sabato 27 settembre 2008

Resoconto del dibattito in Mississippi / 2


Lehrer chiede ai due candidati "Pensate in grande, dite una cosa che vorreste fare una volta diventati presidenti". McCain propone di congelare la spesa pubblica, fatta eccezione per la difesa nazionale. Obama stavolta non perde l'occasione per criticarlo "Vorrebbe dire usare un'accetta laddove serve uno scalpello".
Obama torna all'attacco poco dopo, quando ricorda che McCain ha votato il 90% delle volte a favore delle proposte di Bush. "Venire qui dopo otto anni e dire che controllerai la spesa pubblica quando non hai mai fatto nulla del geenre è duro da digerire". McCain non ci sta e ricorda la sua fama di "ribelle", citando anche la scelta di Sarah Palin come vice.

Alla metà esatta del dibattito, si cambia argomento e si passa alla politica estera, terreno su cui McCain si trova più a suo agio mentre Obama è costretto sulla difensiva. McCain per la prima volta loda Bush affermando che dopo l'aumento delle truppe la situazione in Iraq è buona, mentre Obama sostiene che non si dovesse fare la guerra. McCain replica dicendo "Il prossimo presidente non avrà il problema di decidere se andare in Iraq, ma quando partire e cosa lasciare indietro", e accusa Obama di non essere andato in Iraq per 900 giorni,
Obama rivendica la propria opposizione all'aumento di truppe, ritenendolo solo una tattica designata per contenere i danni provocati dai disastrosi quattro anni precedenti. Accusa McCain di fingere che la guerra in Iraq sia iniziata nel 2007 e non nel 2003, quando McCain aveva detto che l'invasione sarebbe stata veloce e facile. Obama sfida McCain invitando il pubblico a giudicare chi dei due abbia mostrato maggiore capacità di giudizio, ma la sua frase suona troppo timorosa per essere convincente, quasi abbia paura di offendere l'avversario.
Il discorso passa poi all'Afghanistan e al Pakistan. Su quest'ultimo tema, Obama è d'accordo con Bush nel proporre azioni dentro i confini pakistani, mentre McCain ritiene dannoso operare senza la collaborazione del governo di Islamabad. Obama difende la guerra in Afghanistan, nel tentativo di dimostrare di non essere un pacifista ad oltranza, ma di essere pronto ad intraprendere azioni militari quando sono "giuste".
La fase successiva del dibattito è stagnante, si parla di argomenti più generali di politica estera: Obama cita en passant una pesante dichiarazione di McCain contro la Corea del Nord, ma non infierisce, McCain cerca di mettere in evidenza la scarsa competenza di Obama in politica estera.
Riguardo le trattative diplomatiche, McCain si dice disposto a parlare con tutti ma a delle condizioni, Obama invece ribadisce la sua posizione di voler incontrare chiunque e senza pre-condizioni, e trova una delle poche frasi ad effetto della serata "Non vuol dire invitarli a prendere il the". Dice di voler riallacciare i contatti con l'Iran e ricorda che anche Bush ha capito che è la strada giusta, mentre McCain no. Anzi, citando una controversa intervista in cui il Repubblicano criticava alcune nazioni che non avevano fornito appoggio agli Usa, accusa McCain di non voler avere contatti diplomatici neppure con la Spagna.
McCain dice che è prematuro ora fare l'elenco dei visitatori alla Casa Bianca, e accusa Obama di non capire quanto sia pericoloso concedere a dittatori come Ahmadinejiad di incontrarsi con il Presidente degli Usa.
Riguardo l'Iran, McCain appare sorprendentemente più moderato rispetto alle sue precedenti posizioni (quando aveva detto che una guerra in Iran sarebbe la migliore delle opzioni), mentre Obama afferma che l'Iran si sia rafforzato grazie alla guerra in Iraq, e che bisogna trattare con Teheran. McCain sposa la dottrina Bush di non trattare con gli stati canaglia, e Obama ricorda le dichiarazioni di esponenti di entrambi gli schieramenti, tra cui Henry Kissinger, che spingono per riallacciare le relazioni diplomatiche, una strategia che Bush ha sperimentato con successo con la Corea del Nord.
La frase di Kissinger diventa il flucro del dibattito, McCain accusa Obama di averla distorta (e Kissinger più tardi lo confermerà), Obama insiste sulla sua posizione.
Obama riconosce a McCain di essersi battuto contro l'uso della tortura, ma ritiene che l'amministrazione Bush, con l'appoggio di McCain, abbia perso di vista l'obiettivo primario di catturare bin Laden.
E' il momento degli appelli finali. McCain fa riferimento al proprio passato "So come guarire dalle ferite di guerra e come trattare con amici e avversari". Obama fa appello al cambiamento "Il prossimo presidente dovrà avere una visione strategica più ampia di quella degli ultimi otto anni". Alle 10.40 il dibattito si conclude.

Per tutto il dibattito, McCain non ha guardato Obama nè si è rivolto a lui direttamente pur interrompendolo più volte. Obama invece si è spesso rivolto al rivale chiamandolo per nome, e ogni volta che è stato interrotto ha ripreso la parola.
Secondo il sondaggio della CNN condotto immediatamente dopo il dibattito, il 51% di chi ha seguito il dibattito ritiene che Obama sia andato meglio, mentre il 38% ritiene che abbia vinto McCain.
Per la CBS, il 39% ha preferito Obama, il 24% ha preferito McCain e il 37% ha ritenuto che il dibattito sia finito in pareggio.

Resoconto del dibattito in Mississippi / 1

Se si fosse trattato di una partita di calcio, sarebbe stato il pareggio a reti bianche tra due squadre attente a non scoprirsi troppo più che a colpire l'avversario.
Sia McCain che Obama hanno preferito non rischiare di fare gaffe, e secondo tutti i commentatori il dibattito si è concluso con un pareggio, anche se i sondaggi istantanei condotti subito dopo la conclusione riportano che per il pubblico Obama è risultato vincitore.

Il dibattito è iniziato subito con una domanda sulla politica economica, nonostante alla vigilia fosse la politica estera l'argomento previsto per l'esordio. "Qual è la vostra posizione sul piano finanziario di Bush?" ha chiesto il moderatore.
Obama dice di voler tutelare l'americano medio in difficoltà, e poi spiega in cosa consiste il piano pur senza dire chiaramente cosa ne pensa.
McCain prima di rispondere rivolge un pensiero a Ted Kennedy, ricoverato in ospedale per una crisi. Poi parla del piano finanziario e prova a dare l'impressione di aver convinto i Repubblicani alla Camera a sedersi al tavolo delle trattative. Fa una battuta sul fatto di essere "nel giro" da parecchio tempo. Anche lui però non esprime un giudizio sul piano.
Il moderatore Lehrer allora ripete la domanda. Obama e McCain si mostrano fiduciosi su un accordo bipartisan e sperano di poter votare per il piano. Lehrer cerca di ravvivare il dibattito invitando Obama a rivolgersi direttamente a McCain. McCain replica con una battuta "Hai paura che non riesca a sentirlo?".

Lehrer rimane sull'argomento economico, chiedendo quali siano le principali differenze tra i due programmi. McCain prende la palla al balzo parlando della sua volontà di tagliare drasticamente le spese federali, uno dei suoi cavalli di battaglia, e accusa Obama di aver chiesto 932 milioni di $ in stanziamenti.
Obama sostiene di aver smesso di chiedere stanziamenti perchè il Congresso ha abusato di quello strumento, e accusa McCain di voler tagliare le tasse per 300 miliardi ai più ricchi.
McCain accusa Obama di voler aumentare le tasse, Obama accusa McCain di non avere un piano per salvare il ceto medio.
Obama e McCain discutono poi sulla definizione di "ricco", e Obama ribadisce di voler tagliare le tasse per il 95% della popolazione. McCain appare per la prima volta in difficoltà, dice che Obama ha votato aumenti di tasse per il ceto medio, ma Obama smentisce.
Si torna a parlare del piano di Bush, e di cosa si dovrebbe cambiare nelle politiche economiche se il Congresso approverà la legge che prevede di spendere 700 miliardi di $ per salvare i colossi finanziari. Obama fa una lista delle cose che vanno bene, ma non dice cosa taglierebbe. McCain ribadisce di voler tagliare le spese, soprattutto nelle agenzia federali.
Obama parla anche della necessità degli Usa di riprendere la leadership nello spazio, citando il fatto che la Cina sta per lanciare un suo piano spaziale.

venerdì 26 settembre 2008

Tutto pronto per il primo dibattito, ma si farà?

Update delle 17.30. Il dibattito si farà, la campagna di John McCain ha diramato un comunicato in cui si annuncia la ripresa di tutte le attività elettorali "Il Senatore è ottmista sul fatto che ci sia stato un significativo passo avanti verso un accordo bipartisan al Congresso".


Tutto procede come previsto nei preparativi del dibattito presidenziale previsto per stasera in Mississippi. La richiesta di McCain di rinviarlo per dedicarsi alla soluzione della crisi economica non solo non ha trovato d'accordo Obama, ma ha anche provocato un nuovo calo del Repubblicano nei sondaggi. Come se non bastasse, McCain è anche stato schernito in diretta da David Letterman: il Senatore avrebbe dovuto partecipare al Late Show ma ha dato forfait dicendo di dover partire per Washington, salvo poi recarsi nello studio accanto per registrare un'intervista con Katie Couric (ecco il video).
McCain ha però detto che parteciperà al dibattito solo se prima il Congresso troverà una soluzione condivisa al salvataggio dei colossi finanziari. Anche se questa soluzione sembra arrivata, è difficile dire se sarà approvata in tempo per il dibattito.
McCain si è recato a Washington nel pomeriggio di ieri, quando ormai i leader del Congresso avevano annunciato una soluzione di compromesso sulla materia in esame. In precedenza il Governatore del Mississippi - Repubblicano - aveva detto ai reporter di aspettarsi un regolare svolgimento del dibattito.
I consiglieri di Obama sono comunque sicuri che McCain alla fine si presenterà "Non può far passare il messaggio che un presidente non è capace di fare due cose insieme" ha detto Robert Gibbs, consigliere del Senatore Democratico.

Il primo dibattito presidenziale è tradizionalmente un momento fondamentale in una campagna elettorale, tantopiù quando il distacco tra i due candidati è così minimo. E anche se sono previsti altri due dibattiti, più uno per i vicepresidenti, è sempre il primo quello che fa la differenza. Nel 1960 John Kennedy conquistò i consensi necessari per superare Nixon grazie ad un dibattito in cui apparve estremamente curato e truccato mentre il rivale era pallido e trasandato. Anche se nei dibattiti successivi Nixon risultò più convincente, il danno era ormai irreparabile.

Il dibattito si terrà nell'Università del Mississippi, durerà 90 minuti e inizierà alle 9 di sera, fuso orario dell'Est (le 3 di notte in Italia).

giovedì 25 settembre 2008

McCain vuole rimandare il dibattito, Obama dice di no

Con una mossa a sorpresa, John McCain ha proposto di rinviare il primo dibattito presidenziale - previsto per domani in Mississippi - a causa della crisi economica e della riunione del Congresso chiamato a decidere sulla legge che dovrebbe salvare dal fallimento i colossi finanziari americani.
McCain ha sospeso la propria campagna elettorale annunciando di voler tornare a Washington per affrontare al meglio la crisi che sta attraversando l'economia statunitense. Scopo sichiarato del Senatore dell'Arizona è quello di riuscire a mediare tra le varie posizioni in campo di modo da arrivare ad una soluzione condivisa sulla proposta di salvataggio avanzata dal Tesoro e tuttora al centro delle polemiche. McCain e Obama si sono sentiti mercoledì mattina per impegnarsi reciprocamente nel trovare una soluzione bipartisan. Dopo questo colloquio, McCain ha avanzato l'ipotesi di rinviare il dibattito, una mossa che secondo molti è dovuta alle difficoltà che il Repubblicano sta affrontando dal momento in cui l'economia è tornata al centro dell'attenzione degli elettori, e Obama è tornato in testa ai sondaggi.
McCain ha anche invitato il Presidente Bush a incontrarsi con i leader delle due Camere e con i due candidati presidenziali.

Obama si è detto d'accordo con l'impegno per trovare una soluzione bipartisan alla crisi, ma non sull'ipotesi di rinviare il dibattito. "Se la mia presenza al Congresso sarà d'aiuto per trovare una soluzione, sono pronto ad essere lì in qualsiasi momento. Tuttavia credo sia importante non portare le politiche presidenziali all'interno del Campidoglio". E a proposito del dibattito ha lanciato una stoccata al rivale "I Presidenti devono essere in grado di occuparsi di più cose nello stesso momento. Non dobbiamo pensare di poter fare una sola cosa e sospendere tutte le altre".
Tuttavia Obama non è entrato nel merito della proposta di McCain di rinviare il dibattito, anche perchè è evidente che se McCain decidesse di portare avanti il suo proposito, non presentandosi in Mississippi, il dibattito salterebbe comunque.

La proposta che dovrà essere discussa dal Congresso è quella di un piano di salvataggio di 700 milioni di dollari, proposta che ha incontrato lo scetticismo tanto dei Democratici che dei Repubblicani. Obama e McCain hanno entrambi dichiarato di essere favorevoli all'idea di salvare i giganti finanziari - e soprattutto i mutui e le assicurazioni degli americani - ma che il piano deve subire dei radicali cambiamenti in modo da fornire maggiori garanzie sull'esborso che verrà fatto dal governo federale.
Intanto in giornata, George Bush si incontrerà con John McCain e Barack Obama.

mercoledì 24 settembre 2008

Sondaggi: la situazione dei Grandi elettori /6



Aumenta l'indecisione degli americani, mentre mancano pochi giorni al primo dibattito presidenziale - il 26 settembre - che che dovrebbe stabilire una tendenza più chiara riguardo il front-runner.
In quasi tutti i sondaggi a livello nazionale, Obama ha riconquistato la leadership sia pure con un margine esiguo. Il tracking quotidiano di Gallup vede Obama con quattro punti di vantaggio su McCain, 48 a 44, anche se entrambi i candidati sono dati in calo. Il tracker quotidiano di Rasmussen vede i due candidati appaiati al 48%, mentre il tracker della CNN vede Obama al 49% contro il 44% di John McCain, così come anche CBS e New York Times.
Il risultato più clamoroso è però quello del sondaggio ABC/Washington Post uscito oggi, e che vede Obama al 52% contro il 43% di McCain.

Per quanto riguarda invece la situazione stato per stato, rispetto alla settimana scorsa Pollster.com vede in calo entrambi i candidati, anche se il Democratico perde 9 Grandi elettori mentre il Repubblicano ne perde 16.
Le cattive notizie per Obama vengono principalmente dalla Pennsylvania, uno stato che sembrava saldamente in mano ai Democratici - di cui è una roccaforte - e che invece sembra tornato in ballo: nello stato (21 Grandi elettori) Obama ha un vantaggio medio di quasi 3 punti, ma con un trend negativo. L'ultimo sondaggio di Fox e Rasmussen dà Obama al 48% e McCain al 45%, con un 5% di indecisi. Big Ten vede invece i due candidati appaiati al 45%.
Le cose non vanno meglio in Ohio (20 Grandi elettori), dove McCain continua a recuperare punti: la Fox lo dà in testa di 4 punti, ma Big Ten e CNN vedono invece Obama ancora in leggero vantaggio.
In compenso il Michigan (17 Grandi elettori), altro stato chiave di queste elezioni, dopo aver visto un recupero di McCain sembra essersi stabilizzato e nell'ultimo sondaggio Fox e Rasmussen Obama ha ben sette punti di vantaggio.
Buone notizie per il Democratico anche dal New Mexico (5 Grandi elettori), in cui ha oltre sei punti di vantaggio in media, unico stato del Sud in cui è attualmente in testa.
Obama inoltre rafforza la leadership in Iowa e sembra rompere l'equilibrio a proprio favore in Minnesota.
McCain conferma il proprio dominio nel MidWest e nel Sud, anche se a sorpresa sembra tornare in ballo la Florida, che pur confermando una tendenza generale a favore del Repubblicano, vede accorciarsi il distacco tra i due candidati: la media di RealClearPolitics è di 2 punti in favore di McCain, ma un recente sondaggio di NBC e Mason Dixon dà in testa Obama.
La Virginia (13 Grandi elettori) è al momento lo stato dall'esito più incerto: i due candidati sono praticamente alla pari in tutti i sondaggi.
La mappa elettorale del New York Times fotografa una situazione molto simile, con Obama a 238 voti e McCain a 227, e 73 ancora da assegnare.
La mappa della CNN come al solito vede un maggior numero di voti da assegnare, 115, e dà a Obama 23 Grandi elettori di vantaggio.

martedì 23 settembre 2008

McCain e Obama cercano una soluzione per la crisi finanziaria

La crisi di Wall Street e la rinnovata attenzione degli elettori verso i temi economici costringe i due candidati ad aggiustare il tiro dei rispettivi programmi per attirare gli elettori coinvolti e preoccupati dalla situazione. Un compito tutt'altro che facile, perchè se da un lato il salvataggio di colossi come Fannie Mae, Freddie Mac e AIG da parte della Federal Reserve (e quindi con i soldi degli americani) è servita a tutelare tutti coloro che avevano stipulato mutui o assicurazioni sanitarie con questi istituti, dall'altro ha tolto dalle casse dello stato molti milioni di dollari causando la reazione negativa dell'opinione pubblica, che sente di dover pagare di tasca propria per le cattive mosse degli speculatori di Wall Street, che resteranno impuniti.
Il rinnovato interesse per l'economia ha portato Obama a recuperare diversi punti nei sondaggi, tornando in testa nella maggior parte delle analisi di questa settimana, confermando la debolezza di McCain nel settore economico. Tuttavia Obama ora è chiamato a dare indicazioni precise su cosa ha intenzione di fare, in caso venisse eletto, per affrontare la crisi. Finora il Democratico ha soprattutto messo in evidenza le responsabilità del caso "Essere arrivati a un punto in cui la Federal Reserve ha dovuto prendere l'inedita decisione di salvare AIG è il verdetto finale sul fallimento della filosofia economica degli ultimi 8 anni. Non conosciamo ancora i termini di questo salvataggio, ma la Fed deve assicurarci che questo piano tuteli le famiglie assicurate".
Joe Biden nei giorni precedenti si era dichiarato contrario all'ipotesi di salvataggio di AIG da parte del governo federale, ma una volta che la Fed ha fatto questo passo il candidato Democratico alla vicepresidenza non ha commentato perferendo aspettare i dettagli dell'accordo. Ha però detto, senza riferirsi al caso specifico "Se si salva un'azienda, si le si dà un'opportunità, allora quest'azienda deve aprire tutti i libri contabili".
Sia McCain che la Palin si sono detti contrari al salvataggio di AIG, ma nessuno dei due ha rilasciato un giudizio preciso "La decisione della Fed è comprensibile ma molto deludente, perchè i contribuenti sono di nuovo chiamati a pagare di tasca propria per una banca" ha detto la Palin.
"Non volevo che si facesse, penso che nessuno che conosco l'avrebbe voluto, ma c'erano letteralmente milioni di persone che rischiavano di perdere investimenti, pensioni e assicurazioni" ha detto McCain.
McCain ha parlato della necessità di stabilire nuove regole nel mercato finanziario, dicendo di voler licenziare i vertici delle autorità di controllo sulla bors. "Dobbiamo combattere gli interessi speciali. Dobbiamo combattere la corruzione a Washington, e l'avidità e l'irresponsabilità di Wall Street".
Obama ha duramente attaccato questa posizione, accusando McCain di essere passato in poche ore dalla proposta di "deregulation" ad una di regole più ferree, e ha ricordato come McCain, in 26 anni di Congresso, non si sia mai impegnato sul tema dei controlli. In uno spot in cui parla direttamente agli elettori per 2 minuti, Obama ha detto "Nelle ultime settimane, Wall Street è stata sconvolta da fallimenti di banche e dal crollo dei mercati. Ma per molti di voi, le persone che ho incontrato in giro per le città, il fatto che l'economia sia nei guai non è una novità. Gli stipendi sono fermi e il valore delle case è in picchiata. E' sempre più difficile pagare per i carburanti e per i generi alimentari".
Obama ha anche denunciato l'aumento dei costi per l'assicurazione sanitaria, ribadendo la sua proposta di tagliare le tasse alle coppie che lavorano, di ridurre la dipendenza dal petrolio estero e di concludere la guerra in Iraq e i relativi costi.

Secondo un sondaggio di Gallup, l'economia è la preoccupazione principale per il 42% degli americani, mentre gli altri temi come l'Iraq o l'energia sono visti come prioritari dal 13% degli elettori. Obama è sempre visto coem il più affidabile in tema economico, anche se rispetto ad agosto McCain ha decisamente accorciato il distacco.

lunedì 22 settembre 2008

Attentato in Pakistan: le reazioni dei candidati

Il bilancio dell'attentato all'hotel Marriot di Islamabad è fermo a circa 60 morti (con oltre 260 ferito), ma tra le macerie di quello che era l'albergo preferito dagli occidentali si scava ancora. L’attentato è stato portato a segno da un kamikaze a bordo di un camion imbottito di esplosivo: almeno 500 chilogrammi, secondo le prime ricostruzioni. Pochi dubbi sul fatto che dietro l'attacco ci sia la mano di Al Qaeda. "E' stato l'11 settembre del Pakistan" ha detto il ministro della Giustizia Farook Naek.
In un messaggio video risalente proprio alla scorsa settimana, Al Zawahiri, numero due di Osama Bin Laden, oltre a minacciare l'Occidente e gli Stati Uniti, si era scagliato anche contro i paesi alleati degli Usa come il Pakistan. Il Pakistan ha da poco vissuto un passaggio di consegne ai vertici del governo: il generale Musharraff è stato sostituito da Asif Ali Zardari, che ha dichiarato di voler proseguire e potenziare la lotta al terrorismo islamico, al fianco degli USA.

L'attentato ha avuto ovvie ripercussioni sull'opinione pubblica americana, provocando la condanna decisa da parte di entrambi i candidati.
Il comunicato di McCain: "L'attacco al Marriott Hotel di Islamabad è un oltraggioso atto di violenza. Cindy ed io esprimiamo il nostro più profondo dolore per le vite perdute, e le nostre preghiere vanno a coloro che sono rimasti feriti o uccisi nell'attentato.
Questo attacco deve servire a rendere più decisa la reazione degli americani così come dei pakistani contro quei gruppi terroristici che vogliono la nostra distruzione. Anche se nessuna organizzazione ha rivendicato questo atto, è risaputo che il Pakistan fronteggia una duratura minaccia da parte dell'estremismo islamico. Dobbiamo lavorare con il governo eletto del Pakistan per trovare i responsabili, processarli e annientare le loro possibilità di minacciare noi e i nostri alleati in futuro. Serve anche come ulteriore dimostrazione del fatto che il nostro prossimo Presidente dovrà lavorare a stretto contatto con i nostri alleati per contrastare il pericolo portato dall'Islam radicale".
E questa è la dichiarazione di Obama: "Condanno duramente il tragico attacco terrorista in Pakistan, e i miei pensieri e le mie preghiere vanno alle vittime e alle loro famiglie.
Questo attacco dimostra la grave e incombente minaccia che Al Qaeda e i suoi affiliati rappresentano per gli USA, il Pakistan e per la sicurezza di tutte le nazioni. Come dimostra anche l'attacco alla nostra ambasciata in Yemen avvenuto all'inizio della settimana, dopo sette anni dall'11 settembre la minaccia terroristica non ha confini, e i terroristi minacciano civili innocenti di tutte le religioni e le regioni. Ora è il momento di concentrare i nostri sforzi per sconfiggeer Al Qaeda e mettere al sicuro gli americani.
Questo attacco ci ricorda inoltre che i pakistani hanno sofferto molto a causa dal terrorismo, e sono minacciati dall'estremismo violento che opera nel loro territorio. Dobbiamo formare una profonda e duratura alleanza con il Pakistan, e con le nazioni di tutto il mondo, per sradicare e distruggere Al Qaeda e i suoi affiliati. Gli USA devono guidare un impegno globale per prevalere contro Al Qaeda e la sua ideologia di odio".

domenica 21 settembre 2008

Le elezioni che hanno fatto storia: 2000

Il secondo mandato presidenziale di Bill Clinton, pur confermando i successi in economia e in politica estera, fu irrimediabilmente segnato dallo scandalo SexGate e dal tentativo di impeachment del Presidente, i cui consensi alla vigilia delle elezioni erano al suo minimo. In mancanza di crisi politiche o economiche da affrontare, la campagna elettorale venne quindi segnata da una "questione morale" che permise ai Repubblicani di rimettersi in corsa.


Numerosi esponenti Democratici testarono la possibilità di presentarsi alle primarie - tra loro Dick Gephardt, Bob Kerrey e l'attore Warren Beatty - ma quando il vice presidente in carica Al Gore annunciò la sua candidatura tutti gli altri grandi nomi decisero di farsi da parte. Rimase in corsa solo l'ex giocatore di basket ed ex Senatore del New Jersey Bill Bradley, esponente dell'ala più di sinistra del partito.
Gore, come vicepresidente in carica, poteva contare su una forte base elettorale e su un enorme ritorno di immagine, mentre Bradley, pur potendo contare su alcuni endorsement illustri, non aveva un largo consenso. Gore sconfisse nettamente Bradley in tutte le primarie (il distacco minore fu di quattro punti in New Hampshire), e alla convention ricevette la nomination con votazione unanime. Gore scelse come vice il Senatore del Connecticut Joe Lieberman, primo ebreo a essere scelto per quel ruolo. Lieberman si era contraddistinto come un acceso critico della condotta di Clinton, e segnava la volontà di Gore di prendere le distanze dal Presidente in carica.


In casa Repubblicana le primarie furono un po' più combattute, ma fin dall'inizio il front-runner fu George W. Bush, perchè aveva raccolto fondi senza precedenti, aveva una forte base elettorale in quanto Governatore del Texas, ed era il figlio di un ex Presidente. Gli sfidanti furono molti, ma la maggior parte di essi si ritirò per mancanza di fondi dopo i caucus dell'Iowa: tra loro l'ex vice presidente Dan Quayle e la moglie dell'ex candidato alla presidenza Bob Dole, Elizabeth. Rimasero in partita il Senatore John McCain, l'editore Steve Forbes e il diplomatico afroamericano Alan Keyes.
Questi ultimi si ritirarono dopo le prime due primarie, lasciando McCain come unico sfidante di Bush. McCain si presentava come il candidato dei Repubblicani moderati e degli indipendenti, contro Bush che era il candidato dell'establishment e della destra religiosa. In New Hampshire McCain superò Bush per 49 a 30, ma in South Carolina Bush vinse con grande distacco. In questa fase si consumò la parte più aspra delle primarie: dalla campagna di Bush partì la voce che la bambina del Bangladesh adottata dai McCain fosse in realtà figlia illegittima del Senatore. Inoltre McCain fu penalizzato dal fatto che per la prima volta le primarie del South Carolina furono chiuse agli indipendenti.
La sconfitta segnò una svolta per la campagna di Bush. McCain rimase in corsa fino al Super Tuesday, dopodichè si ritirò.
Dopo aver vinto in Texas e nalla Florida governata da suo fratello Jeb, Bush conquistò ufficialmente la nomination. Prima della convention incaricò l'ex Segretario alla Difesa Dick Cheney di selezionale il candidato alla vicepresidenza. Dopo aver preso in considerazione Tom Ridge, Colin Powell, Chuck Hagel e lo stesso John McCain, Cheney decise di presentare se stesso come vicepresidente, e Bush accettò.
Poichè la Costituzione degli USA proibisce ai Grandi Elettori di votare due candidati dello stesso stato, il texano Cheney fu costretto a prendere la residenza in Wyoming.

Alle presidenziali si candidarono tra gli altri anche il giornalista conservatore ed ex consigliere di Nixon Pat Buchanan per il Reform Party, e l'attivista ambientalista Ralph Nader per i Verdi.


Buona parte della campagna elettorale fu condotta su temi morali, ma Bush attaccò anche la politica estera dell'amministrazione Clinton, contestando in particolar modo l'utilizzo dei militari in Somalia e nei Balcani per compiti di "ricostruzione". Paradossalmente, visto quello che sarebbe accaduto negli anni successivi, in questa fase Gore appariva come il più agguerrito in politica estera mentre Bush era il candidato maggiormente interessato alla politica interna.
Gore difese le scelte di Clinton in politica estera, ma prese drasticamente le distanze dal Presidente per non essere accostato ai suoi scandali sessuali. PPer scelta del candidato, Clinton praticamente non partecipò alla campagna di Gore - come anche Hillary - e in molti addebitarono a questa decisione la sconfitta di Gore in alcuni stati che Clinton aveva vinto.
Ralph Nader condusse una campagna fatta di grandi comizi pubblici, e accusando Bush e Gore di avere in fondo lo stesso programma. Gore inizialmente ignorò Nader, ma nelle ultime settimane di campagna fece appello ai potenziali elettori dei Verdi sottolineando i punti in comune nei loro programmi. I Repubblicani condussero una campagna pro-Nader nella speranza di togliere a Gore i voti "liberal". Dopo le elezioni, in molti notarono che i voti tolti a Gore da Nader in alcuni stati chiave avrebbero potuto cambiare l'esito elettorale.

Le elezioni si tennero il 7 novembre 2000. Bush vinse con ampio distacco in tutti gli stati del Sud, in Indiana e nell'Ohio che in precedenza era dei Democratici. Gore vinse in tutto il Nord Est con la sola eccezione del New Hampshire, ma perse in Tennessee, il suo stato di origine.
In Florida i due candidati erano praticamente pari, e quando terminarono gli scrutini negli altri stati senza che nessuno dei due avesse raggiunto il 270 voti elettorali necessari per l'elezione, fu chiaro che da quello stato sarebbe dipeso l'esito del voto.
Gli exit poll diedero Gore vincitore, ma nel conteggio Bush si trovò in vantaggio di poche migliaia di voti, vantaggio che poi fu nuovamente annullato da un rimonta di Gore, in una notte di scrutini. Gore, che in un primo momento aveva telefonato a Bush concedendogli la vittoria, ritirò la concessione chiedendo un riconteggio manuale di tutti i voti della Florida.
Il giorno dopo, lo scrutinio terminò con Bush vincitore per soli 500 voti, abbastanza per un riconteggio. La diatriba divenne legale e si trascinò per settimane. A dicembre la Corte Suprema Usa stabilì che il piano di riconteggio della Corte Suprema della Florida era incostituzionale, permettendo così allo stato di certificare il risultato dei conteggi. La Florida così certificò il risultato che vedeva Bush vincitore per 500 voti, tra mille polemiche perchè il fatto che il Governatore dello stato fosse Jeb Bush fece pensare a possibili manipolazioni del voto.
A gennaio 2001 molti rappresentanti Democratici presentarono obiezioni al voto in Florida, ma perchè venissero approvate era necessario che fossero appoggiate anche da almeno un Senatore. Nessun Senatore lo fece, e Al Gore, ancora Presidente del Senato, rigettò tutte le obiezioni.
Il risultato finale vide quindi Bush conquistare 30 stati e 271 voti elettorali, solo 1 più del quorum, contro i 20 stati più DC e i 266 voti di Gore, che però conquistò la maggioranza nel voto popolare, con 500.000 voti in più di Bush. Per la quarta volta nella sua storia, un candidato arrivò alla presidenza senza aver ottenuto nemmeno la maggioranza relativa dei voti.

sabato 20 settembre 2008

Buone e cattive opzioni per risollevare Obama

di Mark Halperin (TIME)

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Ma quali sono le buone e quali le cattive?

- Sfidare McCain in un dibattito pubblico il prima possibile, scegliendo un formato che permetta ai due di parlare faccia a faccia di educazione sessuale, preparazione al comando, servizi alla comunità, la definizione di tono negativo, e infine di cose serie.

- Produrre alcuni spot di attacco contro McCain, che siano duri ma veri.

- Produrre alcuni spot di attacco contro McCain, che siano duri e "veri" quanto quelli prodotti da McCain contro Obama ultimamente.

- Smettere di parlare di Sarah Palin.

- Incaricare una (eccellente) persona di decidere il messaggio che si vuole comunicare, e non un team di molte (eccellenti) persone.

- Escogitare eventi che facciano notizie e puntino l'attenzione sull'economia e il sistema sanitario.

- Convincersi che è impossibile che un ultrasettantenne con due decenni si servizio in Senato possa appropriarsi con successo del messaggio di cambiamento a due mesi dall'Election Day.

- Continuare a produrre spot sugli argomenti standard.

- Avere fede nella frase "La verità trionfa".

- Continuare ad attaccare Sarah Palin.

- Non nominare mai più Sarah Palin.

- Presumere che il manager della campagna di McCain Steve Schmidt non dia ascolto a quello che NY Times, AP o factcheck.org dicono a proposito delle sue tattiche.

- Aspettare i dibattiti presidenziali per cambiare lo scenario.

- Confidare che gli americani siano abbastanza intelligenti da non permettere che un'altra elezione verà decisa da questioni come la bandiera, la moralità, la fedeltà e la storia antica.

- Confidare che gli Americani stiano seguendo la campagna elettorale con la stessa attenzione degli analisti politici, e che decidano il loro voto di conseguenza.

- Confidare che gli Americani già da ora siano a conoscenza delle biografie, delle convinzioni, della situazione finanziaria, delle famiglie e delle idiosincrasie dei quattro protagonisti.

- Dimenticare che Hillary Clinton è stata vincolata a certe tattiche e strategie a cui i Repubblicani non si sentono costretti.

- Confidare che i Repubblicani non attaccheranno Obama su argomenti usati in passato contro candidati afro-americani, come il crimine, la droga e la general diffidenza.

- Immaginare che la partita non sia effettivamente cambiata da agosto.

venerdì 19 settembre 2008

Profili: Joe Biden

Joseph Robinette "Joe" Biden Jr.
L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/0d/Joe_Biden%2C_official_photo_portrait_2-cropped.jpg/225px-Joe_Biden%2C_official_photo_portrait_2-cropped.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Candidato Democratico alla vice presidenza
Età: 65 anni
Professione: avvocato, Senatore senior del Delaware dal 1973, Presidente della commissione Esteri del Senato dal 2001 al 2003 e dal 2007 in poi
Religione: cattolica

Dopo aver provato per due volte a candidarsi alle primarie, Joe Biden ha per la prima volta l'opportunità di arrivare alla Casa Bianca, come n° 2 del ticket Democratico.
Biden è uno dei politici di più lungo corso nel partito dell'asinello, ma non ha mai ricoperto ruolo nelle amministrazioni.
Presentatosi alle primarie di quest'anno, nonostante la sua lunga carriera ha proclamato sin da subito che il cambiamento doveva essere il punto centrale di queste elezioni, assieme alla necessità di superare le divisioni di partito (come dimostra anche questo video tratto da un dibattito di Biden con la Clinton, Richardson, Dodd ed Edwards).

Nato da una famiglia benestante della Pennsylvania, a 10 anni la sua famiglia si trasferì in un sobborgo del Delaware a seguito di un tracollo finanziario. Biden si è laureato all'Università di Newark in scienza politica e storia, ed ha poi frequentato la scuola di legge. Nel 1966 sposò la sua fidanzata del liceo, Neilia, da cui ebbe tre figli: Beau (che oggi è procuratore generale del Delaware), Robert e Naomi.
Nel 1972, poche settimane dopo la sua prima elezione al Senato, la moglie e la figlia di Biden morirono in un incidente stradale e anche gli altri due figli rimasero feriti. Biden, dopo essere stato convinto a non dimettersi, divenne pendolare tra Washington e Wilmington per poter accudire i due figli. Nel 1977 sposò in seconde nozze Jill Tracy Jacobs da cui ebbe una figlia, Ashley.
Il figlio, Beau Biden, partità per l'Iraq a ottobre, all'interno del suo distaccamento del tribunale militare della Guardia Nazionale (il JAG) . Il padre ha detto "Non voglio che vada, ma sarebbe ancora peggio se ci dovessero andare i miei nipoti tra venti o trenta anni". Biden ha votato a favore dell'intervento in iraq nel 2003, salvo poi diventare uno dei più accesi critici della condotta dell'amministrazione Bush.

Biden annunciò la sua candidatura alle primarie democratiche del 1988, e dopo il ritiro forzato di Gary Hart a seguito di uno scandalo sessuale, divenne il favorito. Ma a settembre del 1987 Biden fu accusato di aver plagiato un discorso dell'allora leader laburista inglese Neil McKinnock. In realtà Biden aveva citato più volte quel discorso ricordandone la fonte, tranne che in un'occasione, che fu ripresa in video e diffusa - come si seppe dopo - dalla campagna di Michael Dukakis. Biden fu anche accusato di aver plagiato un articolo mentre era al primo anno della scuola di legge. Biden si difese, ma a settembre decise di ritirare la sua candidatura. Pochi mesi dopo, a febbraio del 1988, Biden fu colpito da un doppio aneurisma cerebrale, da cui si riprese dopo sette mesi di degenza in ospedale.
Negli anni '90, durante la presidenza Clinton, Biden si impegnò in una campagna per porre fine alla guerra nella ex Jugoslavia, influenzando la politica del presidente. Durante uno dei suoi numerosi viaggi nella regione, coniò la definizione di "criminale di guerra" riferito a Slobodan Milosevic. Insistette per varare inchieste sui crimini di guerra e per aiutare i musulmani bosniaci a difendersi.

Nel 2007 ha annunciato la sua decisione di candidarsi alle primarie, sostenendo di poter attrarre anche i voti dei Repubblicani. Preparandosi ad una futura campagna presidenziale contro Rudy Giuliani, Biden disse dell'ex sindaco di New York "In una frase sa dire solo tre cose: un nome, un verbo e 11 settembre".
Ha criticato aspramente tutti gli altri candidati, ha attaccato Obama per la sua mancanza di esperienza ma ha anche avuto per lui parole di stima. In una delle sue ultime gaffe, ha detto "Obama è un caso unico di leader afro-americano in grado di esprimersi in maniera chiara e articolata", frase che voleva essere un complimento ma che gli è costata ovviamente molte critiche. Un altro esempio di tipica gaffe di Biden "Non puoi entrare in un supermercato o in negozio di dolciumi se non hai un accento indiano".
Si è ritirato dalle primarie dopo aver conquistato appena l'1% nei caucus dell'Iowa e dopo breve tempo ha fatto endorsement per Obama.

Posizioni politiche
Biden è un Democratico di tendenze moderate ma che ha, nel computo dei suoi voti al Senato, un alto ranking di posizioni liberal.

  • Politica economica: Biden si oppone alla politica fiscale dell'amministrazione Bush e propone di annullare i tagli alle tasse per gli americani che guadagnano più di un milione di dollari all'anno e destinare il ricavato a fondi per la sicurezza interna e rafforzare le difese contro il terrorismo.
    Biden sostiene forme di sostegno per le corporazioni che non si affidano all'outsourcing. Si oppone alla privatizzazione del sistema sanitario e appoggia la proposta di allargare a tutti la copertura sanitaria. Porpone di normalizzare i rapporti economici con Cina, Vietnam e paesi del Sud America.

  • Politica interna: ha votato una legge che aumenta il numero di reati gravi per cui è prevista la pena capitale, ma ha anche votato per limitare l'uso della pena di morte. Ha personalmente scritto e fatto approvare una legge che inasprisce le pene e potenzia le indagini per i crimini contro le donne.
    Sostiene un programma governativo per trovare fonti alternative di energia e si oppone al programma di ricerca di petrolio nell'Artico. Sostiene la necessità di obbligare Brasile, Cina, India e Messico a ridurre le emissioni di gas.
    E' contrario al possesso personale di armi a scopo di difesa e vorrebbe vietarlo.
    Per quanto riguarda l'immigrazione, propone permessi di lavoro temporanei ed è favorevole alla costruzione di muri lungo le frontiere per impedire l'ingresso di clandestini e di droga. Tuttavia è favorevole ad estendere la copertura sanitaria ai clandestini e vorrebbe facilitare l'iter per ottenere la cittadinanza americana.
    Biden ha sostenuto il Patriot Act di Bush ma ha votato per limitare l'uso di intercettazioni telefoniche e si è battuto contro la violazione dei diritti umani a Guantanamo.

  • Politica estera: Biden ha votato a favore delle guerre in Afghanistan e Iraq ma ha poi detto che è stato un errore, dando la colpa all'incapacità dell'amministrazione Bush. Sostiene un piano in cinque punti per il ritiro dall'Iraq, che prevede prima del ritiro vero e proprio un processo di federalizzazione del paese per separare Curdi, Sciiti e Sunniti, garantendo a questi ultimi (che non hanno diritti di sfruttamento sul petrolio) una percentuale degli introiti statali.
    Biden sostiene la necessità di inviare truppe in Sudan per fermare il genocidio, ed è contrario al piano americano che prevede di combattere l'Aids solo promuovendo l'astinenza.
    Biden è un sostenitore di Israele ma approva la proposta di formare due stati indipendenti.
    E' a favore di soluzioni diplomatiche per risolvere le crisi con Iran e Nord Corea. Ha sostenuto l'embargo contro Cuba ma propone di attivarsi per incentivare la democratizzazione dell'isola ora che Fidel Castro non è più al potere.

  • Questioni etiche: Biden, cattolico praticante, sostiene che il governo centrale non deve intervenire nelle decisioni di chi vuole abortire, nè in un senso nè nell'altro, ed è pro-choice. Ha comunque votato a favore del divieto di aborto nel caso di feti parzialmente nati.
    E' favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso ma non al matrimonio. E' favorevole ad inserire gli orientamenti sessuali tra quelli previsti per i "crimini d'odio", assieme a fattori come la razza e la religione.

giovedì 18 settembre 2008

Le due facce di McCain: dentro e fuori Washington

di Glen Johnson (Associated Press)

John McCain abbraccia e respinge Washington come un suonatore di fisarmonica fa con il suo strumento.
Entra a Washington e difende la sua vasta conoscenza della capitale. Esce, e si proclama un riformatore pronto a cambiarla da cima a fondo.
E' una dicotomia che riecheggia in tutto l'establishment Repubblicano, visto che il partito che ha occupato la Casa Bianca negli ultimi otto anni sta cercando di riconquistarla in quella che è diventata l'elezione del cambiamento.

Nessuno, tranne il fratello dell'attuale Presidente, ha mostrato la volontà del Gop di rinnegare il passato per guardare al futuro.
"Le riforme sono contagiose" ha detto l'ex Governatore della Florida Jeb Bush ad un comizio di McCain a Orlando. "Se comincia a sognare in grande e a sfidare le tradizioni, puoi cambiare le cose, come abbiamo fatto in Florida, e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno a Washington, e John McCain è l'uomo giusto al momento giusto".
Dio sa che abbiamo bisogno di riformare Washington?
George W. Bush ha disconosciuto il suo fratello minore dopo le elezioni thrilling del 2000? Forse Jeb cova del rancore perchè si dice che la famiglia Bush si aspettasse che fosse lui - e non George - a seguire le orme presidenziali del padre? I Democratici hanno occupato la Casa Bianca per gli ultimi otto anni e i due rami del Congresso dal 2000 al 2006?
No, sono stati i Repubblicani.

McCain si è a lungo considerato un ribelle, e non c'è dubbio che il Senatore dell'Arizona ha sfidato il sistema - soprattutto negli ultimi anni di carriera.
Un uomo così vicino all'establishment da essere coinvolto nello scandalo Keating Five nel tempo ha sfidato le istituzioni del Congresso a proposito di legislazione finanziaria e riforme.
Un personaggio così prominente da poter correre nelle primarie Repubblicane nel 2000 ed essere considerato come possibile vice dal Democratico John Kerry nel 2004.
Ultimamente, però, McCain ha una duplice immagine: l'outsider interno. Veterano da 25 anni nel Congresso, bianco come tutti i presidenti dalle origini ad oggi, sta sfidando un 47enne senatore al primo mandato che aspira a diventare il primo afro-americano nello Studio Ovale.

Da un lato si proclama la guida di Sarah Palin a Washington. "Non vedo l'ora di farla arrivare a Washington DC" ha detto lunedì scorso.
Dall'altro lato, sembra non aver mai messo piede nella capitale. "Si sta spargendo la voce, amici. E' ora di cambiare, due ribelli stanno per arrivare a Washington per cambiare tutto".
Da un lato ha i crismi di Washington per affrontare i problemi di Wall Street
"Sono stato presidente della Commissione Commercio al Senato per sei anni, la commissione che supervisiona la nostra economia"
Dall'altro lato, prende le distanze dall'amministrazione Repubblicana del Presidente che lo appoggia.
"Troppe società a Wall Street hanno beneficiato delle maglie larghe delle agenzie di controllo. E ce ne sono talmente tante che le responsabilità sono confuse e inefficaci".
Ci sono anche casi in cui McCain unisce i due personaggi in una volta sola.
"So come risolvere i problemi di corruzione" ha detto alla NBC "L'ho fatto per tutto il tempo passato al Congresso".

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mercoledì 17 settembre 2008

Sondaggi: la situazione dei Grandi Elettori /5


L'ultima settimana ha visto, come prevedibile, i sondaggi stato per stato allinearsi a quelli nazionali che da dieci giorni vedono McCain in vantaggio. Come si vede dalla mappa di Pollster (molto simile a quella del New York Times) Obama è ancora in vantaggio ma il distacco dal Repubblicano è molto limitato e a questo punto gli stati attualmente in bilico diventano decisivi.
Per quanto riguarda i numeri nazionali, il tracker quotidiano di Gallup vede Obama in rimonta dopo che la settimana scorsa McCain era arrivato a distanziarlo di cinque punti: ora McCain sarebbe al 47% e Obama al 46%. Simile il risultato del tracker quotidiano di Rasmussen, che dà McCain al 48% e Obama al 47%. L'ultimo sondaggio settimanale di Newsweek vede invece i due candidati alla pari, con il 46%.
Infine, il Poll of Polls della CNN vede i due candidati al 45%. Il trend stimato da Pollster vede McCain con l'1,8% di vantaggio.

Passando ai collegi elettorali, emerge un quadro che probabilmente nonn subirà grosse variazioni nelle prossime settimane: la costa ovest (California, oregon e Washington) sono saldamente di Obama, così come nella regione del Nord Minnesota, Wisconsin, Iowa e ovviamente Illinois. Obama è inoltre in vantaggio in tutti gli stati del New England, con l'unica eccezione del New Hampshire.
McCain ha invece in mano tutto il Sud con l'unica eccezione del New Mexico e tutto il MidWest con l'eccezione del Colorado.
Gli stati in bilico che decideranno la partita sono l'Ohio, il Michigan e la Virginia, che insieme valgono 40 Grandi elettori (ricordo che la maggioranza da raggiungere è 270).
In Ohio gli ultimi sondaggi vedono Obama ancora in vantaggio ma il trend è negativo, tanto che Pollster e RealClearPolitics danno in proiezione un vantaggio di 2,4 punti a McCain.
In Michigan invece Obama ha un vantaggio più saldo, sebbene non come nei mesi scorsi: l'ultimo sondaggio della CNN dà il Democratico al 49% contro il 45% di McCain, Pollster fa una proiezione in cui Obama ha un vantaggio di 2,7%, mentre la media di RealClearPolitics dà Obama in vantaggio di 2 punti.
Più incerta la situazione in Virginia. Stato tendenzialmente Repubblicano, Obama era in vantaggio quando il Governatore Kaine era in predicato di essere scelto come vice presidente, e quando l'ex Governatore Warner ha parlato alla convention. Ora McCain è in ripresa, e la CNN lo dà al 50%, mentre SurveyUsa dà Obama al 50% e Rasmussen li dà entrambi al 48%. Pollster stima un vantaggio di 1 punto per McCain, mentre RealClearPolitics vede un perfetto pareggio.
Per quanto riguarda gli altri stati in giallo, in New Mexico e New Hampshire Obama è in leggero vantaggio, mentre McCain guida in Montana e Nevada, mentre in Colorado i due sono pari.

martedì 16 settembre 2008

Crolla la Lehman Brothers, la finanza torna in primo piano

La Lehman Brothers Holdings, una delle società finanziarie più importanti d'America, con sedi in tutto il mondo, è fallita. Chiedendo ufficialmente il "Capitolo 11" alla "Us Bankruptcy Court" la società ha avviato la procedura di fallimento che decreterà la perdita di migliaia di posti di lavoro in USA ma anche in Europa e in Italia.
La scorsa settimana l'amministrazione Bush era intervenuta direttamente per salvare da un analogo destino Fannie Mae e Freddie Mac, altri due istituti di credito semipubblici (e ora statali a tutti gli effetti) il cui fallimento avrebbe portato conseguenze catastrofiche sui mercati. Non è stato invece possibile fare niente per Lehman Brothers.
Pochi giorni fa, un'altra delle maggiori banche di investimento staunitesti, la Merril Lynch, per poter sopravvivere è stata acquisita dalla Bank of America, mentre a marzo c'era stato il crollo della Bear Sterns.
Al momento, le ultime due banche di investimento americane sono rimaste Morgan Stanley e la Goldman Sachs.

Una situazione del genere non può che riportare la questione finanziaria al centro degli ultimi 50 giorni di campagna elettorale. Difficile dire quale candidato possa esserne favorito, visto che sia Obama che McCain sono stati accusati di non aver mai parlato chiaramente delle possibili contromisure del governo e delle conseguenze per i cittadini.
La crisi, dopo quella dei mutui subprime della scorsa estate, era rientrata all'interno dei mercati finanziari, ma ora tornerà a toccare personalmente i consumatori, i proprietari immobiliari, gli imprenditori e chiunque debba contrarre crediti.
I candidati finora hanno evitato di parlare nel dettaglio di possibili soluzioni, ritenendo di poterlo posticipare a dopo le elezioni. Ora non è più possibile.
"Questo è l'equivalente finanziario dell'invasione russa in Georgia" è la frase ricorrente nei mercati borsistici.

Ciò vuol dire che i candidati dovranno parlare di un argomento che non era nella loro agenda, distogliendoli da quelli che erano i rispettivi punti di forza - e quindi annullandoli.
McCain potrebbe utilizzare questa crisi per sottolineare la necessità di riformare il sistema finanziario, un argomento appena toccato alla convention Repubblicana, all'interno del più ampio discorso riguardo la necessità di riformare da cima a fondo il sistema politico di Washington. "L'amministrazione McCain-Palin sostituirà i vecchi e inefficaci sistemi finanziati di Washington e porterà trasparenza a Wall Street" ha detto McCain in un comunicato.
Obama invece sosterrà probabilmente - come già visto dalle prime dichiarazioni - che il paese non può permettersi altri anni di politiche economiche come quelle di Bush. Anche Biden parlerà diffusamente di questo tema, visto che trascorrerà la settimana in Michigan.

I rischi sono però alti: gli elettori potrebbero aver paura di affidarsi ad un politico inesperto come Obama in un momento così delicato, ma McCain potrebbe pagare la sfiducia per gli 8 anni di amministrazione Repubblicana che hanno portato a questa situazione.
A questo si aggiunge il fatto che la spesa per salvare Fannie Mae e Freddie Mac inciderà pesantemente nei prossimi anni sul budget federale, e quindi sui soldi a disposizione per le riforme auspicate dai candidati. Brutte notizie soprattutto per Obama, che ha il piano di riforme più dispendioso.

lunedì 15 settembre 2008

Rove: Obama non può vincere contro la Palin

di Karl Rove (Wall Street Journal)

Di tutti i vantaggi che Sarah Palin ha portato al ticket Repubblicano, il più importante è di essere riuscita a far perdere l'equilibrio ad Obama. Come altrimenti spiegare la decisione del Senatore Obama di attaccare direttamente "Sarah Barracuda", capitano della squadra di basket di Wassilla High?
E' una partita che perderà. Se Obama vuole vincere, deve ricordarsi che sta correndo contro John McCain e non contro la Palin.
Michael Dukakis sprecò gli ultimi due mesi della campagna elettorale del 1988 accusando il candidato Repubblicano alla vicepresidenza Dan Quayle di essere una scelta rischiosa. Come risultato, Bush e Quayle vinsero in 40 stati.
Adlai Stevenson passò l'autunno del 1952 attaccando il vice di Eisenhower, Richard Nixon, definendolo "il tipo di politico capace di tagliare un albero in fiore e poi salire sul tronco e tenere un discorso sulla conservazione". I Repubblicani vinsero in 39 stati.

Se Obama continuerà a prendersela con la Palin, subirà lo stesso destino dei suoi predecessori Democratici. Questi attacchi lo espongono alle critiche per la sua scarsa esperienza, gli fanno perdere di vista le cose importanti e sminuiscono lui, non lei.
Rispondendo al giornalista della CNN Anderson Cooper che gli chiedeva di replicare alla dichiarazione dei Repubblicani secondo cui la Palin ha più esperienza di lui, Obama ha paragonato i 50 impiegati di Wassilla con i 2.500 dipendenti della sua campagna elettorale, dichiarando di avere un budget "che in un mese è tre volte maggiore di quello di Wassilla".
Obama però finge di ignorare che adesso la Palin è una governatrice. Gestisce un budget di 11 miliardi e circa 29.000 posti di lavoro. In due anni di amministrazione, ha aumentato di oltre 499 milioni il budget dell'Alaska, più soldi di quanti Obama spenderà in tutta la sua campagna.
E comunque Obama non dirige personalmente la sua campagna, quello lo fa David Plouffe. Ma se anche Obama fosse il manager di se stesso, questo lo qualificherebbe come presidente?

Un dibattito su chi abbia più esperienza esecutiva tra Obama e la Palin non è una mossa intelligente. Se Obama sminuisce il curriculum della Palin, gli elettori cominceranno a paragonare le due carriere, e non è un bene per lui.
Poi Obama ha attaccato la Palin sugli stanziamenti. E' vero, da sindaco la Palin ha cercato stanziamenti, ma da governatore ha abbassato drasticamente le richieste di fondi federali. Anche questo è un dibattito che Obama non può vincere, lui da Senatore ha chiesto stanziamenti per quasi 936 milioni, aumentando le richieste ogni anno. Se gli elettori odiano gli stanziamenti federali - e li odiano - concluderanno che la Palin li ha tagliati, metre Obama li ha aumentati.

Obama poi paga un prezzo per il commento sul "rossetto ad un maiale". L'ultima volta che la parola "rossetto" è stata citata in campagna elettorale, è stato durante il discorso della Palin alla convention Repubblicana. Obama ha detto che il commento non era rivolto alla Palin, ma l'accostamento tra le due frasi ha rappresentato un grosso passo falso.

Joe Biden si è unito all'attacco dicendo che "il punto di vista della Palin su molti argomenti rappresenta un passo indietro per le donne". Altro errore. Obama ha già diverse difficoltà con l'elettorato femminile e le sostenitrici di Hillary Clinton. Se darà l'idea di attaccare la Palin su temi femminili, le elettrici penseranno che ha un problema con le donne forti.

La Palin rappresenta un fenomeno politico che ha alterato la dinamica di queste elezioni. Gli americani hanno visto raramente qualcuno in grado di connettersi rapidamente a tanti elettori in modo così viscerale. Sarah Palin potrebbe essere il primo candidato alla vicepresidenza a cambiare l'esito di un'elezione dai tempi di Lyndon Johnson. Se Obama continua ad attaccarla, le possibilità che la Governatrice Palin diventi la Vice Presidente Palin cresceranno.

Karl Rove è stato consigliere e vicecapo dello staff di George W. Bush tra il 2000 e il 2007
Wall Street Journal (c)

domenica 14 settembre 2008

Le elezioni che hanno fatto storia: 1996

Il primo mandato presidenziale di Bill Clinton fu contraddistinto da una sensibile ripresa dell'economia, culminata con l'azzeramento del deficit, e da una serie di riforme moderate riguardanti alcuni aspetti del sistema sociale. Gli indici di gradimento di Clinton erano piuttosto alte, ma le elezioni di medio termine del 1994 avevano visto i Repubblicani, guidati dal battagliero Newt Gingrich, conquistare una netta vittoria che li aveva portati per la prima volta negli ultimi 40 anni ad avere la maggioranza sia alla Camera che al Senato, creando serie difficoltà alle proposte di legge del Presidente. Questo infondeva nel Gop la sensazione di poter fare il colpaccio.
In casa Democratica, Clinton e Gore riottennero la nomination praticamente senza rivali, anche perchè l'unico serio concorrente, l'ex Governatore della Pennsylvania Bob Casey sr. storico rivale di Clinton, fu costretto a rinunciare a candidarsi alle primarie per motivi di salute.


Nonostante un certo ottimismo nato dai risultati elettorali del 1994, nessun pezzo da novanta del Gop accettò di candidarsi alle primarie. Lo speaker alla Camera e leader del partito Gingrich, il Governatore del Texas George W. Bush, gli ex Segretari alla Difesa Dick Cheney e Donald Rumsfeld diedero forfait. Tra i numerosi candidati, spiccavano il 73enne leader al Senato ed ex candidato alla vicepresidenza Bob Dole, il giornalista conservatore Pat Buchanan, il miliardario Steve Forbes e il diplomatico afro-americano Alan Keyes.
Dole era visto come il favorito, ma all'inizio delle primarie Buchanan raccolse a sorpresa delle nette vittorie in Alaska e New Hampshire, mentre Forbes conquistò Delaware e New Mexico. Dopo questi passi falsi iniziali, Dole conquistò tutti gli altri stati e l'11 giugno si dimise da leader del Senato per accettare la nomination.
Per cercare di dare una scossa ad una campagna elettorale che non entusiasmava la base del partito, Dole scelse come vice l'ex stella del football Jack Kemp, da tempo impegnato in politica e molto gradito ai conservatori.

Dopo la campagna del 1992, Ross Perot decise di riprovarci candidandosi per il partito da lui fondato, il Reform party. La corsa non iniziò nel migliore dei modi, visto che il miliardario faticò persino ad ottenere la nomination del suo stesso partito.


Clinton iniziò a concentrarsi sulle elezioni di novembre già all'inizio dell'anno, e seguendo i consigli dei suoi analisti raccolse una enorme somma di denaro da spendere in spot e apparizioni televisive negli stati chiave. La strategia di Clinton consistette soprattutto nel dipingere l'avversario come un anziano conservatore lontano dalla gente, prima ancora che Dole potesse replicare. Dole d'altronde era frequentemente oggetto di parodie per il vezzo di parlare di se stesso in terza persona e di tenere sempre una penna nella mano destra per camuffare la paralisi dovuta alle ferite di guerra.
Dole cercò di qualificarsi come un esperto, basandosi sulla sua immagine di veterano ed eroe della Seconda guerra mondiale, ma la sua imamgine appariva irrimediabilmente fragile e vecchia accanto al 50enne Clinton. Dole inoltre si isolò tenendosi lontano sia dalla stampa che dagli elettori, e commise alcuni passi falsi: alcuni in senso figurato, come quando si riferì ad una squadra di Brooklyn che non esisteva più da 40 anni, altri in senso letterale come quando cadde rovinosamente dal palco durante un comizio.
Tuttavia la campagna elettorale dei Democratici fu danneggiata da uno scandalo riguardante i fondi raccolti: il Washington Post sostenne che il governo cinese aveva partecipato alla raccolta fondi del partito, in barba alle leggi che impediscono ai non americani di donare soldi ai partiti. Diciassette persone vennero arrestate, e lo scandalo toccò anche Al Gore, che aveva partecipato ad un evento presso un monastero buddista in California, violando le leggi che vietano alle organizzazioni religiose di donare soldi ai politici. Il DNC alla fine restituì i soldi ricevuti dai cinesi.
Ross Perot venne escluso dai dibattiti presidenziali e citò i media in giudizio.
Le elezioni si tennero il 5 novembre, e la mappa elettorale rimase praticamente invariata rispetto a quattro anni prima. Clinton non riuscì per poco a superare il 50% di voti, ma vinse comunque con larghissimo margine, conquistando il 49,24% del voto popolare e 31 stati più DC, pari a 379 Grandi elettori. Bob Dole conquistò 19 stati e 159 Grandi elettori, con il 40,71% del voto popolare. Ross Perot si fermò al'8,4%, meno della metà rispetto a quanto ottenuto nel 1992.
Clinton ottenne un enorme vantaggio fra le donne, ma non tra i maschi, e per la prima volta, un Presidente venne eletto senza aver conquistato la maggioranza nel voto maschile. Nonostante la vittoria schiacciante, Clinton perse sette degli undici stati del Sud, la peggiore performance per un presidente rieletto. Cominciò nel 1996 il declino dei Democratici nel Sud, che causò poi le sconfitte degli anni a venire.
Bob Dole conquistò il poco invidiabile primato di essere l'unico politico americano ad aver perso le elezioni sia come candidato alla vicepresidenza (1976) che come candidato alla presidenza.

sabato 13 settembre 2008

Il New York Post appoggia McCain


Primo endorsement di peso nella campagna presidenziale. Lo fa il New York Post, di proprietà del magnate Rupert Murdoch e di tendenze conservatrici. Infatti, come ampiamente previsto, l'appoggio del quotidiano va a John McCain, così come nelle precedenti elezioni aveva fatto con George Bush.

"Il Post appoggia entusiasticamente l'elezione di John McCain come 44° Presidente degli Stati Uniti. Il lungo impegno di McCain per l'America, il suo coraggio, l'irreprensibile devozione al principio e la conoscenza dei pericoli e delle opportunità per la nostra nazione emerge in contrasto rispetto alla scarsa esperienza del suo rivale, la matricola del Senato Barack Obama.
McCain è stato a Washington per molti anni ma non è di Washington. Sa dove sono le leve del potere - e come usarle - ma non ne è mai stato controllato.
La decisione di McCain di scegliere l'affascinante ma tosta Sarah Palin come vice conferma questo aspetto. [...]

I rivali Democratici di McCain, Obama e Joseph Biden, guidano un partito costruito sugli interessi di parte - sindacati, in particolare.
Ci sono molte ragioni per cui sostenere McCain-Palin, eccone alcune
*Sicurezza nazionale: Le differenze tra Obama e McCain sono particolarmente evidenti. McCain sostiene che l'11 settembre rappresenti due decenni di fallimenti nella lotta al terrorismo globale, e capisce che l'Iraq è un fronte critico in questa lotta.
Obama vorrebbe abbandonare l'Iraq al suo destino, si è opposto all'aumento di truppe e una volta ha proposto di invadere il Pakistan - apparentemente inconsapevole delle conseguenze di un attacco ad una nazione in possesso di armi nucleari.
Sull'Iran, McCain è a favore di sanzioni durissime e pressioni diplomatiche. Obnama è contro le sanzioni.
Quando la Russia ha invaso la Georgia, McCain ha reagito subito lanciando un duro monito a Mosca, mentre Obama ha invocato un'azione dell'ONU, apparentemente inconsapevole che la Russia ha diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza.

*Tasse. McCain sa che se il governo assorbe sempre più ampie quote di prodotto interno, l'economia soffre. L'aumento di tasse diminuisce gli investimenti, riduce il lavoro e la crescita.
E mentre Obama promette tagli per il 95% degli americani, quello che davvero propone sono spese per oltre 650 miliardi di dollari, da coprire con tasse sugli investimenti. Cattive notizie per i milioni di americani che hanno investito su fondi o azioni. [...]

* Commercio. McCain sostiene che la globalizzazione è "un'opportunità" per i lavoratori americani. Secondo lui le economie emergenti come la Cina e l'India vanno affrontate tramite l'educazione e l'innovazione, e non con il protezionismo.

*Energia. Sui temi energetici, McCain è molto deciso. E' a favore della ricerca di petrolio nell'oceano, consapevole che l'America ha infinite risorse energetiche ancora da esplorare.
Sostiene l'energia nucleare, che l'America può produrre a prezzi relativamente bassi.
Obama invece segue la politica dei Democratici: no al nucleare, no al trivellamento, no alla comprensione delle conseguenze di queste politiche.

Niente di tutto ciò sta a significare mancanza di rispetto verso Obama, la cui candidatura abbiamo sostenuto fortemente contro quella di Hillary Clinton. E l'intelligenza, la capacità organizzativa e comunicativa messa in campo da Obama dimostra che ha davvero fatto la storia.
Sarà in giro per molto tempo, e lo speriamo davvero.
Ma alla fine dei conti politiche economiche forti e decise sono ciò di cui ha bisogno l'America. John McCain e Sarah Palin lo hanno capito, ed è per questo che siamo dalla loro parte"

venerdì 12 settembre 2008

McCain e Obama commemorano l'11 settembre

Dopo i giorni degli attacchi più violenti della campagna elettorale, John McCain e Barack Obama hanno sospeso le ostilità giovedì per visitare insieme Ground Zero, nel settimo anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001.
Obama è arrivato per primo, dopo aver pranzato con Bill Clinton, e a Ground Zero è stato accolto dal sindaco di New York Michael Bloomberg. Poco dopo McCain e sua moglie Cindy si sono uniti al gruppo. Obama e McCain si sono scambiati una stretta di mano, poi hanno camminato lungo una rampa nella fossa ricavata dalle macerie delle Torri Gemelle, e qui hanno lanciato una rosa, per poi rimanere in silenzio per alcuni minuti, in preghiera.
I due candidati hanno poi incontrato alcuni ufficiali del dipartimento di polizia e dei vigili del fuoco. Più tardi i due hanno anche parlato con i parenti di alcune delle vittime degli attentati.
"Oggi onoriamo il ricordo delle vite che abbiamo perso l'11 settembre 2001, e soffriamo il lutto con i parenti e gli amici di chi ha perso i propri cari a New York, al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania. Non dimenticheremo mai i nostri morti. Ricorderemo sempre il sacrificio dei pompieri, della polizia e dei soccorritori, e di chi ha sacrificato la propria vita sul volo 93 per proteggere i propri compatrioti. E rignraziamo gli americani che ci difendono ogni giorno a casa, e i militari che ci proteggono all'estero.
L'11 settembre gli americani da tutto il paese si sono uniti al fianco dei parenti delle vittime, hanno donato sangue, hanno aiutato, hanno pregato. Rinnoviamo quello spirito di servizio per uno scopo comune. Ricordiamo che i terroristi responsabili di quell'attacco sono ancora liberi, e devono essere fermati. Sconfiggiamo le reti terroristiche, difendiamo il suolo americano, lottiamo per i valori a cui teniamo, e cerchiamo una rinascita della libertà qui e nel mondo" ha detto Obama.
"Nessun americano dimenticherà mai l'eroismo che attraversò i cieli della Pennsylvania l'11 settembre 2001. I terroristi a bordo del volo United 93 volevano probabilmente schiantarsi contro il Campidoglio. Centinaia, forse migliaia di persone sarebbero state al lavoro in quell'edificio e sarebbero state distrutte assieme ad un simbolo della nostra libertà. Loro, come anche io, dobbiamo le nostre vite ai passeggeri di quel volo, che con coraggio e amore negarono ai nostri nemici quel trionfo.
Io ho testimoniato il grande coraggio e sacrificio per il bene dell'America, ma niente di più grande del sacrificio di quelle persone che afferrarono la gravità del momento, capirono la minaccia e decisero di lottare a costo della vita" ha detto John McCain, che prima di recarsi a New York ha partecipato ad una cerimonia commemorativa a Shanksville.

giovedì 11 settembre 2008

Tra i candidati è guerra aperta

Talmente in fretta da non lasciar modo di capire dove e quando è cominciato tutto, la campagna elettorale americana è degenerata negli ultimi due giorni, in una guerra aperta fatta di attacchi spesso violentissimi. Esattamente quel tipo di campagna che entrambi i candidati avevano sempre detto di voler evitare.
E' difficile tracciare una cronologia degli avvenimenti, tanto questi sono stati rapidi e numerosi.

Joseph Biden in una dichiarazione di lunedì ha parlato di ricerca sulle cellule staminali, citando anche i bambini nati con menomazioni - un tema entrato nell'agenda dei Repubblicani visto che Sarah Palin ha un figlio Down. "Sento dire da tutte le parti che i Repubblicani v0gliono aiutare i genitori che hanno la gioia e la difficoltà di dover crescere un figlio disabile dalla nascita. Allora, se hanno davvero questo interesse, perchè non sostengono la ricerca sulle cellule staminali?".
Il portavoce del ticket Repubblicano ha replicato "Biden ha toccato di nuovo il fondo lanciando un offensivo dibattito su chi ha maggiormente a cuore i bisogni dei bambini disabili. Tirare in ballo questi argomenti è indice di disperazione".

Ma lo scambio più duro ha avuto per protagonisti i due n° 1 dei ticket. Tutto è cominciato da questo spot di McCain, in cui si accusa Obama di aver cercato di introdurre da Senatore dell'Illinois una proposta di legge per insegnare l'educazione sessuale ai bambini delle elementari "Imparare l'educazione sessuale prima di imparare a leggere?" è il refrain dello spot.
La risposta del portavoce di Obama non si è fatta attendere
"E' vergognoso e perverso che la campagna di McCain usi una legge proposta per proteggere i bambini dalle molestie sessuali per attaccare politicamente il padre di due bambine - una posizione condivisa anche dal suo amico Mitt Romney. La scorsa settimana McCain ha scritto su TIME di non saper dare una definizione di onore. Adesso sappiamo perchè".
A questo, che è senza dubbio il più duro attacco finora lanciato da Obama a McCain, il portavoce del Repubblicano ha replicato
"Obama non ha confutato nessuno dei fatti nel nostro spot, ma se vuole questionare sull'onore di John McCain e sul suo servizio per questo paese, è un dibattito a cui diamo il benvenuto".
In Virginia, Obama è tornato ad attaccare McCain, stavolta in prima persona. Parlando del "cambiamento" promosso da McCain, Obama ha detto
"Puoi mettere del rossetto su un maiale, ma resta un maiale".
Apriti cielo. Poichè pochi giorni fa Sarah Palin si era definita "un pitbull col rossetto", è parso evidente che il riferimento neanche troppo velato fosse proprio alla vice di McCain. A onor del vero la frase di Obama comprendeva altri esempi del genere "Puoi avvolgere il pesce in un pezzo di carta chiamato cambiamento, ma puzzerà lo stesso", e il modo di dire "rossetto su un maiale" è già stato usato in campagna elettorale anche dallo stesso McCain.
In ogni caso, la campagna di McCain ha subito rilasciato un comunicato in cui si accusava Obama di aver definito la Palin "maiale".
A questo ha risposto Anita Dunn, consigliera di Obama "Adesso basta, quello della campagna di McCain è un patetico tentativo di far passare Obama per sessista, per aver usato un modo di dire comune, usato anche da McCain in riferimento al piano sanitario di Hillary Clinton lo scorso anno. E' indice di un cinismo che dimostra quanto sia disonorevole il tipo di campagna che McCain ha deciso di condurre".
E' seguito uno spot Repubblicano in cui si accusa Obama di voler cercare di distruggere la Palin per rimediare al crollo nei sondaggi.
In serata, Obama all'inizio di un comizio in Virginia è tornato sull'argomento
"I Repubblicani giocano lo stesso vecchio gioco di cui la gente è stanca. Prendono una frase innocente, la decontestualizzano e lo traducono in uno spot offensivo, sapendo che i media non aspettano altro. Sapete chi ci perde in tutto questo? Voi, i cittadini"
La risposta di McCain "Obama non può usare insulti da scolaro e poi dichiararsi oltraggiato per il tono della campagna. Il suo parlare di nuova politica è vuoto come le sue promesse elettorali".
E oggi i candidati si incontreranno a Ground Zero per le celebrazioni dell'11 settembre

mercoledì 10 settembre 2008

TIME: Obama e McCain parlano di fede

Una luce nelle tenebre di John McCain
Mia madre mi ha raccontato che quando ero prigioniero in Vietnam, sentiva spesso mio padre pregare per me. A quel tempo era a capo delle forze USA nel Pacifico, e soffriva per l'onere di dover condurre una guerra mentre suo figlio era in mani nemiche. Mia madre mi ha detto di avergli sentito chiedere a Dio "mostra a Johnny la pietà".
Mio padre sarebbe stato sorpreso dal sapere quali improbabili forme può prendere la pietà divina. I miei carcerieri mi legavano le mani dietro la schiena e poi passavano la corda dal collo alle caviglie, in modo che dovessi tenere la testa tra le gambe. Spesso passavo così tutta la notte. Una volta uno dei carcerieri entrò nella cella e silenziosamente mi allentò le corde. La mattina dopo, quando finì il suo turno, tornò e strinse di nuovo le corde senza dirmi una parola.
Un mese dopo, a Natale, ero nel cortile e vidi la stessa guardia avvicinarsi. Con le scarpe, disegnò una croce nel fango. Rimanemmo in silenzio ad osservare la croce e ricordando la vera luce del Natale, anche nelle tenebre di una prigione vietnamita.
Quasta guardia fu il mio buon samaritano, non lo dimenticherò mai. Nella vita di questo paese, la fede serve agli stessi fini per cui serve nella vita di ogni credente, qualsiasi credo professi. Ci insegna l'umiltà, e a servire una causa più grande di noi. La fede ci insegna l'umanità e l'eguaglianza.
La vera fede ci richiama a prenderci cura dei più deboli, i poveri, gli affamati, gli stranieri che cercano riparo e i bambini in attesa di nascere - tutti in cerca di compassione e protezione.
Questo messaggio può raggiungere ogni luogo, anche il più buio. Anche in solitudine, quando ci è stato tolto tutto, niente ci può separare dall'amore del Creatore.

Cambiare cuore e mente di Barack Obama
Ho iniziato il mio percorso cristiano più di 20 anni fa, appena uscito dal college. E da quel momento ho seriamente cercato non solo di approfondire il mio rapporto con Cristo, ma anche il modo in cui gli Americani possono vivere insieme in una società pluralistica.
Penso che tutti gli Americani possano imparare qualcosa a questo riguardo, come faccio io ogni giorno. Dobbiamo ricordare il ruolo che i valori ricoprono nell'affrontare i gravi problemi sociali. Come ho detto molte volte, i problemi della povertà e della guerra, i disoccupati e quelli senza copertura sanitaria, non sono solo punti di un programma. Sono radicati nell'indifferenza sociale e nell'insensibilità - l'imperfezione umana.
Ad esempio, credo in leggi più dure e in una ragionevole legislazione sul porto d'armi per tenere i nostri figli al riparo da un'epidemia di violenza. Ma credo anche che quando qualcuno spara a caso tra la folla perchè si sente discriminato, non sia solo un problema del governo - è un problema morale. C'è un buco nel cuore di quella persona. Risolvere questi problemi richiede cambiamenti politici, ma anche nel cuore e nella mente. E' una lezione che amici come il pastore Rick Warren e il vescovo TD Jakes conoscono bene.
Dobbiamo anche ricordare che ci sono dei valori che vanno tenuti presenti nelle nostre famiglie, nelle comunità e nel governo. I miei valori parlano ai 47 milioni di americani senza assistenza sanitaria, ai soldati e ai civili in Iraq e ai veterani tornati a casa, alla Terra creata da Dio che si surriscalda giorno dopo giorno, alle madri single che lottano per tenere insieme le loro famiglie e ai padri troppo spesso assenti. Non credo che dovremmo ignorare il dibattito sui "valori tradizionali", ma non possiamo parlare solo di "valori familiari". Dobbiamo batterci per una politica che dia valore alle famiglie.
Il prossimo presidente dovrà guidare gli Americani di ogni credo religioso o secolare e affrontare dure questioni sui valori. Sarei onorato di avere questa opportunità e spero di continuare questo impegno nei mesi a venire.

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martedì 9 settembre 2008

Sondaggi: la situazione dei Grandi elettori /4


Dopo la chiusura delle due convention, la situazione nei sondaggi a livello nazionale vede McCain fare un deciso salto in avanti. Per il tracker giornaliero di Gallup, dopo il discorso di accettazione della nomination McCain ha scavalcato Obama e guida per 49 a 44. Secondo un sondaggio di Gallup e USA Today, il vantaggio sarebbe invece di 4 punti, con il Repubblicano al 50%, il massimo raggiunto da quando ha conquistato la nomination. Il vantaggio raggiunge i 10 punti su un campione più ampio che non comprende solo gli elettori registrati. Il tracker giornaliero di Rasmussen vede invece i due candidati appaiati al 46%.

La situazione dei Grandi Elettori non presenta invece grandi variazioni, anche perchè per i sondaggi stato per stato occorrerà aspettare ancora qualche giorno. In generale, comunque, il trend è molto favorevole a McCain, come ampiamente previsto dopo la convention e dopo l'enorme copertura mediatica ottenuta da Sarah Palin.
Questa volta ho preso come base la mappa elettorale del New York Times, visto che quella di Pollster era praticamente uguale all'ultima che ho pubblicato.
Come si vede, il colore dominante è il rosso dei Repubblicani, ma i Democratici sono avanti negli stati con il maggior numero di voti, e quindi sono in vantaggio nel totale: 172 voti ragionevolmente certi, più 79 in cui il vantaggio è meno consistente ma comunque presente, mentre il Gop ha 133 voti elettorali solidi e 94 in cui sono in vantaggio, per un totale di 251 a 227. Per raggiungere i 270 Grandi elettori necessari, saranno quindi decisivi gli stati in bilico, ovvero i 60 voti elettorali su cui c'è ancora la massima incertezza.
I più importanti sono Michigan, Ohio e Colorado. In Michigan (17 Grandi elettori) Obama è in vantaggio di circa 2 punti secondo NY Times, mentre secondo Zogby il vantaggio è ben più ampio, 9 punti tenendo conto anche della presenza di Barr (5%) e Nader (1%).
Anche in Ohio (20 Grandi elettori) Obama ha circa due punti di vantaggio secondo i sondaggi di CNN e Quinnipiac, ma il trend è negativo.
In Colorado (9 Grandi elettori) Obama è in vantaggio di 5 punti secondo la Suffolk University, mentre sia la Quinnipiac che CNN e Time vedono McCain in vantaggio di un punto.
NY Times aggiudica la Florida a McCain (il vantaggio è attorno ai 4 punti secondo la Quinnipiac University, anche se Mason-Dixon vede Obama in ripresa) e la Virginia a Obama (2 punti di vantaggio secondo Zogby e PPP, ma i sondaggi sono precedenti alle convention e alla scelta dei vice).
Rispetto alla mappa di NY Times, Pollster dà ai Democratici 260 voti totali e vede ben 99 Grandi elettori ancora in bilico, mettendo tra gli stati ancora incerti la Florida e la Virginia, la North Carolina (dove comunque il vantaggio di McCain appare solido) oltre al Nevada e al New Mexico.
La mappa elettorale della CNN dà ai Democratici un vantaggio più ampio, ma aumenta a 106 i Grandi Elettori ancora in bilico, rendendo l'esito ancora più incerto. La CNN giudica ancora incerti i risultati in Missouri e New Hampshire, mentre assegna il New Mexico a Obama e il Montana a McCain.