martedì 5 febbraio 2008
Tutti gli endorsement testata per testata
Atlanta Journal Constitution: Obama, Romney
Boston Globe: Obama, McCain
Chicago Tribune: Obama, McCain
Kansas City Star: Clinton, McCain
Hartford Courant: Clinton, Romney
Los Angeles Times: Obama, McCain
New York Post: Obama, McCain
New York Times: Clinton, McCain
Sacramento Bee: Obama, McCain
Salt Lake Tribune: Clinton, Romney
San Francisco Chronicle: Obama, McCain
San Jose Mercury News: Obama, McCain
St.Louis Post-Dispatch: Obama, McCain
E gli endorsement di politici e VIP:
Joseph Lieberman (indipendente, ex Dem.): McCain
Gary Hart (ex candidato pres. Dem.): Obama
John Kerry (ex candidato pres. Dem): Obama
Henry Kissinger (ex segretario di stato): McCain
Madeleine Albright (ex segretario di stato): Clinton
Ted e Caroline Kennedy: Obama
Arnold Schwarzenegger (Gov. California, Rep): McCain
Scarlett Johannson (attrice): Obama
Chuck Norris (attore): Huckabee
Howard Stern (conduttore radio): Paul
Sylvester Stallone (attore): McCain
Toni Morrison (scrittrice premio Nobel): Obama
Oprah Winfrey (conduttrice tv): Obama
Le chiavi del Super Tuesday
Le ultime settimane sembrano aver cambiato qualcosa: l'endorsement di Ted Kennedy, molto benvoluto tra gli ispanici, l'aggregazione di centinaia di latinos tra le fila dei sostenitori di Obama, l'impegno del senatore dell'Illinois per una riconciliazione nazionale e un superamento della rivalità tra le due etnie.
In California la presenza di ispanici è massiccia, ed il conflitto con i neri è più sentito che altrove: è su questo tema che si gioca, sul filo del rasoio, la partita in campo democratico.
Gli strani sondaggi di Hillary. Ed Coghlan, ex direttore del notiziario di una tv locale californiana, ha raccontato di aver ricevuto una sera la telefonata di un istituto di sondaggi. Si è subito reso conto che c'era qualcosa di strano: il sondaggio riguardava i tre candidati democratici (Edwards era ancora in corsa) più McCain, e le domande sulla Clinton non erano vere domande, ma affermazioni del tipo "Se la Clinton avesse delle soluzioni per il problema dei mutui, e per evitare la bancarotta alle famiglie, lei la voterebbe?", mentre le domande su Obama avevano un tono diverso, ad esempio "Se sapesse che per 43 volte Obama si è astenuto invece di prendere una posizione precisa su ciò in cui crede, lo voterebbe?"
Il Fattore Huckabee. Un mese fa Huckabee trionfava a sorpresa in Iowa e sembrava essere l'uomo nuovo in grado di fare le scarpe al veterano McCain e al miliardario Romney. Da allora la campagna dell'ex governatore dell'Arkansas è rientrata prepotentemente nella normalità e lui, pur conquistando delegati qua e là, è ha visto il suo ruolo diminuire sempre di più. Tuttavia è ancora in gara, nonostante sia al verde e in molti stati non abbia fatto promozione. Nel Super Martedì potrebbe dire la sua in alcuni stati, come il "suo" Arkansas, e in generale potrebbe rappresentare un fattore di cui dover tener conto in futuro. Anche se gli elettori evangelici hanno smesso di supportarlo come nelle prime tornate elettorali (in Florida i votanti evangelici si sono divisi equamente tra Huckabee, Romney e McCain), i conservatori potrebbero sceglierlo in alternativa a Romney, favorendo indirettamente McCain. E se nessuno avrà la maggioranza assoluta dei delegati, l'appoggio di Huckabee alla convention potrebbe diventare decisivo.
La rivolta delle macchine. Le voting machine, le macchine per il voto elettronico ormai sempre più diffuse in Usa, fanno parlare di sè anche in queste primarie. Ricordiamo che proprio questi apparecchi sono stati al centro di infinite polemiche alle Presidenziali del 2000, quando il distacco tra Bush e Gore in Florida si era ridotto a una manciata di voti, e proprio il voto elettronico era accusato di aver falsato i risultati. Un bis delle polemiche si è avuto anche nelle presidenziali del 2004, ma non con la stessa intensità visto il distacco tra Bush e Kerry, e nelle primarie per il Congresso nel 2006.
In queste primarie, le voting machine sono state tirate in ballo per le presunte irregolarità in New Hampshire, mai dimostrate, ma adesso una statistica fa saltare all'occhio una strana coincindenza. In tutti gli stati e le contee in cui si è votato elettronicamente, hanno vinto la Clinton e Romney.
Questo può dipendere certamente dal fatto che questi stati e contee sono quelli in cui la popolazione è più benestante, e rientra maggiormente nel target di elettori dei due candidati, ma è comunque una coincidenza significativa.
Per avere maggiori informazioni su come sia facile manomettere una voting machine, potete guardare questo video.
Verso il Super Tuesday: le primarie in Arkansas
Trentaduesimo stato più popolato d'America, con 2.752.000 abitanti, in queste primarie rappresenta l'"home state" per due candidati di opposta fazione: per Mike Huckabee, che dell'Arkansas è stato governatore per 11 anni, dal 1996 al 2007, e per Hillary Clinton, il cui marito Bill è stato governatore dal 1983 al 1992.
Appartenente in un primo momento al territorio della Louisiana, che passò di mano tra gli spagnoli e i francesi, nel 1806 si creò il distretto dell'Arkansas, che passò al territorio del Missouri. Successivamente acquisì lo status di territorio, e divenne stato degli USA nel 1836. Pur essendo schiavista, durante la guerra di secessione si schierò in un primo momento con i nordisti, salvo passare successivamente ai Confederati.
L'economia si basa sull'industria, il commercio, l'allevamento e le attività minerarie. La capitale è Little Rock, la popolazione è formata per l'82% da bianchi e per il 16% da neri. Lo stato è passato ripetutamente di mano tra Repubblicani e Democratici.
Per i Dems, l'Arkansas mette in palio 47 delegati, 35 eletti e 12 superdelegati, con il sistema delle primarie aperte. 22 delegati verranno assegnati sulla base dei risultati nelle quattro circoscrizioni elettorali, e 13 sulla base del risultato globale in tutto lo stato.
Gli ultimi sondaggi in Arkansas risalgono a prima dell'inizio delle primarie, e in quell'occasione Hillary Clinton dominava con il 57%, mentre Obama era fermo al 17% e Edwards al 14%.
Per i Repubblicani, l'Arkansas mette in palio 34 delegati, di cui 31 eletti e 3 unpledged. Il sistema è piuttosto complesso. 12 delegati sono in palio sulla base dei risultati nei 4 collegi elettorali: se un candidato ottiene la maggioranza assoluta dei voti in quel distretto, conquista 3 candidati, altrimenti ne riceve 2 e 1 va al secondo classificato. Gli altri 19 delegati in palio sono assegnati sulla base del risultato assoluto: ogni candidato che supera il 10% riceve un delegato, mentre gli altri vanno al primo classificato se ha la maggioranza assoluta. Se nessuno ha la maggioranza assoluta, i restanti delegati vengono assegnati proporzionalmente ai primi tre.
L'ex governatore Mike Huckabee era saldamente in testa agli ultimi sondaggi, risalenti a dicembre, con il 59%, al secondo posto c'erano McCain e Giuliani, entrambi con il 9%.
Verso il Super Tuesday: le primarie in Arizona
L'Arizona è il sesto stato più grande degli USA, ma a causa di una bassa densità abitativa - 19,45 abitanti al Kmq - è solo il 18° stato più popolato, con 5.743.834 abitanti.
E' uno degli stati che per eccellenza hanno dato vita all'epopea della conquista del West. Dopo la colonizzazione, rimase inabitabile per molti decenni perchè occupato da un vasto numero di Apache. Nel 1848 gli USA vinsero la guerra contro il Messico e si appropriarono di nuovi territori tra cui il New Mexico e l'Arizona stesso, avviando un sistematico massacro dei nativi americani. La violenza repressiva fu tale che solo nel 1912 l'Arizona fu ammesso come stato USA, arrivando per quarantottesimo, e seguito solo da Alaska e Hawaii.
Curiosità: dal 1881 al 1895 lo stato fu proprietà privata di James Addison reavis, che lo rivendicò come Barone. Solo dopo 14 anni si scoprì che era una truffa.
Solo con l'invenzione dell'aria condizionata è stato possibile rendere abitabili le città nel deserto, come Tucson e Phoenix, che dell'Arizona è la capitale.
La popolazione è bianca per quasi il 90%, i nativi americani rappresentano il 5,63% e i neri il 4,20%.
Lo stato è saldamente Repubblicano, anche se Bill Clinton vinse qui nelle presidenziali del 1996.
Per i Democratici, l'Arizona mette in palio 67 delegati, 56 eletti e 11 superdelegati. Il sistema è quello della primaria chiusa, ma il 15 marzo si terranno dei caucus nei vari distretti. I caucus selezioneranno 37 delegati in proporzione ai voti ottenuti dai candidati nelle primarie, mentre alla convention del 26 aprile verranno nominati altri 12 delegati e 9 leader di partito che parteciperanno alla convention nazionale assegnati al candidato che ha ottenuto più voti in assoluto. Gli 11 delegati saranno selezionati nella stessa occasione dai dirigenti di partito.
I sondaggi danno Hillary Clinton favorita, anche se dopo il ritiro di John Edwards il distacco con Obama è ridotto. Un sondaggio McClatchy/MSNBC del 30 gennaio dà infatti i due candidati quasi appaiati, con la ex first lady al 43% e Obama al 41%, mentre l'ultimo sondaggio Rasmussen, del 2 febbraio, dà la Clinton al 46% e Obama al 41%, con un 12% che voterebbe per altri, se ce ne fossero. I due candidati sono pari anche per il gradimento come possibile nominato.
Per i Repubblicani, l'Arizona mette in palio 53 delegati, tutti pledged. Il sistema è una primaria aperta, e i 53 delegati verranno assegnati con il metodo "winner-take-all" al vincitore nello stato, anche se verranno scelti fisicamente nelle convention che si terranno in ogni contea ad aprile e nei caucus del 10 maggio.
Il favorito è John McCain, che dell'Arizona è senatore. Il vantaggio su Romney non è però schiacciante come di solito accade negli "home state": secondo l'ultimo sondaggio Rasmussen del 2 febbraio, il senatore avrebbe il 43% mentre Romney il 34%. McCain è il preferito tra i moderati e tra coloro che ritengono la guerra in Iraq una priorità, mentre Romney prevale tra chi ritiene che la priorità sia la lotta all'immigrazione. Mike Huckabee si attesta al 9% e Ron Paul al 4%.
lunedì 4 febbraio 2008
Verso il Super Tuesday: le primarie in New Jersey
Il New Jersey è uno degli stati più piccoli, per l'esattezza il 47°, ma l'eccezionale densità di abitanti - 452,34 per kmq - lo rende al tempo stesso il decimo stato più popolato, con 8.724.560 abitanti.
La città più popolosa è Newark, ma la capitale amministrativa è Trenton, che conta appena 84.000 abitanti.
Dopo essere stato colonizzato dagli Olandesi, il New Jersey passò agli inglesi nel 1664, e nel 1776 fu una delle 13 colonie che si ribellarono alla Gran Bretagna dando vita alla rivoluzione americana. Nel XIX secolo, il New Jersey è stato l'ultimo degli stati nordisti ad abolire la schiavitù, mentre nel XX secolo ha sospeso la pena di morte nel 1963, per abolirla definitivamente nel 2007.
L'economia è basata sull'industria, il commercio e i trasporti, favoriti dalla favorevole posizione geografica. Il reddito pro-capite è il secondo più alto d'America.
Storicamente è uno stato tendenzialmente repubblicano, ma dagli anni '90 in poi si è avviato un parziale cambiamento, che ha portato ad eleggere come governatore un Democratico.
Per i Democratici, lo stato mette in palio 127 delegati, di cui 100 eletti e 27 super-delegati. I 100 delegati eletti vengono assegnati proporzionalmente, in parte sulla base dei risultati ottenuti nei singoli distretti elettorali e in parte in base al risultato assoluto in tutto lo stato, mentre i 27 super-delegati saranno selezionati alla convention statale. I sondaggi sono piuttosto controversi: un poll di Survey USA risalente al 31 gennaio, subito dopo il ritiro di Edwards, dava Hillary Clinton al 51% contro il 39% di Barack Obama, mentre un sondaggio Reuters Zogby di due giorni dopo dà i due candidati praticamente pari, con la Clinton al 43% e Obama al 42%. L'ultimo sondaggio Rasmussen, risalente anche questo alla fine di gennaio, dà infine la Clinton al 49% e Obama al 37%. Il 77% degli elettori si Obama sono certi del loro voto, contro il 68% della Clinton.
Per i Repubblicani sono in palio 52 delegati, tutti pledged. I delegati vengono assegnati con il sistema "winner-take-all", tutti e 52 saranno appannaggio del candidato che avrà ottenuto più voti in assoluto. In questo caso i sondaggi sono totalmente univoci e danno John McCain in netto vantaggio. Il poll di Survey USA dà il senatore dell'Arizona al 48% contro il 25% di Mitt Romney, mentre Reuters e Zogby danno McCain al 54% e Romney al 23%. Infine Rasmussen dà McCain al 43% e Romney al 29%, mentre Huckabee e Paul devono accontentarsi di percentuali di poco sopra al 5%. McCain viene anche visto come il miglior candidato per le presidenziali dal 78% degli intervistati.
Verso il Super Tuesday: le primarie in California
La California è lo stato per eccellenza nelle primarie: nessun candidato può pensare di arrivare alla nomination senza aver raccolto un risultato positivo qui.
La California è lo stato più popoloso degli USA, con 35.893.799 abitanti, la capitale è Sacramento ma la città più famosa e popolosa è Los Angeles.
Appartenente alla costa ovest degli USA, venne raggiunta dagli eploratori europei solo nel 1542. Nel 1700 venne colonizzata da missionari spagnoli, ma successivamente le missioni divennero proprietà del governo messicano. Dopo la guerra con il Messico, la regione venne divisa tra i due stati, e la California entrò a far parte dell'Unione nel 1850, non prima di aver cercato l'indipendenza come Repubblica della California. Fino all'800 la California era pressochè spopolata, e solo nel corso del XX secolo divenne lo stato più popoloso, e quello col maggior numero di Grandi Elettori per le presidenziali.
L'economia della California non solo è la più importante degli USA, ma è anche la sesta al mondo. L'attività principale è l'agricoltura,, l'industria aerospaziale, l'alta tecnologia e ovviamente il cinema e lo spettacolo.
Il 60% della popolazione è composto da bianchi e ispanici, il 6% da afro-americani e il 12% da asiatici, e ha il più alto numero di cattolici. Lo stato è tradizionalmente orientato verso i Democratici, anche se l'attuale governatore è il Repubblicano Schwarzenegger.
Per i Democratici, la California mette in palio l'astronomica cifra di 441 delegati, di cui 370 eletti e 71 super-delegat con il sistema delle primarie semi-chiusei. 241 vengono assegnati proporzionalmente sulla base dei risultati nei collegi elettorali, mentre i restanti 129 vengono assegnati proporzionalmente sulla base del voto in tutto lo stato. Nella convention del 18 maggio, i 71 super delegati vengono scelti tra leader e rappresentanti del partito.
A giudicare dai sondaggi, la gara sarà appassionantissima. I poll di USA Today/Gallup di metà gennaio davano una partita chiusa, con la Clinton al 47%, Obama al 35% e Edwards al 10%, mentre Survey USA dava la Clinton al 49% e Obama al 38%. Da allora però il senatore dell'Illinois ha iniziato una straordinaria rimonta. Un sondaggio Rasmussen del 29 gennaio dava infatti la Clinton al 43% e Barack Obama al 40%, con Edwards al 9%. L'ultimo poll, sempre di Rasmussen e successivo al ritiro di Edwards, dà però Obama in testa con il 45% e la Clinton al 44%, mentre un analogo sondaggio Zogby dà addirittura Obama in vantaggio di 6 punti.
Per i Repubblicani, la California mette in palio 173 delegati, 170 eletti e 3 unpledged, con il sistema della primaria chiusa. 3 delegati vengono assegnati al vincitore in cascuna delle 53 circoscrizioni elettorali, mentre i restanti 11 rappresentano il premio di maggioranza al candidato con più voti in assoluto. I tre super delegati verranno nominati dalla convention statale.
Anche per il Gop la gara sembra molto combattuta. Un sondaggio USA Today/Gallup del 23 gennaio dava McCain al 35%, Romney al 27% e Huckabee al 12%, mentre un poll Rasmussen precedente al ritiro di Giuliani dava McCain al 32%, Romney al 28% e l'ex sindaco di New York al 14%. L'ultimo poll di Rasmussen, nonostante l'endorsement di Giuliani e di Schwarzenegger per McCain, vede il senatore dell'Arizona e Romney appaiati al 38%, mentre un sondaggio Reuters/Zogby del 3 febbraio dà addirittura l'ex governatore del Massachusetts in vantaggio di 8 punti.
Verso il Super Tuesday: le primarie in Illinois
Esplorato dal gesuita francese Jacques Marquette, l'Illinois fece parte dell'Impero Francese fino al 1762 quando passò alla Gran Bretagna. Nel 1818 fu il 21° stato ad entrare nell'Unione. La capitale è Springfield, ma la città più importante è popolosa è Chicago. Con un totale di 12.713.634 abitanti, l'Illinois è il quinto stato più popoloso degli USA.
L'economia è basata soprattutto sull'agricoltura, e in modo particolare sulla coltivazione del mais, essendo uno degli stati che contribuisce maggiormente al primato della produzione maidicola americana,.
L'80% della popolazione è composta da bianchi e ispanici e il 15% da neri, ma le discendenze dagli afroamericani sono presenti in misura più ampia. Le altre discendenze più diffuse sono tedesca, messicana, irlandese e polacca. Il 49% della popolazione è protestante.
Per i Democratici, sono in palio 185 delegati, di cui 153 eletti e 32 super-delegati. Il sistema è quello della primaria aperta, e i delegati sono assegnati come segue: 100 vengono distribuiti proporzionalmente sulla base dei risultati nei 19 collegi elettorali, e 53 sono assegnati sulla base dei risultati globali in tutto lo stato. i 32 superdelegati verranno selezionati alla convention di partito il 5 maggio.
Barack Obama, senatore eletto nello stato, è il grande favorito della consultazione. Un sondaggio Post-Dispatch del 21 gennaio dava Obama al 51% contro il 22% della Clinton e il 15% di Edwards. Un più recente sondaggio Rasmussen del 30 gennaio dà Obama al 60% e la Clinton al 24%, con Edwards all'11%. Non sono stati condotti sondaggi dopo il ritiro di quest'ultimo.
Per i Repubblicani, sono in palio 70 delegati, 57 eletti e 13 unpledged. Il sistema è quello della primaria aperta, e i 57 delegati vengono eletti direttamente dagli elettori tramite una lista in cui sono collegati direttamente al candidato presidenziale che rappresenteranno alla convention. I 13 super delegati saranno selezionati alla convention del 7 giugno tra i leader locali del partito.
Un sondaggio Post-Dispatch del 24 gennaio dava John McCain in testa con il 31% e Romney al 20%, mentre Giuliani era al 13%.
Un sondaggio Rasmussen del 31 gennaio, chiuso prima del ritiro di Giuliani, dà McCain al 34%, Romney al 26%, Huckabee al 16% e l'ex sindaco al 9%. McCain ha il 77% dei consensi come possibile nominato, mentre Romney il 71%.
Verso il Super Tuesday: le primarie a New York
Con 19.227.088 abitanti lo stato di New York è il terzo più popoloso degli USA, e anche la densità è molto alta, 157,07 abitanti per kmq. La capitale è Albany, ma la città più importante è New York City, che da sola conta più di 8 milioni di abitanti.
Fondato dagli Olandesi, nel 1660 passa all'Inghilterra, e dopo l'indipendenza da NYC partì la colonizzazione delle zone centrali e occidentali dello stato, fino a quel momento spopolate.
La città di New York è anche il principale polo economico, soprattutto sul settore bancario e finanziario, ma sono sviluppati anche l'agricoltura e l'industria, soprattutto nel settore editoriale, elettrico e chimico. Il PIL dello stato è il secondo degli USA dopo quello della California.
Lo stato ha un orientamento politico tendenzialmente democratico.
Non c'è bisogno di dire che New York è uno degli stati "kingmaker" per eccellenza, visto che mette un palio un numero di delegati inferiore solo a quello della California.
Per i Democratici, sono in palio ben 281 delegati, di cui 232 pledged e 49 superdelegati. 151 delegati vengono assegnati proporzionalmente sulla base dei risultati totalizzati in ciascuna citrcoscrizione elettorale, 81 vengono assegnati sulla base dei risultati ottenuti in tutto lo stato. I 49 super delegati vengono nominati dalla convention statale. Il sistema di voto è la primaria chiusa.
Hillary Clinton è senatrice eletta nello stato, ed è perciò largamente favorita tra i Democratici. Un sondaggio USA Today/Gallup del 23 gennaio la dava al 56% contro il 28% di Obama e il 10% di Edwards. Un sondaggio Survey USA successivo al ritiro di Edwards dava la Clinton al 54% e Obama al 38%. L'ultimo sondaggio, Rasmussen del 2 febbraio, dà invece la Clinton al 52% e Obama al 34%. Dai sondaggi risulta un elettorato spaccato, con la Clinton che prevale tra le donne e i bianchi, e Obama che prevale tra i neri e i maschi. Entrambi hanno quasi lo stesso numero di consensi come possibile nominato.
Per i Repubblicani, lo stato mette in palio 101 delegati, di cui 87 eletti e 14 unpledged. Si vota con una primaria chiusa, e i delegati vengono assegnati con un sistema "winner-take-all", per cui gli 87 delegati saranno appannaggio interamente del candidato che avrà ottenuto più voti in assoluto, mentre 3 leader di partito e alttri 11 selezionati alla convention statale saranno i delegati unpledged.
Rudy Giuliani puntava su una vittoria a New York per rimettersi in corsa, ma dopo il suo ritiro i giochi si sono riaperti, e l'endorsement a McCain potrebbe essere decisivo. Un sondaggio USA Today/Gallup del 23 gennaio dava McCain al 42% e Giuliani al 24%, mentre Romney era al 14%. Dopo il ritiro dell'ex sindaco di New York, un sondaggio Rasmussen dà McCain al 49% e Romney al 30%, mentre Huckabee è all'8% e Ron Paul al 4%. MCain è in test grazie ai voti dei Repubblicani moderati, mentre tra i conservatori il distacco con Romney è minimo. Anche in quanto a gradimento come possibile nominato, Romney e McCain sarebbero appaiati.
Verso il Super Tuesday: le primarie in Missouri
Il Missouri è uno dei principali stati del mid-west statunitense. Originariamente parte dei possedimenti francesi, venne poi ceduto agli Stati Uniti dopo l'indipendenza e ammesso nell'Unione nel 1821. Era il punto di partenza per coloro che volevano stabilirsi nel west, e durante la Guerra di Secessione fu l'unico stato schiavista a rimanere nell'Unione. Ha ben 8 stati confinanti.
Ha una popolazione di 5.754.000 persone, 17° stato più popoloso degli Usa. La popolazione è composta per quasi il 90% di bianchi e ispanici, e la gran parte degli abitanti ha origini irlandesi, tedesche e francesi. La capitale è Kansas City.
John Kerry, Al Gore e Bill Clinton hanno vinto in Missouri prima di ottenere la nomination. Il Missouri mette in palio 88 delegati, di cui 72 pledged e 16 superdelegati. Dei 72, 47 vengono assegnati in base ai risultati raggiunti in ciascuno dei nove collegi elettorali, mentre i restanti 25 vengono assegnati in base ai risultati in tutto lo stato. Il 5 aprile, il partito nominerà due delegati unpledged. Il 10 maggio la convention statale nominerà i restanti 14 superdelegati da mandare alla convention nazionale.
Nei sondaggi condotti alla metà di gennaio, Hillary Clinton era saldamente in vantaggio con il 44% dei consensi contro il 31% di Obama e il 18% di Edwards. Un altro sondaggio, di Rasmussen, condotto nello stesso periodo dava invece la Clinton al 43%, Edwards al 28% e Obama al 24%. L'ultimo sondaggio, relativo alla fine di gennaio, ha visto però una crescita di consensi di Obama, anche dopo l'endorsement della senatrice Claire McCaskill. Rasmussen l'1 febbraio dà Hillary Clinton al 47% e Obama al 38%. Il 66% degli intervistati ha però ammesso di non aver preso una decisione definitiva, ed è alto il numero di coloro che non ha ancora dato una indicazione di voto.
Per i Repubblicani, il Missouri mette in palio 58 delegati, tutti pledged. Il sistema elettorale dello stato prevede la formula "winner-take-all", per cui tutti i delegati andranno al candidato che avrà preso più voti in assoluto.
Tra i Repubblicani, il Missouri è uno degli stati in cui Mike Huckabee potrebbe fare il colpaccio, visto l'alto numero di cristiani evangelici. Un sondaggio KMOV-TV di metà gennaio vedeva McCain al primo posto con il 31% seguito da Huckabee con il 25%, ma un sondaggio Rasmussen del 24 gennaio ha visto il sorpasso del pastore battista. L'ultimo poll, sempre di Rasmussen, ha visto nuovamente McCain in testa, anche grazie alla crescita di consenso generale dopo le ultime vittorie. Secondo questo sondaggio, a McCain andrebbe il 32% dei consensi, ad Huckabee il 29% e a Romney il 28%. Gli intervistati hanno manifestato incertezza riguardo le loro decisioni, e il 62% ha dichiarato che è McCain il candidato più adatto alla nomination.
domenica 3 febbraio 2008
Verso il Super Tuesday: le primarie in Georgia
Fondata da Re Giorgio II d'Inghilterra, la Georgia fu il quarto stato federale ad approvare la Costituzione, nel 1788, ed attualmente conta 8.829.383 abitanti, che ne fanno il 9° stato più popoloso degli USA. La capitale è Atlanta.
Nel XIX secolo lo sviluppo dello stato arrivò soprattutto grazie alle coltivazioni della canna da zucchero, possibile grazie al massiccio impiego di schiavi, motivo per cui nel 1861 si schierò con gli stati confederati nella guerra di secessione. Quando il generale nordista Sherman occupò Atlanta, iniziò il crollo della compagine sudista.
Ancora oggi l'economia dello stato si basa in massima parte sull'agricoltura, con la coltivazione di cotone, mais e riso. Molto diffusa è l'industria cotoniera e quella della carta.
Il 67% della popolazione è composto da bianchi e ispanici, ma la comunità nera copre quasi tutto il restante 33%, con una piccola percentuale di asiatici che però stanno crescendo esponenzialmente negli ultimi anni.
Per i Democratici la Georgia è uno stato cosiddetto "kingmaker", qui hanno infatti vinto Bill Clinton, Al Gore e John Kerry. Assegna 103 delegati, 87 eletti e 16 superdelegati. Degli 87 pledged, 57 vengono assegnati proporzionalmente sulla base dei risultati nei collegi elettorali, mentre i restanti 30 sono assegnati proporzionalmente sulla base dei risultati in tutto lo stato. Il 24 maggio verranno selezionati i 16 super delegati tra i leader di partito.
Vista l'altissima percentuale di elettori neri tra i Democratici, Obama è nettamente in vantaggio in tutti i sondaggi. All'inizio di gennaio Obama era a +3% sulla rivale, ma con un'alta percentuale di indecisi. Un sondaggio di Rasmussen condotto il 25 gennaio dava invece Obama al 41%, la Clinton al 35% e Edwards al 13%. L'ultimo poll, condotto dalla Majority Opinion dopo il ritiro di Edwards, dà Barack Obama al 52% e la Clinton al 36%. Tuttavia i sondaggi Rasmussen ipotizzavano una maggiore propensione degli elettori di Edwards verso la Clinton.
Anche tra i Repubblicani la Georgia è kingmaker, avendo incoronato George Bush, Bob Dole e George W. Bush. Sono in palio 72 delegati, tutti pledged. 39 vengono assegnati proporzionalmente sulla base dei risultati nei 13 collegi elettorali: il vincitore di ogni collegio riceve 3 delegati. Altri 30 delegati vengono assegnati al candidato che ha preso più voti in assoluto, mentre gli ultimi 3 vengono eletti alla convention del 16 e 17 maggio e assegnati al candidato che ha preso più voti in tutto lo stato.
Un sondaggio condotto agli inizi di gennaio dava Huckabee in vantaggio con il 31% di voti, ma nelle settimane successive la situazione si è fatta più incerta. Secondo un sondaggio di Rasmussen condotto il 22 gennaio, Huckabee sarebbe al 34% seguito da McCain al 19%, ma questo risale a prima del ritiro di Giuliani, che aveva ricevuto l'11% delle preferenze. Tuttavia il 70% degli elettori ritiene McCain il più adatto alla nomination, e l'ultimo sondaggio, condotto il 30 gennaio lo dà al 35%, mentre Huckabee e Romney sono appaiati al 24%.
Risultati 2 febbraio: Maine
Per i risultati definitivi e la conseguente assegnazione dei 18 delegati bisogna aspettare lo svolgimento degli ultimi 3 caucuses previsti oggi
Mitt Romney: 52,04%
John McCain: 21,11%
Ron Paul: 18,75%
Mike Huckabee: 5,90%
sabato 2 febbraio 2008
Verso il Super Tuesday: le primarie in Massachusetts
Con 6.416.000 abitanti, il Massachusetts è il 13° stato più popoloso degli Usa, ed è quello in cui, nel 1620, attraccarono i Padri Pellegrini a bordo della Mayflower. Nel 1776 fu roccaforte degli indipendentisti. La capitale è Boston, che con 589.000 abitanti è anche la città più popolosa.
La sua particolare posizione ha reso questo stato particolarmente soggetto alla migrazione da parte europea, e infatti ancora oggi è piuttosto consistente la percentuale di cittadini di origine italiana.
L'economia dello stato si basa essenzialmente sull'industria, in particolare tessile e cartaria, l'agricoltura ha un ruolo marginale mentre è particolarmente fiorente l'industria del turismo. Il Massachusetts ospita due delle università più famose al mondo, Harvard e il MIT.
Nelle primarie del 2000 e del 2004, il candidato democratico uscito vincente dal Massachussets ha anche ottenuto la nomination, ma nel 1992 Bill Clinton perse contro Paul Tsongas, che dello stato era rappresentante al Congresso. Il Massachusetts assegna ai Democratici 121 delegati: 93 pledged e 28 super-delegati. I 93 delegati eletti vengono assegnati proporzionalmente come segue: 61 sono assegnati in base ai risultati dei 10 collegi elettorali, mentre 32 sono distribuiti sulla base dei voti ottenuto globalmente in tutto lo stato. I 28 superdelegati vengono successivamente scelti dalla convention statale tra leader del partito e rappresentanti eletti.
I sondaggi di gennaio davano Hillary Clinton in netto vantaggio su Barack Obama, con oltre 20 punti di distacco. L'ultimo sondaggio, di Rasmussen, risalente al 30 gennaio, vede invece ridotto il distacco a 6 punti, con la Clinton al 43% e Obama al 37%. Al momento del sondaggio, Edwards non si era ancora ritirato e gli era stato assegnato un 11% di preferenze, che a questo punto andrà a ridistribuirsi tra i due contendenti rimasti in gara, decidendo il risultato finale. Tra gli elettori di Edwards, il 78% ha una buona opinione di Obama, mentre solo il 58% la ha della Clinton. I sondaggi di Survey Usa successivi al ritiro di Edwards danno invece la Clinton in vantaggio di 24 punti.
Per i Repubblicani, il Massachusetts assegna 40 delegati eletti, più 3 unpledged. I delegati vengono assegnati secondo questo meccanismo: 30 vanno proporzionalmente ai candidati su base statale, con una soglia di sbarramento al 15%. Il 13 maggio la convention statale elegge gli altri 10 delegati, che vengono assegnati sulla base del risultato elettorale nello stato, e nella stessa occasione vengono nominati delegati 3 leader di partito.
Nel 2000 John McCain aveva sconfitto George W. Bush, ma questa volta gli sarà impossibile fare il bis. La gara sembra inevitabilmente appannagio di Mitt Romney, che del Massachusetts è stato governatore dal 2003 al 2007, lasciando un ottimo ricordo di sè.
Tutti i sondaggi sembrano d'accordo nell'assegnare un vantaggio di oltre 20 punti a Romney, che è al 55% secondo Rasmussen e al 57% secondo Survey Usa, mentre McCain oscilla tra il 23% (ma questo dato risale a prima del ritiro di Giuliani) al 34%. Huckabee, nonostante la forte componente cristiana nello stato, dovrebbe fermarsi al di sotto della soglia di sbarramento. Nei sondaggi Rasmussen si riporta tuttavia che la stessa percentuale di elettori nello stato ritiene Romney e McCain adatti a ricevere la nomination.
Il Los Angeles Times fa endorsement per Obama e McCain
A tre giorni dal Super Tuesday anche il Los Angeles Times fa endorsement, ed è un endorsement importante non solo perchè riguarda il principale quotidiano dello Stato che assegna il maggior numero di delegati, ma anche perchè il LA Times è piuttosto restio ad esplicitare il proprio sostegno.
I candidati scelti dal quotidiano sono John McCain per i Repubblicani e Barack Obama per i Democratici.
Ecco alcuni passaggi significativi dei due editoriali:
"In un momento differente della storia americana, avremmo esitato a sostenere un candidato con vedute così diverse dalle nostre. Ma in queste elezioni, c'è in ballo nientemeno che il ruolo dell'America nel mondo. Perciò la nostra scelta per la nomination Repubblicana è sicura e di cuore. E' John McCain.
McCain si oppone all'aborto ed è contrario ai matrimoni omosessuali - due posizioni che rifiutiamo. Supporta la guerra in Iraq, laddove noi riteniamo che un immediato ritiro delle truppe sia nell'interesse della nazione. Ma il conservatorismo del senatore dell'Arizona, anche se non di nostro gradimento, è genuino. Riflette il suo individualismo di fondo, la sua sfiducia in un grande governo, il suo supporto a una riforma dell'immigrazione e la sua insistenza su una nuova politica estera. [...]
Unico tra i candidati Repubblicani, chiuderebbe il centro di detenzione di Guantanamo, che è diventato un simbolo mondiale dell'arroganza statunitense.
[...] Poi c'è un argomento in cui McCain ha rotto l'ortodossia Repubblicana, e su
cui il partito farebbe bene ad appoggiarlo: l'immigrazione. Mentre i Repubblicani hanno trasformato questa campagna in un'orgia di ignoranza sull'immigrazione, McCain ha sponsorizzato una legislazione che favorirebbe la cittadinanza per gli 11 o 12 milioni di immigrati clandestini.[...] Allo stesso modo, McCain ha messo il suo partito di fronte alla dura realtà
dell'emergenza climatica. [...]
Noi apprezziamo l'abilità analitica di Mitt Romney e il suo operato come
governatore del Massachusetts, ma ha passato così tanto tempo a convincere i
Repubblicani di essere uno di loro da aver perso di vita i valori [...] Mike
Huckabee è un brav'uomo, con un ammirevole curriculum da governatore
dell'Arkansas, ma il suo fondamentalismo cristiano infonde talmente tanto le sue
visioni da averlo messo ai margini.
Non siamo d'accordo con John McCain su tutti gli argomenti. Ma ammiriamo la
sua convinzione e siamo con lui sugli argomenti che ora sono più importanti"
"Invitiamo gli elettori a rendere storico questo momento scegliendo il Democratico più impegnato a portare la nazione ad un vero cambiamento. Noi appoggiamo con convinzione Barack Obama.
Il Senatore dell'Illinois si è distinto come leader in grado di superare le divisioni tipiche delle campagne elettorali e proporsi in opposizione alla politica distruttiva. Elettrizza i giovani, non solo perchè è giovane, ma perchè impersona il desiderio di passare ad un nuovo capitolo della storia americana. Porta con sè le profonde conoscenze delle relazioni estere e delle lotte della nostra nazione. [...]
Obama e la sua rivale Hillary Clinton hanno posizioni simili. Entrambi sono favorevoli
ad un ritiro delle truppe dall'Iraq. Entrambi si sono impegnati a riformare il
sistema sanitario. Entrambi criticano i fallimenti della presidenza Bush. [...]
Con due candidati così allineati sulle stesse posizioni, guardiamo alle loro abilità e alle potenzialità come leaders. La Clinton è una servitrice dello stato la cui elezione porterebbe competenza alla Casa Bianca. Ma l'esperienza non ha valore senza il coraggio e la capacità di giudizio.
Non c'è stato questo giudizio quando, nel 2003, il Congresso è stato chiamato a decidere se accettare o rifiutare la disastrosa invasione dell'Iraq. La Clinton ha fallito
il test.[...] Nell'ultimo dibattito, la Clinton ha ricordato che Obama non era ancora in Senato durante quella votazione. Ma Obama era comunque in politica, vedeva il pericolo di quella scelta e delle sue conseguenze e lo diceva. E aveva ragione.
Obama dimostra di essere attento al terrorismo, e non si opporrebbe ad un'azione militare quando necessaria. Non si oppone a tutte le guerre ma, come ha detto una volta, solo alle "guerre stupide".[...]
Di contrasto, un ritorno della Clinton alla Casa Bianca in cui è stata first lady per 8 anni, porterebbe ad un revival dei trionfi e delle polemiche di quell'era. Certo, la Presidenza di Bill Clinton è stata un periodo di crescita, e i Democratici ne sono giustamente nostalgici. Ma sono stati anche anni di infuocate polemiche politiche, come hanno ricordato anche i recenti commenti dell'ex presidente. L'elezione di Hillary Clinton porterebbe a due decenni di duelli post-reaganiani tra due famiglie, i Bush e i Clinton. [...]
Parlando per metafore, la Clinton è un saggio solido e ragionato; Obama è un poema,
lirico e ricco di possibilità. La Clinton sarebbe un dirigente competente, ma Obama ha la sua stessa sostanza e qualcosa in più che manca da molto alla nazione - un senso di aspirazione"
Rassegna stampa democratica: il dibattito, caccia ai delegati, il perchè dell'endorsement di Kennedy, Jackson getta acqua sul fuoco
Il primo dibattito uno-contro-uno non si trasforma in un duello all'arma bianca come in molti prevedevano. Rispondendo agli inviti ad abbassare i toni, arrivati da tutte le parti, Obama e la Clinton hanno messo da parte le ostilità dando vita ad un dibattito sereno in cui hanno messo in evidenza le loro differenze tanto quanto le loro affinità. La Clinton è sembrata più spigliata e in forma di Obama, ma questo può dipendere da un gioco delle parti finalizzato a mostrarsi sotto una nuova luce: la ex-first lady ha provato a nascondere l'aria severa e glaciale che le viene sempre imputata, mentre il senatore dell'Illinois ha adottato uno stile più sobrio e "presidenziale".
Nella cornice del Kodak Theatre di Los Angeles, con una folla di supporter in strada degna di stelle del cinema, i due candidati si sono confrontati essenzialmente su tre temi: il sistema sanitario, la guerra in Iraq, e la rispettiva esperienza politica.
Sul primo tema, Obama ha riconosciuto che i due programmi sono uguali "al 95%", ma il suo permetterà di ridurre i costi. La Clinton ha ribattuto che lei è intenzionata ad allargare l'assistenza sanitaria a tutti gli americani. Sull'Iraq, la Clinton si è dovuta difendere dall'accusa di aver votato a favore dell'intervento militare nel 2002 (adducendo come giustificazione che la Casa Bianca le aveva detto che l'intervento sarebbe servito solo per far tornare gli ispettori dell'Onu) mentre Obama ha ribadito che è meglio avere un presidente "che fin dall'inizio abbia ritenuto quell'intervento una cattiva idea". Sull'ultimo tema, c'è stato uno scambio di battute sorridenti su chi dei due sarebbe più capace di far iniziare il cambiamento sin dal primo giorno.
E' stata poi la volta dell'attacco ai Repubblicani, in particolar modo a Bush e a John McCain, evidentemente visto come il più probabile candidato. McCain è stato accusato di aver spalleggiato un ingiusto taglio di tasse per i benestanti.
E' seguito uno sperticato elogio di John Edwards, in cui ognuno dei due candidati ha cercato di accreditarsi come il più vicino alle posizioni del senatore della North Carolina.
Caccia ai delegati
Con il Super Martedì le Primarie entrano in una nuova fase, e per la prima volta negli ultimi 20 anni rischia di finire con una caccia all'ultimo delegato invece che in una corsa a vincere con ampio margine negli stati più importanti. "Dobbiamo competere in ogni stato, non possiamo trascurarne nessuno, ma la cosa più importante è conquistare quanti più delegati puoi" ha detto David Plouffe, capo dello staff di Obama. Questo, oltre a causare un approccio aggressivo e dinamico, comporta un particolare metro di giudizio dei singoli risultati, poichè il candidato con più voti potrebbe non essere quello che avrà conquistato più delegati. Tra i Democratici potrà infatti verificarsi il caso in cui, la notte del 5, un candidato festeggerà la vittoria nel maggior numero di stati, e l'altro festeggerà la conquista della maggioranza di delegati.
Un altro discorso riguarda i super-delegati. In caso di mancato quorum da parte di uno dei due candidati, i super-delegati (governatori, dirigenti di partito, ma anche ex presidenti e vicepresidenti e candidati ritirati come Christopher Dodd) potrebbero essere l'ago della bilancia. Alcuni di loro decideranno secondo le proprie inclinazioni personali o vicinanza politica, altri hanno già fatto sapere che appoggeranno il candidato che uscirà vincente dal Super Tuesday. Introdotti nel 1980, i super-delegati hanno sempre appoggiato il candidato uscito in vantaggio dalle primarie, ma se questo non dovesse esserci allora dobbiamo prepararci ad una convention dall'esito incertissimo, in cui i super-delegati dovranno fare una scelta decisiva (e magari cambiare idea rispetto alle precedenti intenzioni di voto).
Il perchè dell'endorsement di Ted Kennedy
Sul Washington Post, la columnist Mary Ann Akers propone un retroscena dell'endorsement dato da Ted Kennedy a Barack Obama. "Una fonte vicina alla famiglia dice che Kennedy si è molto adirato quando la Clinton ha lodato il ruolo del presidente Lyndon B. Johnson nell'approvazione del Civil Rights Act nel 1964". Kennedy ha visto in quel commento un'implicita offesa di suo fratello John Fitzgerald, che fu il primo a lanciare l'iniziativa. L'irritazione è aumentata quando la Clinton, anzichè correggersi ha ribadito la sua posizione. Pare che, successivamente, la senatrice abbia telefonato a Ted Kennedy per scusarsi, ma ormai era tardi. Inoltre Kennedy si è detto"furioso" per il tono e la strategia adottati da Bill Clinton in questa campagna. Va ricordato che il clan Kennedy, che tradizionalmente si muove come un sol uomo, in questa campagna si è spaccato, poichè gli eredi di Robert Kennedy (che Obama ricorda certo più di JFK) si sono invece schierati con la Clinton. "Ho una grande ammirazione per Obama, ha un carisma straordinario, parla benissimo, parla in poesia, e so che questo è molto attraente, ma Hillary è più preparata a guidare, dal primo giorno, il paese" ha detto la figlia di Bob.
Jesse Jackson getta acqua sul fuoco
Bill Clinton, per sminuire la vittoria di Obama in South Carolina, ha ricordato che Jesse Jackson aveva vinto nello stato con capitale Columbia nel 1984 e nel 1988, senza poi ottenere la nomination. Come a dire che Obama era il solito perdente.
Già domenica il reverendo, paladino della lotta per i diritti dei neri, ha gettato acqua sul fuoco dichiarando di non aver trovato nulla di offensivo nelle dichiarazioni dell'ex presidente. Jackson ha però spiegato di aver parlato con Obama a proposito delle recenti polemiche, e di avergli consigliato di "resistere alla tentazione di scendere a quel livello". Tuttavia, cercando di mantenere il perfetto equilibrio, ha aggiunto che "Bill Clinton ha fatto così tanto per favorire le relazioni interraziali che tenderei a non leggere nessun accento negativo nei suoi commenti".
Il revedendo Jackson è uno degli sponsor politici di Obama, così come suo figlio Jesse Jackson Jr., mentre la moglie Jacqueline ha fatto endorsement per la Clinton.
venerdì 1 febbraio 2008
Rassegna stampa repubblicana: il dibattito, i cristiani "scomunicano" McCain ma Schwarzenegger lo appoggia
Erano in quattro, a contare davvero erano in tre, ma la sfida è stata a due. Il dibattito repubblicano con McCain, Romney, Huckabee e Paul si è tenuto nella Reagan Library, con alle spalle nientemeno che l'Air Force One usato dal presidente Reagan.
Il dibattito è stato senza esclusione di colpi, sia Romney che McCain sanno quanto è importante la sfida di martedì prossimo, ma i temi e i toni hanno ricordato la "vecchia politica", quella che gli americani vorrebbero sorpassare.
Romney ha accusato l'avversario di usare "dirty tricks", con particolare riferimento alle dichiarazioni degli scorsi giorni, quando McCain aveva citato un presunto piano di ritiro dall'Iraq da parte di Romney. L'ex governatore del Massachusetts ha respinto l'accusa, ma McCain ha replicato ricordando che è stato proprio Romney a dare il via alla campagna di veleni, con milioni spesi in pubblicità denigratorie all'inizio delle primarie. Successivamente lo ha accusato di usare tattiche da "era Nixon".
Il dibattito - in cui per una volta non si è parlato della Clinton - ha avuto come tema di fondo "chi è il più conservatore?", e vista la location, lo spettro di Reagan aleggiava sui presenti. Spettro diventato concreto alla domanda: "Reagan farebbe endorsement per te?"
Romney ha risposto: "Certo, perchè abbiamo lo stesso punto di vista. Vinceremo la guerra, abbasseremo le tasse e la spesa pubblica, proteggeremo la vita e il matrimonio"
Paul: "Ho fatto campagna elettorale per lui nel 1976. Non so cosa farebbe oggi, ma sicuramente saremmo in sintonia"
McCain: "Di certo Reagan non approverebbe chi cambia le proprie posizioni solo per essere eletto. Era saldo nei suoi principi"
Huckabee: "Sarei incredibilmente presuntuoso ed arrogante suggerire che Reagan mi avrebbe appoggiato. Non so chi avrebbe appoggiato, ma io appoggerei lui"
I cristiani "scomunicano" McCain...
James Dobson, presidente dell'associazione cristiana Focus on the Family ha dichiarato che "in nessuna circostanza appoggerà McCain". Il leader cristiano gestisce una radio e una rivista che raggiungono milioni di persone ogni giorno, presso cui ha una grande influenza.
La dichiarazione è arrivata durante una trasmissione radiofonica in cui era ospite di Jerry Johnson, ed ha seguito la riproposizione di una dichiarazione di McCain in cui il candidato faceva un'apertura nei confronti dei matrimoni gay.
Dobson ha una visione molto netta della questione: sostiene che "la tolleranza e la diversità solo sciocchezze dette per promuovere sottotraccia l'omosessualità" a proposito della quale sostiene che si tratti di una preferenza non genetica, la cui colpa va ascritta a quei padri che non insegnano ai figli a praticare "la mascolinità".
Alla dichiarazione di Dobson ne sono seguite altre da parte di opinion maker cristiani, che hanno promosso la candidatura dell'evangelico Huckabee e del mormone Romney.
...ma Schwarzenegger lo appoggia
Non più di due settimane fa aveva detto che non avrebbe fatto endorsement nei confronti di nessun candidato, ma poi dopo gli ultimi risultati ha cambiato idea. "Governator" Arnold Schwarzenegger alla Reagan Library, il giorno dopo il dibattito repubblicano, ha annunciato il suo pieno appoggio a John McCain, di cui ha lodato soprattutto la crociata contro gli sprechi nella spesa pubblica. L'endorsement del governatore della California ha un'importanza pari a quello del governatore della Florida Charlie Crist, il cui appoggio a McCain è da tutti ritenuto un elemento chiave nella vittoria del senatore dell'Arizona nello "stato del sole". Schwarzenegger ha un grande seguito tra i Repubblicani californiani, e potrebbe consentirgli un grosso appoggio anche nella raccolta fondi. Allo stesso tempo, Schwarzie è anche ben visto dagli indipendenti per alcune sue posizioni poco conservatrici (tra l'altro è anche sposato con Maria Shriver, nipote di John F. Kennedy) e il suo endorsement potrebbe fare presa sugli indecisi.
Romney & Huckabee
Romney sembra aver perso il "momentum" ma, forte anche delle sue risorse personali, è ben deciso ad andare sino in fondo. Romney sa benissimo che, nel caso in cui nessun candidato arrivi alla convention con la maggioranza assoluta di delegati, sarà il partito a decidere la nomination, e il partito supporta lui molto più di McCain. Così, mentre il rivale si spende personalmente in meeting e conferenze, Romney spende i milioni di dollari raccolti in una massiccia campagna pubblicitaria in tutti gli stati del Super Tuesday.
Anche Huckabee è deciso ad andare sino in fondo e, a dispetto delle previsioni, non si ritirerà prima del 5 febbraio. Huckabee, dopo il dibattito, è corso a fare campagna negli stati del Sud in cui ha maggiori possibilità di vincere. La sua presenza in gara preoccupa soprattutto Romney, a cui il pastore battista contende l'elettorato cristiano più accanito.
Un'analisi sull'elettorato di Edwards
di Jon Cohen (Washington Post)
Edwards esce dalla corsa più conosciuto - sia in positivo che in negativo - di quando ci era entrato. Nell'ultimo sondaggio WPost-Abc, il 57% ha detto di avere un'impressione positiva di lui, contro il 34% che ne aveva un'impressione negativa. A Dicembre 2006, il 49% aveva una visione positiva e il 25% negativa (nel frattempo, le percentuali di chi non aveva opinione sono passate dal 25 al 9%).
Chi è che lo sosteneva, e cosa farà adesso?
Per certi versi, Edwards occupava uno spazio intermedio tra la Clinton e Obama. I suoi sostenitori, secondo i sondaggi Post-Abc, hanno come priorità "il cambiamento" più di quelli della Clinton, ma sono meno propensi a metterlo in pratica rispetto a quelli di Obama.
Ma sotto altri aspetti, l'ex senatore ha avuto un appeal unico nei primi stati in cui si è votato. In Iowa, New Hampshire, South Carolina e Florida gli elettori che hanno dichiarato di votarlo perchè "è quello che si interessa maggiormente alle persone come noi" sono almeno il doppio di quelli che hanno dichiarato la stessa cosa riguardo gli altri due contendenti. In South Carolina, più della metà degli elettori di Edwards ha dichiarato che l'empatia è la caratteristica più importante in un candidato, e in questo segmento di elettorato Edwards ha sempre vinto o è stato competitivo in tutti e quattro gli stati.
E chi conquisterà questi elettori? Negli ultimi sondaggi Post-Abc, la Clinton era di una incollatura sopra Obama come candidato che comprende meglio i loro problemi.
Ci sono altri segnali che dicono che gli elettori di Edwards affronteranno una dura scelta: in South Carolina e in Florida, in cui gli exit poll chiedevano come si sarebbero sentiti in caso di nomination della Clinton o di Obama, i due candidati hanno ottenuto la stessa percentuale di gradimento. Inoltre, 6 elettori su 10 della Carolina del Sud e circa metà degli elettori della Florida hanno detto che sarebbero stati soddisfatti allo stesso modo di entrambi i candidati.
Nonostante la sua campagna sia stata concentrata sul tema della povertà, Edwards non ha mai avuto un grande seguito tra i votanti meno abbienti. La Clinton ha avuto la leadership tra i più poveri negli stati in cui si è votato finora.
giovedì 31 gennaio 2008
I soldi delle primarie
Basti pensare che nelle prime due settimane di primarie, i sei candidati favori dei due partiti hanno raccolto in totale 400 milioni di dollari, e ne hanno speso l'80%. Ora, nelle vicinanze del Super Tuesday, molti candidati sono letteralmente in bolletta, e i motivi dei ritiri eccellenti di queste ultime ore vanno ricercati anche in questo aspetto.
E per il Super Tuesday, molti candidati stanno dirottando i loro investimenti pubblicitari sulle reti via cavo CNN e Msnbc, più economiche, piuttosto che sui tradizionali spazi all'interno del Super Bowl, che quest'anno hanno raggiunto prezzi da capogiro.
I Democratici sono quelli che hanno raccolto la maggior parte di questi fondi. Al primo posto c'è ovviamente Hillary Clinton, che ha ricevuto un totale di 90.935.788 $ di cui la stragrande maggioranza da singoli individui, tanto da potersi permettere anche di rifiutare l'appoggio di un discusso gruppo californiano, Vote Hope. Finora ne ha spesi oltre 40.000.000.
Al secondo posto c'è Barack Obama, con 80.256.426 $ interamente donati da singoli individui. Finora ne ha spesi 44.000.000. Il mese di gennaio ha visto però il senatore dell'Illinois superare la rivale, con ben 32 milioni raccolti.
Ben distanziato c'è (c'era) John Edwards, che ha raccolto 30.329.152 $ e ne ha spesi circa 18 milioni. Pur avendo ancora in cassa 12 milioni, non poteva pensare di fare il botto il 5 febbraio, ed ecco uno dei motivi del suo ritiro.
Con Edwards fuori gioco, rientrano in ballo i suoi finanziatori. Pochi minuti dopo il suo ritiro, i consiglieri di Obama e della Clinton si sono subito fatti sotto con i donatori chiedendo il loro appoggio. Deborah Rappaport, una filantropa di San Francisco che nell'ultimo mese ha finanziato Edwards, ha già annunciato che questa settimana farà raccolta fondi per Obama, garantendogli il suo aperto supporto. Anche l'avvocato Mitchell berger, che in passato ha appoggiato Al Gore, si unirà al team di Obama. Per ora, tra i finanziatori di Edwards, solo l'avvocato J.J. McKernan ha annunciato che appoggerà la Clinton, di cui è vecchio amico.
Tra gli altri Democratici, i soldi sono stati la più importante causa di ritiro: Dodd, Biden e Kucinich hanno raccolto circa un decimo dei due front-runner, e Richardson ha fatto poco meglio, con circa 18 milioni di dollari, tutti finiti nel giro di poche settimane. Chi ha raccolto meno di tutti è Mike Gravel, con meno di mezzo milione di dollari, che però è ancora in corsa.
Tra i Repubblicani, l'unico che non ha problemi è il milardario Mitt Romney. L'ex governatore del Massachusetts ha messo insieme 62.829.070 $, di cui oltre 17 milioni provengono dal suo patrimonio personale. Finora ne ha spesi ben 53 milioni, ma non c'è dubbio che in caso di bisogno potrà ancora attingere alle proprie tasche.
Chi ha raccolto più fondi tra i privati cittadini è stato Rudy Giuliani, con 47.253.521 $, di cui oltre 30 però spesi nella fallimentare campagna elettorale in Florida. Sembra paradossale, ma lo staff di Giuliani ha lavorato senza ricevere stipendio proprio perchè tutti i milioni raccolti sono stati investiti in pubblicità e altro.
Nel caso di Giuliani, il suo principale finanziatore, Richard Hug, ha già detto che non sosterrà altri candidati, mentre il facoltoso avvocato Richard Naylor (che era candidato come delegato per Giuliani in California) si è già unito alla campagna di McCain.
Proprio John McCain è sicuramente il candidato che finora è riuscito ad ottenere il miglior risultato con il minore sforzo. Ha raccolto 32.124.785 $, la maggior parte da singoli cittadini ma una minima parte anche da gruppi di potere e dal partito, e ne ha spesi 28.636.157. McCain aveva terminato il 2007 con oltre 4 milioni di dollari, ma la vittoria nelle prime votazioni gli ha permesso di mettere insieme 7 milioni di dollari nelle ultime settimane. Adesso l'appoggio di Naylor lo dovrebbe mettere in una situazione finanziaria più solida.
Chi è invece letteralmente in bolletta è Mike Huckabee, che però ha davvero fatto miracoli, visto che è arrivato ancora in corsa al Super Tuesday avendo raccolto solo 2.345.798 $, di cui quasi 2 milioni già spesi. Anche lo staff di Huckabee lavora senza aver ancora percepito uno stipendio, e il candidato ha deciso di non spendere altri soldi per la pubblicità nei maggiori stati.
E' particolarmente parsimonioso Ron Paul, che ha raccolto 8.268.453 $ e ne ha spesi meno di 3, visto che la sua campagna elettorale si svolge soprattutto con apparizioni 'in loco' più che con spot pubblicitari.
Aveva raccolto 12.828.111 $ Fred Thompson, ma ne ha spesi quasi la metà nelle prime settimane, senza risultati.
Il New York Post appoggia Obama
L'altro quotidiano di New York, il Post di proprietà del magnate Rupert Murdoch, fa endorsement e appoggia Barack Obama.
Il Post non ha certo l'autorevolezza del NYTimes, ed è spesso accusato di eccedere nel sensazionalismo e del gossip. Oltretutto è di tendenze politiche piuttosto conservatrici.
Tuttavia con un editoriale uscito oggi traccia un quadro piuttosto netto, anche se in linea con il suo stile aggressivo, della situazione in campo democratico, e invita a votare per il senatore dell'Illinois. Ecco la traduzione dei passi salienti.
"Noi invitiamo gli elettori a votare per Obama - un candidato ancora da mettere alla prova, questo è vero, ma da preferire alla senatrice di New York. Obama rappresenta un nuovo punto di partenza. La sua avversaria, e suo marito, rappresentano invece un deja vu - un ritorno agli anni opportunistici, segnati dagli scandali e moralmente reprensibili della infinitamente indulgente co-presidenza Clinton.
L'America davvero vuole passare di nuovo attraverso tutto questo? Lo farà, se la Senatrice Clinton diventerà Presidente. Questo è diventato dolorosamente evidente.
I trucchi della campagna violentemente egocentrica di Bill Clinton portano alla mente ricordi talmente brutti e tristi che è difficile capire da dove cominciare [...]
Certo, Obama non è privo di difetti[...] Sulla sicurezza nazionale, la sua visione è
oltremodo ingenua, candidamente inconsapevole del fatto che l'America deve
difendersi contro chi ha giurato di distruggerla [...] "Cambiare" tanto per cambiare non è una base di partenza credibile. Tuttavia è un uomo molto intelligente, con grandi precedenti da conciliatore. E, di nuovo. non è il Team Clinton. E questo conta davvero molto.[...]
E non dimentichiamo il cinismo politico che è un marchio di fabbrica dei Clinton. Come spiegare altrimenti la contraddittorietà della politica della Clinton: ha votato per la guerra in Iraq, ma ora dice che è stata una cattiva idea. [...]
Almeno Obama ha la capacità di ispirare. Di nuovo, non siamo d'accordo con Obama su tanti argomenti, ma molti Democratici sì. E lui dovrebbe essere la loro scelta, martedì prossimo. "
Verso il voto: i caucuses repubblicani nel Maine
Schiacciati tra il "big event" della Florida e il Super Martedì, i caucuses nel piccolo stato reso celebre in tutto il mondo da tanti romanzi e racconti di Stephen King rischiano di passare inosservati.
Con 1.317.253 abitanti, lo stato montuoso all'estremo nord est degli Usa è il 40° stato più popoloso d'America, la sua capitale è Portland ed è diviso in 16 contee.
Le votazioni si svolgeranno in tre giorni, tra l'1 e il 3 febbraio. Il sistema di voto è un caucus chiuso modificato, in cui gli indipendenti e coloro che votano per la prima volta possono registrarsi come Repubblicani fino a 30 minuti prima del voto. Possono partecipare anche i minorenni che compiranno 18 anni entro novembre.
I delegati in palio sono 18, e vengono assegnati con il sistema proporzionale, mentre 3 delegati unpledged verranno decisi dalla convention statale.
Poichè il 3 febbraio è anche il giorno del Super Bowl, quel giorno saranno aperti solo 3 caucuses, e pertando i risultati quasi definitivi saranno diramati già dalla serata del 2 febbraio.
I sondaggi svolti nel Maine prima dell'inizio delle primarie davano in vantaggio Mitt Romney con 4 punti di vantaggio su Rudy Giuliani, ma il 50% degli intervistati si era dichiarato indeciso. Vista la vicinanza dello stato con il New Hampshire, è facile imaginare un risultato simile, con un testa a testa tra Romney e McCain. Dovrebbe piazzarsi bene anche Ron Paul, l'unico dei candidati a fare campagna elettorale nel Maine nell'ultima settimana.
Giuliani si ritira e sostiene McCain
E' la giornata dei ritiri eccellenti, e quello di Giuliani è senz'altro il più clamoroso. La corsa di quello che doveva essere uno dei front-runner di queste primarie non è praticamente mai cominciata, vittima di una strategia rivelatasi fallimentare e, probabilmente, di un consenso nel paese decisamente inferiore a quanto ci si aspettasse. D'altronde Giuliani è un personaggio dalla fama controversa, che fino al 10 settembre 2001 è stato al centro di critiche e attacchi feroci per la sua gestione di New York, salvo poi diventare un eroe nazionale dopo gli attacchi alle Torri Gemelle. Inoltre, alcune posizioni politiche sull'immigrazione e sull'aborto lo hanno messo ai margini dell'ortodossia repubblicana, e l'aver concentrato il suo programma sulla lotta al terrorismo mentre l'attenzione degli americani è sull'economia ha fatto il resto.
In ogni caso, Giuliani ha preso atto della disfatta e, con dignità, ha preferito evitare l'umiliazione di essere sconfitto proprio nella "sua" New York e si è fatto indietro.
"John McCain è il più qualificato candidato ad essere il prossimo comandante in capo degli USA, è un eroe americano" ha detto l'ex sindaco.
Visto che Giuliani ha un solo delegato e quindi il suo ruolo nella convention sarà più che marginale, bisognerà ora vedere se l'appoggio è semplicemente 'morale', o se Giuliani farà anche campagna elettorale per McCain, e in quest'ultimo caso potrebbe anche entrare in gioco per una eventuale vicepresidenza.
Intanto, dalla California giungono voci secondo cui McCain potrebbe ricevere l'endorsemente del Governatore Arnold Schwarzenegger prima di martedì.
mercoledì 30 gennaio 2008
Ultim'ora: John Edwards si ritira
Non aspetterà il Super Tuesday, John Edwards annuncerà quest'oggi alle 19 ora italiana il suo ritiro dalla corsa alla Casa Bianca. Seguiranno aggiornamenti.
Il ritiro di Edwards solleva tre ordini di questioni:
in primo luogo, i 26 delegati conquistati finora (più 3 super-delegati accreditati). Come voteranno alla convention? Se anche Edwards dovesse appoggiare un candidato, i delegati non sono obbligati a seguirlo, perchè dal momento in cui Edwards si ritira, i suoi delegati sono liberi da qualsiasi vincolo.
In secondo luogo, ci sono almeno 30 super delegati in stati in cui ancora non si è votato, che avevano dichiarato il loro appoggio ad Edwards. Come si riposizioneranno?
In terzo luogo, gli elettori. Edwarda aveva un seguito di donne di età medio-alta (che solitamente sono più vicine alla Clinton) e di uomini appartenenti alle classi sociali più basse (vicini a Obama). A prescindere da un eventuale endorsement di Edwards, il loro riposizionamento sarà decisivo in molti stati del Super Tuesday in cui Obama e la Clinton sono piuttosto vicini.
Nel discorso tenuto a New Orleans, Edwards ha parlato delle cause per cui si è battuto - la povertà, il sistema scolastico, il sistema sanitario - e ha spiegato di aver parlato in questi giorni con i suoi due contendenti
"Sia la Senatrice Clinton che il Senatore Obama mi hanno garantito che metteranno al centro del loro impegno le mie cause, la lotta alla povertà e l'appoggio alle classi proletarie. Mi hanno entrambi garantito che se verranno eletti alla Casa Bianca si impegneranno a mettere fine alla povertà" ha dichiarato. Ha poi ringraziato tutti i suoi supporter e li ha invitato a continuare a impegnarsi e a far sentire la loro voce.
Come previsto, nessun endorsement, e nel primo pomeriggio un senatore repubblicano ha dichiarato che Edwards aveva intenzione di appoggiare Obama ma a questo punto "non crede più nella possibilità che Obama possa ottenere la nomination".
La Clinton chiede i delegati della Florida?
Nei giorni scorsi, i soliti bene informati all'interno dell'entourage di Hillary Clinton facevano sapere che la senatrice era molto seccata per il fatto che la Florida non avrebbe avuto delegati eletti alla convention. Quando il partito ha deciso di penalizzare lo stato, tutti i candidati sono stati d'accordo nel boicottaggio, ed evidentemente la Clinton non pensava che quei voti potessero essere decisivi. Quando, in settimana, si è recata in Florida a fare campagna elettorale nonostante tutto, si è sparsa la voce che la ex first lady abbia anche chiesto non ufficialmente la restituzionei delegati sottratti allo stato. E' bastata questa semplice voce a indispettire pesantemente il partito, che ha parlato apertamente di scorrettezza. Oggi, dopo la sonante vittoria, potrebbe essere il giorno della verità, e la Clinton potrebbe far sapere se davvero ha intenzione di appoggiare presso il partito il ricorso della Florida. Ma è molto, molto improbabile che accada, sia per la disapprovazione che genererebbe nel partito, sia perchè rappresenterebbe un precedente molto grave. Nel caso in cui però si arrivi alla convention di agosto senza candidati con la maggioranza dei delegati, la questione potrebbe tornare a galla.
Risultati 29 gennaio: Florida
Per la vittoria di McCain è stato decisivo il successo ottenuto tra gli over-60 e soprattutto tra gli ispanici e gli elettori di origine cubana, che hanno votato per lui nella misura del 54%, contro il 14% di Romney.
Ma il risultato più clamoroso riguarda Rudy Giuliani. Si sapeva che era in caduta libera, ma la realtà è stata anche peggiore delle previsioni: 15%, quasi raggiunto da Huckabee. A questo punto l'ex sindaco di New York è vicinissimo alla resa, e già di parla di endorsement a favore di McCain (per quel che può contare, visto che ha solo un delegato).
La sfida simbolica tra i Democratici viene invece vinta dalla Clinton, che conquista esattamente la metà dei votanti., anche se va detto che l'affluenza al voto degli elettori democratici è stata abbastanza bassa.
Democratici
GENNAIO
3 gennaio: Iowa
Barack Obama: 37,6% (16 delegati)
John Edwards: 29,8% (14)
Hillary Clinton: 29,5% (15)
Bill Richardson: 2,11%
Joe Biden: 0,93% (ritirato)
Chris Dodd: 0,2% (ritirato)
8 gennaio: New Hampshire
Hillary Clinton: 39% (9 delegati)
Barack Obama: 37% (9)
John Edwards: 17% (4)
Bill Richardson: 5%
Dennis Kucinich: 1%
15 gennaio: Michigan
Hillary Clinton: 55,4%
Uncommitted: 39,9%
Dennis Kucinich: 3,7%
Chris Dodd (ritirato): 0,6%
Mike Gravel: 0,4%
19 gennaio: Nevada
Hillary Clinton: 50,71% (12 delegati)
Barack Obama: 45,19% (13 delegati)
John Edwards: 3,75%
Dennis Kucinich: 0,05%
26 gennaio: South Carolina
Barack Obama: 55,4% (25 delegati)
Hillary Clinton: 26,5% (12)
John Edwards: 17,6% (8)
Mike Gravel: 0,05%
29 gennaio: Florida
Hillary Clinton: 49,7% (0 delegati)
Barack Obama: 33% (0)
John Edwards: 14,4%
Mike Gravel: 0,3%
FEBBRAIO
Next: 5 febbraio: Alabama, Alaska, American Samoa, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Democrats aboard, Georgia, Idaho, Illinois, Kansas, Massachusetts, Minnesota, Missouri, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Utah
9 febbraio: Louisiana, Nebraska, U.S. Virgin Island, Washington,
10 febbraio: Maine
12 febbraio: Washington DC, Maryland, Virginia
19 febbraio: Wisconsin, Hawaii
MARZO
4 marzo: Ohio, Rhode Island, Texas, Vermont
8 marzo: Wyoming
11 marzo: Mississippi
APRILE
22 aprile: Pennsylvania
MAGGIO
3 maggio: Guam
6 maggio: Indiana, North Carolina
13 maggio: West Virginia
20 maggio: Kentucky, Oregon
24 maggio: Wyoming (5 di 12)
GIUGNO
1 giugno: Puerto Rico
3 giugno: South Dakota, Montana
Repubblicani
GENNAIO
3 gennaio: Iowa
Mike Huckabee: 34,3% (17 delegati)
Mitt Romney: 25,3% (12)
Fred Thompson: 13,4% (3)
John McCain: 13,1% (3)
Ron Paul: 10% (2)
Rudolph Giuliani: 3,5%
Duncan Hunter: 0,4%
5 gennaio: Wyoming (12 delegati su 28)
Mitt Romney: 67% (8 delegati)
Fred Thompson: 25% (3)
Duncan Hunter 8% (1)
8 gennaio: New Hampshire
John McCain: 37% (7 delegati)
Mitt Romney: 32% (4)
Mike Huckabee: 11% (1)
Rudy Giuliani: 9%
Ron Paul: 8%
Fred Thompson: 1%
Duncan Hunter: 0,53%
15 gennaio: Michigan
Mitt Romney: 38,9% (24 delegati)
John McCain: 29,7% (5)
Mike Huckabee: 16,1% (1)
Ron Paul: 6,3%
Fred Thompson: 3,7%
Rudolph Giuliani: 2,8%
Uncommitted: 2,1%
Duncan Hunter: 0,3%
19 gennaio: Nevada
Mitt Romney: 51,10% (18 delegati)
Ron Paul: 13,73% (4)
John McCain: 12,75% (4)
Mike Huckabee: 8,16% (2)
Fred Thompson: 7,94% (2)
Rudy Giuliani: 4,31% (1)
Duncan Hunter: 2,01%
19 gennaio: South Carolina
John McCain: 33% (19 delegati)
Mike Huckabee: 30% (5)
Fred Thompson: 16%
Mitt Romney: 15%
Ron Paul: 4%
Rudy Giuliani: 2%
29 gennaio: Florida
John McCain: 36% (57 delegati)
Mitt Romney: 31,1% (0)
Rudy Giuliani: 14,6%
Mike Huckabee: 13,5%
Ron Paul: 3,2%
Nb. I caucuses della Lousiana si tengono il 22 gennaio, ma le primarie sono spostate al 9 febbraio e l'assegnazione finale dei delegati è fissata per il 16 febbraio alla convention statale.
FEBBRAIO
Next: 1-3 febbraio: Maine
5 febbraio: Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Georgia, Illinois, Massachusetts, Minnesota, Missouri, Montana, New Jersey, New York, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Utah, West Virginia (18 di 27)
9 febbraio: Kansas, Louisiana, Washington (18 di 37)
12 febbraio: Washington DC, Maryland, Virginia
16 febbraio: Louisiana (convention statale), Guam
19 febbraio: Wisconsin, Washington (19 di 37)
23 febbraio: US Virgin island
24 febbraio: Puerto Rico
MARZO
1 marzo: American Samoa
4 marzo: Ohio. Rhode Island, Texas, Vermont
11 marzo: Mississippi
APRILE
22 aprile: Pennsylvania
MAGGIO
6 maggio: Indiana, North Carolina
13 maggio: Nebraska, West Virginia (9 di 27)
16 e 18 maggio: Hawaii
20 maggio: Kentucky, Oregon
27 maggio: Idaho
31 maggio: Wyoming (2 di 18)
GIUGNO
3 giugno: South Dakota, New Mexico
14 giugno: Iowa convention (3 di 14)
martedì 29 gennaio 2008
Sei motivi per cui l'endorsement di Kennedy è importante
Di Mark Halperin (TIME)
- Ted Kennedy ha un grande seguito di ispanici, e molta influenza in California e in altri stati del Super martedì in cui Obama è debole
- Il marchio dei Kennedy: il messaggio di cambiamento, vitalità, legittimazione del partito, e energia giovanile.
- La stampa nazionale sarà ossessionata da questo fatto per i prossimi giorni, senza controindicazioni per Obama; la copertura della stampa locale nei luoghi in cui Kennedy farà campagna elettorale sarà gigantesca.
- Manda un messaggio agli altri senatori e super-delegati: va bene essere per Obama, non bisogna aver paura dei Clinton.
- Ha un enorme seguito nella classe operaia tradizionalmente democratica, un punto debole di Obama.
- Ha un enorme seguito tra i sindacati della grande industria, un altro punto debole di Obama.
Rassegna stampa repubblicana: il dibattito in Florida, volano accuse tra candidati, Lieberman appoggia McCain
Il dibattito tra i cinque candidati repubblicani superstiti, alla vigilia del delicato voto in Florida, sembra confermare l'ipotesi del Washington Post su una base del GOP riunita per attaccare Hillary Clinton. L'ex first lady è stata al centro dei pensieri soprattutto di Romney, Giuliani e McCain. La Clinton è stata accusata soprattutto di non avere una posizione ben delineata sull'Iraq, e di essere a favore di un aumento delle tasse. Proprio la questione economica sta assumento un'importanza cruciale nella campagna elettorale, un recente sondaggio ha mostrato che il tema è al primo posto fra le preoccupazioni degli americani, seguito dalla sicurezza e solo dopo dalla politica estera. Questa situazione avvantaggia Romney, che sin dall'inizio ha fatto del taglio delle tasse il suo cavallo di battaglia. McCain ha cercato di recuperare terreno (lui che è definito dai detrattori "un democratico travestito" in tema fiscale) garantendo il suo voto per rendere permanente il taglio delle tasse voluto da Bush.
Giuliani è stato messo di fronte al crollo dei consensi registrato nelle ultime settimane: l'ex sindaco di New York se l'è cavata con una battuta a sfondo sportivo, paragonandosi alla squadra di football dei NY Giants, che dopo una stagione travagliata è arrivata a giocare il SuperBowl. In realtà la situazione di Giuliani non è rosea e molti osservatori sottolineano che la sua strategia di partire dalla Florida, anche se in un certo senso obbligata, è destinata a fallire.
Il dibattito è stato all'insegna del fair-play, e alla fine c'è stata anche la riconciliazione tra Huckabee e McCain dopo l'episodio con protagonista Chuck Norris.
Volano accuse tra i candidati
Terminato il dibattito, è però terminato anche il fair-play, e vista l'importanza della posta in palio (soprattutto con il premio di maggioranza) c'era da aspettarselo. McCain ha attaccato Romney ricordando delle dichiarazioni di un anno fa in cui l'ex governatore del Massachusetts si dichiarava a favore di un ritiro dall'Iraq. Romney ha reagito stizzito chiedendo le scuse di McCain che a suo avviso "stra tentando disperatamente di spostare l'attenzione del discorso dall'economia all'Iraq". McCain ha a sua volta risposto che "le scuse le deve fare Romney agli uomini e alle donne che stanno servendo la nazione e che noi non abbandoneremo".
Successivamente, McCain è tornato all'attacco ricordando una serie di provvedimenti presi da Romney da governatore (sull'emissione di gas serra, sull'immigrazione e sul fisco) che ha poi rinnegato nel corso di questa campagna elettorale e nel suo programma politico. In particolare, McCain ha sottolineato che per Romney "combattere l'inquinamento rappresenta un danno per l'economia".
Questo scambio di gentilezze fa ben capire che per i due candidati conquistare la Florida è importantissimo, e fa anche comprendere che entrambi ritengono Giuliani fuori dai giochi.
Lieberman appoggia McCain
Rudy Giuliani tenta la carta cubana. In settimana ha parlato ad un gruppo di cittadini originari di Cuba e ha ricordato loro di essersi opposto a una visita di Fidel Casto e New York.
L'elettorato di origine cubana sembrerebbe però più favorevole a McCain, la cui campagna elettorale al momento è in pieno fermento. Il senatore dell'Arizona ha ottenuto l'endorsement di Mel Martinez, influente senatore di origine cubana e principale referente della numerosa comunità americo-cubana di Miami "Appoggio l'uomo che sono certo diventerà il peggiore incubo di Fidel Castro" ha dichiarato, in inglese e in spagnolo. E ieri McCain ha incassato anche l'endorsement del Governatore dello Stato, Charlie Crist.
Ma un appoggio inaspettato per McCain arriva da un Democratico, e non da uno qualsiasi, ma dal candidato vicepresidente di Al Gore alle presidenziali del 2000, Joe Lieberman.
Primo candidato ebreo alla vicepresidenza, Lieberman è molto influente tra la nutrita comunità ebraica di Miami (che viene ritenuta più vicina a Giuliani perchè composta da vecchi newyorkesi trapiantati) .
Lieberman è un Democratico sui generis: dopo la sconfitta del 2000 si è progressivamente allontanato dal partito, soprattutto a causa delle sue posizioni in politica estera. Favorevole all'intervento in Iraq e in generale alla politica estera di Bush, perse le primarie democratiche per il Senato due anni fa e uscì dal partito candidandosi da indipendente e vincendo.
Lieberman, secondo un suo collaboratore, "non è d’accordo con McCain su parecchie questioni di politica interna, compreso aborto e leggi antidiscriminazione, ma sulla questione chiave, cioè sulla questione centrale del comandante in capo e del leader nella guerra contro l’estremismo islamico, la pensa esattamente come lui” (da Italian Blogs For McCain) e si sta spendendo per farlo vincere in Florida.
Interrotto il riconteggio in New Hampshire
lunedì 28 gennaio 2008
Verso il voto: le primarie in Florida
Con una popolazione di 17.397.161 abitanti, la Florida è il quarto stato più popoloso degli Usa e di conseguenza una tappa fondamentale nel cammino delle primarie, non solo per numero di delegati in palio. La Florida ha una composizione di abitanti piuttosto simile a quella della maggior parte della nazione e soprattutto delle zone più popolose e produttive, pertanto il voto espresso alle primarie e alle presidenziali viene considerato sempre molto indicativo delle tendenze generali. Non è un caso che i candidati usciti vincitori dalla Florida negli ultimi vent'anni siano sempre stati quelli che poi hanno conquistati la nomination (per non parlare dell'importanza cruciale dello stato nelle presidenziali, Al Gore ne sa qualcosa): Michael Dukakis, Bill Clinton, Al Gore e John Kerry per i Dems, George Bush, Bob Dole e George W. Bush per il GOP hanno vinto in Florida ed hanno poi ottenuto la nomination.
Anche la Florida, come già successo al Michigan, è stata penalizzata per aver deciso di tenere le elezioni al di fuori della data concordata del 5 febbraio. I candidati hanno deciso di disertare la campagna elettorale e il Partito Democratico ha deciso che nessun delegato della Florida sarà ammesso alla convention nazionale, lasciando alla tornata elettorale del 29 gennaio un valore puramente simbolico. Ad essere penalizzata da questa decisione è soprattutto Hillary Clinton, che dai sondaggi risultava in grandissimo vantaggio nello stato, e che quindi poteva portare a casa una buona parte dei 185 delegati (+ 25 superdelegati) originariamente assegnati dalla Florida. Secondo gli ultimi sondaggi, la Clinton dovrebbe sfiorare il 50% di voti con un vantaggio medio di quasi il 20% su Obama, vantaggio che però è nettamente in calo rispetto ai sondaggi delle settimane scorse, che in certi casi superava il 30%.
Il Partito Repubblicano ha invece deciso di limitarsi a dimezzare il numero dei delegati assegnati dalla Florida, che così passano a 57 dai 114 originariamente previsti.
In Florida vige un sistema elettorale con premio di maggioranza, e in origine la suddivisione dei 114 delegati seguiva questo schema: 75 sarebbero stati divisi tra i candidati con più voti nei 25 distretti elettorali mentre i restanti 39 (36 delegati + 3 unpledged selezionati alla convention statale) sarebbero stati assegnati come premio di maggioranza al candidato col più alto numero di voti in tutto lo stato. Con la penalizzazione, questi numeri verranno dimezzati.
La Florida è lo stato-chiave della campagna elettorale di Rudy Giuliani, e la cartina di tornasole delle sue reali possibilità, essendo il primo in cui scende realmente in campo. L'ex sindaco di New York ha fatto campagna elettorale in Florida e/o a proposito della Florida sin dall'inizio delle primarie, spendendo qui una gran parte delle sue risorse economiche e non solo. I sondaggi precedenti alle primarie lo davano in vantaggio, ma a partire dall'Iowa in poi Giuliani ha perso costantemente terreno a favore di Romney, McCain e anche di Huckabee.
Le primarie in Florida sono chiuse agli indipendenti, e questo potrebbe penalizzare John McCain. Gli ultimi sondaggi sottolineano una situazione di grande incertezza: tre dei maggiori istituti di ricerca danno Romney in vantaggio di circa 4 punti percentuali, ma altri tre danno in vantaggio McCain con circa 2 punti sul rivale. Reuters/Zogby non si sbilancia e dà i due contendenti in pareggio (27,1% di Romney contro il 26,7% di McCain). Giuliani non è più dato in vantaggio da nessuno degli ultimi sondaggi, gli allibratori danno la sua vittoria probabile al 3,1% e dovrebbe alla fine fermarsi al 20% dei voti.
Bill Clinton has a dream...
La conferma è arrivata durante una delle tante commemorazioni di Martin Luther King tenutesi in questa settimana. Durante un appassionato discorso sul reverendo di "I have a dream", l'ex presidente non è riuscito a tenere gli occhi aperti, e sono stati inutili i tentativi di dissimulare il sonno annuendo ripetutamente.
domenica 27 gennaio 2008
Risultati 26 gennaio: South Carolina
Intanto, notizia dell'ultim'ora, Ted Kennedy ha dichiarato che appoggia Obama e farà campagna elettorale per lui.
Democratici
GENNAIO
3 gennaio: Iowa
Barack Obama: 37,6% (16 delegati)
John Edwards: 29,8% (14)
Hillary Clinton: 29,5% (15)
Bill Richardson: 2,11%
Joe Biden: 0,93% (ritirato)
Chris Dodd: 0,2% (ritirato)
8 gennaio: New Hampshire
Hillary Clinton: 39% (9 delegati)
Barack Obama: 37% (9)
John Edwards: 17% (4)
Bill Richardson: 5%
Dennis Kucinich: 1%
15 gennaio: Michigan
Hillary Clinton: 55,4%
Uncommitted: 39,9%
Dennis Kucinich: 3,7%
Chris Dodd (ritirato): 0,6%
Mike Gravel: 0,4%
19 gennaio: Nevada
Hillary Clinton: 50,71% (12 delegati)
Barack Obama: 45,19% (13 delegati)
John Edwards: 3,75%
Dennis Kucinich: 0,05%
26 gennaio: South Carolina
Barack Obama: 55,4% (25 delegati)
Hillary Clinton: 26,5% (12)
John Edwards: 17,6% (8)
Mike Gravel: 0,05%
Next: 29 gennaio: Florida
FEBBRAIO
5 febbraio: Alabama, Alaska, American Samoa, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Democrats aboard, Georgia, Idaho, Illinois, Kansas, Massachusetts, Minnesota, Missouri, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Utah
9 febbraio: Louisiana, Nebraska, U.S. Virgin Island, Washington,
10 febbraio: Maine
12 febbraio: Washington DC, Maryland, Virginia
19 febbraio: Wisconsin, Hawaii
MARZO
4 marzo: Ohio, Rhode Island, Texas, Vermont
8 marzo: Wyoming
11 marzo: Mississippi
APRILE
22 aprile: Pennsylvania
MAGGIO
3 maggio: Guam
6 maggio: Indiana, North Carolina
13 maggio: West Virginia
20 maggio: Kentucky, Oregon
24 maggio: Wyoming (5 di 12)
GIUGNO
1 giugno: Puerto Rico
3 giugno: South Dakota, Montana
Repubblicani
GENNAIO
3 gennaio: Iowa
Mike Huckabee: 34,3% (17 delegati)
Mitt Romney: 25,3% (12)
Fred Thompson: 13,4% (3)
John McCain: 13,1% (3)
Ron Paul: 10% (2)
Rudolph Giuliani: 3,5%
Duncan Hunter: 0,4%
5 gennaio: Wyoming (12 delegati su 28)
Mitt Romney: 67% (8 delegati)
Fred Thompson: 25% (3)
Duncan Hunter 8% (1)
8 gennaio: New Hampshire
John McCain: 37% (7 delegati)
Mitt Romney: 32% (4)
Mike Huckabee: 11% (1)
Rudy Giuliani: 9%
Ron Paul: 8%
Fred Thompson: 1%
Duncan Hunter: 0,53%
15 gennaio: Michigan
Mitt Romney: 38,9% (24 delegati)
John McCain: 29,7% (5)
Mike Huckabee: 16,1% (1)
Ron Paul: 6,3%
Fred Thompson: 3,7%
Rudolph Giuliani: 2,8%
Uncommitted: 2,1%
Duncan Hunter: 0,3%
19 gennaio: Nevada
Mitt Romney: 51,10% (18 delegati)
Ron Paul: 13,73% (4)
John McCain: 12,75% (4)
Mike Huckabee: 8,16% (2)
Fred Thompson: 7,94% (2)
Rudy Giuliani: 4,31% (1)
Duncan Hunter: 2,01%
19 gennaio: South Carolina
John McCain: 33% (19 delegati)
Mike Huckabee: 30% (5)
Fred Thompson: 16%
Mitt Romney: 15%
Ron Paul: 4%
Rudy Giuliani: 2%
Next: 29 gennaio: Florida
Nb. I caucuses della Lousiana si tengono il 22 gennaio, ma le primarie sono spostate al 9 febbraio e l'assegnazione finale dei delegati è fissata per il 16 febbraio alla convention statale.
FEBBRAIO
1 febbraio: Maine
5 febbraio: Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Georgia, Illinois, Massachusetts, Minnesota, Missouri, Montana, New Jersey, New York, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Utah, West Virginia (18 di 27)
9 febbraio: Kansas, Louisiana, Washington (18 di 37)
12 febbraio: Washington DC, Maryland, Virginia
16 febbraio: Louisiana (convention statale), Guam
19 febbraio: Wisconsin, Washington (19 di 37)
23 febbraio: US Virgin island
24 febbraio: Puerto Rico
MARZO
1 marzo: American Samoa
4 marzo: Ohio. Rhode Island, Texas, Vermont
11 marzo: Mississippi
APRILE
22 aprile: Pennsylvania
MAGGIO
6 maggio: Indiana, North Carolina
13 maggio: Nebraska, West Virginia (9 di 27)
16 e 18 maggio: Hawaii
20 maggio: Kentucky, Oregon
27 maggio: Idaho
31 maggio: Wyoming (2 di 18)
GIUGNO
3 giugno: South Dakota, New Mexico
14 giugno: Iowa convention (3 di 14)