sabato 19 gennaio 2008

Profili: Ron Paul

Ronald Ernest "Ron" Paul

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Repubblicano
Età: 73 anni
Professione: ex-ufficiale medico nell'U.S. air Force e nella Air National Guard, ostetrico e ginecologo, candidato presidente per il Libertarian party nel 1988, deputato del Texas dal 1975 al 1985 e dal 1997 ad oggi.
Fondi raccolti: 5.204.218 $
Budget: 5.443.667 $

Il più anziano fra i contendenti repubblicani è anche quello dalle idee più rivoluzionarie e fuori dagli schemi. A dispetto dell'età Paul ha ottenuto una enorme visibilità da Internet, ed è senza dubbio il candidato che ha raccolto il maggior numero di adesioni e consensi sulla rete, a cui però non corrisponde una eguale visibilità sui mezzi di informazione, accusati più volte di voler oscurare volutamente il candidato.

Il suo è un conservatorismo di ispirazione prettamente liberale e libertaria che molto spesso lo ha messo ai margini (se non addirittura fuori) del Partito Repubblicano, che mal sopporta le sue proposte per una deregulation in favore dei singoli stati, e per un calo drastico delle tasse da ottenere con un serio "dimagrimento" della struttura del governo federale. Ma sono soprattutto le sue idee in politica estera a fare scalpore, e a metterlo in contrapposizione frontare con la dottrina Bush, quelle idee che gli hanno fatto conquistare il consenso di molti americani (tra cui moltissimi giovani) ma che lo fanno anche guardare con sospetto (il conservatore Glenn Beck ha definito una parte dei supporter di Paul "dei terroristi").

Le prime battute delle primarie 2008 di Ron Paul non sono state molto positive, non tanto dal punto di vista dei risultati (ha conquistato 2 delegati) quanto per le polemiche delle ultime settimane. Dopo il primo caucus in Iowa, su molti siti di sostenitori del candidato sono apparse notizie riguardanti sabotaggi ai danni di Paul, ma è soprattutto sul New Hampshire che si concentrano i dubbi. Nonostante Paul non sia fra coloro che hanno chiesto il riconteggio, secondo alcune fonti le frodi avrebbero impedito al candidato di piazzarsi al terzo posto.
Infine, Ron Paul è stato escluso dal dibattito tra i candidati repubblicani tenutosi il 6 gennaio, due giorni prima nel votazioni in New Hampshire, e trasmesso dalla FOX, che è stata poi subissata dalle proteste.
Ron Paul è sposato dal 1957 con Carol Wells, da cui ha avuto 5 figli.

Le presidenziali del 1988
Esattamente 20 anni fa, Ron Paul si candidò a Presidente degli Stati Uniti con il Libertarian Party, il terzo partito del panorama politico americano (oggi praticamente sparito, senza rappresentanti al Congresso).
La carriera politica di Paul inizia negli anni '70: lasciato l'Esercito, si specializza in ostetricia e ginecologia, quindi inizia ad esercitare in South Carolina e Texas, diventando noto per offrire prestazioni gratuite o facilitate ai meno abbienti. Proprio in Texas diventa delegato alla convention repubblicana e nel 1976 viene eletto alla Camera dei Rappresentanti, primo repubblicano di quell'area. Nello stesso anno è uno dei 4 delegati repubblicani ad appoggiare la candidatura di Ronald Reagan invece di Gerald Ford, che poi verrà sconfitto da Jimmy Carter.
Anche nel 1980 appoggia fortemente Reagan, stavolta con successo. Negli anni immediatamente successivi, tuttavia, entra in rotta di collisione con il Partito Repubblicano, e si mostra critico sia con il Presidente Reagan sia con il suo vice George Bush sr. a causa delle politiche economiche che hanno aggravato il deficit statunitense.
Allo scadere del secondo mandato di Reagan, Ron Paul si candida alle primarie del Libertarian Party, la formazione a cui intanto ha aderito, e le vince superando l'attivista sioux Russel Means.
Nel corso della campagna elettorale Paul ha modo di far conoscere all'America le sue idee in tema di fisco, libero mercato e diritti, ottenendo molti consensi. Ovviamente il Libertarian Party non poteva in nessun modo essere competitivo per la vittoria finale, e Ron Paul arrivò terzo dietro George Bush e il democratico Michael Dukakis totalizzando 431.750 voti.
Ron Paul ha ricordato di aver capito più cose dell'America durante la campagna elettorale che in tutto il resto della sua vita, ed è cominciato proprio qui il suo ottimo rapporto con i giovani.

Posizioni politiche e programma di Ron Paul
Le posizioni di Ron Paul sono ispirate ad una commistione di valori profondamente conservatori nei temi sociali e posizioni estremamente liberali soprattutto in politica economica. E' soprannominato "Dr. No" per la sua opposizione a moltissime proposte legislative.

  • Politica estera: Paul è un sostenitore del non-interventismo degli Usa. Afferma che gli Stati Uniti devono evitare di inviare truppe nel mondo, e devono combattere le guerre solo per proteggere i propri cittadini. Ha votato contro la guerra in Iraq (unico tra i repubblicani candidati a queste primarie) ritenenendola inutile per la lotta al terrorismo. E' favorevole all'uscita degli Usa dalla Nato e dall'Onu, ritenute organizzazioni che vogliono superare la sovranità nazionale. E' contrario ad ogni ipotesi di guerra contro l'Iran, mentre appoggia l'invio di una missione umanitaria in Darfur.
  • Lotta al terrorismo: Paul, che considera gli attentati dell'11 settembre un atto di pirateria, è il fautore di una dottrina che, basandosi sull'Articolo 1 della costituzione statunitense, invitava a ricercare e colpire i singoli terroristi invece che dichiarare guerra ad altri stati. Paul rifiuta ogni teoria della cospirazione, ma spinge per riaprire le indagini sull'inefficienza dei servizi segreti nel prevenire gli attentati del 2001.

  • Commercio estero: da sostenitore del libero scambio, Paul è contrario agli accordi commerciali tra gli stati nordamericani appartenenti alla NAFTA, e propone l'abbattimento di tutte le barriere, sull'esempio di Hong Kong. E' contrario all'embargo contro Cuba.
  • Immigrazione: Paul, che appoggiò la dottrina Reagan di difesa dei confini, ritiene che l'immigrazione clandestina mini il welfare e la sicurezza sociale e che vada quindi scoraggiata. Nonostante chieda un trattamento solidale nei confronti degli immigrati, è contrario ad ogni ipotesi di sanatoria dei clandestini perchè favorirebbe ulteriore illegalità. E' contrario a concedere la cittadinanza americana ai figli degli immigrati clandestini.

  • Politica economica: Paul sostiene un drastico calo delle tasse attraverso un"dimagrimento" molto sensibile della struttura statale. Innanzitutto vorrebbe abolire una serie di istituzioni, tra cui la Federal Reserve, e molte agenzie governative e ministeri, ritenuti "burocrazia inutile". Paul accusa la Federal Reserve di aver creato l'inflazione limitando il ruolo degli stati e del governo federale. Paul supporta la lotta non violenta di chi rifiuta di pagare tasse ritenute ingiuste. E' a favore di severi tagli alla spesa del governo federale ed è contrario a qualsiasi intromissione della politica nel mercato.
  • Politiche sociali: tutte le politiche sociali di Paul si basano sul concetto che il governo federale non deve intromettersi nella vita privata dei cittadini. Ad esempio ritiene che le preghiere all'interno delle scuole pubbliche non debbano essere permesse o proibite dallo stato. E' stato uno dei primi politici ad occuparsi di Internet, schierandosi contro ogni forma di regolamentazione o tassazione: per lui la rete deve essere territorio neutrale, e per questo è arrivato al punto di votare contro una legge studiata per individuare i molestatori di bambini. E' uno strenuo difensore del diritto di detenere e portare armi da fuoco. Ha votato contro il Patriot Act nel 2001 e si è opposto al ripristino del servizio di leva. E' un difensore del diritto alla vita e perciò contrario all'aborto, anche se ritiene che i singoli stati debbano decidere. Supporta la ricerca sulle cellule staminali, per cui ha proposto un regime fiscale agevolato, ed ha votato contro il divieto di clonazione umana. Ritiene che la definizione di matrimonio si addica solo ad una coppia eterosessuale ma, in linea con i suoi principi, si oppone ad ogni definizione federale ed ha votato contro un tentativo di ridefinizione del matrimonio all'interno della costituzione. E' contrario alla pena di morte a livello federale, ma lascia libertà di decisione ai singoli stati.
  • Politica interna: ritiene che tutti coloro che danneggiano l'ambiente andrebbero perseguiti. E' favorevole all'energia nucleare pulita. Ha in mente una riforma del sistema sanitario che incoraggi investimenti privati, abbatta le tasse per le famiglie e permetta libertà di scelta tra pubblico e privato. E' però contrario ad allargare il servizio sanitario nazionale a chiunque. E' favorevole all'uso di marijuana a scopo terapeutico. E' un antiproibizionista, e si è espresso a favore della legalizzazione delle droghe leggere, e ad un trattamento della tossicodipendenza come problema medico.
  • Legge elettorale: da ex esponente di un piccolo partito come il Libertarian Party, è favorevole ad una riforma elettorale che permetta anche a terze forze e indipendenti di entrare nel Congresso e superare lo strapotere dei due grandi partiti.

Punti di forza: ha un seguito di supporter agguerritissimi, degno di una rockstar; nei luoghi in cui ha fatto direttamente campagna elettorale ha sempre ottenuto ottimi risultati; da outsider ha conquistato vastissimi consensi su Internet; è ben visto dagli indipendenti.
Punti deboli: il suo programma politico è del tutto rivoluzionario; il suo stesso partito lo osteggia; è poco considerato dai media; è avversato da tutti gli apparati statali che vorrebbe smantellare

Fonti: Wikipedia, New York Times, Washington Post, CNN

venerdì 18 gennaio 2008

Verso il voto: le primarie repubblicane in South Carolina



Il fronte repubblicano è diviso fra due stati molto diversi, e dal peso differente. Oltre al Nevada, si vota anche nella Carolina del Sud, con una settimana d'anticipo sul turno dei democratici. E' la prima tornata elettorale in uno stato "sudista" ed è quindi un test molto importante per saggiare le reali possibilità di alcuni candidati particolarmente radicati nel territorio.

La Carolina del Sud ha una superficie di 82.965 kmq e una popolazione di 4.198.068 abitanti. I delegati in palio per i Repubblicani sono in totale 44, ma il sistema di assegnazione è piuttosto complesso: 18 delegati andranno al candidato che riceverà più voti in ognuno dei sei distretti congressuali, mentre gli altri 26 verranno assegnati nella convention statale al candidato che avrà ricevuto più voti in tutto lo stato. Altri 3 delegati saranno poi scelti dai leader di partito.

John McCain guarda con speranza e apprensione alla South Carolina. Nel 2000 fu questo turno a mandare in frantumi le sue speranze, con una sonora vittoria di George W. Bush. In quel caso, McCain fu vittima di una campagna diffamatoria ad opera del suo stesso partito: alla vigilia del voto, qualcuno sparse la notizia che il veterano del Vietnam avesse un figlio illegittimo di colore, notizia rivelatasi ben presto falsa. Domani McCain potrebbe ottenere una rivincita a 8 anni di distanza.
I sondaggi pre-elettorali di dicembre davano testa a testa McCain e Huckabee, ma le rilevazioni dell'ultima settimana danno il primo in vantaggio di circa 7 punti, al 29%. Huckabee può però contare su una notevole base di elettori di fede evangelica.
La Carolina sarà una tappa fondamentale per Fred Thompson, che finora ha raccolto ben poco: nei sondaggi dell'autunno scorso era in testa nello Stato, ma poi è stato oscurato nel suo conservatorismo dallo stesso Huckabee. Thompson, che è nato in Alabama ed è stato senatore del Tennessee, punta molto sugli stati del sud per recuperare terreno, ed egli stesso ha ammesso che un risultato negativo sabato potrebbe indurlo al ritiro.
Quasi fuori dai giochi Romney che, nonostante fosse in ripresa nei sondaggi, ha preferito concentrarsi maggiormente sul Nevada.

Verso il voto: il caucus in Nevada



Sabato 19 le primarie fanno tappa in Nevada, e i seggi per i caucus saranno aperti anche nei casinò di Las Vegas, almeno per i Democratici. Un giudice federale ha infatti rigettato il ricorso di alcune rappresentanze sindacali (vicine alla Clinton) che protestavano per il vantaggio che questa scelta avrebbe portato ai votanti che lavorano in alberghi e casinò (e appartenenti a sindacati vicini a Obama) nei confronti di tutti gli altri votanti che lavorano in altri posti il sabato sera.

Il Nevada ha una superficie di 286.585 kmq (il settimo stato più grande degli Usa), e una popolazione di 2.334.771 abitanti.
Per entrambi i partiti la forma di voto è quella del caucus chiuso, per i Democratici ci sono in ballo 33 delegati, mentre per i Repubblicani sono 34 i delegati che verranno poi ufficialmente nominati nella convention statale del 26 aprile e che andranno alla convention nazionale per la scelta del candidato.

Per quanto riguarda i Democratici, la sfida è di nuovo tra Obama e la Clinton, con quest'ultima favorita, nono solo per il rinnovato slancio della sua campagna negli ultimi giorni, ma anche per il vasto consenso raccolto tra la popolazione di origine ispanica, che rappresenta una fetta considerevole dell'elettorato.
I sondaggi pre-elettorali di dicembre davano la Clinton al 34% e Obama al 26%, ma molte cose sono cambiate da allora, e proprio questa settimana in più grande sindacato dello stato ha ufficialmente appoggiato la campagna di quest'ultimo, alterando quindi il precedente equilibrio. Terzo incomodo è come sempre Edwards, che spera in un risultato importante grazie all'appoggio degli indipendenti, che possono registrarsi nel momento stesso del voto pur non facendo parte del partito.
Proprio Edwards in settimana ha attaccato Obama riguardo una sua frase su Reagan (Obama aveva paragonato la voglia di cambiamento degli eelttori democratici a quella che portò i repubblicani ad eleggere Reagan), ricordando i danni portati agli Usa da quella elezione, ma in molti hanno sottolineato che l'affermazione di Edwards è stata fuori luogo, visto che Obama non ha parlato dell'azione politica dell'ex presidente, ma solo dei sentimenti che favorirono la sua elezione.

Tra i Repubblicani, si segnala la decisione di Mitt Romney, che proprio oggi ha lasciato il South Carolia per spostarsi proprio in Nevada, dove condurrà le ultime ore di campagna elettorale. L'ex governatore del Massachusetts ha quindi definitivamente rinunciato all'idea del colpaccio nello stato del sud per concentrarsi dove ha maggiore possibilità di vincere.
I sondaggi pre-elettorali di un mesa fa davano favorito Rudy Giuliani con il 25%, seguito a poca distanza da Romney. Proprio l'impegno elettorale di quest'ultimo, maggiore rispetto ai rivali, potrebbe risultare decisivo. Anche Ron Paul ha fatto campagna in Nevada, e spera in un buon piazzamento, visto anche il gran numero di indecisi (il 14%). avranno poco peso gli indipendenti, visto che per votare nel caucus repubblicano occorre iscriversi almeno 30 giorni prima.

giovedì 17 gennaio 2008

Rassegna stampa: il 19 si vota, scoppia la pace tra Hillary e Obama, Romney insidia McCain nei sondaggi

Neanche il tempo di riprendere il fiato dal turno azzoppato di martedì, e la macchina delle primarie si rimette già in moto, e sabato 19 sarà la volta del Nevada per entrambi i partiti e del South Carolina solo per i Repubblicani.
Si tratta di un turno non decisivo, ma nella attuale fase, in cui i candidati dei due schieramenti si distanziano per una manciata di delegati, un buon risultato prima del Super Tuesday del 5 febbraio può essere importantissimo.

Scoppia la pace tra Hillary e Obama

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Dopo le dure polemiche degli ultimi giorni scoppiate dopo le parole della Clinton a proposito di Martin Luther King, e la veemente reazione dello staff di Obama, i due candidati democratici si sono riconciliati davanti alle telecamere nel corso di un dibattito a Las Vegas.
La Clinton e Obama hanno sotterrato l'ascia di guerra, minimizazando i loro scontri e addossando la responsabilità delle polemiche ai loro sostenitori, definiti "esuberanti e talvolta incontrollabili". La ex first lady approfittato della tregua per sferrare un duro attacco contro George W. Bush, accusato di aver mendicato dagli sceicchi sauditi un ribasso del prezzo del petrolio.
Dal canto suo, Obama ha cercato di fare tesoro delle recenti incomprensioni della rivale con la comunità ispanica, e infatti la sua campagna elettorale si è spostata proprio fra i latini, imitando così la Clinton, che giorni fa è stata vita a Los Angeles fare incetta di tacos.
Il senatore nero dell'Illinois ha ricevuto intanto l'appoggio dell'influente senatore del Vermont Patrick Lehay, che si va ad aggiungere a quello di John Kerry. Evidentemente qualcosa si sta muovendo nei piani altri dei Democratici, i cui pezzi grossi cominciano a credere nella possibilità di sostenere Obama. Ma proprio nello stesso frangente, i sondaggi della Msnbc riportano che la Clinton, per la prima volta dalle votazioni in Iowa, vede crescere il proprio consenso a discapito di Obama, la cui corsa sembra essersi arrestata.
Dopo l'ottima performance del dibattito del Nevada, le quotazioni della Clinton rischiano di schizzare da domani sera, quando andrà in onda l'intervista-confessione della ex-first lady nel talk show di Tyra Banks. Come spiega Marcello Foa, dopo le lacrime della settimana scorsa, la Clinton ha sfruttato un altro asso nella manica parlando nientemeno che del caso Lewinsky.

Romney insidia McCain nei sondaggi
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La prevedibile ma larga vittoria nel Michigan fa spiccare definitivamente il salto di qualità alla campagna di Mitt Romney, che altrimenti sarebbe finita ancora prima di cominciare.
I sondaggi, come già accaduto per i Democratici, sono abbastanza ballerini, e proprio il voto in Michigan ha dimostrato la loro scarsa affidabilità. In ogni caso, il sondaggio giornaliero condotto dalla Rasmussen Report vede McCain perdere due punti negli ultimi due giorni e scendere al 22%, mentre Romney sale dal 13 al 15%, ma secondo questo sondaggio in testa c'è Huckabee, con il 23%. Il sondaggio della Quinnipiac University per il New York Times è invece più cauto: in testa c'è McCain con il 22%, seguito da Giuliani con il 20%. Romney e Huckabee sono appaiati al 19%.
Non c'è dubbio che nello staff di McCain c'è una certa apprensione, se è vero che si sta puntando con tutte le forze su una vittoria nel doppio voto di sabato, come vedremo nella guida al voto che pubblicherò domani.

mercoledì 16 gennaio 2008

Risultati 15 gennaio: Michigan

Tutto come previsto nelle primarie "azzoppate" del Michigan: Hillary Clinton, senza rivali, supera il 50% ma non sfonda, Mitt Romney vince senza problemi nel suo stato natale.
A causa delle controversie sulla data del voto, per i Democratici il Michigan non ha assegnato nessun delegato, e il voto è stato quindi solo simbolico, mentre per i Repubblicani sono stati assegnati solo 30 delegati, metà di quelli originariamente previsti.

RISULTATI DEFINITIVI

Democratici

GENNAIO

15 gennaio: Michigan

Hillary Clinton: 55,4%
Uncommitted: 39,9%
Dennis Kucinich: 3,7%
Chris Dodd (ritirato): 0,6%
Mike Gravel: 0,4%

Repubblicani


GENNAIO

15 gennaio: Michigan

Mitt Romney: 38,9% (24 delegati)
John McCain: 29,7% (5)
Mike Huckabee: 16,1% (1)
Ron Paul: 6,3%
Fred Thompson: 3,7%
Rudolph Giuliani: 2,8%
Uncommitted: 2,1%
Duncan Hunter: 0,3%

Chuck Norris per Mike Huckabee

In attesa dei risultati in Michigan posto un video girato dall'attore Chuck Norris, il noto "Walker Texas Ranger", in favore di Mike Huckabee.
Nello spot, Huckabee legge alcuni dei cosiddetti "facts" riguardanti Chuck* , mentre l'attore elenca le caratteristiche del candidato.





* "Per proteggere le frontiere americane bastano due parole: Chuck Norris". "Non c'è mento dietro la barba di Chuck Norris: c'è solo un altro pugno", "Chuck Norris non fa flessioni, spinge in giù la terra", "Chuck Norris non fa campagna elettorale, dice agli americani cosa devono fare"

martedì 15 gennaio 2008

Aggiornamenti: la Clinton contestata dalla comunità nera

Nella rassegna stampa di ieri avevo accennato alla dichiarazione di Hillary Clinton a proposito delle lotte di Martin Luther King, che aveva suscitato reazioni critiche da parte della comunità nera. Sembrava tutto finito dopo la rettifica della ex first lady, ma la vicenda ha avuto un ulteriore seguito ieri, quando la Clinton è stata duramente contestata dalla comunità nera e ispanica di Manhattan.
La candidata democratica doveva presenziare ad una manifestazione del più grande sindacato di lavoratori di servizi, ma il suo arrivo è stato salutato da una salva di fischi. Ad una settimana dalle commemorazioni d Martin Luther King, la Clinton ha infatti rilasciato alcune dichiarazioni alla FOX in cui sembrava sminuire il ruolo di King nelle lotte civili, attribuendo all'allora presidente Lyndon Johnson il merito di aver riconosciuto i diritti dei neri.
Barack Obama ha stigmatizzato queste dichiarazioni costringendo l'avversaria al dietro-front e accendendo una disputa che ha oscurato gli altri temi della campagna elettorale.
La contestazione di lunedì è particolarmente significativa in quanto la Clinton è sempre stata considerata la candidata preferita da ispanici e afroamericani.

Capitolo riconteggio: domani comincerà la verifica manuale dei voti del New Hampshire contestati da Howard e Kucinich, riconteggio che prevedibilmente durerà diversi giorni.

Profili: Barack Obama

Barack Hussein Obama Jr.

L'immagine

Democratico
Età: 47 anni
Professione: avvocato, professore di legge, senatore junior dell'Illinois
Fondi raccolti: 20.419.020 $
Budget: 36.087.191 $

L'unico afroamericano nel Senato degli Stati Uniti, il primo nero a concorrere alle primarie per la Casa Bianca. Da quando, nel 2004, pronunciò il discorso il discorso introduttivo alla convention democratica il giovane senatore dell'Illinois si è imposto all'attenzione dei media, non solo in patria, e nel giro di tre anni è diventato uno degli esponenti di punta del partito sconfiggendo molti pregiudizi, raccogliendo un numero impressionante di fondi per la campagna elettorale e crescendo esponenzialmente nei sondaggi.

Famoso per la sua grande abilità oratoria, che però non corrisponde ad una uguale bravura nel dibattito con gli avversari politici, Obama nella sua (finora breve) carriera politica è riuscito a collaborare fattivamente sia con i democratici che con i repubblicani.
La grande sfida del "kennedy nero" è quella di accreditarsi in maniera credibile come presidente: un successo nelle primarie potrebbe infatti non essere sufficiente per ottenere la nomination, visto che saranno decisivi i voti dei dirigenti del partito (i cosiddetti super-delegati), che non lo ritengono sufficientemente competitivo in vista delle presidenziali.

Di madre americana e padre kenyota ex pastore di capre, Obama è nato alla Hawaii quando i suoi genitori erano giovani studenti universitari. Obama è sposato dal 1992 con Michelle Robinson, da cui ha avuto due figlie di 9 e 7 anni.

Infanzia e anni di formazione
Quando il piccolo Barack ha due anni, i suoi genitori si separarono e successivamente divorziarono, e lui rimase con sua madre, Ann Durham del Kansas, mentre il padre andò ad Harvard, conseguì un dottorato e in seguito tornò a vivere in Kenya. Qui morì in un incidente stradale nel 1982, dopo aver rivisto il figlio in una sola occasione.
Ann Durham sposò dopo poco tempo un altro studente straniero, Lolo Soetoro, proveniente dall'Indonesia. Nel 1967, Barack si trasferì a Giakarta al seguito della nuova famiglia: qui frequentò le scuole elementari e nacque la sorellastra Maya.
All'età di dieci anni, Obama tornò ad Honolulu per ricevere un'istruzione migliore, ed andò a vivere con i nonni materni.
L'adolescenza vissuta senza un padre in una famiglia bianca e in una società ancora divisa da tensioni razziali è stata raccontata dallo stesso Obama nel suo libro "Dreams from my father", in cui Barack confessa anche di aver fatto uso di alcool, marjiuana e cocaina.
Dopo il diploma della high school, Obama si trasferisce a Los Angeles per frequentare il college, e lui stesso racconta che proprio il trasferimento in una grande metropoli continentale sarà decisivo nella sua scelta di occuparsi di politica. Frequenta con ottimi risultati la prestigiosa Columbia University, si laurea in scienze politiche e si trasferisce a Chicago per dirigere un progetto no-profit in favore dei residenti dei quartieri poveri.
Nel 1988 entra ad Harvard per studiare giurisprudenza, si laurea con lode nel 1991 e come avvocato associato lavora per difendere organizzazioni in favore dei diritti civili. Nel 1992 inizia ad occuparsi di politica supportando la candidatura di Bill Clinton e portandogli circa 100.000 voti. Dal 1993 fino alla sua elezione in Senato nel 2004 insegna legge all'Università di Chicago.

Posizioni politiche e programma di Barack Obama
La linea politica di Obama è ispirata ai principi liberal e socialdemocratici, sia sui temi sociali che sulla politica estera, anche se le posizioni sono meno progressiste sul tema dei gay e dell'immigrazione.

  • Politica economica: Obama è contrario al taglio delle tasse approvato da Bush in quanto aiuterebbe solo i più ricchi; propone un sistema di tassazione mirato a diminuire il deficit e una politica di tagli alle spese federali; è un oppositore dell'influenza delle lobby.

  • Politiche sociali: è contrario agli aiuti alle scuole private, supporta invece l'istruzione pubblica e appoggia un aumento di stipendio (con "premi") agli insegnanti. Il suo programma prevede la nascita di un sistema sanitario che fornisca assistenza a tutti i cittadini, anche a chi non può permettersi una assicurazione, che obblighi i datori di lavoro a pagare le cure per i propri impiegati, che consenta cure a tutti i bambini e che permetta di scegliere tra sanità pubblica e privata. Obama è favorevole all'aborto, anche se la Clinton lo ha accusato di scarsa chiarezza su questo punto. E' contrario ai matrimoni gay, ma favorevole a forme di tutela dei diritti delle coppie di fatto dello stesso sesso. E' favorevole alla ricerca sulle cellule staminali.

  • Immigrazione: appoggia un programma di accoglienza dei lavoratori stranieri e chiede che vengano gradulamente regolarizzati gli immigrati clandestini, poichè giudica impraticabile l'ipotesi di espellere 12 milioni di clandestini. In passato ha però appoggiato alcune risoluzioni di Bush, come la costruzione di una barriera di 1100 km tra Usa e Messico.

  • Politica interna: appoggia una politica di limitazione della vendita di armi per uso di difesa personale, stabilendo nuovi requisiti per il possesso (la National Rifle Association lo giudica un "nemico dei diritti dei possessori di armi"). E' favorevole alla pena di morte solo in casi eccezionali. Si è impegnato a diminuire le emissioni di gas serra e di migliorare la qualità di aria e acqua tramite la riduzione dell'inquinamento.

  • Politica estera: forte del non aver votato a favore della guerra in Iraq, Obama è favorevole al ritiro immediato e scaglionato delle truppe americane, per cui ha già votato in diverse occasioni. Nel 2007 ha presentato in Senato un piano di De-escalation dall'Iraq. E' contrario all'uso della forza militare contro l'Iran. Obama è amico di Israele ma è visto con sospetto dal governo di Tel Aviv a causa della sua vicinanza alla causa palestinese.
Punti di forza: rappresenta meglio di tutti il rinnovamento; ha dalla sua parte i giovani, che si sono iscritti in massa alle liste elettorali; la sua crescita nei sondaggi è costante; sul lungo periodo potrebbe accreditarsi come possibile candidato; potrebbe prendere voti tra gli indipendenti e i simpatizzanti repubblicani
Punti deboli: la scarsa esperienza politica; il pregiudizio razziale ancora presente in molte zone dell'America; lo strapotere mediatico ed economico di Hillary Clinton; l'ostilità delle lobby; lo scetticismo dei dirigenti del partito, che non lo vedono come possibile candidato.

Fonti: Wikipedia, Washington Post, The audacity of hope, CNN

lunedì 14 gennaio 2008

Verso il voto: le primarie in Michigan



Manca un giorno alla nuova tornata elettorale delle Primarie 2008, che questa settimana fanno tappa in Michigan.
Il Michigan ha una superficie di 250.941 kmq con una popolazione di 10.112.620 abitanti.
Le primarie del 2008 in questo stato hanno più che altro un valore simbolico, visto che il peso politico del Michigan è stato quasi azzerato a causa di dissidi interni. Lo Stato del Michigan ha infatti deciso di anticipare la tornata elettorale al 15 gennaio, rifiutando la data del 5 febbraio, caldeggiata da entrambi i partiti. A seguito di questa presa di posizione, il Partito Democratico ha privato il Michigan di tutti i suoi delegati, mentre il Partito Repubblicano ha dimezzato il numero di rappresentanti che saranno eletti.

Per i Democratici concorreranno Hillary Clinton, Dennis Kucinich e Mike Gravel, che hanno deciso di rimanere in corsa anche se solo per un risultato simbolico. Sia John Edwards che Barack Obama (di quest'ultimo pubblicherò il profilo domani) non concorreranno personalmente, ma negli ultimi giorni i loro sostenitori stanno facendo campagna elettorale per votare "Uncommitted", nella speranza che questi voti limitino il prevedibile successo di Hillary, attestata attorno al 56%.
In casa democratica, dopo una crescita nei consensi a seguito della vittoria in New Hampshire, le quotazioni della Clinton si sono nuovamente fermate mentre sono ancora in crescita quelle di Barak Obama. Il senatore nero, in un sondaggio condotto tra sabato e domenica, avrebbe il 39% dei consensi contro il 29% della ex first lady, a conferma del fatto che i sondaggi in questo momento sono alquanto schizofrenici, e rispecchiano l'indecisione di fondo dell'elettorato dell'asinello.
In settimana, Hillary Clinton è anche stata protagonista di un mezzo incidente diplomatico con la comunità nera, dopo aver rilasciato alcune dichiarazioni in risposta ad Obama che sembravano sminuire il valore dell'azione civile di Martin Luther King e degli attivisti per la parità di diritti. La Clinton ha subito rettificato le sue affermazioni, accusando però i sostenitori di Obama di aver distorto il senso delle sue parole.

Tra i Repubblicani la sfida è più accesa, anche perchè il numero di delegati, anche se dimezzato, è comunque cospicuo. Il favorito è Mitt Romney, la cui stella è però offuscata nei sondaggi a favore di John McCain, proiettato in testa ai consensi dopo la vittoria in New Hampshire: un sondaggio di sabato dà il veterano del Vietnam al 32% contro il 26% del governatore del Massachusetts.
In Michigan Romney potrebbe perdere inoltre consensi a favore di Mike Huckabee, dividendosi con lui i votanti di ispirazione religiosa: nello statoè infatti presente una cospicua comunità di evangelici (il 46% della popolazione), che potrebbero dare il proprio appoggio al pastore battista piuttosto che al mormone Romney. Tuttavia quest'ultimo può sperare in un successo anche per motivi di famiglia: è nato in Michigan e suo padre George ne è stato governatore.
Un sondaggio McClatchy-Msnbc sul Michigan dà Romney al 30%, McCain al 22% e Huckabee al 17%. Giuliani è attestato al 7%, ma non ha fatto campagna elettorale in Michigan.

domenica 13 gennaio 2008

Vademecum delle primarie: cos'è un caucus


Inizio con questo post una serie di spiegazioni dei termini e dei meccanismi che caratterizzano le primarie e, in seguito, le elezioni presidenziali. Si inizia con uno dei termini che, almeno da noi, sentiamo pronunciare solo ogni quattro anni: caucus.

Il termine deriva dal linguaggio dei nativi americani e significa "riunione dei capi tribù". Il caucus è quindi un incontro tra i membri di un partito politico per prendere decisioni ed eleggere i rappresentanti, ma nel significato che ci interessa in questa sede è uno dei due tipi di votazione adottate nelle consultazioni per eleggere il candidato alle presidenziali (l'altro è rappresentato appunto dalle elezioni primarie, che danno il loro nome all'intera consultazione).
Il caucus è una forma di democrazia diretta dalle origini quasi tribali, in cui il voto è espresso a volte con modalità insolite nell'era della tecnologia e del villaggio globale ma, soprattutto, raccoglie i voti non dei singoli ma della comunità.
Ogni Stato, che porterà i propri rappresentati (i delegati) alle convention di partito, è suddiviso in circoscrizioni, distribuite nei vari distretti, a loro volta suddivise in postazioni di voto. Si vota in qualsiasi luogo abbastanza grande da ospitare i votanti, quindi anche parrocchie, scuole, associazioni. Nei caucus hanno diritto di voto anche i diciassettenni che compiranno diciott'anni entro la data delle elezioni presidenziali. Al caucus partecipano solo gli attivisti locali del partito.
Tra i repubblicani il voto è segreto, e viene scritto a penna su una scheda. Al termine del voto si effettua la conta e il risultato viene comunicato dalle varie postazioni ai livelli superiori, per essere poi raccolti e conteggiati. Tra i democratici invece il voto è palese, in ogni caucus si formano dei gruppi di simpatizzanti per ogni delegato (e uno per gli indecisi). I partecipanti si dividono in diverse aree della sala e ogni gruppo effettua una dichiarazione di voto. Fino alla fine delle dichiarazioni i partecipanti di un gruppo possono cambiare idea e passare ad un altro. Al termine si effettua la conta delle persone presenti nei gruppi, e il più numeroso vince. Ogni caucus comunica poi i risultati telefonicamente ai livelli superiori.
In entrambi i partiti, partendo dai voti dei caucus avviene la nomina dei delegati nazionali (ogni stato ne ha in misura proporzionale al proprio numero di abitanti) che alla convention di fine estate confermeranno la scelta degli elettori.

Le primaries sono invece votazioni vere e proprie, che avvengono con modalità canoniche secondo la logica "una testa, un voto" nei seggi elettorali. Possono essere aperte o chiuse, a seconda che siano ammessi al voto i soli iscritti al partito o anche gli indipendenti e i semplici simpatizzanti, purchè iscritti nelle liste elettorali.

sabato 12 gennaio 2008

Profili: John McCain

John Sidney McCain III

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Repubblicano
Età: 72 anni
Professione: militare di carriera in Marina fino al grado di Capitano, politico, senatore senior dell'Arizona
Fondi raccolti: 5.466.904 $
Budget: 3.488.628 $

L'eroe di guerra ci riprova e dopo la sconfitta nelle primarie di 8 anni fa contro George W. Bush punta alla Casa Bianca per la seconda (e presumibilmente ultima) volta. Proveniente da una famiglia di militari (il padre e il nonno sono stati ammiragli nella Marina), personaggio di grande carisma e dalla storia personale che sembra uscita da un blockbuster hollywoodiano, McCain è uno dei più accreditati contendenti alla vittoria finale nonostante l'età giochi a suo sfavore.

Entrato nell'esercito per seguire la tradizione di famiglia, McCain si ritrova a combattere nel 1967 in Vietnam, dove prima scampa fortuitamente a morte certa e successivamente viene rapito dai Vietcong. Ferito gravemente, McCain rimane prigioniero per cinque anni e mezzo di torture e tormenti. Tornato in patria nel 1973, riprende la carriera militare che chiude con onore nel 1981, quando inizia la carriera politica nel partito repubblicano.

Sposa in prime nozze nel 1965 la modella Carol Shepp da cui divorzia nel 1980, anno in cui sposa Cindy Lou Hensley, di 17 anni più giovane. McCain ha un figlio dal primo matrimonio e tre dal secondo. Ha inoltre adottato i due figli della prima moglie Carol, e con la seconda moglie Cindy ha adottato una bambina del Bangladesh.

Prigioniero di guerra

Nel 1967 lo Skyhawk su cui volava McCain venne abbattuto da un missile. McCain riportò la frattura di entrambe le braccia e di una gamba, e fu ulteriormente ferito dalla folla di vietnamiti che lo recuperò. I soldati che lo catturarono rifiutarono di portarlo in ospedale perchè pensavano che sarebbe morto di lì a poco. Interrogato, McCain fornì solo nome e numero di matricola, e così i suoi carcerieri scoprirono che era il figlio di un ammiraglio, e si decisero a fornirgli le cure necessarie e ad annunciare la sua cattura.
McCain rimase in un ospedale per sei mesi, dopo i quali, persi 50 chili e con i capelli divenuti bianchi, venne trasferito in un campo di prigionia di Hanoi in una cella assieme ad altri due soldati. Nel 1968, McCain venne trasferito in isolamento, condizione in cui rimase per due anni.
Nello stesso anno, il padre di McCain fu nominato comandante delle forze USA in Vietnam, e i vietnamiti provarono a rilasciare John per propaganda. McCain però rifiutò di essere liberato, dicendo che avrebbe accettato solo se fossero stati liberati tutti i prigionieri catturati prima di lui.
In seguito McCain fu sottoposto a interrogatori e torture, e costretto a sottoscrivere un documento in cui condannava l'operato degli Stati Uniti. In questo periodo, McCain rifiuta di incontrare attivisti e giornalisti schierati contro la guerra in Vietnam e l'amministrazione americana.
Dopo i due anni di isolamento venne trasferito in altri campi, con condizioni di vita migliori, fino agli accordi di pace del 1973, quando McCain potè finalmente fare ritorno a casa.

Posizioni politiche e programma
McCain ha ottenuto un punteggio medio dell'83% dall'American Conservative Union (dove il 100 rappresenta la massima aderenza agli ideali conservatori), ma è anche portatore di alcune istanze non in linea con quelle del partito

  • Politica estera: McCain è un "falco" interventista in politica estera. Favorevole nel 2003 alla guerra in Iraq, è tuttora per un incremento di truppe americane nel Golfo. Tuttavia si è anche mostrato estremamente critico nei confronti dell'amministrazione Bush chiedendo significativi cambi di strategia, e criticando l'operato dell'ex segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. McCain è favorevole ad una presenza di militari Usa in tutte le zone a rischio terrorismo. McCain ritiene che un attacco all'Iran sia l'ultima opzione possibile da prendere in considerazione, ma che non va comunque esclusa. Amico di Israele, è un acceso supporter della politica repressiva nei confronti del terrorismo palestinese. E' critico nei confronti dell'amministrazione pakistana, e dopo l'assassinio della Bhutto ha parlato della necessità di un impiego di militari americani in Pakistan. Visto il suo passato da prigioniero di guerra, McCain è molto sensibile sul tema del trattamento dei detenuti, e negli anni è stato portatore di numerosi interventi per migliorare il loro trattamento, anche a Guantanamo.

  • Politica economica: al contrario della dottrina Bush, che ritiene prioritario il taglio delle tasse, le posizioni di McCain danno la precedenza all'azzeramento del deficit. Già nelle primarie del 2000 le due posizioni vennero a scontrarsi, e secondo molti osservatori fu questo uno dei temi grazie a cui Bush conquistò la candidatura. Nel 2001, McCain ha votato contro il taglio delle tasse promosso dal presidente, tuttavia ha specificato che non ha intenzione di reintrodurre le tasse già eliminate. Nel 2002 una sua legge ha riformato i finanziamenti ai partiti vietando le donazioni illimitate.

  • Politiche sociali: sull'ecologia e la tutela dell'ambiente, McCain è agli antipodi di Bush e della maggior parte del partito Repubblicano; negli ultimi anni ha votato ripetutamente contro provvedimenti appoggiati dal governo nazionale. McCain supporta un incremento dell'uso di energia nucleare per supplire alla dipendenza dal petrolio estero. E' un attivista contro gli stupefacenti, da Presidente vorrebbe impegnarsi per aiutare le nazioni come la Colombia a fermare la produzione di droga. Pur essendo contro i matrimoni gay, sostiene che ogni stato dovrebbe decidere autonomamente se permetterli o meno. Contrario in modo assoluto all'aborto tranne che in casi di stupro o incesto, è però favorevole alla ricerca sulle cellule staminali nonostante in passato la abbia avversata. E' favorevole al possesso di armi a scopo di autodifesa.

  • Immigrazione: su questo tema le posizioni di McCain sono molto diverse da quelle del suo partito, vorrebbe infatti legalizzare ed eventualmente rendere cittadini tutti i lavoratori clandestini presenti in USA (dai 12 ai 20 milioni di persone) e creare un piano di accoglienza per gli immigrati legali

Punti di forza: la sua storia personale e la sua carriera; è il più "presidenziale" dei candidati; gode di una stima incondizionata in tutta la nazione anche (se non soprattutto) al di fuori del suo partito; è il politico di maggiore esperienza; rappresenterebbe un cambiamento rispetto alla dottrina Bush ma in continuità con i valori repubblicani; ha l'appoggio di antiabortisti e della National Rifle Association.
Punti deboli: l'età (se fosse eletto per due mandati terminerebbe a 80 anni, un piccolo record); nel suo partito gli preferiscono altri candidati; le sue posizioni sull'immigrazione e su alcuni temi etici gli portano poche simpatie da parte di conservatori e teo-con.

Fonti: Wikipedia, Washington Post, New York Times, JohnMcCain.com

Ultim'ora: riconteggio nel New Hampshire

In New Hampshire si ricontano a mano le schede delle votazioni di martedì scorso. A fare richiesta di verifiche sono stati il repubblicano Albert Howard (che in tutto lo stato avrebbe ricevuto solo 44 voti) e il democratico Dennis Kucinich, che ha invece ottenuto l'1,4% di voti.
Entrambi parlano di seri dubbi sull'esattezza del conteggio.
Il riconteggio non è una prassi frequente nelle elezioni primarie: l'ultima volta si è verificata nel 1980 in New England.
Ricordo che il distacco fra Hillary Clinton e Obama nel N.H. è stato di circa 7.500 voti.

venerdì 11 gennaio 2008

Rassegna stampa repubblicana: la situazione dei delegati, Thompson all'attacco, lo spauracchio Bloomberg

Nonostante non abbia ancora vinto in uno stato, i due secondi posti conquistati in Iowa e New Hampshire permettono a Romney di essere in testa per numero di delegati. L'ex governatore del Massachusetts può contare finora su 24 delegati, al secondo posto Huckabee che ne ha conquistati 18, mentre il vincitore del New Hampshire McCain è terzo con 10 rappresentanti. Seguono l'ex inteprete di "Law & Order" Fred Thompson con 6 delegati, Ron Paul con 2 e Duncan Hunter con 1. Fino a questo momento resta a bocca asciutta Rudy Giuliani, uno dei favoriti, la cui corsa però deve ancora iniziare visto che l'ex sindaco di New York ha preferito concentrare i suoi sforzi sugli stati più importanti, quelli cioè che possono portare un numero più alto di delegati. Al contrario dei democratici, infatti, il numero di "superdelegati" repubblicani è piuttosto basso e meno influente sulla decisione finale, quindi vincere negli stati importanti potrebbe essere sufficiente per ottenere il fatidico numero di 1.191 delegati. Dopo il 5 febbraio si comincerà a capire se la strategia di Giuliani può funzionare.

Dibattito in South Carolina
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Anche se il calendario dice che il prossimo turno è in Michigan il 15 gennaio, i candidati sono già proiettati sul turno del 19 gennaio in Nevada e, soprattutto, South Carolina.
Il dibattito tenutosi a Myrtle Beach ha visto una performance da mattatore per Fred Thompson, che si gioca le ultime possibilità di rimanere in corsa. La Carolina del Sud è infatti uno stato in cui l'attore è favorito, ma l'exploit di Mike Huckabee potrebbe complicargli la vita, per questo il pastore battista è stato oggetto di un duro attacco da parte di Thompson, soprattutto a causa di alcune posizioni troppo "liberali" (per gli standard repubblicani, ovviamente). Thompson si è presentato come custode della tradizione del Partito Repubblicano, ricordando le posizioni di Reagan in opposizione a quelle di cui è portatore Huckabee.
Anche Romney, pur non essendo tra i favoriti in South Carolina, ha attuato una strategia di attacco, stavolta nei confronti di John McCain, sul tema delle politiche economiche e sulle sue posizioni in politica estera. McCain ha replicato criticando l'operato dell'ex segretario alla difesa Donald Rumsfeld.
Più defilati Rudolph Giuliani, che non ha possibilità di vittoria in Carolina e punta invece sulla Florida, e Ron Paul.

Lo spauracchio Bloomberg
Si fanno sempre più insistenti le voci che vorrebbero una imminente discesa in campo del magnate dell'editoria e sindaco di New York Michael Bloomberg nella corsa alla Casa Bianca come indipendente. Bloomberg ha le risorse per finanziare l'intera campagna elettorale e potrebbe farsi avanti nel momento in cui la situazione delle primarie sarà più definita (e i candidati saranno abbastanza provati).
L'eventuale discesa in campo del sindaco newyorkese spaventa soprattutto i repubblicani, visto che Bloomberg (fino all'anno scorso appartente al partito ed eletto a NY proprio con i voti dei repubblicani, anche se molte sue posizioni sono più vicine ai democratici) andrebbe con tutta probabilità a togliere voti proprio al loro schieramento. In questo senso brucia ancora il ricordo del 1992, quando il miliardario Ross Perot, candidatosi da indipendente, conquistò il 20% di voti sottraendoli a George Bush sr. e impedendogli così la rielezione a vantaggio di Bill Clinton.

giovedì 10 gennaio 2008

Rassegna stampa democratica: la rivincita di Hillary, la situazione dei delegati, Richardson verso il ritiro

La vittoria, sia pure di misura, di Hillary Clinton in New Hampshire può rappresentare un nuovo starting point per queste primarie. Il successo di Obama in Iowa aveva infatti messo in secondo piano alcuni aspetti fondamentali (come il pregiudizio razziale) ma soprattutto aveva avviato un meccanismo inevitabile in un sistema come quello americano, ovvero il consenso per "il più eleggibile".
La Clinton era ed è la grande favorita non per suoi meriti particolari o perchè sia amata (tutt'altro), ma perchè ritenuta la candidata con più possibilità di vittoria finale. La scalata di Obama nelle ultime settimane ha portato in molti a pensare che il senatore dell'Illinois potesse essere più accreditato, e questo ha contribuito ad aumentare ulteriormente i suoi consensi come un cane che si morde la coda. Le prossime votazioni, specialmente quelle in stati come la Carolina, dovrebbero portare ad un quadro più preciso.
Nel frattempo, la Clinton punta a "soffiare" gli elettori giovani al rivale, proponendo la creazione di una squadra di blogger all'interno di ogni agenzia governativa


La questione dei delegati

Al momento Obama può contare su 25 delegati contro i 24 di Hillary Clinton (non 35 e 34 come erroneamente riportato ieri dal Televideo Rai) e i 18 di Edwards. Alla convention però conteranno i voti dei "super-delegati" (di cui parlerò più diffusamente in seguito) che non sono vincolati ai voti delle primarie e, al momento, sono per la maggior parte a favore di Hillary. In pratica per vincere e conquistare la candidatura, Obama deve stravincere nelle primarie.


Richardson si ritira?

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La CNN riporta l'indiscrezione secondo cui il governatore del New Mexico Bill Richardson sarebbe deciso a lasciare la corsa per le primarie dopo i risultati non esaltanti dei primi due turni.
Richardson sarebbe il terzo democratico a ritirarsi dopo Joe Bidden e Chris Dodd.
Richardson aspirava ad essere il primo presidente Usa di origine ispaniche, ma finora ha conquistato solo il 2% in Iowa e il 5% in N.H., senza delegati.
Se venisse confermata la notizia, resterebbero in corsa per i Democratici solo 5 candati: Clinton, Obama, Edwards, Dennis Kucinich e Mike Gravel.

mercoledì 9 gennaio 2008

Risultati 8 gennaio: New Hampshire

Hillary Clinton smentisce i sondaggi e supera Obama, anche se i due contendenti ottengono lo stesso numero di delegati.
Tra i repubblicani invece i pronostici sono rispettati: McCain sopravanza Romney di 5 punti, Huckabee arriva terzo scavalcando Giuliani e continua la sua corsa

Democratici

GENNAIO


8 gennaio: New Hampshire

Hillary Clinton: 39% (9 delegati)
Barack Obama: 37% (9)
John Edwards: 17% (4)
Bill Richardson: 5%
Dennis Kucinich: 1%

Repubblicani


GENNAIO

8 gennaio: New Hampshire

John McCain: 37% (7 delegati)
Mitt Romney: 32% (4)
Mike Huckabee: 11% (1)
Rudy Giuliani: 9%
Ron Paul: 8%
Fred Thompson: 1%
Duncan Hunter: 0,53%

lunedì 7 gennaio 2008

Profili: John Edwards

Johnny Reid "John" Edwards

L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c2/John_Edwards%2C_official_Senate_photo_portrait.jpg/160px-John_Edwards%2C_official_Senate_photo_portrait.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Democratico
Età: 55 anni
Professione: avvocato, direttore del Center of Poverty, Work and Opportunity, ex senatore del North Carolina dal 1999 al 2005, ex candidato alla vice-presidenza degli Stati Uniti nel 2004
Fondi raccolti: 6.987.596 $
Budget: 12.397.048 %

E' il terzo incomodo dei democratici, colui che punta a conquistare gli indecisi e gli insoddisfatti dalla "donna" Hillary e dal "nero" Obama. Dopo aver conquistato la candidatura alla vice-presidenza quattro anni fa con John Kerry punta al salto di qualità, ma tra i suoi obiettivi potrebbe anche esserci quello di fare un bis del 2004, con molte più possibilità di arrivare alla Casa Bianca.

Edwards ha un passato di avvocato di successo: è diventato un ricchissimo principe del foro prima dei quarant'anni, poi nel 1996 è entrato in politica nel Partito Democratico facendosi portatore di posizioni moderate e centriste, ma liberal sui temi dei diritti civili.

Nelle primarie del 2004 ha superato contendenti agguerriti come il generale Clark e il populista Howard Dean idolo degli internettiani, insidiando Kerry, che poi lo scelse come vice.

Sposato con Elizabeth, ha avuto da lei quattro figli, il primo dei quali è morto nel 1996 a 17 anni in un incidente stradale.

La malattia di Elizabeth

Il 3 novembre del 2004, il giorno dopo le elezioni presidenziali, Elizabeth Edwards rivelò di avere un cancro al seno. Il cancro è stato trattato a lungo con chemioterapia e radioterapia, ed Elizabeth ha ben presto ripreso a lavorare nel Partito Democratico e nelle fondazioni del marito (tra cui una a nome del loro figlio Wade morto nel 1996). All'inizio del 2007, i coniugi Edwards hanno annunciato che la malattina non era stata sconfitta, ed era infatti ritornata con un cancro al seno di IV stadio (il più alto), con metastasi al polmone. Una forma "non curabile ma completamente trattabile", che permette alla donna di condurre una vita normale ed accompagnare il marito nel corso della campagna elettorale, anche se con soste programmate per le cure.
Come è purtroppo naturale in queste situazioni, la condizione di Elzabeth è diventata anche oggetto di ricerche per quanto riguarda la sua incidenza sulla campagna del marito. Se da un lato il coraggio e l'unione dei coniugi Edwards ha ben impressionato gli elettori, dall'altro in molti, cinicamente, guardano con sospetto ad un eventuale presidente con una situazione familiare così delicata e in via di peggioramento.

Posizioni politiche e programma
Edwards unisce posizioni moderate e quasi conservatrici in settori come la politica estera a posizioni decisamente più a sinistra su questioni sociali. E' molto attivo nella tutela dei consumatori e dei meno abbienti in opposizione alle lobby.

  • Lotta alla povertà: Edwards sostiene che i veri poveri in America sono almeno 1 milione in più di quelli attualmente considerati tali, e propone un piano teso ad eliminare totalmente la povertà entro il 2036. Questo piano comprende tra le altre cose sostegni alle famiglie, fondi per le case, innalzamento del salario minimo e delle indennità. Ha inoltre proposto un sistema che permetterebbe anche agli studenti meno abbienti di iscriversi al college, con il primo anno di studi pagato interamente dal governo.

  • Ecologia: Edwards punta ad accaparrarsi i consensi degli "orfani" di Al Gore, il grande assente di questa campagna, e per questo punta in maniera decisa sul tema del riscaldamento globale. Il suo programma mira ad azzerare l'inquinamento da carbone e punta ad una riduzione dell'80% delle emissioni di gas per poi reinvestire i soldi risparmiati nella ricerca di energie alternative che mettano fine alla dipendenza degli usa dal petrolio straniero.
  • Aborto: Edwards è un sostenitore dell'accesso legale e libero all'aborto e supporta fondazioni che aiutano donne indigenti che vogliono abortire.
  • Unioni civili e diritti dei gay: Edwards supporta i diritti di gay e lesbiche ma è contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. E' però anche contrario a vietare i matrimoni gay dove sono legali, e supporta invece le unioni civili e la concessione di diritti alle coppie di fatto anche dello stesso sesso.
  • Immigrazione: Edwards vuole semplificare le norme di accesso per gli immigrati in modo da aumentare sensibilimente il numero di lavoratori stranieri in America. Recentemente ha affermato di voler anche semplificare l'iter per diventare cittadini degli Stati Uniti.

  • Politiche sociali: Edwards vuole allargare la tutela sanitaria nazionale anche ai cittadini più poveri attraverso il programma sociale Medicare, per fare questo ha un piano per ridurre contestualmente i costi del sistema sanitario, piano che si compone di elementi concreti (maggiore attenzione alla prevenzione e alla reale efficacia dei farmaci) ad altri più generali (riduzione dell'inquinamento per migliorare la salute pubblica). E' contrario alla legalizzazione delle droghe leggere a scopo terapeutico. Nel 2001 votò il Patriot Act proposto da Bush, salvo poi criticare ferocemente le politiche del presidente.
  • Politica interna: Edwards intende ridurre sensibilmente la criminalità giovanile nella comunità afro-americana attraverso un maggiore impegno nella cura sanitaria e nell'educazioned ei giovani provenienti da zone disagiate. Sul tema dei media, Edwards è un sostenitore della neutralità dei network, e per questo nella sua campagna elettorale ha boicottato la FOX, accusata di parteggiare per la destra.
  • Politica estera: punto dolente del programma. Edwards si oppone alla "guerra al terrore" di Bush, ma nel 2002 votò a favore dell'intervento in Iraq. Edwards è contrario all'invio di nuove truppe, ma anche al ritiro immediato, vorrebbe piuttosto ritirare gradualmente alcune migliaia di soldati, in modo da non avere più truppe americane in Iraq entro il 2013. Edwards ha lanciato spesso moniti contro l'Iran, ma non si è mai espresso a favore di un intervento militare.

Punti di forza: potrebbe reggere la lunga distanza meglio dei due avversari, e se la Clinton dovesse ritirarsi dalla corsa potrebbe ereditare i suoi elettori molto più di quanto farebbe Obama; è giovane ma ha esperienza, è progressista ma piace ai moderati, rappresenterebbe un rinnovamento senza bisogno di una rivoluzione.
Punti deboli: gran parte del suo programma viene giudicata populista; non ha l'appoggio di lobby e multinazionali; le sue posizioni sulla politica estera sono troppo vaghe; la sconfitta del 2004 potrebbe averlo marchiato; la malattia di sua moglie potrebbe essere un handicap in caso di candidatura alle Presidenziali.

Fonti: Wikipedia, Washington Post, New York Times

Rassegna stampa: verso il New Hampshire



Manca un giorno al secondo vero caucus di queste primare, quello del New Hampshire. E' un test molto più probante di quello dello Iowa, non tanto perchè i delegati chiamati a votare siano di più, quanto perchè l'elettorato è sostanzialmente centrista e quindi un buon indicatore delle tendenze del paese.

Nel dibattito televisivo di sabato, Hillary Clinton ha provato a recuperare quota nei sondaggi attaccando frontalmente Barack Obama su quello che è il maggior punto debole del senatore nero, ovvero la scarsa esperienza. Una strategia prevista, che mira a radicalizzare le posizioni tra i sostenitori democratici. E' stata invece imprevista la risposta di John Edwards, che ha preso le difese di Obama ed ha esplicitamente chiesto alla Clinton di farsi da parte, poichè rappresenta lo status quo. Edwards sta evidentemente cercando di conquistare consensi tra i sostenitori di Obama e di far diminuire ulteriormente le chances della Clinton, proponendosi, se non come candidato, quantomeno come possibile vice come già accadde 4 anni fa con Kerry.
Dal canto suo Obama, che nei dibattiti tv è poco a suo agio, ha preferito schivare le polemiche e non ha replicato agli attacchi.

Sul fronte repubblicano, il mattatore della serata è stato John McCain, grazie ad un atteggiamento da presidente in pectore. Il veterano del Vietnam, imitato poi da Giuliani, ha dichiarato la sua stima per Obama ma ha sostenuto che non è preparato sui temi della sicurezza. A sparigliare le carte ci ha pensato però Huckabee, che ha invitato i colleghi a non sottovalutare i consensi raccolti dal democratico.
Mitt Romeny è apparso molto in difficoltà soprattutto sulla politica estera, accusato di non avere una posizione decisa, mentre Rudy Giuliani ha dovuto replicare alle accuse piovutegli a proposito della gestione degli immigrati quando era sindaco di New York.

Sondaggi. Gli ultimi sondaggi prima del voto evidenziano la continua crescita di Obama. Secondo USA Today/ Gallup, Oabama sarebbe al 41% contro il 28% di Hillary e il 19% di Edwards, mentre CNN/WMUR danno Obama al 39% e la Clinton al 29%. Se il distacco sarà davvero così alto, la corsa della Clinton rischia di finire presto, anche se altri sondaggi danno i due candidati quasi alla pari. Tutti però sottolineano la caduta dei consensi della ex-first lady nell'ultima settimana.
Tra i repubblicani, il favorito è McCain che quasi tutti i sondaggi danno intorno al 30% con circa 5 punti di vantaggio su Mitt Romney. Più incerta è la terza posizione, dove Giuliani è insidiato dall'outsider Huckabee, che punta a rimanere in scia per poi cercare di vincere i caucus in Florida e South Carolina, e presentarsi quindi alla prova del 5 febbraio (con votazioni in 22 stati) forte di nuovi consensi.

Update delle 17:00. Dallo staff della Clinton trapela questa dichiarazione che la dice lunga sullo stato d'animo che si respira attorno alla ex first lady:

"E' ancora possibile vincere o arrivare secondi a distanza ravvicinata - spiega al sito uno dei consiglieri della Clinton, cui bruciano il terzo posto e quasi dieci punti di distacco dati da Obama all'ex first lady in Iowa - ma se l'affluenza comincia anche lontanamente a rispecchiare quella che si è avuta in Iowa, allora tutto è perduto". E la paura di perdere ancora ha spinto lo staff della Clinton a decidere di evitare - in queste ultime ore di frenetica campagna elettorale già caratterizzata, come ha dimostrato lo scontro tv di sabato notte, da toni ed attacchi durissimi - una campagna di spot contro Obama, per non rischiare di peggiorare le cose."



Altre news qui

domenica 6 gennaio 2008

Profili: Mike Huckabee

Michael Dale "Mike" Huckabee

L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/68/Mike_Huckabee_speaking_at_HealthierUS_Summit.jpg/196px-Mike_Huckabee_speaking_at_HealthierUS_Summit.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Partito Repubblicano
Età: 53
Professione: pastore battista, imprenditore, ex governatore dell'Arkansas
Fondi raccolti: 1.031.679 $
Budget attuale: 651.301 $

Outsider dei repubblicani, il pastore battista che ha governato l'Arkansas dal 1996 al 2007 è appoggiato dalla destra religiosa integralista che, specialmente nel corso della presidenza Bush, ha assunto un'importanza via via maggiore nel partito.
Huckabee, autore di numerosi libri e anche di canzoni, è da tutti considerato il più abile oratore tra i candidati repubblicani, e questa caratteristica è stata sfruttata nelle fasi preliminari delle primarie, con una serie interminabile di comizi grazie ai quali Huckabee è riuscito a salire vorticosamente nei sondaggi.
E' noto per aver perso 50 chili ed essersi convertito ad uno stile di vita salutista. Ha una moglie e tre figli.

Il caso DuMond
Appena divenuto governatore dell'Arkansas, Huckabee si adoperò per far ottenere uno sconto di pena a Wayne DuMond, condannato per lo stupro di una diciassettenne, lontana parente di Bill Clinton. Huckabee sostenne che proprio il coinvolgimento di Clinton fu la causa di una pena così dura per DuMond, che venne rilasciato sulla parola nel 1997, subito dopo l'elezione a governatore del repubblicano.
Due anni dopo, DuMond fu di nuovo arrestato e condannato per lo stupro e l'omicidio di una donna in Missouri, e sospettato di altri crimini sessuali nella stessa zona.
Nel corso della campagna presidenziale del 2007, Huckabee ha sempre sminuito il proprio ruolo nel rilascio di DuMond.

Posizioni politiche
Il programma di Huckabee è concentrato in particolar modo su temi sociali ed etici, ed è ispirato al conservatorismo religioso


  • Aborto: Huckabee è contrario anche in caso di incesto o stupro

  • Matrimoni gay e unioni civili: contrario ad ogni forma di concessione di diritti alle coppie gay, e favorevole ad emendare la Costituzione in modo da vietare le unioni omosessuali anche negli stati in cui sono in vigore. Huckabee ritiene l'omosessualità "un'aberrazione pericolosa per la salute pubblica".

  • Embrioni: contrario all'utilizzo degli embrioni umani per le ricerche.

  • Politica interna: favorevole alla pena di morte ma non in modo integralista; favorevole ad un supporto riabilitativo per i condannati, specialmente nel caso di criminalità minorile; contrario all'uso terapeutico di droghe leggere; è un sostenitore del creazionismo in opposizione alle teorie darwiniane, ed è favorevole ad una maggiore presenza della religione nelle scuole; Huckabee è un ecologista, e rimprovera al suo partito lo scarso impegno nella tutela dell'ambiente; favorevole al possesso di armi per difesa personale; per quanto riguarda il sistema sanitario, ritiene che gli sforzi debbano concentrarsi più sulla prevenzione che sulle cure;

  • Immigrazione: Huckabee è favorevole all'utilizzo di lavoratori stranieri e alla loro integrazione, e ritiene che i costi dell'immigrazione legale vadano suddivisi tra stati e governo federale. E' inoltre favorevole a cambiare le leggi che prevedono che i Presidenti Usa debbano essere nati sul suolo americano. E' vicino alla comunità ispanica.

  • Economia: Huckabee supporta un sistema di tassazione, denominato FairTax, che rivoluzionerebbe l'attuale sistema fiscale. La FairTax è da diverso tempo al centro del dibattito economico, e molti esperti la ritengono potenzialmente disastrosa oltre che incostituzionale.

  • Politica estera: favorevole all'invio di nuove truppe in Iraq e in Afghanistan, si è detto convinto della necessità di usare la forza contro l'Iran. Ritiene Guantanamo una "distrazione dalla guerra globale al terrorismo"; grande amico di Israele; ha proposto una giornata di ricordo per il genocidio degli Armeni.

Punti di forza: è l'unico nome realmente nuovo tra i repubblicani, ha l'appoggio della destra religiosa e può ottenere vasti consensi nell'America profonda e rurale.
Punti deboli: il suo integralismo religioso gli preclude i consensi degli indipendenti e dei liberal indecisi, la chiesa evangelica non ha abbastanza influenza in tutto il territorio americano, i lobbysti lo snobbano, i suoi fondi sono irrisori in confronto a quelli degli avversari.

Fonti: Wikipedia, Wall Street Journal, New York Times

Update caucus - 5 gennaio: Wyoming

La prima parte del caucus del Wyoming (la seconda si terrà il 4 maggio), che vedeva coinvolti solo 12 dei 28 delegati dello Stato, ha visto prevalere come previsto Mitt Romney

Mitt Romney: 67% (8 delegati)
Fred Thompson: 25% (3)
Duncan Hunter 8% (1)

In attesa di maggio, l'unica indicazione significativa è quella che riguarda Fred Thompson che, non riuscendo a conquistare alte percentuali nemmeno in una sfida a tre, vede diminuire il proprio peso in vista delle prove più impegnative.

sabato 5 gennaio 2008

Caucus del 3 gennaio: Iowa

Democratici

GENNAIO


3 gennaio: Iowa


Barack Obama: 37,6%
John Edwards: 29,8%
Hillary Clinton: 29,5%
Bill Richardson: 2,11%
Joe Biden: 0,93% (ritirato)
Chris Dodd: 0,2% (ritirato)



Repubblicani


GENNAIO


3 gennaio: Iowa


Mike Huckabee: 34,3%
Mitt Romney: 25,3%
Fred Thompson: 13,4%
John McCain: 13,1%
Ron Paul: 10%
Rudolph Giuliani: 3,5%
Duncan Hunter: 0,4%