martedì 29 gennaio 2008

Rassegna stampa repubblicana: il dibattito in Florida, volano accuse tra candidati, Lieberman appoggia McCain

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Il dibattito tra i cinque candidati repubblicani superstiti, alla vigilia del delicato voto in Florida, sembra confermare l'ipotesi del Washington Post su una base del GOP riunita per attaccare Hillary Clinton. L'ex first lady è stata al centro dei pensieri soprattutto di Romney, Giuliani e McCain. La Clinton è stata accusata soprattutto di non avere una posizione ben delineata sull'Iraq, e di essere a favore di un aumento delle tasse. Proprio la questione economica sta assumento un'importanza cruciale nella campagna elettorale, un recente sondaggio ha mostrato che il tema è al primo posto fra le preoccupazioni degli americani, seguito dalla sicurezza e solo dopo dalla politica estera. Questa situazione avvantaggia Romney, che sin dall'inizio ha fatto del taglio delle tasse il suo cavallo di battaglia. McCain ha cercato di recuperare terreno (lui che è definito dai detrattori "un democratico travestito" in tema fiscale) garantendo il suo voto per rendere permanente il taglio delle tasse voluto da Bush.
Giuliani è stato messo di fronte al crollo dei consensi registrato nelle ultime settimane: l'ex sindaco di New York se l'è cavata con una battuta a sfondo sportivo, paragonandosi alla squadra di football dei NY Giants, che dopo una stagione travagliata è arrivata a giocare il SuperBowl. In realtà la situazione di Giuliani non è rosea e molti osservatori sottolineano che la sua strategia di partire dalla Florida, anche se in un certo senso obbligata, è destinata a fallire.
Il dibattito è stato all'insegna del fair-play, e alla fine c'è stata anche la riconciliazione tra Huckabee e McCain dopo l'episodio con protagonista Chuck Norris.

Volano accuse tra i candidati
Terminato il dibattito, è però terminato anche il fair-play, e vista l'importanza della posta in palio (soprattutto con il premio di maggioranza) c'era da aspettarselo. McCain ha attaccato Romney ricordando delle dichiarazioni di un anno fa in cui l'ex governatore del Massachusetts si dichiarava a favore di un ritiro dall'Iraq. Romney ha reagito stizzito chiedendo le scuse di McCain che a suo avviso "stra tentando disperatamente di spostare l'attenzione del discorso dall'economia all'Iraq". McCain ha a sua volta risposto che "le scuse le deve fare Romney agli uomini e alle donne che stanno servendo la nazione e che noi non abbandoneremo".
Successivamente, McCain è tornato all'attacco ricordando una serie di provvedimenti presi da Romney da governatore (sull'emissione di gas serra, sull'immigrazione e sul fisco) che ha poi rinnegato nel corso di questa campagna elettorale e nel suo programma politico. In particolare, McCain ha sottolineato che per Romney "combattere l'inquinamento rappresenta un danno per l'economia".
Questo scambio di gentilezze fa ben capire che per i due candidati conquistare la Florida è importantissimo, e fa anche comprendere che entrambi ritengono Giuliani fuori dai giochi.

Lieberman appoggia McCain
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Rudy Giuliani tenta la carta cubana. In settimana ha parlato ad un gruppo di cittadini originari di Cuba e ha ricordato loro di essersi opposto a una visita di Fidel Casto e New York.
L'elettorato di origine cubana sembrerebbe però più favorevole a McCain, la cui campagna elettorale al momento è in pieno fermento. Il senatore dell'Arizona ha ottenuto l'endorsement di Mel Martinez, influente senatore di origine cubana e principale referente della numerosa comunità americo-cubana di Miami "Appoggio l'uomo che sono certo diventerà il peggiore incubo di Fidel Castro" ha dichiarato, in inglese e in spagnolo. E ieri McCain ha incassato anche l'endorsement del Governatore dello Stato, Charlie Crist.
Ma un appoggio inaspettato per McCain arriva da un Democratico, e non da uno qualsiasi, ma dal candidato vicepresidente di Al Gore alle presidenziali del 2000, Joe Lieberman.
Primo candidato ebreo alla vicepresidenza, Lieberman è molto influente tra la nutrita comunità ebraica di Miami (che viene ritenuta più vicina a Giuliani perchè composta da vecchi newyorkesi trapiantati) .
Lieberman è un Democratico sui generis: dopo la sconfitta del 2000 si è progressivamente allontanato dal partito, soprattutto a causa delle sue posizioni in politica estera. Favorevole all'intervento in Iraq e in generale alla politica estera di Bush, perse le primarie democratiche per il Senato due anni fa e uscì dal partito candidandosi da indipendente e vincendo.
Lieberman, secondo un suo collaboratore, "non è d’accordo con McCain su parecchie questioni di politica interna, compreso aborto e leggi antidiscriminazione, ma sulla questione chiave, cioè sulla questione centrale del comandante in capo e del leader nella guerra contro l’estremismo islamico, la pensa esattamente come lui” (da Italian Blogs For McCain) e si sta spendendo per farlo vincere in Florida.

Interrotto il riconteggio in New Hampshire

(ANSA) - WASHINGTON - Lo stato del New Hampshire ha interrotto il riconteggio dei voti nelle primarie dei democratici dello scorso 8 gennaio, senza aver trovato traccia di frodi e confermando la vittoria della senatrice Hillary Clinton. Era stato uno dei candidati minori, Dennis Kucinich, a chiedere il riconteggio, sostenendo che c'erano indizi di imbrogli e perfino di interventi di hackers sui computer elettorali per cambiare l'esito del voto.Kucinich ha pagato di tasca propria le operazioni, come prevede la legge del New Hampshire. Le autorità locali si sono fermate dopo aver riesaminato il 40% delle schede, interrompendo il riconteggio non appena sono andati esauriti i 27.000 dollari versati da Kucinich. Le operazioni hanno permesso di individuare solo una manciata di conteggi errati, dovuti a errori umani. La Clinton ha perso 25 voti su oltre 48.000 ricontati, mentre Barack Obama, arrivato secondo, ne ha persi 7 su oltre 38.000.

lunedì 28 gennaio 2008

Verso il voto: le primarie in Florida

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Con una popolazione di 17.397.161 abitanti, la Florida è il quarto stato più popoloso degli Usa e di conseguenza una tappa fondamentale nel cammino delle primarie, non solo per numero di delegati in palio. La Florida ha una composizione di abitanti piuttosto simile a quella della maggior parte della nazione e soprattutto delle zone più popolose e produttive, pertanto il voto espresso alle primarie e alle presidenziali viene considerato sempre molto indicativo delle tendenze generali. Non è un caso che i candidati usciti vincitori dalla Florida negli ultimi vent'anni siano sempre stati quelli che poi hanno conquistati la nomination (per non parlare dell'importanza cruciale dello stato nelle presidenziali, Al Gore ne sa qualcosa): Michael Dukakis, Bill Clinton, Al Gore e John Kerry per i Dems, George Bush, Bob Dole e George W. Bush per il GOP hanno vinto in Florida ed hanno poi ottenuto la nomination.

Anche la Florida, come già successo al Michigan, è stata penalizzata per aver deciso di tenere le elezioni al di fuori della data concordata del 5 febbraio. I candidati hanno deciso di disertare la campagna elettorale e il Partito Democratico ha deciso che nessun delegato della Florida sarà ammesso alla convention nazionale, lasciando alla tornata elettorale del 29 gennaio un valore puramente simbolico. Ad essere penalizzata da questa decisione è soprattutto Hillary Clinton, che dai sondaggi risultava in grandissimo vantaggio nello stato, e che quindi poteva portare a casa una buona parte dei 185 delegati (+ 25 superdelegati) originariamente assegnati dalla Florida. Secondo gli ultimi sondaggi, la Clinton dovrebbe sfiorare il 50% di voti con un vantaggio medio di quasi il 20% su Obama, vantaggio che però è nettamente in calo rispetto ai sondaggi delle settimane scorse, che in certi casi superava il 30%.

Il Partito Repubblicano ha invece deciso di limitarsi a dimezzare il numero dei delegati assegnati dalla Florida, che così passano a 57 dai 114 originariamente previsti.
In Florida vige un sistema elettorale con premio di maggioranza, e in origine la suddivisione dei 114 delegati seguiva questo schema: 75 sarebbero stati divisi tra i candidati con più voti nei 25 distretti elettorali mentre i restanti 39 (36 delegati + 3 unpledged selezionati alla convention statale) sarebbero stati assegnati come premio di maggioranza al candidato col più alto numero di voti in tutto lo stato. Con la penalizzazione, questi numeri verranno dimezzati.
La Florida è lo stato-chiave della campagna elettorale di Rudy Giuliani, e la cartina di tornasole delle sue reali possibilità, essendo il primo in cui scende realmente in campo. L'ex sindaco di New York ha fatto campagna elettorale in Florida e/o a proposito della Florida sin dall'inizio delle primarie, spendendo qui una gran parte delle sue risorse economiche e non solo. I sondaggi precedenti alle primarie lo davano in vantaggio, ma a partire dall'Iowa in poi Giuliani ha perso costantemente terreno a favore di Romney, McCain e anche di Huckabee.
Le primarie in Florida sono chiuse agli indipendenti, e questo potrebbe penalizzare John McCain. Gli ultimi sondaggi sottolineano una situazione di grande incertezza: tre dei maggiori istituti di ricerca danno Romney in vantaggio di circa 4 punti percentuali, ma altri tre danno in vantaggio McCain con circa 2 punti sul rivale. Reuters/Zogby non si sbilancia e dà i due contendenti in pareggio (27,1% di Romney contro il 26,7% di McCain). Giuliani non è più dato in vantaggio da nessuno degli ultimi sondaggi, gli allibratori danno la sua vittoria probabile al 3,1% e dovrebbe alla fine fermarsi al 20% dei voti.

Bill Clinton has a dream...

Che Bill Clinton sia sfiancato dalla campagna elettorale al seguito della moglie è risaputo, come dimostra il suo viso tirato e gli scatti d'ira, insoliti per lui, nei confronti della stampa.
La conferma è arrivata durante una delle tante commemorazioni di Martin Luther King tenutesi in questa settimana. Durante un appassionato discorso sul reverendo di "I have a dream", l'ex presidente non è riuscito a tenere gli occhi aperti, e sono stati inutili i tentativi di dissimulare il sonno annuendo ripetutamente.

domenica 27 gennaio 2008

Risultati 26 gennaio: South Carolina

Va oltre le più rosee previsioni il risultato di Barack Obama nello stato a maggioranza afroamericana. Il senatore dell'Illinois conquista più del doppio dei voti di Hillary Clinton, distanziandola del 28%. Basterà questo a riaprire i giochi? Difficile dirlo, ma senza dubbio dimostra che la Clinton ha e avrà notevoli difficoltà con l'elettorato nero. Ma un dato clamoroso riguarda anche il voto fra i bianchi: secondo le stime, tra l'elettorato bianco Edwards ha preso più voti di tutti, anche della Clinton.

Intanto, notizia dell'ultim'ora, Ted Kennedy ha dichiarato che appoggia Obama e farà campagna elettorale per lui.


Democratici

GENNAIO


3 gennaio: Iowa


Barack Obama: 37,6% (16 delegati)
John Edwards: 29,8% (14)
Hillary Clinton: 29,5% (15)
Bill Richardson: 2,11%
Joe Biden: 0,93% (ritirato)
Chris Dodd: 0,2% (ritirato)


8 gennaio: New Hampshire

Hillary Clinton: 39% (9 delegati)
Barack Obama: 37% (9)
John Edwards: 17% (4)
Bill Richardson: 5%
Dennis Kucinich: 1%

15 gennaio: Michigan

Hillary Clinton: 55,4%
Uncommitted: 39,9%
Dennis Kucinich: 3,7%
Chris Dodd (ritirato): 0,6%
Mike Gravel: 0,4%

19 gennaio: Nevada

Hillary Clinton: 50,71% (12 delegati)
Barack Obama: 45,19% (13 delegati)
John Edwards: 3,75%
Dennis Kucinich: 0,05%

26 gennaio: South Carolina

Barack Obama: 55,4% (25 delegati)
Hillary Clinton: 26,5% (12)
John Edwards: 17,6% (8)
Mike Gravel: 0,05%

Next: 29 gennaio: Florida

FEBBRAIO
5 febbraio: Alabama, Alaska, American Samoa, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Democrats aboard, Georgia, Idaho, Illinois, Kansas, Massachusetts, Minnesota, Missouri, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Utah
9 febbraio: Louisiana, Nebraska, U.S. Virgin Island, Washington,
10 febbraio: Maine
12 febbraio: Washington DC, Maryland, Virginia
19 febbraio: Wisconsin, Hawaii

MARZO
4 marzo: Ohio, Rhode Island, Texas, Vermont
8 marzo: Wyoming
11 marzo: Mississippi

APRILE
22 aprile: Pennsylvania

MAGGIO
3 maggio: Guam
6 maggio: Indiana, North Carolina
13 maggio: West Virginia
20 maggio: Kentucky, Oregon
24 maggio: Wyoming (5 di 12)

GIUGNO
1 giugno: Puerto Rico
3 giugno: South Dakota, Montana


Repubblicani


GENNAIO


3 gennaio: Iowa


Mike Huckabee: 34,3% (17 delegati)
Mitt Romney: 25,3% (12)
Fred Thompson: 13,4% (3)
John McCain: 13,1% (3)
Ron Paul: 10% (2)
Rudolph Giuliani: 3,5%
Duncan Hunter: 0,4%

5 gennaio: Wyoming (12 delegati su 28)

Mitt Romney: 67% (8 delegati)
Fred Thompson: 25% (3)
Duncan Hunter 8% (1)

8 gennaio: New Hampshire

John McCain: 37% (7 delegati)
Mitt Romney: 32% (4)
Mike Huckabee: 11% (1)
Rudy Giuliani: 9%
Ron Paul: 8%
Fred Thompson: 1%
Duncan Hunter: 0,53%

15 gennaio: Michigan

Mitt Romney: 38,9% (24 delegati)
John McCain: 29,7% (5)
Mike Huckabee: 16,1% (1)
Ron Paul: 6,3%
Fred Thompson: 3,7%
Rudolph Giuliani: 2,8%
Uncommitted: 2,1%
Duncan Hunter: 0,3%

19 gennaio: Nevada

Mitt Romney: 51,10% (18 delegati)
Ron Paul: 13,73% (4)
John McCain: 12,75% (4)
Mike Huckabee: 8,16% (2)
Fred Thompson: 7,94% (2)
Rudy Giuliani: 4,31% (1)
Duncan Hunter: 2,01%

19 gennaio: South Carolina

John McCain: 33% (19 delegati)
Mike Huckabee: 30% (5)
Fred Thompson: 16%
Mitt Romney: 15%
Ron Paul: 4%
Rudy Giuliani: 2%

Next: 29 gennaio: Florida
Nb. I caucuses della Lousiana si tengono il 22 gennaio, ma le primarie sono spostate al 9 febbraio e l'assegnazione finale dei delegati è fissata per il 16 febbraio alla convention statale.


FEBBRAIO
1 febbraio: Maine
5 febbraio: Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Georgia, Illinois, Massachusetts, Minnesota, Missouri, Montana, New Jersey, New York, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Utah, West Virginia (18 di 27)
9 febbraio: Kansas, Louisiana, Washington (18 di 37)
12 febbraio: Washington DC, Maryland, Virginia
16 febbraio: Louisiana (convention statale), Guam
19 febbraio: Wisconsin, Washington (19 di 37)
23 febbraio: US Virgin island
24 febbraio: Puerto Rico

MARZO
1 marzo: American Samoa
4 marzo: Ohio. Rhode Island, Texas, Vermont
11 marzo: Mississippi

APRILE
22 aprile: Pennsylvania

MAGGIO
6 maggio: Indiana, North Carolina
13 maggio: Nebraska, West Virginia (9 di 27)
16 e 18 maggio: Hawaii
20 maggio: Kentucky, Oregon
27 maggio: Idaho
31 maggio: Wyoming (2 di 18)

GIUGNO
3 giugno: South Dakota, New Mexico
14 giugno: Iowa convention (3 di 14)

sabato 26 gennaio 2008

Il Washington Post snobba la Clinton e appoggia Obama


A 24 ore dall'endorsement ufficiale del New York Times nei confronti di Hillary Clinton e John McCain, il Washington Post, secondo quotidiano americano, esprime il suo punto di vista con un editoriale di Michael Gerson. Non si tratta di un vero e proprio endorsement, il Post non appoggia ufficialmente uno dei candidati, ma l'editoriale è ugualmente molto netto. L'editorialista si augura una sfida Obama-McCain non tanto per i meriti dei due quanto per i demeriti degli altri contendenti. In particolare, l'attacco alla Clinton è violentissimo. Ecco la traduzione di alcuni estratti:


"Il Sen. John McCain è un eroe di guerra e un critico delle spese eccessive ma anche il senatore 'McAmnesty' amico di Ted Kennedy e nemico dell'imperialismo americano. Mike Huckabee è sia un acuto e brillante conservatore che un "liberale che distruggerà il partito". Mitt Romney è sia il beniamino dei conservatori, sia qualsiasi cosa gli convenga essere adesso. Rudy Giuliani è sia l'eroe dell'11 settembre che un liberale con un passato discutibile. Ma in mezzo a questa discordia politica, ci sono tre parole in grado di far dimenticare a tutti i repubblicani le loro differenze e a remare
nella stessa direzione: Hillary Clinton Presidente.[...]
Anche se la Clinton è sinceramente radicale su certi temi - ad esempio l'aborto - il suo programma sembra un ammonimento al liberalismo. Il suo piano sanitario sarebbe una base per una seria discussione con i leader repubblicani. [...] E le sue posizioni sull'Iraq hanno sempre evitato impegni specifici per il ritiro delle truppe, lasciandole mano libera (tuttavia, come gli altri candidati democratici, sembra incapace di usare la parola "vittoria"). Ma la Clinton ha tre problemi che la rendono la più debole tra i
Democratici, quella più in grado di dividere.
In primo luogo, è il simbolo vivente delle guerre culturali degli anni '90 e unirà la base repubblicana come nessun altro [...] Per molti conservatori, basterà ricordare alcune semplici parole relative alla presidenza Clinton (e in particolare allo scandalo Whitewater) per richiamare antiche battaglie.[...]
In secondo luogo, la Clinton è il candidato che annacqua il messaggio di cambiamento. [...] Mentre tutti i Repubblicani possono apparire come facce nuove, la Clinton si porta sulle spalle il fardello del passato[...]
In terzo luogo, i Clinton praticano una forma di politica senza onore. L'entourage dei Clinton ha già attaccato Obama accusandolo di aver fatto uso di droghe e forse di avere anche spacciato[...] Vista la politica senza regole coltivata dai Clinton, non c'è da meravigliarsi. Obama è il candidato dell'idealismo e dell'ispirazione. L'unica speranza della Clinton è di farlo cadere e seppellirlo nel fango. La Clinton preferisce una guerra senza esclusione di colpi perchè il suo team sa fare politica in questo modo. Incapace di ispirare, la Clinton sceglie di distruggere [...]
Può funzionare in questa fase in cui i Democratici sembrano preferire i combattenti, ma sospetto che questa tattica si rivelerà un boomerang. I Democratici afroamericani non apprezzeranno certo di vedere Obama colpito e offeso da certi attacchi. E mentre la Clinton è chiaramente la candidata più di parte, il paese non sembra di questa stessa tendenza.
Un'elezione presidenziale tra, mettiamo, McCain e Obama, entrambi candidati
positivi e onorevoli, sarebbe meglio per il paese. Una gara tra McCain e la Clinton sarebbe meglio per i Repubblicani"

Il New York Times appoggia la Clinton e McCain (e scarica Giuliani)

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Come da tradizione, all'avvicinarsi dei momenti decisivi delle primarie i grandi opinion leader sciolgono la riserva a favore di un candidato. Si tratta di una consuetudine anche per i giornali indipendenti, che non ha nulla a che vedere con l'obiettività delle stesse testate ma che è basata su motivazioni specifiche.
Il New York Times con due editoriali ha ufficialmente fatto endorsement a favore di Hillary Clinton e John McCain.
Ecco la traduzione di alcuni dei passaggi più significativi dei due articoli:

Il NY Times descrive la Clinton come "brillante ma severa", Obama come "incandescente ma ancora indefinito" mentre Edwards ha "ravvivato la corsa con una buona dose di puro populismo".
"In vista delle primarie del 5 febbraio nei più grandi stati, gli editorialisti del NY Times raccomandano fortemente di votare per Hillary Clinton [...] Ci è piaciuta la fiera arte oratoria di John Edwards, ma non possiamo appoggiare la sua candidatura. L'ex senatore dell North Carolina ha ripudiato così tante delle sue posizioni precedenti, così tanti dei suoi voti al Senato che non possiamo essere sicuri di dove si collochi ora. [..] Scegliendo la Clinton non neghiamo l'appeal di Obama e i suoi pregi.
L'idea che possa essere il primo afro-americano candidato alla presidenza è entusiasmante quanto la prospettiva della prima donna candidata. Ma non è
questa la ragione della scelta. [..] Per quanto riguarda i grandi temi, non c'è una grande distanza tra i due. Si sono impegnati a terminare la guerra in Iraq, a rendere la tassazione più equa, a tagliare le spese, a preoccuparsi dei temi sociali e delle libertà civili e a mettere fine alle divisioni politiche. Obama ha incentrato la campagna elettorale su un eccitante concetto di cambiamento, ma non ha il monopolio delle idee su come migliorare il governo. Mrs. Clinton a volte esagera l'importanza del suo curriculum. Sentendola però parlare della presidenza, delle sue politiche e delle risposte ai problemi dell'America, siamo colpiti dalla sua profonda competenza, dalla sua intelligenza e, sì, dalla sua esperienza.[...]
Obama mostra ai suoi elettori di capire quanto siano desiderosi di una rottura e di un cambiamento rispetto agli anni di Bush. Anche noi ne siamo desiderosi, ma abbiamo bisogno che sia più specifico delle sue vaghe promesse, e che chiarisca come
vorrebbe governare. La prospettiva di una grande presidenza di Obama è attraente, ma questo paese deve fronteggiare enormi problemi, e senza dubbio ne dovrà fronteggiare altri che non possiamo prevedere. Il prossimo presidente deve iniziare
immediatamente a proporre soluzioni concrete, e Mrs. Clinton, al momento, è la
più qualificata per farlo.
Eravamo contrari alla decisione di Bush di invadere l'Iraq e alla decisione della
Clinton di votare a favore, ma adesso non si sta parlando di questo, ma di come mettere fine alle guerra. Mrs. Clinton non solo sembra più consapevole di Obama delle conseguenze del ritiro, ma sta già pensando a quali passi diplomatici e strategici fare per contenere il caos in Iraq dopo che le truppe americane si saranno ritirate. [...]Così come abbiamo raccomandato fortemente la sua candidatura, spingiamo
affinchè Mrs. Clinton cambi il tono della sua campagna".
Nell'articolo su McCain, potete notare un violentissimo attacco del NYTimes contro l'ex sindaco della città, Giuliani.

"Siamo in forte disaccordo con tutti i candidati Repubblicani in corsa per la presidenza. I principali candidati non hanno piani per uscire dall'Iraq [...] e non sanno affrancarsi dall'eredità di Bush. Tuttavia bisogna fare una scelta ed è semplice. Il senatore John McCain è l'unico repubblicano che ha promesso di mettere fine allo stile di governo di Bush.[...]
Ci hanno fatto rabbrividire gli occasionali e strategici tentennamenti verso destra, perchè sappiamo che McCain è molto fermo sui suoi principi. E' stato uno dei primi a battersi contro il riscaldamento globale e ha messo a repentaglio il suo consenso nel dibattito sull'immigrazione.[...]
Perchè, da principale giornale di New York, non appoggiamo Giuliani? Perchè non appoggiamo l'uomo che si è contraddistinto l'11 settembre mentre tutti gli altri erano altrove? [...] Perchè quell'uomo non è candidato. Il vero Giuliani, che molti newyorkesi conoscono e disistimano, è un uomo vendicativo e ossessivo che non ha voluto limitare i poteri della polizia.[...] Quando parla di prudenza fiscale noi tutti ricordiamo l'enorme deficit che ha lasciato al suo successore. Ha licenziato il capo della polizia William Bratton, il fautore della lotta al crimine, perchè non voleva dividere le luci della ribalta.[...] Rudolph Giuliani ha trasformato la tragedia dell'11 settembre in un businness.[...]
Gli altri candidati non sono meglio. [...] E' difficile trovare un argomento su cui Mitt Romney non si sia spostato a destra. E' impossibile immaginare cosa farà se dovrà guidare la nazione.[...]
McCain è stato uno dei primi repubblicani a denunciare quanto male veniva
gestita la guerra in Iraq.[...] Non siamo d'accordo sulle sue posizioni riguardo le unioni gay, ma nel 2006 si è battuto per i diritti umani dei prigionieri di guerra e per vietare le torture [...] e ha lavorato con Ted Kennedy sulla riforma dell'immigrazione.
Ciò non fa di lui un moderato, ma lo rende la migliore scelta possibile per la presidenza"

venerdì 25 gennaio 2008

Verso il voto: le primarie democratiche in South Carolina

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L'ultima tappa della corsa democratica prima del Super-martedì 5 febbraio (visto che le votazioni in Florida del 29 gennaio non hanno delegati in palio) si svolge in South Carolina, il primo stato a ratificare la prima costituzione degli USA nel 1778 ma anche il primo stato a tentare la secessione.
Oggi la Carolina del Sud è uno stato composto da una vasta percentuale di neri e ispanici, ma anche di nativi americani, ed è un territorio in cui si fanno sentire i contrasti inter-etnici non solo con i bianchi, ma anche tra le stesse minoranze, costrette da una situazione economica non florida e basata in buona parte sull'agricoltura a contendersi i posti di lavoro poco qualificati, in una lotta tra poveri che porta inevitabilmente a tensioni fra le varie minoranze, tensioni di cui la campagna elettorale non può non tenere conto.

I delegati in palio nella South Carolina sono in tutto 54, 45 eletti e 9 super-delegati.
Dei 45 eletti, 29 sono distribuiti in base ai risultati nei 6 distretti elettorali in cui è diviso lo stato, metre gli altri 16 sono distribuiti proporzionalmente ai voti ottenuti dai candidati in tutto lo stato. I 9 super-delegati verranno nominati nella convention statale che si terrà il 3 maggio. Nel 2004 qui vinse John Edwards, ma la South Carolina è stata anche una tappa cruciale nella corsa di Al Gore nel 2000 e di Bill Clinton nel 1992.

La Clinton è fortemente penalizzata dal consenso della popolazione nera nei confronti di Obama, consenso aumentato dopo la gaffe di Hillary riguardo Martin Luther King. Nell'ultima settimana la Clinton, il marito e la figlia Chelsea hanno partecipato a numerose commemorazioni dell'anniversario della nascita di King, ma la candidata ha fatto campagna elettorale soprattutto fra la popolazione ispanica, contando sul fatto che la rivalità tra neri e ispanici porta solitamente ad una diversa indicazione di voto da parte delle due minoranze.
Per la Clinton è importante contenere le perdite, mentre per Obama è necessario totalizzare il miglior risultato possibile per arrivare al Super-Tuesday con un buon bottino di delegati eletti.
I sondaggi mensili della RealClearPolitics davano la Clinton favorita a novembre, ma già a dicembre il recupero di Obama era evidente, per diventare decisivo a gennaio.
I sondaggi delle ultime settimane danno il candidato nero ad un vantaggio medio di più del 10% rispetto all'avversaria: Reuters lo dà addirittura a +15%, così come Rasmussen, mentre Mason e SurveyUsa lo danno rispettivamente a +9 e + 10%, in netto recupero rispetto alla scorsa settimana quando, secondo Rasmussen, il vantaggio era di +5%.
I bookmakers danno la vittoria di Obama al 94,5% di probabilità.
La Clinton, consapevole della sconfitta praticamente inevitabile, ha già lasciato lo stato della South Carolina per spostarsi a fare campagna elettorale nei 4 stati più ricchi di delegati: la California, New York, New Jersey e Arkansas, dove è la favorita assoluta.

Ultim'ora: Kucinich si ritira



Le voci circolavano già da ieri ma ora c'è l'ufficialità. Il candidato democratico Dennis Kucinich ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alla Casa Bianca.

Kucinich, a cui è accreditato un super-delegato, ha anche annunciato che non appoggerà nessuno dei suoi colleghi Democratici e che si dedicherà in questi giorni ad una ennesima procedura di impeachment nei confronti del presidente Bush.

giovedì 24 gennaio 2008

Bill Clinton contro Obama. E Obama denuncia brogli

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Il Super Tuesday si avvicina e i toni all'interno del Partito Democratico si fanno sempre più accesi. Dopo la breve tregua sancita dieci giorni fa, lo scontro è tornato altissimo a partire dal dibattito andato in onda lunedì sulla CNN, quando Obama e Hillary Clinton si sono affrontati senza esclusione di colpi, compresi quelli bassi, con il senatore dell'Illinois che ha denunciato la presenza costante "e preoccupante" di Bill Clinton nella campagna elettorale della moglie e la ex first lady che ha tirato in ballo un ex collaboratore di Obama finito nei guai con la giustizia.
Negli ultimi due giorni le cose non sono migliorate, come confermano le ultime notizie. L'ex presidente Bill Clinton, incurante del fatto che il suo ruolo sempre più attivo nella campagna elettorale rischia di oscurare la moglie (e i maligni dicono che è proprio per questo che i consensi di Hillary sono in salita), ha attaccato frontalmente Obama usando la carta razziale, anche se non in maniera diretta. Ha infatti accusato l'entourage del candidato di colore di cercare visibilità sui media strumentalizzando la questione razziale e fomentando l'odio verso i neri per poter dimostrare l'esistenza di una discriminazione ancora molto forte. Clinton ha concluso prendendosela anche con i giornalisti, invitandoli a vergognarsi.

Intanto il comitato elettorale di Obama ha chiesto allo Stato del Nevada di aprire un'indagine sul voto nel caucus di sabato, a causa di presunte irregolarità causate dallo staff della Clinton. Si parla di lamentele arrivate da più parti dello stato, di ostruzionismo al voto e di orari non rispettati, accuse ovviamente rigettate dalla Clinton. Si andràò verso un riconteggio anche nel Nevada?

Il New York Times ha intanto condotto un sondaggio tra i super delegati democratici. La maggioranza di loro non ha risposto, la maggioranza di coloro che hanno risposto sono indecisi, ma il 25% è per la Clinton e solo il 10% per Obama. Questo è lo schema proposto dal giornale

L'immagine “http://graphics8.nytimes.com/images/promos/politics/blog/0124-nat-WEBCAUCUS.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Profili: Dennis Kucinich

Dennis John Kucinich

L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/ef/Dennis_Kucinich.jpg/160px-Dennis_Kucinich.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Democratico
Età: 62 anni
Professione: ex consulente d'impresa, titolare della Kucinich Communication, ex sindaco di Cleveland, ex senatore dell'Ohio (1995-1997) deputato dell'Ohio (1997-presente)
Fondi raccolti: 1.010.963 $
Budget: 327.094 $

Dopo averci provato quattro anni fa, il "cane sciolto" dei Democratici tenta di nuovo la missione impossibile di conquistare la nomination per la Casa Bianca. Pacifista e strenuo oppositore della guerra in Iraq, è un fervente ambientalista ed è anche un cattolito praticante (nonostante due divorzi alle spalle) e questo influenza le sue posizioni su temi etici, anche se è un fiero sostenitore delle unioni omosessuali.

Di padre croato e madre originaria dell'Irlanda, Kucinich inizia a dedicarsi alla politica fin da giovanissimo: a 23 anni è eletto alla Camera dei rappresentanti dell'Ohio, e a 26 tenta senza successo di essere eletto al Congresso. Alle successive elezioni, i Democratici gli preferiscono un altro candidato, e Kucinich esce dal partito per candidarsi come indipendente. Dopo l'esperienza come sindaco di Cleveland continua a fare politica a livello locale negli anni '80, e nei '90 torna al Congresso, dove si distingue per le posizioni più a sinistra di tutto il partito.

Alla fine degli anni '90 sale agli onori della cronaca per essere uno dei pochissimi Democratici a votare contro l'USA Patriot Act e a chiedere le dimissioni di Bill Clinton a seguito dello scandalo Lewinsky. Nel 2004 si presenta alle primarie chiedendo il ritiro immediato dall'Iraq, la legalizzazione delle droghe leggere e dei PACS e l'uscita dal WTO. Pur non entrando mai in corsa, Kucinich raccolse alla fine 40 delegati e 2 superdelegati.
Dopo due matrimoni conclusisi in altrettanti divorzi, Kucinich è sposato dal 2005 con l'inglese Elizabeth Harper, e ha una figlia nata dalle prime nozze.

Sindaco di Cleveland
Kucinich è entrato nella storia per essere il più giovane sindaco eletto a capo di una metropoli: 31 anni.
Divenne sindaco nel 1977 per una serie di circostanze fortuite: uscito dal partito per dissidi con i vertici, alle elezioni comunali appoggiò il sindaco uscente Perk. Quest'ultimo fu però coinvolto in uno scandalo e fu messo fuori gioco, così Kucinich si presentò contro il candidato democratico che riuscì a superare per appena 3.000 voti.
Da sindaco si contraddistinse uno stile aggressivo e sopra le righe, mettendosi subito in rotta di collisione con il Consiglio Comunale e prendendo alcune decisioni a sorpresa.
Nominò direttore finanziario un giovane di 24 anni e, dopo che una tremenda tempesta di vento e neve colpì Cleveland, rifiutò i 41 milioni di dollari stanziati dal governo perchè li giudicava eccessivi, e si opponeva al piano di ricostruzione architettonica governativo ("se volete potete sempre andare a Disneyland" rispose).
I guai cominciarono quando nominò capo della polizia l'ex sceriffo di San Francisco Richard Hongisto. Questi conquistò subito il consenso popolare, ma ebbe subito dissidi con il sindaco che, dopo pochi mesi, gli chiese di dimettersi. Hongisto rifiutò, ma Kucinich gli diede un ultimatum e la ebbe vinta, scontando però un crollo della popolarità.
Nacque un comitato spontaneo per chiedergli le dimissioni, la polizia respinse gli ordini di Kucinich, e venne così indetto un referendum sull'operato del sindaco, che la spuntò per 236 voti. Nel 1979, sfiancato dalle polemiche, si dimise ed indisse nuove elezioni sperando in un risultato favorevole. La campagna elettorale fu accesissima, e il repubblicano Voinovich, nonostante gli attacchi continui ricevuti da Kucinich, la spuntò.

Posizioni politiche e programma di Dennis Kucinich
Kucinich è un paladino delle libertà civili e un sostenitore di politiche estremamente liberal e di sinistra.

  • Politica estera: Kucinich ha votato contro l'intervento in Iraq nel 2002 e ha sempre continuato ad opporsi alla guerra, Il "Piano Kucinich", che ha presentato alle primarie del 2004 e alle elezioni di medio termine del 2006 prevede un ritiro immediato di truppe e contractors, che andrebbero sostituite da forze di pace dell'ONU impegnate nella ricostruzione e nel sostegno alla popolazione. Sostiene una "soluzione diplomatica" per la crisi con l'Iran. E' contrario all'embargo su Cuba e sostiene che bisogna normalizzare i rapporti con il regime castrista.

  • Politica economica: Kucinich si oppone alla partecipazione degli USA alla NAFTA e alla WTO, ma è anche un oppositore del libero mercato, che a suo avviso favorisce lo sfruttamento del lavoro in America e all'estero. E' a favore di una semplificazione del sistema fiscale e si oppone al taglio delle tasse deciso da Bush, perchè favorirebbe i più ricchi.

  • Politiche sociali: da cattolico praticante, è contrario all'aborto (nel 1996 disse "La vita inizia al momento del concepimento"), ma recentemente si è espresso per una libertà di scelta e a supporto dei diritti delle donne. E' un vegano e sostiene il trattamento etico degli animali. Kucinich è un sostenitore dei matrimoni gay e si oppone alla definizione di matrimonio come "unione tra un uomo e una donna". E' inoltre a favore delle adozioni da parte di coppie gay e per una legislazione più severa riguardo i crimini omofobici. E' fautore di una proposta di riforma del sistema sanitario, per fornire assistenza a tutti i cittadini. Supporta la ricerca sulle cellule staminali.

  • Politica interna: Kucinich è contrario alla pena di morte in ogni caso, e ha proposto un disegno di legge per abolirla a livello nazionale. Kucinich vorrebbe abbassare l'età a cui i ragazzi possono bere alcoolici, per poter avviare una campagna di responsabilizzazione dei giovani. E' favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere e all'uso della marijuana a scopi terapeutici. Kucinich è un ambientalista convinto. E' favorevole ad un controllo della diffusione delle armi e ha proposto una legge per proibire l'uso e il porto di armi da difesa. Supporta una riforma delle leggi sull'immigrazione ed è favorevole a concedere la cittadinanza agli immigrati clandestini.

Punti di forza: è un oratore convincente ed è vicino alla gente; ha un certo ascendente nel partito, tanto da poter contare probabilmente già su un superdelegato nonostante i risultati deludenti delle primarie; potrebbe entrare in gioco per la vicepresidenza se avesse un bottino considerevole di delegati.
Punti deboli: è considerato un estremista; le sue politiche sono guardate con sospetto anche nel suo stesso partito; il carattere troppo veemente e impulsivo lo ha più volte messo in difficoltà; non ha ormai possibilità di raggiungere il quorum di delegati; i fondi a sua disposizione sono irrisori.

Fonti: Wikipedia, Washington Post, NY Times, CNN

mercoledì 23 gennaio 2008

Rassegna stampa repubblicana: Thompson si ritira, diario del GOP, la situazione dei delegati, tempi duri per Giuliani


Fred Thompson si ritira. La settimana scorsa il candidato aveva detto che il proseguimento della sua campagna sarebbe dipeso dal risultato in South Carolina, dove si è piazzato dietro Huckabee e non ha conquistato neanche un delegato, e infatti dopo alcuni giorni di riflessione, l'ex senatore del Tennessee ha deciso di chiudere qui la sua corsa. La sua decisione potrebbe avvantaggiare proprio Huckabee, che rappresenta gli ideali più conservatori dei Repubblicani, ma sono insistenti le voci che vorrebbero un endorsement di Thompson nei confronti di John McCain.

Diario del G.O.P.
Per il G.O.P. (il Grand Old Party, come viene soprannominato il Partito Repubblicano) si prospetta una settimana di riposo in preparazione delle primarie della Florida di martedì prossimo. Le votazioni di ieri in Louisiana sono infatti dei caucus parziali, e l'assegnazione dei delegati verrà decisa solo alle primarie del 9 febbraio, dopo il Super-tuesday, con un sistema studiato anche per non penalizzare la campagna elettorale dei candidati.
(Edit delle 18- leggendo in giro vedo un po' di confusione su questo punto: quelli tenutisi ieri in Louisiana sono dei caucuses per l'elezione dei delegati statali, collegati a liste che non rappresentano direttamente i candidati (l'unica eccezione è Ron Paul, che si è presentato con una sua lista e ha fatto campagna elettorale). Il 9 febbraio si terranno le primarie vere e proprie: se uno dei candidati supererà il 50%, i delegati eletti ieri e quelli eletti il 9 saranno assegnati a quel candidato, viceversa andranno alla convention "uncommitted", cioè senza indicazione di voto, e potranno appoggiare un candidato o l'altro.)
Chi non ha ceduto alle insistenze dei vertici per posticipare il voto è stata proprio la Florida, che così si è vista dimezzare da 114 a 57 i delegati previsti. A farne le spese sarà soprattutto Rudy Giuliani, che ha iniziato a fare campagna nello stato prima degli altri, e che proprio dalla Florida intende far partire la sua rincorsa.
Anche McCain guarda con interesse alla Florida, non tanto per il magro bottino di delegati, quanto perchè è la prima votazione riservata unicamente agli iscritti al partito, e visto che finora per McCain sono stati decisivi i voti degli indipendenti.


Curioso episodio capitato l'altroieri a Mitt Romney a Jacksonville, Florida. Al candidato mormone viene spesso rimproverato di avere un'immagine poco giovanile e degna di un padre di famiglia degli anni '50, così posando per una foto assieme ad un gruppo di giovani di colore, Romney ha pensato bene di intonare la canzone hip-hop "Who let the dogs out?", con tanto di ululato, suscitando imbarazzata ilarità tra i presenti.


Sempre a proposito di curiosità, Mike Huckabee è tornato a fare campagna elettorale assieme Chuck Norris, ormai suo supporter al seguito. L'attore e il pastore battista hanno partecipato ad una raccolta di fondi in Texas in un ranch che è stato anche il set di un film con Norris, e in un'atmosfera prettamente western.




Durante il barbecue, Chuck Norris ha attaccato frontalmente John McCain sostenendo che un 71enne non può guidare a lungo una nazione (Norris ha 67 anni). Huckabee, in imbarazzo per la gaffe, è corso ai ripari riconoscendo l'enorme forza d'animo dell'avversario. In seguito ha dimostrato la sua energia suonando rock and roll con la sua band.
La replica di McCain a Norris è arrivata a stretto giro di posta "Chiamerò mia madre che ha 95 anni e le chiederò di pulire con il sapone la bocca di Chuck Norris".


La situazione dei delegati
Come ieri per i Democratici, propongo un quadro riepilogativo della situazione generale dei delegati Repubblicani. Anche in questo caso ricordo che i delegati eletti verranno assegnati ufficialmente alle convention statali ma possono essere già contati. Visto che i superdelegati Repubblicani, oltre ad essere in numero minore, verranno eletti alle convention, non possono essere conteggiati sin da ora, quindi la tabella si limita ai delegati eletti e agli unpledged RNC. Per la definizione di Unpledged RNC rimando al vademecum.



(clicca per ingrandire)



Tempi duri per Giuliani
E' finalmente ai nastri di partenza la corsa dell'ex sindaco di New York, che ha deciso di trascurare i primi appuntamenti per concentrarsi sugli stati più importanti, e in particolare sul super-martedì. La scelta è dovuta al tentativo di concentrare gli sforzi e le risorse sui luoghi che contano, ma è comunque una corsa ad handicap, poichè in queste settimane, anche se si sono assegnati pochi delegati, si sono formate le intenzioni di voto di tutta la nazione.
A conferma di ciò, si vedano i sondaggi relativi alla Florida. Prima dell'inizio delle primarie, Giuliani era dato sicuro vincente nello stato con capitale Tallahassee, ma l'esposizione mediatica ha fatto crescere gli altri candidati, in particolar modo McCain e Romney che ormai sono ad un passo dal superarlo. Addirittura a New York, che doveva essere il feudo incontrastato di Giuliani, i sondaggi lo danno in netto calo, ma anche in questo caso le intenzioni di voto sembrano essere piuttosto ballerine.

Scopri il candidato più adatto a te

Electoral Compass USA

E' uno di quei test che su Internet vanno fortissimo, e mi sembra che abbia una certa attendibilità. Oltretutto è possibile scegliere di rispondere solo a domande su determinati argomenti.
Attraverso test sui temi della campagna, puoi scoprire quale candidato è più vicino alle tue posizioni. Le domande sono in inglese, se avete perplessità chiedete pure.
Per la cronaca, nell'ordine sono vicino a Obama, Edwards, Clinton e Paul.

Edit: c'è anche quest'altro test, ancora più specifico (grazie a m. per la segnalazione)
http://www.selectsmart.com/president/2008.html

martedì 22 gennaio 2008

Rassegna stampa democratica: analisi del voto, la situazione dei delegati, Edwards non molla

Dopo tre turni di voto in parti differenti dell'America (con una vittoria di Obama, una della Clinton e uno stato in cui praticamente si è impattato) gli spin-doctor che seguono il voto possono cominciare a rilasciare analisi sui vari aspetti dell'elettorato. Quello che più salta all'occhio riguarda l'età: si sapeva che Obama poteva contare soprattutto sull'elettorato giovane, ma ora si sa anche che non può contare sui più anziani.
Tra gli americani al di sopra dei 60 anni Obama ha fato registrare performance molto basse, al contrario della Clinton. In Iowa, ad esempio, il 45% di voti conquistati dalla Clinton proviene dagli ulta-65enni, contro il 18% di Obama. In New Hampshire la differenza è stata di 48 a 32, mentre in Nevada di 60 a 31. Su scala nazionale, i sondaggi danno la Clinon al 44% tra i più anziani, contro il 18% dell'avversario.

Intanto il tema dell'economia irrompe prepotentemente nelle primarie: dopo i mutui subprime della scorsa estate e soprattutto i crolli delle borse di questa settimana, con miliardi di dollari bruciati in poche ore, l'attenzione degli elettori si sposta su questi temi, a discapito di quei candidati che puntavano maggiormente sulla politica estera o sul sociale.
Nell'animato dibattito di ieri sulla CNN (con un serrato botta e risposta tra i candidati) la Clinton ha annunciato che, se verrà eletta, darà una nuova direzione all'economia statunitense modificando gli equilibri del mercato e tagliando le spese dell'amministrazione Bush. D'altronde anche il marito Bill, nel 1993, si trovò a dover azzerare il deficit lasciato da Bush sr.

La situazione dei delegati

La tabella che segue illustra il quadro generale di delegati e superdelegati assegnati finora. Per la definizione ddelle diverse tipologie di delegati vi rimando al post di ieri.
Alcune note metodologiche: i delegati eletti in Iowa e Nevada verranno ufficializzati solo alle convention statali tra aprile e maggio, ma comunque il loro numero è già conosciuto, e quindi sono inseriti in tabella come definitivi. I superdelegati invece esprimeranno il loro voto solo alla convention nazionale, e quindi finora è possibile solo avere delle stime. Mi sono basato su tre diverse ricerche (di CNN, CBS e Washington post) segnalando il range tra il minimo e il massimo di superdelegati attribuiti ai candidati.


(clicca per ingrandire)

Edwards non molla


Il deludente risultato del Nevada (che però era previsto, tanto che il candidato aveva lasciato lo stato prima del voto) John Edwards non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Da ex senatore della North Carolina, punta alle primarie di sabato per cercare un rilancio, ma soprattutto ha intenzione di giocarsela fino in fondo a dispetto dei sondaggi.
Puntando su una vittoria di McCain tra i Repubblicani, Edwards ha affermato ieri di essere l'unico del suo partito a poter affrontare il veterano del Vietnam: "McCain ha messo al centro della sua campagna la riforma fiscale. Dobbiamo contrapporgli qualcuno che non abbia mai preso soldi dai lobbysti di Washingotn. Tra noi tre, quello sono io". La sua volontà è stata confermata nel dibattito di ieri, in cui Edwards ha conquistato un buon gradimento a discapito degli altri due, litigiosissimi, contendenti.
E' quindi probabile che Edwards voglia correre fino alla fine, per conquistare il maggior numero possibile di delegati da poter poi gestire alla convention, nel caso in cui nè la Clinton nè Obama raggiungano da soli il quorum previsto.

Hillary parla in tv del caso Lewinsky

Come annunciato giorni fa, nel corso dell'intervista rilasciata la settimana scorsa al talk show di Tyra Banks, Hillary Clinton ha parlato dello scandalo sessuale che, proprio 10 anni fa, coinvolse suo marito e Monica Lewinsky.
Pur parlando di un fatto così doloroso e privato, la Clinton non ha perso la sua proverbiale freddezza, come potete vedere dal video tratto dalla MSNBC


Dopo un minuto di riassunto del caso Lewinsky, in cui veniamo a sapere che fine ha fatto Linda Tripp (l'amica della Lewinsky che fece scoppiare lo scandalo), Tyra Banks chiede alla Clinton come ha fatto a superare il momento peggiore della sua vita.
"Prima di tutto perchè avevo una grande fede, e ho riflettuto a lungo su cosa fosse giusto per me e la mia famiglia e non ho mai dubitato dell'amore di Bill per me [...] certamente ero in imbarazzo, ma soprattutto pregavo e riflettevo per fare la cosa giusta"
La Banks le chiede poi se le donne in situazioni simili le chiedono consigli
"Sì, sempre, e io dico loro che devono essere sincere con loro stesse, ogni storia è un caso a sè perchè io non conosco la vostra situazione, e non posso decidere per voi, ma quello che posso dirvi è di essere sincere, e fare quel che è giusto per voi"

lunedì 21 gennaio 2008

Vademecum delle primarie: delegati e super delegati

Uno degli aspetti più complessi nel già macchinoso meccanismo delle primarie riguarda la questione dei delegati, una questione che causa diversi dubbi e perplessità anche negli stessi addetti ai lavori - come dimostrano alcuni strafalcioni visti sulla stampa italiana nelle ultime settimane - e notevole curiosità tra gli altri, come testimonia l'interessante discussione nata tra i commenti del post di ieri sui risultati in Nevada.





Iniziamo col dire che esistono tre tipi di delegati: i delegati statali, i delegati nazionali (detti anche pledged delegates, cioè delegati garantiti) e i unpledged delegates (che nel caso dei Democratici si chiamano super delegati) . I primi sono i rappresentanti eletti direttamente dal popolo attraverso primarie e caucus, e sono loro a nominare i delegati nazionali che parteciperanno alla convention di partito di fine estate, e quindi il ruolo dei delegati statali è importante ma limitato a questa fase.

I delegati nazionali sono coloro che fisicamente voteranno per esprimere la candidatura del partito. Ad ogni stato è assegnato un numero di delegati proporzionale alla popolazione e quindi al peso elettorale sul totale nazionale.
I due partiti usano metodi diversi per assegnare i candidati: di norma, i Democratici usano un sistema proporzionale, e quindi se un candidato ottiene il 40% di voti, otterrà il 40% dei delegati statali. A volte però le cose non sono così automatiche, come è accaduto ieri in Nevada, perchè i delegati possono essere assegnati in base alle circoscrizioni elettorali. Lo sbarramento per ricevere delegati è fissato al 15%.
I Repubblicani lasciano invece ai singoli stati la responsabilità di decidere come assegnare i delegati, e quindi in alcuni stati vige un sistema proporzionale e in altri c'è un premio di maggioranza, come in South Carolina. Ogni stato decide anche la soglia di sbarramento.
E' da notare, anche per sottolineare la differenza con la nostra cultura politica, che i delegati nazionali in linea teorica non hanno un vero e proprio vincolo di mandato, ma questo solo perchè il rapporto fiduciario nato con la nomina prevede una regola non scritta per cui il delegato mantenga il proprio candidato di riferimento fino alla convention.


Superdelegati e unpledged delegates sono invece delegati non eletti da primarie e caucus. I superdelegati democratici generalmente sono dirigenti locali, membri del Congresso o governatori, non hanno vincolo di voto ed hanno quindi il compito di decidere la loro preferenza in base alla loro personale previsione sulle possibilità di successo del candidato, anche se è evidente che l'indicazione di voto popolare verrà tenuta in debita considerazione. Esprimono ufficialmente il loro voto alla convention nazionale, anche se in precedenza possono rilasciare delle dichiarazioni di indirizzo. Se un superdelegato lascia il proprio ruolo, muore o è impossibilitato a partecipare alla convention, non viene sostituito.
I Democratici hanno 3.253 delegati nazionali e 796 superdelegati, per un totale di 4.049 delegati, e un quorum di 2.025 da raggiungere per ottenere la nomination. Come si vede, il peso dei superdelegati è piuttosto influente.
Gli unpledged delegates repubblicani vengono invece eletti dalla base del partito alle convention statali, e possono anche essere assegnati ad uno specifico candidato. Una piccola percentuale di essi può diventare delegato vero e proprio in alcuni casi straordinari, ad esempio per delega, e viene definito unpledged RNC delegate member.
I repubblicani hanno 1.917 delegati nazionali e 463 delegati "unpledged" per un totale di 2.380 e un quorum da raggiungere di 1.191.

Le primarie viste dall'Italia

Che queste primarie siano le più avvincenti (e importanti) da molti decenni a questa parte è un dato di fatto incontestabile. Nell'era globale un evento così lontano dal punto di vista culturale e non solo geografico è a portata di click, come testimoniano nel nostro piccolo anche la quantità crescente di lettori di questo blog.

Girando per la rete ho trovato anche altri blog italiani che seguono le primarie in appoggio ad uno dei candidati. Eccone alcuni



Italy for Obama
Il blog supporta Barack Obama e ha creato una vera e propria community in favore del senatore dell'Illinois, e interventi anche in relazione alla politica di casa nostra.





Italian Bloggers for Obama 2008
Segue il percorso del candidato democratico alle Primarie con aggiornamenti sui risultati e sui sondaggi, e con un'ampia rassegna stampa.


Ma non c'è solo Obama a conquistare il cuore degli internauti





Italian Bloggers for Giuliani 2008
Per seguire la campagna elettorale dell'ex sindaco di New York con un'ampia rassegna di video e comunicati dagli Usa


L'unico (ad oggi) sito italiano dedicato alla campagna elettorale di John McCain, con video e rassegna stampa (grazei ad ale per la segnalazione)







Italiani per Ron Paul
Il candidato con il più grande seguito sul Web ha anche da noi un sito di sfegatati supporter, che seguono i risultati delle primarie e illustrano il programma e gli interventi di Ron Paul.







Italian Bloggers for Ron Paul 2008

Altro blog dedicato a Ron Paul (grazie a Gerontion per la segnalazione), l'aggregatore italiano di blogger dedicato al candidato libertario.







Italiani per Fred Thompson

Da noi Fred Thompson è conosciuto prevalentemente per la sua partecipazione alla serie "Law & Order", ma questo blog si propone di rilanciare anche in Italia l'immagine del politico Thompson, probabilmente il più conservatore dei candidati alla Casa Bianca.

Non ho trovato blog o siti di supporter degli altri candidati, se ne conoscete (o ne avete uno), vi prego di segnalarmelo nei commenti di questo post e provvederò ad aggiungerlo anche nel blogroll in basso a destra.

Infine segnalo un altro link, non di un blogger ma di un giornalista professionista



Il cuore del mondo è il blog di Marcello Foa, inviato speciale di politica internazionale de "il Giornale". Pur non essendo un lettore abituale di quella testata, ritengo che gli articoli di Foa siano i più completi e compententi tra quelli dei cronisti italiani che seguono le primarie.

domenica 20 gennaio 2008

Risultati 19 gennaio: Nevada e South Carolina

Nonostante la Clinton abbia ottenuto più voti, Obama conquista un delegato in più in virtù del meccanismo elettorale: la Clinton ha infatti vinto a Las Vegas e nei centri più popolosi, ma Obama ha conquistato un maggior numero di distretti. Gli ultimo 8 delegati del Nevada verranno comunque assegnati nella convention statale di aprile, al momento due di solo sono dati vicini alla Clinton, e uno a Obama. In Nevada Romney come previsto vince senza problemi. Buon risultato di Ron Paul.

In South Carolina McCain prevale per poche migliaia di voti, ma il meccanismo di assegnazione dei delegati gli assegna un ampio premio di maggioranza.


Democratici

GENNAIO

19 gennaio: Nevada

Hillary Clinton: 50,71% (12 delegati)
Barack Obama: 45,19% (13 delegati)
John Edwards: 3,75%
Dennis Kucinich: 0,05%
Repubblicani


GENNAIO
19 gennaio: Nevada

Mitt Romney: 51,10% (18 delegati)
Ron Paul: 13,73% (4)
John McCain: 12,75% (4)
Mike Huckabee: 8,16% (2)
Fred Thompson: 7,94% (2)
Rudy Giuliani: 4,31% (1)
Duncan Hunter: 2,01%

19 gennaio: South Carolina

John McCain: 33% (19 delegati)
Mike Huckabee: 30% (5)
Fred Thompson: 16%
Mitt Romney: 15%
Ron Paul: 4%
Rudy Giuliani: 2%

sabato 19 gennaio 2008

Profili: Ron Paul

Ronald Ernest "Ron" Paul

L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9d/Ron_Paul%2C_official_Congressional_photo_portrait%2C_2007.jpg/160px-Ron_Paul%2C_official_Congressional_photo_portrait%2C_2007.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Repubblicano
Età: 73 anni
Professione: ex-ufficiale medico nell'U.S. air Force e nella Air National Guard, ostetrico e ginecologo, candidato presidente per il Libertarian party nel 1988, deputato del Texas dal 1975 al 1985 e dal 1997 ad oggi.
Fondi raccolti: 5.204.218 $
Budget: 5.443.667 $

Il più anziano fra i contendenti repubblicani è anche quello dalle idee più rivoluzionarie e fuori dagli schemi. A dispetto dell'età Paul ha ottenuto una enorme visibilità da Internet, ed è senza dubbio il candidato che ha raccolto il maggior numero di adesioni e consensi sulla rete, a cui però non corrisponde una eguale visibilità sui mezzi di informazione, accusati più volte di voler oscurare volutamente il candidato.

Il suo è un conservatorismo di ispirazione prettamente liberale e libertaria che molto spesso lo ha messo ai margini (se non addirittura fuori) del Partito Repubblicano, che mal sopporta le sue proposte per una deregulation in favore dei singoli stati, e per un calo drastico delle tasse da ottenere con un serio "dimagrimento" della struttura del governo federale. Ma sono soprattutto le sue idee in politica estera a fare scalpore, e a metterlo in contrapposizione frontare con la dottrina Bush, quelle idee che gli hanno fatto conquistare il consenso di molti americani (tra cui moltissimi giovani) ma che lo fanno anche guardare con sospetto (il conservatore Glenn Beck ha definito una parte dei supporter di Paul "dei terroristi").

Le prime battute delle primarie 2008 di Ron Paul non sono state molto positive, non tanto dal punto di vista dei risultati (ha conquistato 2 delegati) quanto per le polemiche delle ultime settimane. Dopo il primo caucus in Iowa, su molti siti di sostenitori del candidato sono apparse notizie riguardanti sabotaggi ai danni di Paul, ma è soprattutto sul New Hampshire che si concentrano i dubbi. Nonostante Paul non sia fra coloro che hanno chiesto il riconteggio, secondo alcune fonti le frodi avrebbero impedito al candidato di piazzarsi al terzo posto.
Infine, Ron Paul è stato escluso dal dibattito tra i candidati repubblicani tenutosi il 6 gennaio, due giorni prima nel votazioni in New Hampshire, e trasmesso dalla FOX, che è stata poi subissata dalle proteste.
Ron Paul è sposato dal 1957 con Carol Wells, da cui ha avuto 5 figli.

Le presidenziali del 1988
Esattamente 20 anni fa, Ron Paul si candidò a Presidente degli Stati Uniti con il Libertarian Party, il terzo partito del panorama politico americano (oggi praticamente sparito, senza rappresentanti al Congresso).
La carriera politica di Paul inizia negli anni '70: lasciato l'Esercito, si specializza in ostetricia e ginecologia, quindi inizia ad esercitare in South Carolina e Texas, diventando noto per offrire prestazioni gratuite o facilitate ai meno abbienti. Proprio in Texas diventa delegato alla convention repubblicana e nel 1976 viene eletto alla Camera dei Rappresentanti, primo repubblicano di quell'area. Nello stesso anno è uno dei 4 delegati repubblicani ad appoggiare la candidatura di Ronald Reagan invece di Gerald Ford, che poi verrà sconfitto da Jimmy Carter.
Anche nel 1980 appoggia fortemente Reagan, stavolta con successo. Negli anni immediatamente successivi, tuttavia, entra in rotta di collisione con il Partito Repubblicano, e si mostra critico sia con il Presidente Reagan sia con il suo vice George Bush sr. a causa delle politiche economiche che hanno aggravato il deficit statunitense.
Allo scadere del secondo mandato di Reagan, Ron Paul si candida alle primarie del Libertarian Party, la formazione a cui intanto ha aderito, e le vince superando l'attivista sioux Russel Means.
Nel corso della campagna elettorale Paul ha modo di far conoscere all'America le sue idee in tema di fisco, libero mercato e diritti, ottenendo molti consensi. Ovviamente il Libertarian Party non poteva in nessun modo essere competitivo per la vittoria finale, e Ron Paul arrivò terzo dietro George Bush e il democratico Michael Dukakis totalizzando 431.750 voti.
Ron Paul ha ricordato di aver capito più cose dell'America durante la campagna elettorale che in tutto il resto della sua vita, ed è cominciato proprio qui il suo ottimo rapporto con i giovani.

Posizioni politiche e programma di Ron Paul
Le posizioni di Ron Paul sono ispirate ad una commistione di valori profondamente conservatori nei temi sociali e posizioni estremamente liberali soprattutto in politica economica. E' soprannominato "Dr. No" per la sua opposizione a moltissime proposte legislative.

  • Politica estera: Paul è un sostenitore del non-interventismo degli Usa. Afferma che gli Stati Uniti devono evitare di inviare truppe nel mondo, e devono combattere le guerre solo per proteggere i propri cittadini. Ha votato contro la guerra in Iraq (unico tra i repubblicani candidati a queste primarie) ritenenendola inutile per la lotta al terrorismo. E' favorevole all'uscita degli Usa dalla Nato e dall'Onu, ritenute organizzazioni che vogliono superare la sovranità nazionale. E' contrario ad ogni ipotesi di guerra contro l'Iran, mentre appoggia l'invio di una missione umanitaria in Darfur.
  • Lotta al terrorismo: Paul, che considera gli attentati dell'11 settembre un atto di pirateria, è il fautore di una dottrina che, basandosi sull'Articolo 1 della costituzione statunitense, invitava a ricercare e colpire i singoli terroristi invece che dichiarare guerra ad altri stati. Paul rifiuta ogni teoria della cospirazione, ma spinge per riaprire le indagini sull'inefficienza dei servizi segreti nel prevenire gli attentati del 2001.

  • Commercio estero: da sostenitore del libero scambio, Paul è contrario agli accordi commerciali tra gli stati nordamericani appartenenti alla NAFTA, e propone l'abbattimento di tutte le barriere, sull'esempio di Hong Kong. E' contrario all'embargo contro Cuba.
  • Immigrazione: Paul, che appoggiò la dottrina Reagan di difesa dei confini, ritiene che l'immigrazione clandestina mini il welfare e la sicurezza sociale e che vada quindi scoraggiata. Nonostante chieda un trattamento solidale nei confronti degli immigrati, è contrario ad ogni ipotesi di sanatoria dei clandestini perchè favorirebbe ulteriore illegalità. E' contrario a concedere la cittadinanza americana ai figli degli immigrati clandestini.

  • Politica economica: Paul sostiene un drastico calo delle tasse attraverso un"dimagrimento" molto sensibile della struttura statale. Innanzitutto vorrebbe abolire una serie di istituzioni, tra cui la Federal Reserve, e molte agenzie governative e ministeri, ritenuti "burocrazia inutile". Paul accusa la Federal Reserve di aver creato l'inflazione limitando il ruolo degli stati e del governo federale. Paul supporta la lotta non violenta di chi rifiuta di pagare tasse ritenute ingiuste. E' a favore di severi tagli alla spesa del governo federale ed è contrario a qualsiasi intromissione della politica nel mercato.
  • Politiche sociali: tutte le politiche sociali di Paul si basano sul concetto che il governo federale non deve intromettersi nella vita privata dei cittadini. Ad esempio ritiene che le preghiere all'interno delle scuole pubbliche non debbano essere permesse o proibite dallo stato. E' stato uno dei primi politici ad occuparsi di Internet, schierandosi contro ogni forma di regolamentazione o tassazione: per lui la rete deve essere territorio neutrale, e per questo è arrivato al punto di votare contro una legge studiata per individuare i molestatori di bambini. E' uno strenuo difensore del diritto di detenere e portare armi da fuoco. Ha votato contro il Patriot Act nel 2001 e si è opposto al ripristino del servizio di leva. E' un difensore del diritto alla vita e perciò contrario all'aborto, anche se ritiene che i singoli stati debbano decidere. Supporta la ricerca sulle cellule staminali, per cui ha proposto un regime fiscale agevolato, ed ha votato contro il divieto di clonazione umana. Ritiene che la definizione di matrimonio si addica solo ad una coppia eterosessuale ma, in linea con i suoi principi, si oppone ad ogni definizione federale ed ha votato contro un tentativo di ridefinizione del matrimonio all'interno della costituzione. E' contrario alla pena di morte a livello federale, ma lascia libertà di decisione ai singoli stati.
  • Politica interna: ritiene che tutti coloro che danneggiano l'ambiente andrebbero perseguiti. E' favorevole all'energia nucleare pulita. Ha in mente una riforma del sistema sanitario che incoraggi investimenti privati, abbatta le tasse per le famiglie e permetta libertà di scelta tra pubblico e privato. E' però contrario ad allargare il servizio sanitario nazionale a chiunque. E' favorevole all'uso di marijuana a scopo terapeutico. E' un antiproibizionista, e si è espresso a favore della legalizzazione delle droghe leggere, e ad un trattamento della tossicodipendenza come problema medico.
  • Legge elettorale: da ex esponente di un piccolo partito come il Libertarian Party, è favorevole ad una riforma elettorale che permetta anche a terze forze e indipendenti di entrare nel Congresso e superare lo strapotere dei due grandi partiti.

Punti di forza: ha un seguito di supporter agguerritissimi, degno di una rockstar; nei luoghi in cui ha fatto direttamente campagna elettorale ha sempre ottenuto ottimi risultati; da outsider ha conquistato vastissimi consensi su Internet; è ben visto dagli indipendenti.
Punti deboli: il suo programma politico è del tutto rivoluzionario; il suo stesso partito lo osteggia; è poco considerato dai media; è avversato da tutti gli apparati statali che vorrebbe smantellare

Fonti: Wikipedia, New York Times, Washington Post, CNN

venerdì 18 gennaio 2008

Verso il voto: le primarie repubblicane in South Carolina



Il fronte repubblicano è diviso fra due stati molto diversi, e dal peso differente. Oltre al Nevada, si vota anche nella Carolina del Sud, con una settimana d'anticipo sul turno dei democratici. E' la prima tornata elettorale in uno stato "sudista" ed è quindi un test molto importante per saggiare le reali possibilità di alcuni candidati particolarmente radicati nel territorio.

La Carolina del Sud ha una superficie di 82.965 kmq e una popolazione di 4.198.068 abitanti. I delegati in palio per i Repubblicani sono in totale 44, ma il sistema di assegnazione è piuttosto complesso: 18 delegati andranno al candidato che riceverà più voti in ognuno dei sei distretti congressuali, mentre gli altri 26 verranno assegnati nella convention statale al candidato che avrà ricevuto più voti in tutto lo stato. Altri 3 delegati saranno poi scelti dai leader di partito.

John McCain guarda con speranza e apprensione alla South Carolina. Nel 2000 fu questo turno a mandare in frantumi le sue speranze, con una sonora vittoria di George W. Bush. In quel caso, McCain fu vittima di una campagna diffamatoria ad opera del suo stesso partito: alla vigilia del voto, qualcuno sparse la notizia che il veterano del Vietnam avesse un figlio illegittimo di colore, notizia rivelatasi ben presto falsa. Domani McCain potrebbe ottenere una rivincita a 8 anni di distanza.
I sondaggi pre-elettorali di dicembre davano testa a testa McCain e Huckabee, ma le rilevazioni dell'ultima settimana danno il primo in vantaggio di circa 7 punti, al 29%. Huckabee può però contare su una notevole base di elettori di fede evangelica.
La Carolina sarà una tappa fondamentale per Fred Thompson, che finora ha raccolto ben poco: nei sondaggi dell'autunno scorso era in testa nello Stato, ma poi è stato oscurato nel suo conservatorismo dallo stesso Huckabee. Thompson, che è nato in Alabama ed è stato senatore del Tennessee, punta molto sugli stati del sud per recuperare terreno, ed egli stesso ha ammesso che un risultato negativo sabato potrebbe indurlo al ritiro.
Quasi fuori dai giochi Romney che, nonostante fosse in ripresa nei sondaggi, ha preferito concentrarsi maggiormente sul Nevada.

Verso il voto: il caucus in Nevada



Sabato 19 le primarie fanno tappa in Nevada, e i seggi per i caucus saranno aperti anche nei casinò di Las Vegas, almeno per i Democratici. Un giudice federale ha infatti rigettato il ricorso di alcune rappresentanze sindacali (vicine alla Clinton) che protestavano per il vantaggio che questa scelta avrebbe portato ai votanti che lavorano in alberghi e casinò (e appartenenti a sindacati vicini a Obama) nei confronti di tutti gli altri votanti che lavorano in altri posti il sabato sera.

Il Nevada ha una superficie di 286.585 kmq (il settimo stato più grande degli Usa), e una popolazione di 2.334.771 abitanti.
Per entrambi i partiti la forma di voto è quella del caucus chiuso, per i Democratici ci sono in ballo 33 delegati, mentre per i Repubblicani sono 34 i delegati che verranno poi ufficialmente nominati nella convention statale del 26 aprile e che andranno alla convention nazionale per la scelta del candidato.

Per quanto riguarda i Democratici, la sfida è di nuovo tra Obama e la Clinton, con quest'ultima favorita, nono solo per il rinnovato slancio della sua campagna negli ultimi giorni, ma anche per il vasto consenso raccolto tra la popolazione di origine ispanica, che rappresenta una fetta considerevole dell'elettorato.
I sondaggi pre-elettorali di dicembre davano la Clinton al 34% e Obama al 26%, ma molte cose sono cambiate da allora, e proprio questa settimana in più grande sindacato dello stato ha ufficialmente appoggiato la campagna di quest'ultimo, alterando quindi il precedente equilibrio. Terzo incomodo è come sempre Edwards, che spera in un risultato importante grazie all'appoggio degli indipendenti, che possono registrarsi nel momento stesso del voto pur non facendo parte del partito.
Proprio Edwards in settimana ha attaccato Obama riguardo una sua frase su Reagan (Obama aveva paragonato la voglia di cambiamento degli eelttori democratici a quella che portò i repubblicani ad eleggere Reagan), ricordando i danni portati agli Usa da quella elezione, ma in molti hanno sottolineato che l'affermazione di Edwards è stata fuori luogo, visto che Obama non ha parlato dell'azione politica dell'ex presidente, ma solo dei sentimenti che favorirono la sua elezione.

Tra i Repubblicani, si segnala la decisione di Mitt Romney, che proprio oggi ha lasciato il South Carolia per spostarsi proprio in Nevada, dove condurrà le ultime ore di campagna elettorale. L'ex governatore del Massachusetts ha quindi definitivamente rinunciato all'idea del colpaccio nello stato del sud per concentrarsi dove ha maggiore possibilità di vincere.
I sondaggi pre-elettorali di un mesa fa davano favorito Rudy Giuliani con il 25%, seguito a poca distanza da Romney. Proprio l'impegno elettorale di quest'ultimo, maggiore rispetto ai rivali, potrebbe risultare decisivo. Anche Ron Paul ha fatto campagna in Nevada, e spera in un buon piazzamento, visto anche il gran numero di indecisi (il 14%). avranno poco peso gli indipendenti, visto che per votare nel caucus repubblicano occorre iscriversi almeno 30 giorni prima.

giovedì 17 gennaio 2008

Rassegna stampa: il 19 si vota, scoppia la pace tra Hillary e Obama, Romney insidia McCain nei sondaggi

Neanche il tempo di riprendere il fiato dal turno azzoppato di martedì, e la macchina delle primarie si rimette già in moto, e sabato 19 sarà la volta del Nevada per entrambi i partiti e del South Carolina solo per i Repubblicani.
Si tratta di un turno non decisivo, ma nella attuale fase, in cui i candidati dei due schieramenti si distanziano per una manciata di delegati, un buon risultato prima del Super Tuesday del 5 febbraio può essere importantissimo.

Scoppia la pace tra Hillary e Obama

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Dopo le dure polemiche degli ultimi giorni scoppiate dopo le parole della Clinton a proposito di Martin Luther King, e la veemente reazione dello staff di Obama, i due candidati democratici si sono riconciliati davanti alle telecamere nel corso di un dibattito a Las Vegas.
La Clinton e Obama hanno sotterrato l'ascia di guerra, minimizazando i loro scontri e addossando la responsabilità delle polemiche ai loro sostenitori, definiti "esuberanti e talvolta incontrollabili". La ex first lady approfittato della tregua per sferrare un duro attacco contro George W. Bush, accusato di aver mendicato dagli sceicchi sauditi un ribasso del prezzo del petrolio.
Dal canto suo, Obama ha cercato di fare tesoro delle recenti incomprensioni della rivale con la comunità ispanica, e infatti la sua campagna elettorale si è spostata proprio fra i latini, imitando così la Clinton, che giorni fa è stata vita a Los Angeles fare incetta di tacos.
Il senatore nero dell'Illinois ha ricevuto intanto l'appoggio dell'influente senatore del Vermont Patrick Lehay, che si va ad aggiungere a quello di John Kerry. Evidentemente qualcosa si sta muovendo nei piani altri dei Democratici, i cui pezzi grossi cominciano a credere nella possibilità di sostenere Obama. Ma proprio nello stesso frangente, i sondaggi della Msnbc riportano che la Clinton, per la prima volta dalle votazioni in Iowa, vede crescere il proprio consenso a discapito di Obama, la cui corsa sembra essersi arrestata.
Dopo l'ottima performance del dibattito del Nevada, le quotazioni della Clinton rischiano di schizzare da domani sera, quando andrà in onda l'intervista-confessione della ex-first lady nel talk show di Tyra Banks. Come spiega Marcello Foa, dopo le lacrime della settimana scorsa, la Clinton ha sfruttato un altro asso nella manica parlando nientemeno che del caso Lewinsky.

Romney insidia McCain nei sondaggi
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La prevedibile ma larga vittoria nel Michigan fa spiccare definitivamente il salto di qualità alla campagna di Mitt Romney, che altrimenti sarebbe finita ancora prima di cominciare.
I sondaggi, come già accaduto per i Democratici, sono abbastanza ballerini, e proprio il voto in Michigan ha dimostrato la loro scarsa affidabilità. In ogni caso, il sondaggio giornaliero condotto dalla Rasmussen Report vede McCain perdere due punti negli ultimi due giorni e scendere al 22%, mentre Romney sale dal 13 al 15%, ma secondo questo sondaggio in testa c'è Huckabee, con il 23%. Il sondaggio della Quinnipiac University per il New York Times è invece più cauto: in testa c'è McCain con il 22%, seguito da Giuliani con il 20%. Romney e Huckabee sono appaiati al 19%.
Non c'è dubbio che nello staff di McCain c'è una certa apprensione, se è vero che si sta puntando con tutte le forze su una vittoria nel doppio voto di sabato, come vedremo nella guida al voto che pubblicherò domani.

mercoledì 16 gennaio 2008

Risultati 15 gennaio: Michigan

Tutto come previsto nelle primarie "azzoppate" del Michigan: Hillary Clinton, senza rivali, supera il 50% ma non sfonda, Mitt Romney vince senza problemi nel suo stato natale.
A causa delle controversie sulla data del voto, per i Democratici il Michigan non ha assegnato nessun delegato, e il voto è stato quindi solo simbolico, mentre per i Repubblicani sono stati assegnati solo 30 delegati, metà di quelli originariamente previsti.

RISULTATI DEFINITIVI

Democratici

GENNAIO

15 gennaio: Michigan

Hillary Clinton: 55,4%
Uncommitted: 39,9%
Dennis Kucinich: 3,7%
Chris Dodd (ritirato): 0,6%
Mike Gravel: 0,4%

Repubblicani


GENNAIO

15 gennaio: Michigan

Mitt Romney: 38,9% (24 delegati)
John McCain: 29,7% (5)
Mike Huckabee: 16,1% (1)
Ron Paul: 6,3%
Fred Thompson: 3,7%
Rudolph Giuliani: 2,8%
Uncommitted: 2,1%
Duncan Hunter: 0,3%

Chuck Norris per Mike Huckabee

In attesa dei risultati in Michigan posto un video girato dall'attore Chuck Norris, il noto "Walker Texas Ranger", in favore di Mike Huckabee.
Nello spot, Huckabee legge alcuni dei cosiddetti "facts" riguardanti Chuck* , mentre l'attore elenca le caratteristiche del candidato.





* "Per proteggere le frontiere americane bastano due parole: Chuck Norris". "Non c'è mento dietro la barba di Chuck Norris: c'è solo un altro pugno", "Chuck Norris non fa flessioni, spinge in giù la terra", "Chuck Norris non fa campagna elettorale, dice agli americani cosa devono fare"

martedì 15 gennaio 2008

Aggiornamenti: la Clinton contestata dalla comunità nera

Nella rassegna stampa di ieri avevo accennato alla dichiarazione di Hillary Clinton a proposito delle lotte di Martin Luther King, che aveva suscitato reazioni critiche da parte della comunità nera. Sembrava tutto finito dopo la rettifica della ex first lady, ma la vicenda ha avuto un ulteriore seguito ieri, quando la Clinton è stata duramente contestata dalla comunità nera e ispanica di Manhattan.
La candidata democratica doveva presenziare ad una manifestazione del più grande sindacato di lavoratori di servizi, ma il suo arrivo è stato salutato da una salva di fischi. Ad una settimana dalle commemorazioni d Martin Luther King, la Clinton ha infatti rilasciato alcune dichiarazioni alla FOX in cui sembrava sminuire il ruolo di King nelle lotte civili, attribuendo all'allora presidente Lyndon Johnson il merito di aver riconosciuto i diritti dei neri.
Barack Obama ha stigmatizzato queste dichiarazioni costringendo l'avversaria al dietro-front e accendendo una disputa che ha oscurato gli altri temi della campagna elettorale.
La contestazione di lunedì è particolarmente significativa in quanto la Clinton è sempre stata considerata la candidata preferita da ispanici e afroamericani.

Capitolo riconteggio: domani comincerà la verifica manuale dei voti del New Hampshire contestati da Howard e Kucinich, riconteggio che prevedibilmente durerà diversi giorni.

Profili: Barack Obama

Barack Hussein Obama Jr.

L'immagine

Democratico
Età: 47 anni
Professione: avvocato, professore di legge, senatore junior dell'Illinois
Fondi raccolti: 20.419.020 $
Budget: 36.087.191 $

L'unico afroamericano nel Senato degli Stati Uniti, il primo nero a concorrere alle primarie per la Casa Bianca. Da quando, nel 2004, pronunciò il discorso il discorso introduttivo alla convention democratica il giovane senatore dell'Illinois si è imposto all'attenzione dei media, non solo in patria, e nel giro di tre anni è diventato uno degli esponenti di punta del partito sconfiggendo molti pregiudizi, raccogliendo un numero impressionante di fondi per la campagna elettorale e crescendo esponenzialmente nei sondaggi.

Famoso per la sua grande abilità oratoria, che però non corrisponde ad una uguale bravura nel dibattito con gli avversari politici, Obama nella sua (finora breve) carriera politica è riuscito a collaborare fattivamente sia con i democratici che con i repubblicani.
La grande sfida del "kennedy nero" è quella di accreditarsi in maniera credibile come presidente: un successo nelle primarie potrebbe infatti non essere sufficiente per ottenere la nomination, visto che saranno decisivi i voti dei dirigenti del partito (i cosiddetti super-delegati), che non lo ritengono sufficientemente competitivo in vista delle presidenziali.

Di madre americana e padre kenyota ex pastore di capre, Obama è nato alla Hawaii quando i suoi genitori erano giovani studenti universitari. Obama è sposato dal 1992 con Michelle Robinson, da cui ha avuto due figlie di 9 e 7 anni.

Infanzia e anni di formazione
Quando il piccolo Barack ha due anni, i suoi genitori si separarono e successivamente divorziarono, e lui rimase con sua madre, Ann Durham del Kansas, mentre il padre andò ad Harvard, conseguì un dottorato e in seguito tornò a vivere in Kenya. Qui morì in un incidente stradale nel 1982, dopo aver rivisto il figlio in una sola occasione.
Ann Durham sposò dopo poco tempo un altro studente straniero, Lolo Soetoro, proveniente dall'Indonesia. Nel 1967, Barack si trasferì a Giakarta al seguito della nuova famiglia: qui frequentò le scuole elementari e nacque la sorellastra Maya.
All'età di dieci anni, Obama tornò ad Honolulu per ricevere un'istruzione migliore, ed andò a vivere con i nonni materni.
L'adolescenza vissuta senza un padre in una famiglia bianca e in una società ancora divisa da tensioni razziali è stata raccontata dallo stesso Obama nel suo libro "Dreams from my father", in cui Barack confessa anche di aver fatto uso di alcool, marjiuana e cocaina.
Dopo il diploma della high school, Obama si trasferisce a Los Angeles per frequentare il college, e lui stesso racconta che proprio il trasferimento in una grande metropoli continentale sarà decisivo nella sua scelta di occuparsi di politica. Frequenta con ottimi risultati la prestigiosa Columbia University, si laurea in scienze politiche e si trasferisce a Chicago per dirigere un progetto no-profit in favore dei residenti dei quartieri poveri.
Nel 1988 entra ad Harvard per studiare giurisprudenza, si laurea con lode nel 1991 e come avvocato associato lavora per difendere organizzazioni in favore dei diritti civili. Nel 1992 inizia ad occuparsi di politica supportando la candidatura di Bill Clinton e portandogli circa 100.000 voti. Dal 1993 fino alla sua elezione in Senato nel 2004 insegna legge all'Università di Chicago.

Posizioni politiche e programma di Barack Obama
La linea politica di Obama è ispirata ai principi liberal e socialdemocratici, sia sui temi sociali che sulla politica estera, anche se le posizioni sono meno progressiste sul tema dei gay e dell'immigrazione.

  • Politica economica: Obama è contrario al taglio delle tasse approvato da Bush in quanto aiuterebbe solo i più ricchi; propone un sistema di tassazione mirato a diminuire il deficit e una politica di tagli alle spese federali; è un oppositore dell'influenza delle lobby.

  • Politiche sociali: è contrario agli aiuti alle scuole private, supporta invece l'istruzione pubblica e appoggia un aumento di stipendio (con "premi") agli insegnanti. Il suo programma prevede la nascita di un sistema sanitario che fornisca assistenza a tutti i cittadini, anche a chi non può permettersi una assicurazione, che obblighi i datori di lavoro a pagare le cure per i propri impiegati, che consenta cure a tutti i bambini e che permetta di scegliere tra sanità pubblica e privata. Obama è favorevole all'aborto, anche se la Clinton lo ha accusato di scarsa chiarezza su questo punto. E' contrario ai matrimoni gay, ma favorevole a forme di tutela dei diritti delle coppie di fatto dello stesso sesso. E' favorevole alla ricerca sulle cellule staminali.

  • Immigrazione: appoggia un programma di accoglienza dei lavoratori stranieri e chiede che vengano gradulamente regolarizzati gli immigrati clandestini, poichè giudica impraticabile l'ipotesi di espellere 12 milioni di clandestini. In passato ha però appoggiato alcune risoluzioni di Bush, come la costruzione di una barriera di 1100 km tra Usa e Messico.

  • Politica interna: appoggia una politica di limitazione della vendita di armi per uso di difesa personale, stabilendo nuovi requisiti per il possesso (la National Rifle Association lo giudica un "nemico dei diritti dei possessori di armi"). E' favorevole alla pena di morte solo in casi eccezionali. Si è impegnato a diminuire le emissioni di gas serra e di migliorare la qualità di aria e acqua tramite la riduzione dell'inquinamento.

  • Politica estera: forte del non aver votato a favore della guerra in Iraq, Obama è favorevole al ritiro immediato e scaglionato delle truppe americane, per cui ha già votato in diverse occasioni. Nel 2007 ha presentato in Senato un piano di De-escalation dall'Iraq. E' contrario all'uso della forza militare contro l'Iran. Obama è amico di Israele ma è visto con sospetto dal governo di Tel Aviv a causa della sua vicinanza alla causa palestinese.
Punti di forza: rappresenta meglio di tutti il rinnovamento; ha dalla sua parte i giovani, che si sono iscritti in massa alle liste elettorali; la sua crescita nei sondaggi è costante; sul lungo periodo potrebbe accreditarsi come possibile candidato; potrebbe prendere voti tra gli indipendenti e i simpatizzanti repubblicani
Punti deboli: la scarsa esperienza politica; il pregiudizio razziale ancora presente in molte zone dell'America; lo strapotere mediatico ed economico di Hillary Clinton; l'ostilità delle lobby; lo scetticismo dei dirigenti del partito, che non lo vedono come possibile candidato.

Fonti: Wikipedia, Washington Post, The audacity of hope, CNN

lunedì 14 gennaio 2008

Verso il voto: le primarie in Michigan



Manca un giorno alla nuova tornata elettorale delle Primarie 2008, che questa settimana fanno tappa in Michigan.
Il Michigan ha una superficie di 250.941 kmq con una popolazione di 10.112.620 abitanti.
Le primarie del 2008 in questo stato hanno più che altro un valore simbolico, visto che il peso politico del Michigan è stato quasi azzerato a causa di dissidi interni. Lo Stato del Michigan ha infatti deciso di anticipare la tornata elettorale al 15 gennaio, rifiutando la data del 5 febbraio, caldeggiata da entrambi i partiti. A seguito di questa presa di posizione, il Partito Democratico ha privato il Michigan di tutti i suoi delegati, mentre il Partito Repubblicano ha dimezzato il numero di rappresentanti che saranno eletti.

Per i Democratici concorreranno Hillary Clinton, Dennis Kucinich e Mike Gravel, che hanno deciso di rimanere in corsa anche se solo per un risultato simbolico. Sia John Edwards che Barack Obama (di quest'ultimo pubblicherò il profilo domani) non concorreranno personalmente, ma negli ultimi giorni i loro sostenitori stanno facendo campagna elettorale per votare "Uncommitted", nella speranza che questi voti limitino il prevedibile successo di Hillary, attestata attorno al 56%.
In casa democratica, dopo una crescita nei consensi a seguito della vittoria in New Hampshire, le quotazioni della Clinton si sono nuovamente fermate mentre sono ancora in crescita quelle di Barak Obama. Il senatore nero, in un sondaggio condotto tra sabato e domenica, avrebbe il 39% dei consensi contro il 29% della ex first lady, a conferma del fatto che i sondaggi in questo momento sono alquanto schizofrenici, e rispecchiano l'indecisione di fondo dell'elettorato dell'asinello.
In settimana, Hillary Clinton è anche stata protagonista di un mezzo incidente diplomatico con la comunità nera, dopo aver rilasciato alcune dichiarazioni in risposta ad Obama che sembravano sminuire il valore dell'azione civile di Martin Luther King e degli attivisti per la parità di diritti. La Clinton ha subito rettificato le sue affermazioni, accusando però i sostenitori di Obama di aver distorto il senso delle sue parole.

Tra i Repubblicani la sfida è più accesa, anche perchè il numero di delegati, anche se dimezzato, è comunque cospicuo. Il favorito è Mitt Romney, la cui stella è però offuscata nei sondaggi a favore di John McCain, proiettato in testa ai consensi dopo la vittoria in New Hampshire: un sondaggio di sabato dà il veterano del Vietnam al 32% contro il 26% del governatore del Massachusetts.
In Michigan Romney potrebbe perdere inoltre consensi a favore di Mike Huckabee, dividendosi con lui i votanti di ispirazione religiosa: nello statoè infatti presente una cospicua comunità di evangelici (il 46% della popolazione), che potrebbero dare il proprio appoggio al pastore battista piuttosto che al mormone Romney. Tuttavia quest'ultimo può sperare in un successo anche per motivi di famiglia: è nato in Michigan e suo padre George ne è stato governatore.
Un sondaggio McClatchy-Msnbc sul Michigan dà Romney al 30%, McCain al 22% e Huckabee al 17%. Giuliani è attestato al 7%, ma non ha fatto campagna elettorale in Michigan.

domenica 13 gennaio 2008

Vademecum delle primarie: cos'è un caucus


Inizio con questo post una serie di spiegazioni dei termini e dei meccanismi che caratterizzano le primarie e, in seguito, le elezioni presidenziali. Si inizia con uno dei termini che, almeno da noi, sentiamo pronunciare solo ogni quattro anni: caucus.

Il termine deriva dal linguaggio dei nativi americani e significa "riunione dei capi tribù". Il caucus è quindi un incontro tra i membri di un partito politico per prendere decisioni ed eleggere i rappresentanti, ma nel significato che ci interessa in questa sede è uno dei due tipi di votazione adottate nelle consultazioni per eleggere il candidato alle presidenziali (l'altro è rappresentato appunto dalle elezioni primarie, che danno il loro nome all'intera consultazione).
Il caucus è una forma di democrazia diretta dalle origini quasi tribali, in cui il voto è espresso a volte con modalità insolite nell'era della tecnologia e del villaggio globale ma, soprattutto, raccoglie i voti non dei singoli ma della comunità.
Ogni Stato, che porterà i propri rappresentati (i delegati) alle convention di partito, è suddiviso in circoscrizioni, distribuite nei vari distretti, a loro volta suddivise in postazioni di voto. Si vota in qualsiasi luogo abbastanza grande da ospitare i votanti, quindi anche parrocchie, scuole, associazioni. Nei caucus hanno diritto di voto anche i diciassettenni che compiranno diciott'anni entro la data delle elezioni presidenziali. Al caucus partecipano solo gli attivisti locali del partito.
Tra i repubblicani il voto è segreto, e viene scritto a penna su una scheda. Al termine del voto si effettua la conta e il risultato viene comunicato dalle varie postazioni ai livelli superiori, per essere poi raccolti e conteggiati. Tra i democratici invece il voto è palese, in ogni caucus si formano dei gruppi di simpatizzanti per ogni delegato (e uno per gli indecisi). I partecipanti si dividono in diverse aree della sala e ogni gruppo effettua una dichiarazione di voto. Fino alla fine delle dichiarazioni i partecipanti di un gruppo possono cambiare idea e passare ad un altro. Al termine si effettua la conta delle persone presenti nei gruppi, e il più numeroso vince. Ogni caucus comunica poi i risultati telefonicamente ai livelli superiori.
In entrambi i partiti, partendo dai voti dei caucus avviene la nomina dei delegati nazionali (ogni stato ne ha in misura proporzionale al proprio numero di abitanti) che alla convention di fine estate confermeranno la scelta degli elettori.

Le primaries sono invece votazioni vere e proprie, che avvengono con modalità canoniche secondo la logica "una testa, un voto" nei seggi elettorali. Possono essere aperte o chiuse, a seconda che siano ammessi al voto i soli iscritti al partito o anche gli indipendenti e i semplici simpatizzanti, purchè iscritti nelle liste elettorali.