni, per 51% a 41% tra gli elettori dai 35 ai 54 anni e per 48% a 43% al di sopra dei 55 anni. Obama è in testa sia pure di poco - 47 a 44 - tra i bianchi, mentre tra i neri il vantaggio è di 95 a 1.
Il 19% degli elettori di Bush nel 2004 sostiene Obama, il 24% degli elettori della Clinton nelle primarie sostiene Obama.
Il 60% dei Democratici vorrebbe la Clinton nel ticket, ma è molto quotato come vicepresidente anche il Governatore Ed Rendell (25%). Il 63% dei Repubblicani e il 49% degli indipendenti è contrario all'ipotesi vicepresidenza per la Clinton.
Qui i risultati completi del sondaggio.

giovedì 24 aprile 2008

Analisi del voto in Pennsylvania

"Il vento è cambiato" ha dichiarato Hillary Clinton subito dopo l'ufficializzazione dei risultati in Pennsylvania, mentre Barack Obama si è complimentato con la rivale ma ha già rivolto la sua attenzione all'Indiana, dove si voterà il 6 maggio assieme alla North Carolina. I sondaggi danno Obama in vantaggio in entrambi gli stati (più in North Carolina che in Indiana), quindi il voto del 6 sarà un banco di prova per verificare se la Clinton è davvero in recupero. La Pennsylvania infatti ha fotografato una situazione di stallo, con risultati in linea con i sondaggi di un mese fa: Obama non riesce più a fare breccia nell'elettorato della Clinton, che dal canto suo non perde terreno ma non riesce neppure a guadagnarne.
Daniel Axelrod, stratega della campagna elettorale di Obama, ha evidenziato come le classi operaie bianche che rappresentano lo zoccolo duro della Clinton, nelle ultime presidenziali abbiano sempre votato per i Repubblicani, e che quindi non sono necessarie per far eleggere Obama. Una teoria abbastanza discutibile che è subito stata attaccata da Bill Clinton.

Le analisi dei media si concentrano però soprattutto sul significato di questa vittoria della Clinton, se cioè sarà in grado di guadagnare il momentum, o se si limiterà solo a danneggiare Obama. I risultati in Pennsylvania non si sono infatti discostati da quelli delle ultime primarie prima della pausa: la Clinton ha vinto tra i bianchi e tra gli anziani, Obama tra i neri e i giovani.
La Clinton sta preparando una dura campagna elettorale in North Carolina, un po' perchè spera di rimontare, ma soprattutto perchè vuole distogliere Obama dal fare campagna in Indiana, dove invece la senatrice ha più possibilità di mettere a segno una vittoria dal grande significato simbolico. Obama ha infatti bisogno di vincere in Indiana per dimostrare di poter conquistare un grande stato rurale a larga maggioranza bianca, tendenzialmente Repubblicano. Questi stati dimostreranno se il vento è davvero cambiato o se la Clinton ha semplicemente rallentato la corsa di Obama, danneggiandolo in vista delle presidenziali.
Vaughn Ververs, editorialista della CBS, ha evidenziato come non siano bastate sei settimane di campagna elettorale intensiva, con un bombardamento mediatico di spot elettorali, a spostare significativamente l'ago della bilancia in un senso o nell'altro in uno stato, la Pennsylvania, su cui non erano mai esistiti seri dubbi riguardo il risultato. La Clinton è riuscita a guadagnarsi altre due settimane di corsa, ma più probabilmente la possibilità di arrivare fino a giugno. Obama ha perso un altro grande stato aumentando i dubbi sulla sua eleggibilità.
Inoltre, come già in altri grandi stati, i Democratici si sono spaccati sulla base di differenze di razza, genere, età e religione (in Pennsylvania il 70% dei cattolici ha votato Clinton). Quello che emerge dai sondaggi è che le posizioni si stanno radicando: il 62% degli elettori della Clinton in Pennsylvania sostengono che non sarebbero soddisfatti se Obama ottenesse la nomination, mentre il 52% degli elettori di Obama dicono la stessa cosa della Clinton. Peggio ancora, il 25% degli elettori della Clinton e il 16% di quelli do Obama hanno detto che a novembre voteranno per McCain se il loro candidato non otterrà la nomination. A questo punto, prima che le divisioni interne ai Democratici diventino insormontabili, entrambi i candidati cominceranno probabilmente a spostare il loro tiro su John McCain, ma forse non prima del 6 maggio.

mercoledì 23 aprile 2008

Risultati 22 aprile: Pennsylvania

In perfetta continuità con queste primarie continuamente in equilibrio, Hillary Clinton vince in Pennsylvania con 10 punti di scarto: esattamente il vantaggio che secondo gli osservatori lascia aperta la corsa. Non qualche punto in più, che la avrebbe riaperta del tutto, non qualche punto in meno, che la avrebbe probabilmente chiusa. Quanto basta però per far dire alla Clinton che la ruota sta girando dalla sua parte, nonostante abbia ottenuto solo 10 delegati in più di Obama lasciando pressochè invariata la situazione.
Rimane tutto come prima, e il prossimo vero test sarà in North Carolina. Qui i sondaggi fino a qualche settimana fa davano Obama in vantaggio: se la Clinton recupererà, allora tutto potrà succedere da qui ad agosto.

Democratici


Pennsylvania

Hillary Clinton: 54,26% (84 delegati)

Barack Obama: 45,74% (74 delegati)

martedì 22 aprile 2008

Verso il voto: le primarie in Pennsylvania

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La Pennsylvania è il 33° stato più esteso degli Usa, ma il 6° più popoloso, con 12.406.000 abitanti e una densità di 106,88 abitanti per kmq. E' uno stato del nord-est, confina con New York, New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia e Ohio. La città più importante e popolosa è Philadelphia, con quasi un milione e mezzo di abitanti, ma la capitale è Harrisburg, di appena 49.000 abitanti.
Il nome proviene dal fondatore dello stato, William Penn, che voleva onorare il padre e sottolineare il carattere boscoso del territorio.
Prima della colonizzazione, il territorio era occupato da tribù di nativi americani tra cui Delaware e Irochesi. I primi coloni a stanziarsi nel territorio furono gli svedesi, nel 1643, seguiti poi da olandesi e inglesi che rapidamente ne presero il controllo. Nel 1681 re Carlo II d'Inghilterra diede a William Penn la concessione per fondare una colonia destinata ai protestanti quaccheri vittime di persecuzioni in patria. Originariamente lo stato comprendeva anche parte dell'attuale Delaware, che si serparò all'inizio del 1700. Pennsylvania e Delaware furono fra le 13 colonie che si ribellarono agli inglesi dando vita alla Rivoluzione Americana, e proprio a Philadelphia venne redatta la Costituzione degli Stati Uniti, di cui fu capitale dal 1790 fino al 1800, quando passò a Washington.
La Pennsylvania, secondo stato ad entrare nell'Unione, ebbe nel secolo successivo un enorme sviluppo economico e industriale che non si interruppe neanche nella guerra di Secessione. Nella seconda metà del XX secolo, la Pennsylvania ha subito una lenta recessione a causa della crisi del settore siderurgico.
La popolazione della Pennsylvania è composta per l'87% da bianchi, per l'11% da neri e per il 2,5% da asiatici. Il 53% della popolazione è cattolico, il 30% protestante, il 10% evangelico. Lo stato ha la più alta concentrazione di Amish
Il Pil della Pennsylvania è il 6° degli Usa, l'economia si basa sul settore manifatturiero e siderurgico, sull'agricoltura e sul turismo.
Lo stato è governato da un Democratico, Edward Rendell, ma è un cosiddetto "swing state". Dopo anni di predominio Repubblicano, le elezioni di mid term del 2006 hanno visto un recupero dei Democratici. Il Gop mantiene comunque la maggioranza dei Senatori.

Per i Democratici, la Pennsylvania mette in palio 187 delegati, di cui 158 elettivi e 29 superdelegati con il sistema della primaria chiusa. Dei 158 delegati elettivi, 103 vengono assegnati proporzionalmente sulla base dei risultati nei 19 distretti elettorali. Ogni distretto ha dai 3 ai 9 delegati a seconda della dimensione. Gli altri 55 delegati elettivi vengono assegnati sulla base dei risultati in tutto lo stato. La convention si terrà il 7 giugno, e dei 29 superdelegati 15 si sono espressi in favore della Clinton e 5 di Obama.
I sondaggi mostrano da mesi un predominio della Clinton, per cui questo stato sembra fatto su misura. Tuttavia, a detta di molti osservatori, per sperare in un sostanzale recupero su Obama deve vincere con un distacco di almeno 10 punti. Gli ultimi sondaggi danno un distacco variabile dai 5 ai 10 punti. Rasmussen, il 17 aprile, è l'unico a dare un distacco minore, di soli tre punti, mentre American research Group, lo stesso giorno, dà la Clinton avanti di 13 punti.

Per i Repubblicani la Pennsylvania assegna 74 delegati, di cui 61 assegnati sulla base del voto nei 19 distretti elettorali, 10 assegnati dalla convention statale e 3 superdelegati. Il sistema è quello della primaria chiusa.
Ovviamente la primaria in questo caso è un pro-forma. Gli ultimi sondaggi prima che McCain conquistasse matematicamente la nomination lo davano al 59%, con 29 punti di vantaggio su Mike Huckabee.

Le urne si aprono alle 7 ora locale (le 13 in Italia) e si chiudono alle 8 pm (le 2 di notte in Italia).

lunedì 21 aprile 2008

Un po' di numeri sulla Pennsylvania

Mentre il Philadelphia Daily e il Pittsburgh Post-Gazette fanno ufficialmente endorsement per Obama, gli ultimi sondaggi sulla Pennsylvania prima del voto di domani forniscono un quadro abbastanza stabile ma soggetto a numerose variabili.

Un sondaggio della Quinnipiac University condotto tra il 9 e il 13 aprile vede la Clinton al 50% con 6 punti di vantaggio su Obama e il 6% di indecisi. Questo sondaggio ha anche fotografato una situazione di grande tensione tra i sostenitori dei due candidati: il 25% dei supporter della Clinton è orientato a votare McCain a novembre se Obama sarà il candidato Democratico, mentre il 19% dei sostenitori di Obama farebbe lo stesso se la Clinton ottenesse la nomination.
Nello specifico, tra gli elettori bianchi la Clinton ha il 57% dei voti contro il 37% di Obama (+1% rispetto ad un analogo sondaggio della settimana precedente", mentre tra i neri Obama ha l'86% e la Clinton il 6% (+11% per Obama). Tra le donne, la Clinton guida per 54% a 40%, tra gli uomini prevale Obama per 51% a 43%.

Un sondaggio del Daily News, pur confermando il distacco di 6 punti in favore della Clinton, fornisce un quadro un po' diverso.
La Clinton avrebbe il 46% contro il 40% di Obama, e gli indecisi ammonterebbero al 14% (qui trovate il sondaggio completo). Rispetto al mese precedente, ci sarebbe stato uno spostamento di 5% in favore di Obama.
Inoltre il senatore vedrebbe accrescere di 6 punti il proprio gradimento (53%), mentre la Clinton perde 7 punti, restando comunque al 58%.
Tuttavia gli esperti dicono che questi sondaggi non tengono conto delle possibili ricadute delle frasi di Obama sulla provincia americana, che potrebbero danneggiarlo soprattutto nelle piccole cittadine dello stato.
Il sondaggio del Daily News evidenzia una spaccatura tra ovest e est in Pennsylvania. La parte ovest, anziana e conservatrice, è terra della Clinton, mentre il sud-est e Philadelphia, più liberale e giovane, è in preda alla Obama-mania. A Philadelphia il vantaggio di Obama sarebbe di 16 punti.

Il sondaggio condotto da Pittsburgh Post-Gazette/Msnbc/McClatchy il 19 aprile dà invece alla Clinton un vantaggio di 5 punti, 48 a 43. Da questo sondaggio emerge che gli indecisi sono soprattutto gli abitanti delle zone rurali dello stato, ovvero in quelle zone in cui la Clinton gode già di consensi al di sopra del 50%. Infatti gli indecisi sono più propensi a votare per la senatrice che per Obama, quindi il margine di vittoria alla fine potrebbe essere più ampio.

Infine la CBS e UWire hanno condotto un sondaggio tra i giovani che frequentano il college in Pennsylvania. L'89% di loro segue le primarie con attenzione (il 42% con molta attenzione) e il 71% preferisce Obama contro il 28% che voterebbe Clinton.
Gli studenti ritengono inoltre che John McCain ha l'esperienza e la capacità per essere un buon Presidente (qui il sondaggio completo).
Questi dati non possono però inserirsi pienamente tra i sondaggi elettorali, perchè molti degli studenti che frequentano il college in Pennsylvania provengono da altri stati e sono iscritti nelle liste elettorali del loro luogo di provenienza. Le primarie della Pennsylvania sono chiuse, e quindi solo gli studenti originari dello stato, o che hanno trasferito lì la residenza, potranno effettivamente esprimere il loro voto domani.

lunedì 14 aprile 2008

Obama inciampa sui sentimenti della provincia americana

Finora Obama aveva condotto una campagna elettorale che, almeno per quanto riguarda le sue dichiarazioni, era riuscita ad evitare gaffe e incomprensioni (queste erano venute semmai da altre parti vicine a lui, come sua moglie Michelle o il Reverendo Wright). Prima o poi doveva succedere, ed è successo a San Francisco, quando in un discorso durante una raccolta fondi. ha voluto rispondere ad una delle critiche che gli vengono rivolte più spesso negli ultimi tempi, e cioè che non sarebbe in sintonia con il ceto medio, specialmente con quello della provincia americana del Mid-West, come appunto l'Indiana o la Pennsylvania.

Obama, che è apparso piuttosto affaticato, ha spiegato che la classe operaia bianca caduta in disgrazia durante le amministrazioni Bush e Clinton è particolarmente in collera con la classe politica in generale (l'antipolitica non è esclusiva di casa nostra) "Perciò non possiamo meravigliarci che siano inaspriti e in collera, che si aggrappino alle armi, alla religione o ai sentimenti contro gli immigrati, e all'antipatia verso le persone che non sono come loro, o ai sentimenti contro il libero commercio come modo per sfogare le loro frustrazioni." E, rispondendo alla Clinton e ai Repubblicani "Sono in sintonia, so esattamente cosa succede. So cosa succede in Indiana, in Illinois, in Pennsylvania. La gente è stanca, arrabbiata, frustrata, amareggiata e vuole vedere un cambiamento a Washington".

La Clinton ha replicato quasi immediatamente "Mi è stato riferito che il mio avversario dice che la gente della Pennsylvania che ha affrontato tempi difficili è inasprita. Non è quello che vedo. La gente della Pennsylvania non ha bisogno di un Presidente che li guardi con commiserazione, ma di un Presidente che lotti per loro, che lavori duramente per loro".
Anche da parte di McCain non sono tardate le risposte "Mostra un elitarismo e una condiscendenza verso i lavoratori assolutamente incredibile. E' difficile immaginare un candidato alla Presidenza più fuori sintonia con la classe media" ha detto Steve Schmidt, consigliere di McCain.

In un primo momento, Obama ha difeso le sue dichiarazioni, poi accorgendosi che stava peggiorando la situazione è tornato sui suoi passi ammettendo che quelle frasi "non erano state dette bene come avrei voluto", e parlando proprio in Indiana ha attaccato la Clinton con insolita veemenza "Ecco cosa ha detto la ricca senatrice Clinton 'Non credo che la gente della Pennsylvania sia arrabbiata" e John McCain ha detto 'Come può aver detto una cosa del genere? Non è in sintonia con la gente'. Non sono in sintonia? McCain ha capito solo dopo tre tentativi che i mutui sulle case erano un problema, e io sono quello che non è in sintonia?".

A sua volta la Clinton ha replicato sempre dall'Indiana, dove le parole della canzone "Small town" di John Mellencamp sono una sorta di inno. "Non credo che gli americani siano arrabbiati o inaspriti, credo che abbiano delle buone ragioni per protestare contro patti commerciali ingiusti o salari troppo bassi". Il New York Times riporta commenti degli elettori dell'Indiana particolarmente critici verso Obama: "Sono un operaio, e quelle frasi mi hanno profondamente offeso, e mi hanno ricordato perchè sostengo Hillary", "Religione e armi sono cose che abbiamo avuto per 200 anni", "Non mi sono sentito offeso, ma non mi sono sembrate dichiarazioni molto intelligenti da fare adesso. Qui in Indiana amiamo le nostre piccole città e il nostro modo di vivere. Anche Indianapolis per noi è una piccola città".
Sabato Geoff Garin, il nuovo stratega della campagna elettorale di Hillary Clinton, ha invitato i superdelegati indecisi e quelli che sostengono Obama a considerare le dichiarazioni del senatore come un possibile punto debole in vista delle elezioni presidenziali. "Questo è il tipo di cose che ha creato un baratro tra i Democratici e gli abitanti dei piccoli centri".