domenica 26 ottobre 2008

Le elezioni che hanno fatto storia: 2004

Dopo aver ottenuto la presidenza solo in virtù della decisione della Corte Suprema della Florida riguardo il risultato delle elezioni del 2000, George W. Bush si trovò ben presto a diventare un "Presidente di guerra" a causa degli attacchi dell'11 settembre 2001. Il suo indice di gradimento schizzò al 90% subito dopo gli attacchi, ma i consensi non durarono. La reazione agli attacchi, l'incapacità di catturare Bin Laden, l'invasione dell'Iraq e, in politica interna, l'aumento della disoccupazione e del deficit incrinarono la fiducia nel Presidente. Il 1 maggio 2003, dopo poco più di un mese e mezzo dall'invasione dell'Iraq, Bush annunciò la vittoria, riportando i consensi al 66%. La ripresa dei combattimenti e la perdita di molte vite umane nei mesi successivi fecero di nuovo crollare il gradimento, e non bastò neppure la cattura di Saddam Hussein a dicembre per recuperare seriamente.
Ciononostante, Bush e Cheney ottennero la nomination per un secondo mandato senza dover affrontare rivali. Il Senatore Lincoln Chafee, l'unico Senatore Repubblicano a opporsi alla guerra in Iraq, annunciò di volersi candidare contro Bush ma rinunciò prima dell'inizio delle primarie.


In casa Democratica, i bassi rating di Bush e la volontà di rivalsa dopo le elezioni scippate nel 2000 suscitavano entusiasmo e ottimismo. Dopo il rifiuto di Al Gore di ricandidarsi, il front runner divenne già dall'estate del 2003 l'ex Governatore del Vermon Howard Dean, che mise in piedi una imponente organizzazione "dal basso" raccogliendo cifre record grazie alle donazioni su Internet. Dean si presentò con un programma fortemente orientato a sinistra, populista e incentrato sul ritiro delle truppe americane dall'Iraq, conquistando la leadership in tutti i sondaggi. Joe Lieberman, candidato vicepresidente nel 2000 e ai margini del partito dopo aver appoggiato la guerra in Iraq, provò senza successo ad accreditarsi come il candidato dell'ala moderata. Il veterano del Vietnam John Kerry, Senatore del Massachusetts, aveva annunciato la candidatura già alla fine del 2002 conquistando l'endorsement di Ted Kennedy. John Edwards della North Carolina era in candidato degli stati del Sud. L'ex generale Wesley Clark decise di candidarsi solo a settembre del 2003, troppo tardi per recuperare il distacco dagli altri.
Nei caucus dell'Iowa, il favoritissimo Howard Dean arrivò inaspettatamente terzo dopo Kerry ed Edwards, e iniziò a perdere terreno nei sondaggi. Kery vinse anche in New Hampshire e negli stati del "mini-Tuesday". Dean si ritirò dopo aver perso anche in Wisconsin, lasciando Edwards come unico competitor di Kerry, che intanto aveva conquistato il primo posto nei sondaggi. Dopo che Kerry vinse il Super Tuesday, anche Edwards si ritirò, come avveano già fatto Lieberman e Clark. Dopo aver (a quanto pare) chiesto inutilmente a John McCain di passare nel DNC e diventare il suo vice, Kerry scelse John Edwards come candidato alla vicepresidenza.

Tra i candidati minori, si presentò di nuovo Ralph Nader dopo l'exploit di quattro anni prima.


La campagna elettorale si concentrò principalmente sulla politica estera e la sicurezza nazionale. Bush si accreditò come il Presidente che aveva fronteggiato la più grande minaccia della storia americana, mentre Kerry provò a far valere la propria storia personale di reduce dal Vietnam. Tuttavia il suo originario appoggio alla guerra in Iraq, e la posizione incerta sul ritiro delle truppe gli costarono molto in termini di credibilità e di appoggio da parte dell'ala più liberal del suo stesso partito. Durante l'estate, entrambi i candidati finirono nel mirino a proposito del loro passato militare. Bush fu accusato di non aver portato a termine il suo servizio nella Guardia Nazionale del Texas, ma si difese presentando una documentazione che attestava il contrario, ma sulla cui autenticità sussistevano molti dubbi. Alla vigilia della convention Democratica, Kerry finì nel mirino del gruppo "Veterans for Truth", composto da suoi ex commilitoni del Vietnam che lo accusavano di aver mentito ed esagerato a proposito del suo ruolo in quella guerra e di aver deliberatamente falsificato il racconto del suo impegno nella Marina. L'immagine di Kerry fu irrimediabilmente danneggiata e i Repubblicani ebbero buon gioco nel dipingerlo come un candidato senza polso nè capacità di leadership.
Dopo le convention, Bush guadagnò per la prima volta la testa dei sondaggi arrivando a distaccare Kerry di 14 punti.
Kerry recuperò parzialmente terreno grazie ai dibattiti, in cui provò a mettere Bush sotto accusa per la sua politica estera, e venne generalmente considerato il vincitore, specialmente nel primo dei tre incontri.

Le elezioni si tennero il 2 novembre, e pur non persentando l'esito drammatico di 4 anni prima, non mancarono le controversie. Se in questo caso la vittoria di Bush in Florida fu incontrastata, il risultato in Ohio costrinse a rimandare l'assegnazione della vittoria finale.
Bush ottenne la maggioranza nel voto popolare, con il 50,7% di voti contro il 48,3% di Kerry. In quanto a collegi elettorali, però, una vittoria in Ohio avrebbe consentito al Democratico di superare di due voti il quorum necessario per essere eletto. I Democratici sostennero che le operazioni di voto in Ohio non erano state condotte correttamente, anche basandosi sul fatto che tutti i sondaggi assegnavano la vittoria a Kerry. Il partito e Kerry, tuttavia, decisero di non fare ricorso e il 3 novembre concessero la vittoria a Bush, che con i 20 Grandi elettori dell'Ohio superò il quorum.
Rispetto a 4 anni prima, Bush conquistò New Mexico e Iowa, perdendo il New Hampshire. Il margine di distacco nel voto popolare è stato il più basso mai raggiunto nella vittoria di un Presidente in carica. Uno dei Grandi elettori del Minnesota, al momento di votare per il Presidente, scrisse erroneamente "John Edwards" invece di Kerry.

sabato 25 ottobre 2008

Il New York Times appoggia Obama

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A febbraio, il New York Times aveva fatto endorsement per Hillary Clinton e John McCain per la nomination dei rispettivi partiti, esternando diverse perplessità su Obama. Dopo la fine delle primarie, il prestigioso quotidiano aveva continuato a dare l'idea di continuare a nutrire dubbi sul Democratico, con una serie di editoriali in cui si mettevano in evidenza i dubbi di Obama, pur rivolgendo nello stesso tempo una lunga serie di critiche a McCain, che sono costate al giornale l'ostilità del Repubblicano. Oggi" The Gray Lady", come viene chiamato il quotidiano, spazza via ogni dubbio facendo endorsement per Obama. E d'altronde il giornale ha tradizione Democratica, è dal 1956 con Eisenhower che non viene appoggiato un Repubblicano:

"Le iperboli sono la norma in questa campagna elettorale, ma quest'anno è
davvero in gioco il futuro della nazione.
Gli Usa sono alla deriva dopo otto anni di fallimentare leadership del
Presidente Bush. Scaricherà sul suo successore due guerre, un'immagine
internazionale sfigurata e un governo sistematicamente scippato della sua
capacità di proteggere e aiutare i cittadini - che cerchino di scampare a un
uragano, che cerchino una assicurazione sanitaria abbordabile o che lottino per
conservare lavoro, casa, risparmi e pensioni in mezzo a una crisi finanziaria
che era annunciata e prevedibile.
In tempi così difficili, la scelta del nuovo presidente è semplice. Dopo
circa due anni di campagna elettorale dura ed estenuante, il Senatore Barack
Obama ha dimostrato che è l'uomo giusto per diventare il 44° Presidente.
Obama ha affrontato una sfida dopo l'altra, dimostrandosi un leader e
concretizzando le sue promesse di speranza e cambiamento. Ha mostrato capacità
di giudizio e di ragionamento. Crediamo che abbia la volontà e l'abilità di
raccogliere quel vasto consenso che è essenziale per trovare una soluzione ai
problemi di questo paese.
Allo stesso tempo, il Senatore John McCain si è rifugiato sempre più spesso
ai margini della politica americana, conducendo una campagna basata sulle
divisioni, sulla guerra di classe e anche su qualche accenno di razzismo. Le sue
politiche sono mirate al passato. La scelta di un vicepresidente così
evidentemente inadatto a quel ruolo è stato l'atto finale di opportunismo e
cattivo giudizio che ha eclissato il plauso per la sua lunga carriera al
Congresso.
Vista la natura particolarmente negativa della campagna di McCain, è forte
la tentazione di scegliere basandosi solamente sull'emotività. Ma c'è un valore
più grande nel guardare più nel dettaglio i fatti dell'America di oggi e ciò che
i candidati offrono. Le differenze sono profonde.
McCain offre più o meno l'ideologia Repubblicana di "ognuno per sè", le cui
conseguenze si vedono ora a Wall Street e nei conti in banca degli americani.
Obama ha una diversa visione del ruolo e delle responsabilità del
governo."

venerdì 24 ottobre 2008

Gli scheletri nell'armadio: William Ayers

In un movimentato incontro di militanti contro la guerra in Vietnam, nel 1969, il 25enne Bill Ayers fondò il gruppo radicale Weathermen, o Weather Underground, che di lì a poco rivendicò una serie di attentati dinamitardi contro sedi istituzionali come il Campidoglio e il Pentagono. Ayers e sua moglie furono processati per istigazione alla rivolta e cospirazione contro il governo, ma le accuse caddero nel 1974 per vizi procedurali.
Seguirono anni di latitanza, coperta molto probabilmente dal padre di Ayers, influente dirigente del Commonwealth Edison, la compagnia energetica locale.
26 anni dopo, nel 1995, Barack Obama conobbe Ayers, diventato un insegnante, ad un meeting sulla riforma del sistema scolastico di Chicago. Da allora le loro strade si sono incontrate di nuovo in poche occasioni: in un incontro organizzato da Ayers per sostenere la prima candidatura di Obama al Senato dell'Illinois, nelle riunioni sulla scuola e in un'associazione benefica in cui entrambi erano coinvolti.
Obama ha spiegato di aver incontrato Ayers perchè "vive nel mio quartiere" e "ha lavorato su questioni di cui anch'io mi sono occupato". Per questo motivo è stato accusato dai Repubblicani di aver minimizzato il suo rapporto con Ayers e di non aver condannato il passato da terrorista dell'uomo.

Il New York Times ha intervistato decine di persone che hanno conosciuto sia Obama che Ayers, e ha condotto un'inchiesta sui progetti a cui entrambi hanno lavorato, concludendo che in effetti Obama ha cercato di sminuire la sua frequentazione con Ayers, ma è corretto dire che i due non sono mai stati amici e non si sono mai frequentati regolarmente, nè tantomeno Obama ha mai dimostrato simpatia per il passato dell'ex terrorista.
Anche se nel resto degli Usa Ayers è ancora considerato un criminale - che oltretutto non ha mai manifestato espressamente pentimento per gli attentati compiuti - a Chicago è stato ampiamente riabilitato. Nel 1987 ha conseguito un dottorato in educazione alla Columbia, dopodichè è diventato docente nell'Università dell'Illinois, autore e curatore di 15 libri e promotore di una riforma scolastica. Il sindaco di Chicago Richard Daley ha recentemente affermato in un'intervista di aver chiesto spesso le consulenze di Ayers sulle questioni scolastiche. Questa opinione non è tuttavia unanime, in quanto il cronista Steve Chapman del Chicago Tribune - che pure ha difeso Obama per i suoi rapporti con il Reverendo Wright - ha denunciato pubblicamente l'Università dell'Illinois affermando che non avrebbe mai dovuto assumere Ayers.
Dopo il primo incontro nel 1995, ce ne fu un altro a distanza di pochi mesi proprio a casa di Ayers, dove la Senatrice dell'Illinois presentò Obama a un gruppo di Democratici lanciando la sua carriera politica. Nel 1997, Obama venne eletto al Senato dell'Illinois e, in un'intervista, elogiò un libro di Ayers sulla pedagogia. Nel 2001 Ayers donò 200 $ per la campagna di rielezione di Obama. Dal 2000 al 2002 i due hanno fatto parte nello stesso periodo del consiglio del Woods Fund, un'associazione benefica di Chicago in cui Obama aveva iniziato a lavorare come organizzatore di comunità negli anni '80. Dal 2002 non ci sono tracce di frequentazioni tra i due.
Il 10 settembre del 2001, in un'intervista al NYTimes, Ayers disse di "non essere pentito degli attentati, ma solo di non aver fatto di più". Più tardi, all'indomani degli attentati dell'11 settembre, Ayers rettificò dicendo che la sua frase non era riferita agli attentati ma all'impegno pacifista.

Fonte: New York Times

giovedì 23 ottobre 2008

Sondaggi: la situazione dei Grandi Elettori /8



Il trend dei sondaggi a livello nazionale è ormai saldamente in favore di Obama, che può anche contare su una tendenza positiva a partire dall'ultimo dibattito. Più complicate le cose nei singoli stati, in alcuni dei quali le operazioni di voto sono già iniziate.
A livello nazionale, Obama ha un vantaggio medio di 7,4 punti secondo RealClearPolitics e di 7,9% secondo Pollster. Entrambi vedono Obama a cavallo del 50% di consensi. Tra gli ultimi sondaggi in ordine di tempo, Obama è al 49% contro il 40% di McCain secondo FoxNews, stesso distacco segnalato da ABC e Washington post, che però vedono Obama al 53% e McCain al 44%. Secondo NBC e Wall Street Journal, il distacco sarebbe di 10 punti, 52 a 42. Analogo l'andamento dei tracker giornalieri: per Rasmussen Obama è al 51% contro il 46% di McCain, mentre Zogby ha visto raddoppiare in pochi giorni il distacco di Obama, da 5 a 10 punti. Infine, secondo Gallup, Obama è in testa di 9 punti tra gli elettori registrati, di 8 tra gli elettori probabili, e di 5 tra l'elettorato abituale.
Negli stati chiave, però, dopo la grande euforia degli scorsi giorni, il Senatore Democratico fa registrare una leggera frenata. D'altronde è tradizione di tutte le elezioni americane che negli ultimi 15 giorni il distacco tra i candidati si restringa, anche in caso di distacchi più ampi.
La mappa elettorale della CNN, da sempre una delle più caute nell'assegnare i voti elettorali, vede Obama a 277 Grandi Elettori, ovvero sopra il quorum necessario. La buona notizia per Obama è che questo risultato è raggiunto senza due stati fondamentali come Ohio e Florida, ancora in bilico secondo i sondaggi. In particolare in Florida (27 grandi elettori) le ultime rilevazioni danno McCain in recupero: secondo due sondaggi di NBC e FoxNews il Repubblicano ha un punto di vantaggio, secondo SurveyUsa ne ha due, mentre la CNN vede Obama avanti di 4 punti. Anche in Ohio (20 Grandi elettori) McCain sarebbe in testa di due punti secondo la Fox ed NBC, mentre Suffolk, SurveyUsa e CNN danno Obama in vantaggio con grande distacco. La North Carolina vede una situazione se possibile ancora più equilibrata, con un distacco praticamente nullo. In Virginia invece Obama avrebbe preso il largo, con 2 punti di vantaggio secondo NBC, 6 secondo SurveyUsa, 10 secondo Rasmussen e CNN. Anche la Pennsylvania, nonostante gli sforzi di McCain che ha concentrato la sua campagna elettorale in questo stato nell'ultima settimana, Obama avrebbe una solida leadership, superiore ai 10 punti percentuali.
E infine anche il Colorado sembra essere in mano di Obama, che in tutti i sondaggi è accreditato a circa 5 punti di distacco da McCain.
Cambiano di poco le altre mappe elettorali: secondo Pollster Obama ha 286 Grandi elettori (i 277 della CNN più il Colorado), e lo stesso riporta RealClearPolitics. Il New York Times sposa la stessa linea della CNN, mentre Zogby è ancora più equilibrato: sarebbero solo 273 i voti elettorali per Obama (i soliti 277 meno il New Hampshire).

mercoledì 22 ottobre 2008

I candidati sono reticenti sulla loro salute

Il New York Times ha (di nuovo) esaminato tutte le informazioni fornite dai candidati circa la loro salute, dall'inizio delle primarie a oggi. Quel che è emerso è che in queste elezioni si sta registrando un deciso passo indietro rispetto agli anni passati, in cui l'accesso da parte della stampa a tutte le informazioni cliniche sui candidati era quasi totale.
Come ovvio, le preoccupazioni maggiori riguardano John McCain, 72 anni, che, se eletto, sarebbe il più anziano presidente a servire per un primo mandato. E sarebbe anche il primo candidato sopravvissuto al cancro a diventare presidente. Come reso evidente dalla cicatrice sulla guancia sinistra, McCain si sottopose nel 2000 a un delicato intervento chirurgico per asportare un melanoma maligno.
A maggio la campagna di McCain ha rilasciato ben 1200 pagine di dossier medico, ma a dispetto della mole di materiale, le informazioni fornite non sono sembrate esaustive. In particolare, non sono stati forniti dettagli sul grado di gravità del melanoma: tanto più è alta la gravità, tanto sono maggiori le probabilità di una ricomparsa.
Anche il candidato Democratico alla vicepresidenza Joe Biden ha un passato medico delicato: nel 1988 venne operato d'urgenza per un doppio aneurisma al cervello. Il suo staff ha rilasciato solo pochi giorni fa 49 pagine di dossier medico che attesta la sua buona salute generale - con frequenti mal di schiena e diverse allergie stagionali - ma che non dice se Biden si è sottoposto in tempi recenti a dei test per verificare il rischio di un nuovo aneurisma.
Gli altri due candidati sono molto più giovani e in salute, ma della loro storia medica si sa pochissimo.
Barack Obama ha diffuso a maggio solo uno striminzito certificato medico, senza data, in cui il suo medico personale attesta che è in "eccellente salute". Nelle scorse settimane, sono stati rilasciati anche tre elettrocardiogrammi datati 2001, 2004 e 2007, i cui risultati sono nella norma. Obama è però stato un fumatore piuttosto accanito a partire dalla giovane età e fino all'inizio della campagna elettorare, quando ha smesso, pur ammettendo di accendersene ancora qualcuna nei momenti di forte stress. Il medico del New York Times ha sottolineato che non sono mai state diffuse informazioni sulla quantità media di sigarette consumata da Obama, una informazione rilevante perchè permetterebbe di stabilire il rischio di cancro, di malattie cardiache e di altri disturbi legati al tabagismo.
Di Sarah palin, infine, non sussistono informazioni mediche. L'unica cosa che ci si avvicina sono le circostanze del suo quinto parto, lo scorso aprile, quando secondo il suo racconto le si sarebbero rotte le acque mentre teneva un comizio a Dallas, e si è fatta portare in aereo in Alaska per partorire poche ore dopo il suo arrivo. La Palin ha sempre rifiutato di fornire le proprie cartelle mediche.
In passato, è capitato in diverse occasioni che i candidati nascondessero problemi di salute, con la collaborazione dei propri medici. I casi più noti sono quelli di Thomas Eagleton (che dovette rinunciare alla candidatura alla vicepresidenza quando si scoprì che era in cura psichiatrica per depressione), Paul Tsongas (che durante le primarie del 1992 scoprì di essere malato di cancro), e l'attuale vicepresidente Dick Cheney, malato di cuore.

Chi invece sta certamente molto male è Madelyn Dunham, la nonna materna di Obama, che sarebbe in fin di vita. Il Senatore Democratico ha annunciato di voler sospendere per due giorni la campagna elettorale per poter raggiungere il capezzale della nonna. Una scelta di cuore, per la persona che lo ha allevato quando tornò dall'Indonesia ancora bambino, ma senza dubbio un rischio, nei giorni più importanti della campagna elettorale.

martedì 21 ottobre 2008

E scoppiò la guerra degli idraulici

Il vero protagonista, in positivo e in negativo, di queste ultime settimane di campagna elettorale è senza dubbio "Joe the plumber", l'idraulico tirato in ballo da McCain durante il dibattito di mercoledì scorso e diventato una specie di celebrità, intervistato dai network, citato nei comizi da entrambi i candidati e dai cronisti come possibile emblema di un elettorato in bilico. Nella parodia del terzo dibattito sul Saturday Night Live, Joe è diventato un amico immaginario che McCain tiene sotto il letto in una scatola di sigari.
La celebrità non porta però solo effetti positivi. Prendendo informazioni su "Joe l'idraulico", il New York Times ha scoperto alcuni particolari che sicuramente il lavoratore dell'Ohio avrebbe preferito che rimanessero nascosti.
Per chi ancora non lo sapesse, Joe è l'idraulico che durante un incontro pubblico con Obama in Ohio ha chiesto al candidato Democratico spiegazioni sul suo piano fiscale e poi, per niente soddisfatto della risposta, lo ha accusato di voler redistribuire la ricchezza invece di aiutare i lavoratori.
Per prima cosa, il NYTimes ha scoperto che Joe non ha mai avuto una licenza da idraulico, non ha mai fatto apprendistato e non è mai stato iscritto a nessuna associazione di categoria, come confermato dall'Associazione degli idraulici con sede a Toledo, Ohio.
Inoltre Joe l'idraulico, oltre a non essere idraulico, non si chiama neppure Joe. Quello sarebbe il suo secondo nome, mentre lui si chiama Samuel Wurzelbacher. E in quanto a tasse, il suo curriculum non è specchiato: contro di lui infatti è aperta una procedura per evasione fiscale. "Joe" aveva detto ad Obama di voler aprire una piccola azienda in proprio, ma di aver paura che il piano fiscale del Democratico lo possa penalizzare. In realtà, tutti gli analisti hanno confermato che nè le sue tasse, nè quelle dell'azienda sono destinate ad essere aumentate secondo il piano di Obama.

Ma l'improvviso interesse degli americani per gli idraulici non è finito qui, e incurante di sfiorare il ridicolo il New York Post è andato a cercare a Chicago l'idraulico di Obama, per intervistarlo. Troy Dunn, 44 anni, idraulico con licenza nel quartiere Kenwood, ha detto al quotidiano newyorkese di essere molto arrabbiato per l'uscita del suo quasi-collega dell'Ohio "Questo Joe non ha neppure la licenza e ci toglie il lavoro. McCain prima parla della classe media, poi prende ad esempio questo tizio. La classe media è danneggiata proprio da persone come lui. La nostra industria va male perchè gente come lui lavora illegalmente senza licenza e non paga le tasse. Poveretto, adesso che McCain lo ha trasformato in una barzelletta non troverà più lavoro". Poi Dunn ha confessato di non aver mai incontrato Obama, pur avendo riparato più volte i suoi sei bagni "Ho incontrato sua moglie, una signora molto gentile. Adesso però preferisco non andare da loro, con tutti i servizi segreti che controllano..."

Fonte: New York Times, New York Post

lunedì 20 ottobre 2008

La Palin (quella vera) al Saturday Night Live

Dopo settimane in cui l'imitazione di Sarah Palin, ad opera dell'attrice comica Tina Fey, è diventata un tormentone del Saturday Night Live, la vice di McCain ha acconsentito a partecipare ad una puntata della celebre trasmissione, puntata in cui erano ospiti tra l'altro Josh Brolin e Oliver Stone, interprete e regista di "W.", il film su George Bush.
Ecco il video della partecipazione della Palin

Sarah Palin Appears on SNL Live - The best video clips are right here
Jason Sudeikis interpreta il portavoce Tim Lydecker: "Ragazzi, un'ultima cosa, non potete usare registratori e non potete prendere appunti"
I giornalisti rumoreggiano
Sudeikis-Lydecker: "Ok, ok, ci ho provato. Senza altro indugio, vi presento il Governatore Sarah Palin"
Tina Fey-Sarah Palin: "Prima di tutto, voglio dire che sono davvero eccitata di essere di fronte sia ai media dell'elite liberal sia ai media dei normali liberal. Aspetto le vostre domande, cominciamo".
Fred Armisen-reporter: "Cosa pensa della performance di McCain nel dibattito di mercoledì?"
Fey-Palin: "Beh, penso sia stato fantastico. Perchè gli americani sono arrabbiati, E anche John McCain è arrabbiato. E lo potete vedere dal modo in cui sospira e digrigna i denti e fa sempre così (imita le smorfie). E Barack Obama? Beh, non si capisce se è arrabbiato. La sua voce è soave, e quando parla è come un angelo che ti sussurra nell'orecchio. Fa sembrare John McCain come un camion dell'immondizia in una discarica. Ma per rispondere alla domanda, penso che McCain sia stato fantastico".
Will Forte-reporter: "In un comizio in North Carolina ha detto che le piacerebbe visitare la parte del paese pro-America. Ci sono parti del paese che considera anti-America?"
Fey-Palin: "Sai, ho solo provato a fare una battuta. Ma comunque New York, New Jersey, Massachusetts, Connecticut, Delaware e California [pollice giù]. Ma poi abbiamo anche Ohio, Pennsylvania e Florida che potrebbero essere pro-America o anti-America. Sta a loro [Strizza l'occhio]. E adesso vorrei intrattenervi con una sfilata"

[Le immagini passano nel backstage, dove la vera Sarah Palin e il produttore del SNL Lorne Michaels guardano lo sketch su un monitor]

Michaels: "Mi piacerebbe che ci fosse lei"
Palin: "Lorne, sai, non credo sia una rappresentazione realistica di una mia conferenza stampa"
Michaels: "E' un'esasperazione della realtà"
Palin: "Potremmo fare quello sketch che ho scritto per "30 Rock""
Michaels: "Sinceramente, non c'è abbastanza gente che conosce quello show"
[Entra Mark Wahlberg]
Wahlberg: "Sto cercando Andy Samberg. Dov'è?"
Michaels: "Mark, era solo uno scherzo"
Wahlberg: "Vuoi che spacchi anche la tua faccia? Dov'è?"
Michaels: "Terzo camerino a sinistra"
[Wahlber gesce]
Michaels: "Non gli è piaciuto come lo abbiamo rappresentato nello show"
Palin: "Non dirlo a me"
[Entra Alec Baldwin]
Baldwin: "Ehy Lorne, ehy Tina, devo parlarvi. Non puoi far uscire Tina con quella donna. Andrebbe contro tutto quello per cui si batte. Voglio dire, Santo Cielo, Lorne, la chiamano...come la chiamano, Tina? Cari..."
Palin: "Cariboo Barbie"
Baldwin: "Cariboo Barbie, grazia Tina. Queste sono le elezioni più importanti nella nostra storia, e tu vuoi che Tina stia al fianco di quella donna orribile. Cosa hai da dire in tua difesa?"
Michaels: "Alec, ti presento Sarah Palin"
Palin: "Piacere"
Baldwin: "Capisco. Perdonami ma devo dire...sei molto più figa di persona. Davvero, è incredibile che lascino che lei interpreti te"
Palin: "Grazie. E devo dire che tuo fratello Stephen è il mio preferito dei Baldwin"
Baldwin: "Sei un amore. Forza, facciamo un giro nello studio. Sai Lorne, ho presentato questo show quante volte?"
Michaels: "175 volte"

[Le immagini tornano alla conferenza stampa]

Fey-Palin: "Per rispondere alla domanda, non sono preoccupata dei polls. Sono solo un modo per predire sistematicamente quello che accadrà. Sono preoccupata solo per il Polo Nord, che si sta squagliando e non va bene"
[Baldwin entra e sussurra nell'orecchio della Fey]
Fey: "Cosa, quella vera? Ciaoo"
[La Fey esce e si fa sostituire dalla Palin]
Palin: "Allora, non risponderò a nessuna delle vostre domande, ma voglio cogliere l'opportunità per dire: Live from New York, it's Saturday Night!!!"

Successivamente, la Palin si è fatta coinvolgere nel "Sarah Palin rap", ballando con finti eschimesi e un imitatore di suo marito.

domenica 19 ottobre 2008

Breaking news: Colin Powell appoggia Obama

La notizia era nell'aria da quando l'ex Segretario di Stato del primo mandato di George W. Bush, Colin Powell, ha annunciato la propria partecipazione alla trasmissione domenicale "Meet the press". Le voci secondo cui Powell guardasse con simpatia maggiore verso Obama, pur essendo un Repubblicano, risalgono a maggio, ma ora Powell ha messo in chiaro la sua posizione facendo endorsement per il candidato Democratico.
Powell ha dichiarato che Obama è più adatto ad affrontare la situazione economica e a migliorare l'immagine dell'America nel mondo
"Penso che sia una figura di trasformazione, una nuova generazione che si fa strada sul palcoscenico americano e mondiale". Powell si è detto dispiaciuto nel dover prendere le distanze dal suo vecchio amico John McCain, ma ha criticato la campagna elettorale del Repubblicano specialmente per i toni presi nelle ultime settimane, dicendo che si è "spinto troppo in là", e ha commentato molto negativamente sia la sua risposta insicura alla crisi economica, sia la scelta di Sarah Palin come vice.
Powell è stato uno degli artefici dell'invasione in Iraq, ma è anche stato il primo esponente dell'amministrazione Bush a riconoscere che le informazioni sulle armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein erano false. Bush chiese le sue dimissioni e lo sostituì con Condoleeza Rice dopo la rielezione nel 2004.

Recensioni: "Contro tutti i nemici"


Contro tutti i nemici. Dentro la guerra americana al terrorismo
di Richard A. Clarke
Edizioni Longanesi (2004, 16 €) e Tea (2005, 8 €)

"Against all enemies", citazione di una frase del giuramento dei Presidenti degli Stati Uniti, è probabilmente il maggiore e più completo atto d'accusa esistente contro l'amministrazione Bush. Il fatto di essere uscito in concomitanza con il ben più noto (ma in definitiva anche meno efficace) film "Farenheit 9/11" di Michael Moore ha probabilmente contribuito a farlo passare in sordina, soprattutto in Europa ma anche in America
Eppure Richard A. Clarke non è un giornalista d'inchiesta o un regista politicamente impegnato. E' una delle massime - se non la massima - autorità americana riguardo la lotta al terrorismo. Ha servito nella sicurezza nazionale a stretto contatto con tre presidenti, George H.W Bush, Bill Clinton e George W. Bush. Con Clinton, Clarke è diventato lo "zar" dell'antiterrorismo, ovvero il capo del coordinamento antiterroristico del Consiglio di Sicurezza degli Usa.
Clarke può perciò spiegare con chiarezza e cognizione di causa come gli attentati dell'11 settembre 2001 affondino le radici nel passato, addirittura nel comportamento dell'amministrazione Reagan in Libano e durante la guerra tra Iran e Iraq.
Il libro è una carrellata delle politiche antiterrorismo dell'America sotto gli ultimi quattro presidenti: Reagan che a dispetto dell'apparente intransigenza autorizzò baratti con l'Iran, George Bush padre che non aveva una politica antiterrorismo e permise a Saddam Hussein di rimanere al suo posto, Bill Clinton che, a detta di Clarke, si adoperò al massimo contro il terrorismo ma si scontrò con la burocrazia dell'esercito e della CIA, e George Bush figlio che prima ha ignorato gli allarmi su Al Qaeda e poi ha intrapreso una campagna fallimentare di "guerra al terrorismo".
Clarke smentisce le voci secondo cui gli attacchi ordinati da Clinton contro l'Afghanistan avessero come scopo semplicemente distrarre l'opinione pubblica dal Sexgate, e quelle secondo cui gli Usa avrebbero rifiutato l'offerta dei talebani di consegnare Bin Laden. Clinton avrebbe invece intrapreso una lotta senza quartiere contro il terrorismo islamico dopo gli attentati al World Trade Center del 1993 e ben prima che i nomi di Bin Laden e Al Qaeda diventassero di dominio pubblico. Si era però dovuto arrendere di fronte all'atteggiamento della CIA e delle forze armate, che scoraggiarono ogni suo tentativo di arrivare alla neutralizzazione dello sceicco del terrore.
Clarke, che venne confermato al suo posto da Bush jr, racconta di aver provato inutilmente a convincere la nuova amministrazione - e in particolar modo Rumsfeld, Cheney e la Rice - dei rischi connessi ad Al Qaeda, senza ottenere ascolto, ad eccezione della proposta di attaccare l'Iraq ben prima degli attentati del 2001. Dopo l'11 settembre, Bush creò alcune strutture di facciata, come il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, che non avevano nessun compito pratico ma arricchivano solo la burocrazia di Washington. A quel punto Clarke rimise il mandato dedicandosi ad avviare nuovi progetti per la sicurezza informatica, a suo avviso la prossima frontiera del terrorismo.

sabato 18 ottobre 2008

Obama e McCain alla Alfred Smith Memorial Dinner

A sole 24 dall'aspro confronto televisivo, i due candidati presidenziali sono tornati a farsi vedere insieme in una circostanza del tutto diversa e dai toni decisamente più rilassati, la cena annuale in memoria di Alfred E. Smith, per quattro mandati Governatore di New York e primo cattolico candidato alla Casa Bianca, sconfitto nel 1928 da Herbert Hoover.
La cena è stata occasione di scherzi e battute tra i due candidati, che hanno coinvolto anche altri protagonisti, come i Clinton, Bllomberg e Giuliani.
Ad aprire la cena è stato Alfred E. Smith IV, pronipote del Governatore, che ha ironizzato sui due candidati "Il mio bisnonno avrebbe adorato queste elezioni. Chiunque vincerà, sarà un fatto storico. Se vincerà il Senatore Obama, per la prima volta avremo un vicepresidente del Delaware. Se vincerà il Senatore McCain, sarà fatta la storia per quanto riguarda una donna: il primo Presidente ad avere una madre di 96 anni. Il Senatore McCain è famoso per saper identificare le minacce prima che si materializzino. Prima di cena ha detto che in nessun caso autorizzerà l'acquisto di testate nucleari da parte del New York Times. Obama ha detto che vuole parlare faccia a faccia con i despoti. Penso che lo abbia già dimostrato facendo un'intervista con Bill O'Reilly".

E' poi stata la volta di McCain: ecco il video

ed ecco alcune delle migliori battute del suo discorso
"Voglio approfittare di questa occasione per fare un importante annuncio: sì, è vero, questa mattina ho licenziato tutto il mio staff di consiglieri. Le loro posizioni ora sono occupate da un uomo chiamato Joe l'idraulico. Ci si chiede perchè Joe l'idraulico debba essere preoccupato dagli aumenti delle tasse proposti da Obama per i più abbienti. Quello che molti non sanno, è che Joe l'idraulico ha firmato un accordo molto lucrativo con una coppia benestante per occuparsi dei lavori in tutte e sette le loro case [riferimento al numero di immobili posseduti dai McCain]"
"Essendo un collega e un amico di Barack, l'ho chiamato 'quello lì', ma lui non se l'è presa. Infatti anche lui ha un soprannome per me: 'George Bush'"
"Anche in questa sala piena di Democratici, continuo ad avere la sensazione che molti di voi siano dalla mia parte. Ehi, Hillary Clinton, sono felice di vederti qui stasera. Ma dov'è Bill? Mi meraviglia che non sia qui a proseguire il suo instancabile impegno a favore di chi ha sconfitto sua moglie. Anche se ha un approccio un po' strano: quando gli hanno chiesto se il Senatore Obama è qualificato per fare il Presidente, lui ha risposto 'certo, ha più di 35 anni ed è cittadino degli Stati Uniti'."
"So bene che di questa campagna si stanno occupando anche gruppi imparziali e onesti. Come la ACORN. Nel caso non lo sapeste, la ACORN ha permesso che fossero registrati tra gli elettori Democratici molti di coloro che in precedenza erano esclusi dalle liste: bambini delle elementari, morti, e in Florida anche un certo Mickey Mouse. Ma sono abbastanza sicuro che lui sia Repubblicano".

Poi è salito sul palco Obama

ecco alcune delle sue migliori battute:
"Porto i saluti del Senatore Joe Biden, o come ha deciso di farsi chiamare, Joe il Senatore"
"Qui mi sento a casa, perchè spesso mi hanno detto che ho le posizioni politiche di Alfred E. Smith e le orecchie di Alfred E. Neuman. Anche se questo non è proprio il mio luogo ideale: in origine mi avevano detto che avremmo dovuto spostarci allo Yankee Stadium. E qualcuno potrebbe dirmi che fine hanno fatto le colonne greche che avevo chiesto? Ma comunque amo il Waldorf Astoria. Mi hanno detto che dall'ingresso si può vedere fino alla sala da tè russa"
"E' un onore essere qui con Al Smith. Ovviamente non ho mai conosciuto il tuo bisnonno, ma da quello che mi ha raccontato il Senatore McCain..."
"Saluto il sindaco Bloomberg, che ha recentemente annunciato di voler cambiare la legge per potersi candidare per un terzo mandato. Al che Bill Clinton ha detto 'si può fare?'"
"E' un tributo alla democrazia americana aver deciso di sederci qui allo stesso tavolo senza precondizioni"
"Di recente, uno dei consiglieri di McCain ha detto che se si parla di economia McCain perderà. Quindi ora vorrei parlare un po' di economia. So che è un po' strano essere qui in smoking e cravatta bianca in questi tempi difficili, ma ho fatto un grosso affare, li ho presi in affitto dal Dipartimento del Tesoro a un prezzo d'occasione. Ma sono tempi così duri che adesso il sindaco Bloomberg deve prendere la metropolitana. Ma con la crisi che ha colpito il mercato delle case, dobbiamo riconoscere che questa crisi è otto volte più dura per John McCain".
"McCain ha chiesto spesso in queste ultime settimane 'chi è Barack Obama?'. Devo ammettere che la domanda mi ha sorpreso, la risposta è proprio lì, sulla mia pagina di Facebook. Ma è giusto che gli americani sappiano tutto di me: io sono nato su Krypton, sono stato mandato qui da mio padre Jor-El per salvare la Terra. Molti di voi sanno che ho ereditato il mio nome Barack da mio padre, ma quello che molti di voi non sanno è che Barack è swahili e significa 'quello lì'. E ho avuto il mio secondo nome [Hussein] da qualcuno che evidentemente non pensava che mi sarei mai candidato alla presidenza. La mia più grande forza è l'umiltà, il mio più grande difetto è che sono troppo fantastico. Una cosa che non ho mai fatto: non ho mai messo del rossetto su un maiale, o su un pitbull, o su me stesso. Rudy Giuliani, questo è per te. Ma in tutta sincerità ci sono altre cose che non sapete di me: ad esempio il mio secondo nome è Steve, sono Barack Steve Obama.
Devo essere onesto, a un certo punto della mia vita ho frequentato persone equivoche, non pentite, è vero, sono membro del Senato degli Usa."
"In un comizio, qualcuno tra la folla ha iniziato a gridare 'Nobama', dicendo che c'erano persone molto più qualificate per fare il Presidente. Avrei preferito che Joe Biden non lo avesse fatto".

venerdì 17 ottobre 2008

Le pagelle del terzo dibattito presidenziale

di Mark Halperin (TIME)

http://img.timeinc.net/time/daily/2008/0810/obama_mccain_1016.jpg
Barack Obama
Sostanza: intelligente, competente e ansioso di spiegare, come sempre, ma senza andare a segno. Anche se ha dato un'idea generale del suo programma, lo ha fatto senza disturbarsi a lottare per difendere le sue posizioni.
Voto: B

Stile: è apparso stanco e irritabile, e penalizzato da un makeup inefficace. Inizialmente è sembrato distratto e quasi risentito dal dibattito, ma poi ha capito che doveva cambiare registro e diventare più discorsivo e coinvolto. Si è ripreso dopo l'inizio difficile evitando qualsiasi cosa che potesse avvantaggiare l'avversario.
Voto: B-

Attacco: raramente ha attaccato McCain, e quando lo ha fatto è stato indiretto e troppo vago.
Voto: C+

Difesa: imperturbabile ai frequenti attacchi di McCain ma un po' stizzoso nel rispondere alle accuse. Ha provato a difendere le proprie posizioni su sanità e tasse ma non è riuscito a rappresentare una spiegazione completa e alternativa. Facendo affidamento sui sondaggi per scusarsi dei toni negativi della campagna e implicitamente per essere tornato sui suoi passi in materia di finanziamenti ai candidati, è sembrato indifferente cerso il recente scambio di ostilità reciproche, dando la colpa solo all'avversario.
Voto: B+

Giudizio complessivo: durante la prima metà del dibattito, il Democratico ha mostrato spesso i suoi tratti peggiori - snob, superiore, stizzito - e si è comportato come se avesse di meglio da fare, poi è diventato sempre più coinvolto man mano che la serata andava avanti. Non sembrava avere una strategia precisa, ma ha risposto alle domande poco alla volta, quando se le trovava davanti, senza portare avanti un messaggio o un tema. Ha conservato la sua aria imperturbabile e ha avuto pochi momenti degni di nota. Se intendeva conservare la propria leadership, ce l'ha fatta, ma forse a costo di perderne una parte.
Voto: B

John McCain
Sostanza: ha evitato come al solito il politichese, ma è risultato più competente sul suo piano economico, presentando argomentazioni chiare. E' stato bravo anche sui cambiamenti climatici, il commercio, le tasse e le spese. E' stata una performance impressionante da parte di un politico che di solito è più a suo agio nel parlare di temi generali e fare affidamento sulla propria personalità piuttosto che concentrarsi sui dettagli.
Voto: A-

Stile: per 40 minuti è stato amichevole, convincente e anche pungente quando necessario. Ben consapevole di essere in una posizione di svantaggio, si è impegnato duramente per sfruttare tutte le possibilità. Ha mostrato genuina empatia per le conseguenze della crisi economica, per i problemi delle piccole imprese e per l'obesità infantile. Ma ha perso punti nella seconda metà ricadendo nei tic imbarazzanti che lo avevano penalizzato negli altri dibattiti.
Voto: B+

Attacco: ha colpito Obama senza soluzione di continuità, quasi sempre con autorità e non con disperazione. Ha ripetutamente portato la discussione su un indraulico chiamato Joe che ha parlato di tasse con Obama durante una visita del Democratico in Ohio - e ha fatto bene. Ha mostrato di aver studiato bene il programma dell'avversario, a differenza dei primi due dibattti. Ha efficacemente attaccato l'avversario per non aver mantenuto la parola sui finanziamenti alla campagna e per aver rifiutato di tenere eventi pubblici congiunti. A un certo punto però è diventato troppo agitato e ha perso la concentrazione, soprattutto quando ha parlato di Bill Ayers.
Voto: A-

Difesa: drammaticamente ha proclamato "Io non sono il Presidente Bush" con durezza e chiarezza, in uno dei pochi momenti "veri" di questi dibattiti - e la tangibile reazione del pubblico (anche se silenziosa) fa pensare che questa scena verrà riproposta molte volte.
Voto: A-

Giudizio complessivo: durante la prima metà del dibattito, il Repubblicano ha mostrato il meglio di sè - sincero, patriottico, serio, autorevole - senza sembrare vecchio o ansioso. Ha anche segnato alcuni punti nella categoria "cambiamento", contro il candidati che detiene questo tema. E' stato anche chiaro nel messaggio. A suo discapito, però, è diventato più aggressivo e distratto nella seconda metà, e forse ha perso quella chance che gli serviva per cambiare il corso della campagna. Tuttavia, se una maggioranza silenziosa di elettori indecisi ha guardato il dibattito, avrà capito perchè i consiglieri di McCain hanno fede in lui e pensano ancora che possa vincere.
Voto: A-

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giovedì 16 ottobre 2008

Resoconto del dibattito di New York


E' stato l'ultimo dibattito, ad Hampstead, casa di Hillary Clinton (che infatti era in prima fila). E' il dibattito che ha spaccato di più pubblico e cronisti: per i primi la vittoria di Obama è stata schiacciante, mentre per i giornalisti è stato McCain ad avere la meglio. La verità è probabilmente nel mezzo: McCain ha messo a segno molti colpi e attaccato Obama ad un livello molto alto, Obama non ha fatto altrettanto ma è apparso molto più affidabile e freddo - in una parola "presidenziale" - rispetto al suo rivale, a tratti scomposto. Il dibattito è stato seguito da 28 milioni di persone.

Alla 9:04 i candidati salgono sul palco, McCain cerca subito di apparire più attivo e gioviale, stringe vigorosamente la mano di Obama e fa anche una linguaccia.
Si parla subito di economia, McCain spiega che gli americani sono infuriati con l'avarizia degli speculatori di Wall Street, Obama spiega il suo programma e accusa McCain di voler favorire le banche.
McCain passa all'attacco tirando fuori quello che sarà il leitmotiv del dibattito: Joe l'idraulico. Joe è un idraulico dell'Ohio che l'altroieri, durante una visita di Obama nella sua contea, ha fermato clicca per vedere il video) il Senatore Democratico e gli ha chiesto in maniera diretta perchè ha intenzione di aumentare le tasse. La risposta di Obama è stata piuttosto contorta e non ha convinto Joe. McCain si rivolge, e lo farà una dozzina di volte nel corso della serata, a tutti gli "idraulici Joe" del paese, mettendoli in guardia da Obama.
Il moderatore Schieffer chiede ai candidati come ridurranno il deficit. Obama è evasivo e non risponde direttamente, McCain torna a parlare di mutui e Schieffer lo riporta sul tema. Obama parla dei tagli agli stanziamenti e fa un parallelo tra McCain e Bush. Al terzo dibattito, McCain ha però trovato una risposta a questa accusa "Senatore Obama, non sono il Presidente Bush. Se voleva correre contro Bush, avrebbe dovuto candidarsi quattro anni fa". Uno a zero, palla al centro.
Alla mezz'ora si passa a parlare dei toni negativi della campagna elettorale, ed è di nuovo McCain all'attacco. Accusa Obama di aver speso una cifra senza precedenti in spot negativi, e ricorda le parole del deputato John Lewis che ha accusato lui e Sarah Palin di seminare odio.
Obama ricorda che durante i comizi della Palin si inneggia alla violenza senza che la candidata dica niente, poi spiega di aver criticato le parole di Lewis.
In questo frangente i due candidati si interrompono a vicenda e si accusano reciprocamente di aver condotto una campagna negativa. Obama sembra scuotersi dal torpore anche se appare meno in forma degli altri dibattiti.
Si arriva finalmente a parlare di Ayers: McCain aveva detto di voler usare l'argomento, ma è Obama ad anticiparlo, ricordando che quando Ayers era un terrorista lui aveva otto anni, e che quando l'ha incontrato era invece un rispettabile professore che partecipava, come lui, ad una fondazione per i poveri fondata da persone vicine a Reagan.
McCain però continua a ripetere le sue linee di attacco: Ayers e l'aumento delle tasse. Si parla di sfuggita dei candidati vice: ognuno dei candidati spiega perchè il suo vice potrebbe essere un Presidente migliore del vice avversario.
Si parla dei rispettivi partiti e dei modi in cui i due candidati si sono allontanati dall'ortodossia. La domanda riguarda in patrticolar modo McCain che non nomina mai il Gop.
McCain poi accusa Obama di non essere stato chiaro sulla sua posizione riguardo le trivellazioni all'estero, e Obama non replica neanche stavolta.
Schieffer fa la domanda tabù sull'aborto, tema mai toccato nei precedenti dibattiti. McCain parla della nomina dei giudici della Corte Suprema dicendo che la posizione sull'aborto non sarebbe una discriminante. Obama ribadisce di credere nella libertà di scelta delle donne, ma neanche lui avrebbe pregiudizi nei confronti di un giudice della Corte Suprema pro.-life.
Si parla anche di scuola, Obama elogia alcune dichiarazioni di McCain ma dissente sulle sue conclusioni. Rende però difficile capire in che modo il suo programma sia differente.
E' il momento delle dichiarazioni finali: McCain prende in prestito lo slogan di Obama spiega di voler rappresentare un cambio di direzione, ma poi ricorda la lunga lista di McCain che hanno servito il paese. Un modo un po' aristocratico di avvicinarsi alla presidenza.
Anche Obama prende in prestito il leitmotiv di McCain dicendo che scegliere il suo avversario rappresenta un rischio, il rischio di ripetere altri 4 anni di politica fallimentare.
Il dibattito termina, Obama e McCain si stringono la mano e si riuniscono alle rispettive mogli per i saluti finali.

Il dibattito di New York




Va in archivio anche il terzo e ultimo dibattito presidenziale, come previsto il più duro dei tre.

Questo il responso dei sondaggi immediati
CBS: Obama 53, McCain 22
CNN: Obama 58, McCain 31
Politico: Obama 49, McCain 46


A più tardi per il resoconto completo

mercoledì 15 ottobre 2008

Sondaggi: la situazione dei Grandi elettori /7



A tre settimane dalle elezioni, e a poche ore dal terzo e ultimo dibattito, la mappa elettorale sorride decisamente ad Obama.
Per questo aggiornamento ho scelto come base la mappa stilata sul suo sito da Karl Rove, il controverso consigliere di George Bush che sta seguendo in proprio l'evolversi dei sondaggi. Secondo l'ultimo computo di Rove, Obama sarebbe a quota 313 Grandi elettori, ben al di sopra del quorum necessario per la vittoria.
Obama avrebbe saldamente in mano la Pennsylvania (21 Grandi elettori) con un vantaggio di 11 punti, il Michigan (17 Ge) con 13 punti di vantaggio e il Minnesota (10 Ge) con 8 punti. Più contenuto il vantaggio in Virginia (13 Ge) e Florida (27 Ge), rispettivamente con 5 e 4 punti di vantaggio.
Secondo Rove, è ancora incerta la situazione in Ohio dove il distacco tra Obama e McCain è al di sotto dei 3 punti. McCain avrebbe un totale di 174 Grandi elettori.
Sia RealClearPolitics che Pollster seguono la stessa falsariga di Karl Rove: secondo il primo, Obama ha in mano 313 Grandi elettori contro i 158 di McCain, e utilizza praticamente gli stessi dati di Rove. Pollster è ancora più ottimista verso Obama, a cui assegna 320 grandi elettori contro i 155 di McCain. Pollster è l'unico ad assegnare l'Ohio a Obama, con un distacco medio di 4 punti, mentre tiene ancora in sospeso la Virginia.
Molto più cauti nelle loro previsioni il New York Times e la CNN, secondo cui Obama non avrebbe ancora raggiunto i 270 Grandi elettori. Secondo entrambe le testate Obama sarebbe a 264 mentre McCain è a 185 per il NYTimes e a 174 per la CNN. Entrambe le testate classificano ancora incerto il risultato in Ohio, Florida e Virginia, così come il Colorado. L'unica differenza tra le due mappe è dato dal Missouri, che per la CNN è ancora incerto mentre per il NYTimes è assegnato a McCain.

A livello nazionale, la situazione è unanimemente favorevole al Democratico: la media di RealClearPolitics dà a Obama un vantaggio di 7,4 punti, mentre secondo Pollster il Senatore nero è al di sopra del 50%, con 8,5 punti di vantaggio su McCain. Secondo il tracker di Gallup, Obama avrebbe un vantaggio di 9 punti, che diventan0 10 tra coloro che hanno intenzione di andare a votare (inclusi i nuovi registrati nelle liste) ma scende al 6% tra chi solitamente va a votare. Il tracker di Rasmussen vede invece una crescita di McCain, che ritorna al 45%, mentre Obama è stabile al 50. Secondo il tracker Zogby-Reuters-CSpan, Obama è al 49% e McCain al 43%.

martedì 14 ottobre 2008

Tra violenza verbale e accuse di brogli

Che il clima della campagna elettorale si stia surriscaldando è ormai un dato di fatto. Una settimana fa un collaboratore di McCain aveva detto, ufficiosamente, che gli ultimi trenta giorni sarebbero stati "molto aggressivi", ma forse le previsioni erano troppo ottimiste se addirittura Karl Rove - l'autore delle "campagne d'odio" di George W. Bush e delle vittorie congressuali del Gop - ha accusato McCain di essersi "spinto troppo in là" in alcuni spot contro Obama.
Le conseguenze sono ai comizi di McCain e Sarah Palin è sempre più frequente sentire frasi violente e minacciose contro Obama. In Florida tra il pubblico di un rally della Palin si è sentito un uomo invocare distintamente l'assassinio di Obama, senza che la candidata dicesse niente. In Minnesota, invece, McCain è intervenuto chiedendo "rispetto" per gli avversari. Quando un supporter è intervenuto al microfono dicendosi spaventato da una vittoria di Obama, McCain ha detto "Obama è una brava persona, non c'è da essere spaventati da una sua presidenza", e quando una donna ha definito Obama un "arabo", il Senatore l'ha interrotta "No, signora, è un bravo padre di famiglia con cui però ho delle diversità di vedute", ma questo intervento è stato accolto dalla freddezza e addirittura da qualche fischio da parte dei presenti. Obama ha poi ringraziato McCain.
John Lewis, paladino dei diritti umani e deputato della Georgia, ha accusato i Repubblicani di condurre una campagna di odio razziale simile a quella del segregazionista George Wallace negli anni '60 e '70. "McCain e Palin stanno seminando odio e divisione", anche se poi ha ammorbidito i toni delle sue accuse. Obama ha preso le distanze dalle accuse, anche se ha ammesso che Lewis ha ragione nel denunciare il clima d'odio creato dal Gop.

Intanto, come in ogni elezione presidenziale, torna il tormentone dei (presunti) brogli elettorali. Il particolare sistema di voto americano, che non prevede l'iscrizione automatica nelle liste elettorali ma la registrazione volontaria, fa sì che ogni quattro anni intoppi burocratici di diverso tipo funestino la vigilia del voto. A quanto risulta dalle denunce in alcuni stati chiave come Michigan, Ohio, Virginia e Kentucky - in cui le operazioni di voto sono già partite per i nuovi registrati - ci sono state delle irregolarità nella registrazione dei nuovi elettori. Poichè non si tratta di errori sistematici ma random, è difficile dire se influenzeranno i risultati, anche se la stragrande maggioranza dei nuovi elettori sono Democratici registratisi per votare Obama, elettori che forse non potranno votare a causa di queste irregolarità. In una contea di New York, invece, nelle schede mandate per posta i candidati presenti sono John McCain e Barack Osama.
Irregolarità di ben altro tipo sono quelle scovate da un'inchiesta della CNN in Indiana e Nevada. In questi casi si tratterebbe di dolo, ad opera della ACORN, un gruppo progressista che ha sostenuto Obama nelle primarie e che è stato cliente di Obama quando era avvocato a Chicago. In Indiana e Nevada, ACORN avrebbe registrato migliaia di nuovi elettori ma le autorità locali hanno ora bloccato la formalizzazione delle iscrizioni, dopo aver scoperto che nella sola cittadina di Gary, su 5 mila moduli presentati da ACORN, oltre la metà presentavano nominativi falsi.

lunedì 13 ottobre 2008

La Palin colpevole di abuso di potere

La Governatrice dell'Alaska e candidata Repubblicana alla vice presidenza Sarah Palin è colpevole di abuso di potere per aver cercato di far licenziare suo cognato dalla polizia dello stato, facendo pressioni su un suo sottoposto. A stabilirlo è la commissione d'inchiesta parlamentare dell'Alaska, che dopo aver ascoltato tutte le persone coinvolte (compreso Todd Palin, accusato di complicità) ha rilasciato un rapporto di 236 pagine con le conclusioni. La Palin è invece stata assolta dall'accusa di aver indebitamente licenziato il commissario alla pubblica sicurezza Walter Monegan: era suo diritto farlo.
La commissione ha comunque solo una funzione etica, quindi non sono previste pene per la Palin. Il Parlamento dell'Alaska potrebbe emettere una censura nei suoi confronti, ma è improbabile.

Lo scandalo che i media americani hanno ribattezzato "Troopergate" è iniziato un mese prima che la Palin venisse scelta come vice da McCain, dopo il licenziamento di Monegan. L'ex commissario aveva accusato la Palin di averlo rimosso perchè lui si era opposto al licenziamento di Michael Wooten, agente statale ed ex marito della sorella della Governatrice. La separazione tra Wooten e la sorella della Palin era stata particolarmente movimentata, e l'uomo era stato accusato di aver maltrattato la moglie e di aver minacciato di morte il padre della donna. Wooten si era reso inoltre protagonista di numerose violazioni del regolamento mentre era in servizio, e proprio basandosi su questi eventi la Palin ne aveva chiesto la testa.
Una vicenda essenzialmente privata è quindi diventata publica ed ha assunto un'importanza nazionale quando la Palin è stata nominata alla vice presidenza. Che la vicenda fosse una spada di Damocle sulla campagna Repubblicana si sapeva sin dal momento della nomina, tanto è vero che quando - alla fine di luglio - la vicenda era venuta a galla, il nome della Palin sembrava definitivamente uscito dalla lista dei candidati, e come conseguenza nei sondaggi l'Alaska sembrava tendere verso i Democratici.
Dopo la nomination, il Gop ha chiesto alla commissione parlamentare di affrettare le conclusioni dell'inchiesta in modo da avere una sentenza prima delle elezioni, ma probabilmente si aspettavano un esito diverso. Secondo la commissione, la Palin ha indebitamente adoperato una condotta irregolare creando conflitti di interessi tra i subordinati e ha permesso che suo marito Todd usasse le risorse e l'autorità del Governatore per contattare i sottoposti e fare pressioni, comportamento continuato nel tempo.

Venuta a conoscenza della sentenza, la Palin ha dichiarato "Se leggete il rapporto, vedrete che non c'è niente di illegale o immorale nel sostituire un membro del gabinetto. E' stato condotto un processo ad opera di una parte politica, e da quei legislatori che si sono opposti a tutto quello che ho fatto da governatrice. Ora il processo è finito e si è scoperto che licenziando il commissario non ho fatto nulla di illegale".
Anche il campo di McCain ha sostenuto le posizioni della Palin accusando gli inquirenti di partigianeria politica: "La sentenza di oggi dimostra che la Governatrice Palin ha agito nella sua corretta autorità sostituendo Walt Monegan. Questa sentenza dimostra anche una cosa che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che l'inchiesta è stata condotta da sostenitori di Obama e che i Palin avevano ragione ad essere preoccupati del comportamento violento e pericoloso dell'agente Wooten. Poichè è stato impossibile trovare prove dell'accusa originaria di Monegan, la Commissione ha condotto un'argomentazione tortuosa per trovare una colpa senza basi nella legge e nei fatti".

domenica 12 ottobre 2008

Recensioni: "La corsa più lunga"

http://www.lindau.it/public/Image/big/la-corsa-piu-lunga_big.jpg
La corsa più lunga. Obama vs. McCain: due visioni, una nazione.
di John Samples, Alberto Simoni
Edizioni Lindau

Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali (ma già dall'inizio dell'anno) gli scaffali delle librerie si stanno riempiendo di volumi più o meno interessanti dedicati all'argomento. Perlopiù si tratta di biografie dei candidati (soprattutto di Obama, ormai passato ai raggi X sotto tutti i punti di vista), reportage degli inviati in Usa, o analisi di aspetti specifici dei programmi elettorali. Decisamente meno sono i titoli dedicati alle "regole del gioco" o le traduzioni dei libri che stanno uscendo in questi mesi oltreoceano.
"La lunga corsa" rappresenta un'eccezione, in quanto riesce a concentrare in meno di 200 pagine tutto quello che serve sapere per avere un'idea approfondita di queste elezioni. Non è un "instant book" - anche se è aggiornato fino alle convention - perchè il succo del discorso sta nel percorso compiuto dai candidati dal passato fino ad oggi, e le possibili prospettive in caso di vittoria.
Gli autori sono John Samples, direttore del Center for Representative Government al Cato Institute di Washington e professore di Scienze Politiche all'Università Johns Hopkins, e Alberto Simoni, inviato del quotidiano "Avvenire". Il libro si compone di quattro parti. La prima è una panoramica dei meccanismi che regolano le elezioni americane, dalle primarie alle presidenziali - cose che i lettori di questo blog conoscono grazie alla sezione Vademecum ma che in forma libraria possono essere spiegate in maniera più estesa. Le altre tre parti mettono a confronto i programmi dei due candidati su altrettanti macro-temi: l'economia, la visione dell'America tra temi etici e sociali, e la politica estera.
In maniera sintetica ma ricca di riferimenti, le posizioni di Obama e McCain vengono illustrate attraverso i discorsi e le azioni, e non vengono risparmiate critiche per i cosiddetti flip-flop, i cambiamenti di posizione che entrambi hanno cercato per corteggiare le varie frange di elettori.
Rigorosamente super partes (tra le righe si può leggere un particolare apprezzamento personale nei confronti di McCain, ma questo non inficia l'obiettività del libro), è un compendio utile per capire non solo programmi e personalità dei candidati, ma anche il contesto sociale in cui queste elezioni vengono a cadere.

sabato 11 ottobre 2008

Le elezioni tutte da ridere

Mentre il tono della campagna elettorale si fa sempre più violento, volano le prime accuse di brogli e nei comizi si respira aria di contrapposizione violenta, il Saturday Night Live, lo show comico per eccellenza, è più che mai deciso a non lasciarsi sfuggire nessuna occasione per mettere in burla le elezioni.
Con un'edizione speciale del giovedì, lo storico show ha messo in scena una parodia del secondo dibattito presidenziale, che potete vedere sul sito della Nbc (la Nbc è molto severa nel vietare la distribuzione dei propri video in rete). Ecco la traduzione dei momenti migliori dello sketch

(Chris Parnell interpreta il moderatore Tom Brokaw): "Buonasera e benvenuti alla Belmont University di Nashville, per il secondo di una serie di tre dibattiti presidenziali. Il dibattito seguirà il format del town hall, con domande sottoposte da ottanta elettori indecisi in sala e da migliaia di email. Tra questa enorme lista di dettagliate e provocatorie domande, ho scelto le otto meno interessanti. La prima domanda è per il Senatore Obama da parte di Elizabeth Weeler.

(Casey Wilson interpreta Elizabeth Weeler): Senatore Obama, nelle scorse settimane la crisi finanziaria ha minacciato di distruggere l'intera economia. Da Presidente, cosa farebbe per risolvere il problema?

(Fred Armisen interpreta Barack Obama): "Prima di tutto, Elizabeth, grazie per la domanda. Non c'è dubbio che, dopo otto anni di fallimentari politiche Repubblicane, politiche che il Senatore McCain ha sostenuto, questa economia è un casino. Ma permettimi di dirti, e di dire agli americani, che prometto..."

(Parnell/Brokaw): "Tempo scaduto. Senatore McCain?"

(Darrell Hammond interpreta John McCain): "Elizabeth, per trovare una soluzione a questo disastro economico, dobbiamo mettere da parte la faziosità. Qualcosa che il mio avversario - questo tizio qui - non è capace di fare. Ma l'ho fatto per tutta la mia carriera. Sapete amici, io non sono il più popolare nel mio partito. Chiedetelo al Senatore Trent Lott. Una volta ho preso la sua auto senza chiedergli il permesso e l'ho distrutta. Sono andato a sbattere contro un muro e me ne sono andato. Perciò non vincerò nessuna gara di popolarità tra i Repubblicani. Ma, Maria, parlando di economia, ecco cosa farò..."

(Parnell/Brokaw): "Tempo scaduto. La prossima domanda verterà sulla politica estera. La domanda è per il Senatore McCain e viene da Kevin Quigley."

(Bill Hader interpreta Kevin Quigley): "Senatore, recentemente la Russia ha rifiutato di sostenere le sanzioni contro l'Iran, minacciando di tagliare le riserve di gas all'Europa, e poi ha invaso la Georgia. Da Presidente, come affronterebbe questa minaccia?"

Hammond/McCain: "Prima di tutto, Luther, grazie per la domanda. E fammi dire per cominciare che nessuna politica estera è valida se non è bipartisan. Perciò vorrei prima di tutto il sostegno dei Democratici. E se questo disturba i miei colleghi Repubblicani, francamente me ne infischio. Chiedete a Lindsay Graham. Una volta ho tirato tre petardi dentro il gabinetto del suo ufficio in Senato. Ho distrutto tutte le tubature. Quindi, Eduardo, affrontare la Russia... Ordinerei una risoluzione del Senato, poi ordinerei di portare tutti i nostri B52 armati con testate nucleari sopra quello stato. E a Putin e Medvedev manderei questo messaggio..."

Parnell/Brokaw: "Tempo scaduto. Senatore Obama?"

Armisen/Obama: "Kevin, per rispondere alla tua profonda domanda, devo raccontarti di una mia esperienza. Ed è una storia che non ho mai raccontato a nessuno. Quando ero piccolo, forse a otto o nove anni, sono stato rapito da un'astronave aliena. E tenuto lì per due o tre settimane terrestri. E non dimenticherò mai quello che il capo degli alieni mi disse..."

Parnell/Brokaw: "Basta. Tempo scaduto"

Armisen/Obama: "Ma è una storia interessante"

Parnell/Brokaw: "Queste sono le regole su cui avete concordato. La prossima domanda è per il Senatore McCain e viene da Anthony Cipelli"

Bobby Moynihan/Anthony Cipelli: "Negli ultimi dieci anni, le divisioni tra gli americani sono aumentate. Come intende riunificare la nazione?"

Hammond/McCain: "Oscar, è una domanda molto buona. Ed ecco la mia risposta. Continuerei ciò che ho fatto in 25 anni, superando le barriere di partito. Qualcosa che questo pisciasotto qui davanti non ha mai preso in considerazione. Perchè sai, Zebediah, non mi importa di irritare i miei compagni di partito. Elizabeth Dole ve lo confermerà. Una volta ho preso il suo libretto degli assegni e ho firmato assegni per tutta Washington. Ho rovinato il suo credito. Perciò lei per prima sarebbe d'accordo, non sono schiavo dell'ortodossia Repubblicana. Quanto tempo ho?".

Parnell/Brokaw: "Ha fatto appena in tempo a finire".

Hammond/McCain: "Evvai!"

Parnell/Brokaw: "Senatore Obama?"

Armisen-Obama (durante questa risposta, Hammond-McCain passeggia sul palco impallando la telecamera): "Anthony, hai colto nel segno. Come possiamo tornare uniti? Permettimi di raccontarti un'altra storia che non ho mai rivelato a nessuno. L'ho lasciata fuori dal mio secondo libro. Riguarda un uomo che incontrai molti anni fa a Chicago. Sulle prime pensai che non avessimo niente in comune. Ma lavorando insieme, anno dopo anno, parlando e ascoltandoci, siamo diventati amici. Condividendo non solo l'amicizia, ma anche i progetti per il futuro del nostro paese. E quest'uomo, il mio migliore amico, il mio mentore, è l'ex leader del Weather Unnderground, il terrorista non pentito William Ayers. E te lo sto dicendo perchè sono così avanti nei sondaggi, che a questo punto non importa più".

Parnell/Brokaw: "Grazie Senatore, ha sforato di 1,6 secondi. Ora una domanda per entrambi i candidati da William Murray".

Bill Murray: "La scorsa settimana nei playoff nazionali, i Chicago Cubs hanno affrontato i Los Angeles Dodgers. In gara uno, i Cubs hanno perso 7-3. In gara due, hanno perso 10-3. In gara tre, 3-1. Da Presidenti, cosa fareste per non far più accadere una cosa del genere? Per favore, siate specifici".

Armisen/Obama: "E' una domanda giusta, William. Ma parliamoci chiaro, i Cubs potranno giocare di nuovo i playoff, magari il prossimo anno. E perderanno ancora. E continueranno a farlo anno dopo anno. Come nazione, dobbiamo impedire ai tifosi dei Cubs di sostenere quella squadra, e spostarli su altri team, che abbiano vere chance di vittoria"

Hammond-McCain: "Su questo devo concordare con il mio avversario. E dirò una cosa chiara e precisa. I Cubs non vinceranno mai il campionato. E meno che mai le World Series. "Junior" qui non ve lo avrebbe mai detto, io sì".


E per finire, ecco un video sottotitolato in italiano con una spassosa imitazione di Sarah Palin e Hillary Clinton ad opera di Tina Fey e Amy Poehler.


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venerdì 10 ottobre 2008

Contro Obama, attacchi mirati

di Jim Rutenberg (New York Times)

Centinaia di volte, nelle ultime tre settimane, gli spettatori delle tv via cavo del Michigan sono stati l'audience esclusiva di due degli spot più duri di questa campagna elettorale.
Uno collega Barack Obama all'ex sindaco di Detroit Kwame M. Kilpatrick, un afro-americano la cui carriera politica è naufragata negli scandali. L'altro riguarda l'ex pastore di Obama, il reverendo Jeremiah Wright, anche lui nero, e il suo famigerato sermone contraddistinto dalle parole "Dio maledica l'America".
Gli spot, finanziati da un comitato politico non direttamente collegato con la campagna di John McCain, sono stati mandati in onda in un'unica contea del Michigan, Macomb County, popolata di bianchi, operai nel settore automobilistico, un tempo considerati i "Democratici di Reagan", e il cui voto può determinare chi vincerà in Michigan, uno stato chiave per entrambi i candidati.

Questi spot presentano una caratteristica particolarmente diffusa nella strategia di quest'anno: al contrario delle campagne tipo quella dei "Veteran for truth" che affossarono John Kerry nel 2004, queste non esplodono a livello nazionale, ma assomigliano piuttosto a cecchini che conducono attentati mirati con materiale incendiario.
Anche McCain è stato oggetto di attacchi di gruppi indipendenti, come quello del gruppo di sinistra Brave New Pac, che ha ipotizzato che gli anni passati da prigioniero di guerra in Vietnam influiscano negativamente sulla sua capacità di guidare il paese. E Internet si è popolata di pettegolezzi perlopiù senza fondamento su Sarah Palin nei guirni immediatamente successivi la sua nomina.
Ma le accuse più esplosive sono quelle verso Obama, anche e soprattutto per i pregiudizi culturali e razziali che intendono sfruttare. Nel caso di Obama, i messaggi tendono a dipingerlo come uno straniero - come successo in una catena di email partite dalle aree della Florida popolate da ebrei, dai sobborghi di Philadelphia e altri stati in bilico che lo descrivono come musulmano (Obama è cristiano). Questa settimana, un gruppo chiamato Lega Americana dei Patrioti ha distribuito nei quartieri bianchi del New Jersey dei volantini in cui Obama viene dipinto come Osama bin Laden e in cui viene usato un linguaggio derisorio verso i neri. Secondo il Southern Poverty Law Center, che segue i gruppi estremisti, questo è stato il primo episodio di aperto razzismo in questa campagna elettorale.
Gli spot del Michigan sono stati finanziati dal Freedom's Defense Fund, un gruppo conservatore fondato quattro anni fa, e hanno subito fatto parlare di sè per il razzismo latente. Il Governatore del Michigan, la Democratica Janet Granholm, in un'intervista televisiva ha detto "Il fatto che siano mandati in onda nei quartieri bianchi dice chiaramente che questo è un tentativo di dividere la popolazione per razza".
Todd Zirkle, direttore del Freedom's Defense Fund, afferma che la razza non ha niente a che fare con questa campagna, che invece vuole fare luce sulle affiliazioni di Obama - anche se Obama e Kilpatrick non hanno mai avuto legami.
E annuncia che arriveranno altri spot che parleranno dei legami di Obama con due bianchi, l'affarista Antoin Rezko, ex consulente finanziario di Obama ora in carcere per frode, e l'ex terrorista William Ayers, con cui Obama ha lavorato in una commissione educativa e il cui passato è stato ripudiato dal Senatore.
Zirkle ha anche parlato di un ipotetico quinto spot che, basandosi sulle asserzioni dello scrittore conservatore Jerome Corsi, parla dei presunti legami di Obama con il primo ministro kenyano. Obama è in realtà rimasto neutrale nelle elezioni kenyane.
Jerome Corsi, autore del libro "Obama nation" e, nel 2004, del pamphlet anti-Kerry "Unfit for command" è stato finanziato da diversi gruppi di pressione tra cui il National Campaign Fund, tra i cui direttori figura quel Floyd Brown che nel 1988 produsse lo spot su Willie Horton contro Michael Dukakis. Alle spalle di Brown e di Corsi figurano diversi gruppi di pressione, tra cui il Black republican PAC che fanno tutti capo ad uno studio professionale diretto da Micahel Centanni, presidente del Defense Fund, e che assicura di non avere collegamenti con la campagna di McCain "Pensiamo che Obama non possa vincere senza il Michigan, e il Michigan non si può vincere senza Macomb. Siamo piccoli ma tentiamo di essere decisivi" ha spiegato.
Bill Burton, portavoce di Obama, ha detto "Considerato che questi spot sono andati in onda solo un paio di volte in tv, questo gruppo sta ricevendo un'attenzione spropositata".

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giovedì 9 ottobre 2008

Le pagelle del secondo dibattito presidenziale

di Mark Halperin (TIME)
http://img.timeinc.net/time/daily/2008/0810/obama_mccain_1007.jpg

John McCain
Sostanza: in alcuni casi è stato specifico nel descrivere il proprio programma, concentrandosi su spese e tagli alle tasse. Ha avuto qualche problema nello spiegare il suo piano su energia e sanità, e ha fatto poco per colmare il divario con Obama in economia.
Voto: B-

Stile: chiaramente più a suo agio nel parlare davanti al pubblico in sala piuttosto che stando su un podio. Ha autenticamente mostrato la propria preoccupazione per la situazione economica, in maniera più efficace del solito. Ma mentre ha saputo conquistare l'attenzione dell'uditorio con le sue risposte, si è trovato a scarabocchiare distrattamente mentre era Obama a parlare. Il suo maldestro riferimento a Obama come "quello là" ha probabilmente sconcertato molti spettatori. Con il rivale in vantaggio, il Repubblicano si è trovato a dover essere aggressivo e antagonista, ma spesso è apparso disperato e negativo.
Voto: B

Attacco: ha preso qualche rischio accusando Obama di essere troppo liberal, e con altri attacchi su una gamma di presunte colpe, ma ha evitato attacchi puramente personali e si è mantenuto su un tono appropriato. In qualche caso ha inciampato sulle sue frasi ad effetto, facendone perdere efficacia. Ha sollevato dubbi sui Democratici ma non ha mai messo in difficoltà Obama. Ha comunque svolto il suo compito meglio di quanto i suoi consiglieri avessero sperato.
Voto: B+

Difesa: ha generalmente ignorato gli attacchi di Obama, mantenendosi composto e qualche volta annoiato. Tuttavia, pur mantenendo l'attenzione sui temi, ha fatto pochi tentativi per distanziarsi da Bush, dal momento in cui Obama ha cercato sempre di collegarlo a lui. Non ha sfidato Obama in un botta e risposta su accuse specifiche.
Voto: B

Voto complessivo: come promesso, è stato a suo agio nel contesto cittadino rivolgendo l'attenzione agli spettatori che ponevano la domanda e alla folla. E' riuscito a mostrarsi sorridente e superiore agli attacchi del rivale, ma non è mai riuscito a dipingere un quadro negativo di una vittoria di Obama, specialmente in economia. Ha mostrato qualche tic verbale e fisico che hanno reso evidente la sua età, ed è apparso molto nervoso. Senza una netta vittoria, non è riuscito a guadagnare terreno, ma resta in gara.
Voto: B

Barack Obama
Sostanza: brillante e specifico sui temi economici, e molto competente nello spiegare l'importanza per gli americani del piano finanziario. Si è mostrato molto preparato sulle questioni di governo federale, ma non è ancora riuscito a spiegare in maniera inequivocabile e chiara in che modo ha intenzione di lasciare il segno sulla politica economica.
Voto: B+

Stile: nè nervoso nè esitante nei discorsi. Ha camminato sul palco e interagito con il pubblico anche se ha dato l'idea di parlare con la testa e non con il cuore. Meno serioso che nel primo dibattito, è stato forse troppo asettico per alcuni, senza generare passione.
Voto: B+

Attacco: per la maggior parte della serata ha attaccato McCain per alcune recenti frasi, ma senza troppo impatto. E' andata meglio quando ha citato alcune gaffe di McCain sulla politica estera - come la famigerata - "Bomb, bomb Iran" - causando una replica nervosa e scomposta dell'avversario. Molto competente sulle proposte di McCain e sulle sue frasi passate, soprattutto sulla sanità, ha usato queste armi nei suoi attacchi. Ha disseminato le sue frasi di riferimenti a George Bush, secondo una strategia perseguita in tutta la campagna.
Voto: B+

Difesa: tranquillo quando McCain lo ha attaccato, ha sorriso mentre aspettava di rispondere. E ha semore risposto - seguendo la sua regola di replicare ad ogni accusa (anche se il format del dibattito lo vietava). In ogni risposta ha seguito una sola strategia: ha mostrato poca rabbia, ha smentito le accuse con poche frasi e ha chiarito le proprie posizioni, poi è pasato all'attacco o ha parlato positivamente delle sue proposte.
Voto: B+

Voto complessivo: si è mantenuto cauto evitando scivoloni, consapevole che se non commette errori nei prossimi 30 giorni sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Si è mantenuto tenacement all'attacco per togliere a McCain la possibilità di fare altrettanto. A suo agio nel descrivere il proprio programma. Non è stata una performance da incorniciare ma comunque buona. Due dibattiti in archivio e ancora uno da tenere per il favorito.
Voto: B+

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mercoledì 8 ottobre 2008

Resoconto del dibattito di Nashville


Non è stato un dibattito "gamechanger", anche se McCain ha commesso uno scivolone che già viene cavalcato dai Democratici, chiamando Obama "quello lì", in un evidente gesto di stizza.
Alle nove in punto, i due candidati introdotti da Tom Brokaw fanno il loro ingresso sul palco e si accomodano sui loro trespoli. Tra il pubblico, si notano Al e Tipper Gore, Fred Thompson e Mitt Romney.
Le domande vengono fatte lad pubblico o selezionate da Brokaw tra quelle giunte via Internet. La prima: Qual 'è la più rapida e migliore soluzione per salvare i risparmi della gente? Obama parla per primo, si alza, e spiega che bisogna far siì che il pacchetto varato da Bush funzioni, e che i dirigenti dei colossi finanziari non abbiano paracadute dorati. La classe media dovrà poi essere aiutata con tagli alle tasse, finanziamenti sui mutui e incentivi al lavoro.
McCain si rivolge al ragazzo che ha fatto la domanda, chiamandolo per nome. Dice di voler tagliare gli sprechi e che, da Presidente, ordinerebbe al Segretario al Tesoro di rinegoziare i mutui sul nuovo valore delle case. Brokaw chiede ai candidati chi vorrebbero nominare come Segretario al Tesoro: McCain se la cava con una battuta, Obama fa il nome dell'imprenditore filantropo Warren Buffet.
Una spettatrice chiede perchè dovrebbe fidarsi delle loro proposte. Obama spiega che il problema è nato dalle politiche di Bush, per cui McCain ha votato. McCain dice che occorrono riforme bipartisan, che Obama non potrebbe attuare.
La prima domanda via Internet in un dibattito presidenziale: Che sacrifici dobbiamo fare per ritornare nel Sogno Americano? McCain propone dei tagli alle spese, soprattutto per i programmi all'estero, ad eccezione di quelli di difesa militare.
Obama critica Bush per aver invitato gli americani a spendere dopo l'11 settembre. Spiega che occorre ripensare al risparmio energetico, con case ed auto pensate a questo scopo.
McCain interviene spiegando che al Congresso era stato proposto un piano energetico "E indovinate chi ha votato contro? Quello lì" dice, indicando Obama.
Brokaw chiede come sia possibile conciliare i dispendiosi piani di riforme con il grande deficit. Obama loda McCain per il suo piano di abolizione degli stanziamenti ma nota che incidono molto poco sul bilancio federale, e critica la proposta di congelare le spese all'estero.
McCain accusa Obama di voler aumentare le tasse e dipinge un quadro a tinte fosche di cosa accadrebbe in questo caso.
Obama vorrebbe replicare ma Brokaw glielo proibisce. Alla risposta successiva, Obama torna sull'argomento accusando McCain di mentire e sottolineando la frase "quello lì".
In questa fase del dibattito McCain inizia a sciogliersi, passeggia lungo il palco mentre Obama dà le sue risposte in piedi a pochi passi dal suo sgabello.
McCain critica il piano sanitario di Obama, e per dire che ci sono cose che un'assicurazione sanitaria non dovrebbe pagare, fa una battuta sulla possibilità di sottoporsi a un trapianto di capelli. Nessuno ride, in sala c'è palese imbarazzo.
Obama replica spiegando che McCain si affida in ogni circostanza alla deregulation, anche se questa ha dimostrato di non funzionare.

Dopo un'ora, si passa alla politica estera. McCain torna ad accusare Obama di non essere pronto per fare il Presidente e di "non capire" la politica estera. Obama stavolta ha la risposta pronta, confessa di non capire, in effetti, perchè gli Usa hanno invaso l'Iraq che non aveva nulla a che fare con gli attentati dell'11 settembre.
Obama appare a sorpresa più deciso di McCain sulla politica estera, e sottrae al rivale l'impegno di catturare Osama bin Laden "Uccidere bin Laden, distruggere Al Qaeda deve essere la priorità nazionale". In questa fase il format del dibattito salta, e i due candidati - che secondo le regole non dovrebbero inteloquire tra loro - danno vita a un botta e risposta su Pakistan, Iran e Corea del Nord..
Un veterano della marina chiede cosa farebbero in caso di attacco dell'Iran a Israele. McCain si alza per stringere la mano all'uomo, e dice che non permetterà un secondo Olocausto. Obama non esclude un'azione militare contro l'Iran.
Ultima domanda: cosa non sapete e come lo imparerete? Obama spiega di sapere che l'America gli ha dato un'opportunità unica, e che la vera domanda è se le prossime generazioni potranno avere lo stesso sogno. McCain dice di non sapere cosa accadrà in patria e all'estero, ma che ha imparato come servire il paese.
Fine. I due candidati si stringono gelidamente la mano, ma mentre Obama resta sul palco per abbracciare Michelle e intrattenersi con il pubblico, McCain esce subito, visibilmente nervoso.

martedì 7 ottobre 2008

Il dibattito di Nashville


Anche il secondo dibattito presidenziale va in archivio, con un risultato relativamente favorevole a Obama, ma che comunque lascia inalterata la situazione.
Condotto, a differenza del precedente, sullo stile del "town hall meeting", il dibattito ha alternato domande poste direttamente dal pubblico in sala (regolato da severe prescrizioni) ad altre poste via Internet e selezionate in diretta dal moderatore Tom Brokaw.

Questi i risultati dei sondaggi istantanei condotti immediatamente dopo la conclusione del dibattito:
Per CBS News: Obama ha vinto per il 39% degli intervistati, McCain per il 27%
Per CNN: Obama ha vinto per il 54% degli intervistati, McCain per il 30%.

A più tardi per il resoconto completo.

30 giorni "molto aggressivi"

Sono i 30 giorni finali della campagna elettorale, annunciati da persone vicine a John McCain. Nel tentativo di fermare l'emorragia di consensi iniziata con l'aggravarsi della crisi finanziaria, i Repubblicani hanno preparato una serie di spot televisivi intesi non solo a mettere in dubbio le capacità di comando di Obama, ma ad andare sul personale, tentando quella strategia di "character killing" che il Gop ha già sperimentato con successo nel 2004 e ancora di più nel 1988.
Venendo meno a quello che era stato un impegno reciproco di non scendere sul personale, McCain intenderebbe tornare sulle frequentazioni di Obama (con il reverendo Wright, con l'ex terrorista Bill Ayers, ecc) con una serie di attacchi negativi.

La notizia è stata fatta trapelare da un membro dello staff, che ha anticipato di diversi giorni l'offensiva dando tempo a Obama di replicare. Prima con le parole e poi con i fatti.
"Non siamo nel 1988, non penso che il paese si farà distrarre dalle volgarità" ha spiegato il consigliere di Obama Robert Gibbs, mentre il portavoce Bill Burton ha rilasciato un duro comunicato stampa in cui si diceva tra l'altro "Il giorno dopo aver appreso la notizia che l'America ha perso 750.000 posti di lavoro dall'inizio dell'anno, John McCain e la sua campagna annunciano di voler "voltare pagina" rispetto alla crisi economica affrontata da milioni di famiglie, utilizzando quest'ultimo mese per lanciare disonesti e disonorevoli attacchi contro la persona di Obama. Capiamo che non è facile per John McCain difendere il record negativo della nostra economia, ma dovrà spiegare alle persone che faticano a pagare i loro debiti come mai preferisce usare il suo tempo per attaccare Obama piuttosto che per creare un piano di ricostruzione della nostra economia".
I fatti sono poi arrivati con una serie di spot sempre più duri contro McCain, in cui anche Obama è venuto meno all'impegno di condurre una campagna elettorale diversa dalle solite. Nel primo di questi spot, McCain viene definito "incostante" (erratic) in economia, e lo spot termina con la frase "Non c'è da meravigliarsi che voglia cambiare argomento".

Ma l'attacco più duro, e più personale, è quello in cui McCain viene messo sotto accusa per il suo coinvolgimento nello scandalo "Keating Five" alla fine degli anni '90. In quell'occasione, 5 Senatori tra cui McCain (l'unico Repubblicano) vennero accusati di corruzione nell'ambito di un'operazione di salvataggio dell'organizzazione finanziaria Savings and Loan. I cinque senatori furono accusati di essere intervenuti illecitamente in favore di Charles Keating, presidente del colosso finanziario successivamente indagato dalle autorità federali. Nel 1991 McCain venne prosciolto dall'accusa di aver agito illegalmente, anche se subì una censura per aver agito con scarso giudizio.
Ma l'obiettivo della campagna non è tanto l'aspetto legale (visto il proscioglimento), quanto quello politico: la campagna di Obama vuole mettere in evidenza che già 20 anni fa McCain era mosso dalla volontà di "deregulation" del settore finanziario, quella stessa deregolamentazione che causò il collasso del sistema di prestiti alla fine degli anni '80 e che si sta ripetendo oggi. "Pensiamo che gli elettori saranno particolarmente interessati a scoprire come si comportò McCain in una crisi simile a questa" spiega il direttore della comunicazione del ticket Democratico, Dan Pfeiffer. L'offensiva è partita prima con un massiccio invio di e-mail ai sostenitori, e poi con la messa on line di un sito in cui è presente un documentario di 13 minuti sullo scandalo Keating.
McCain tace (il suo portavoce si limita a dire "Mentre il Senatore McCain è sempre stato onesto sulla questione Keating, non si può dire lo stesso di Obama sul suo rapporto con Ayers"), ma non altrettanto fa Sarah Palin che in Nebraska ha ripetutamente accusato Obama di "andare a braccetto con i terroristi" facendo riferimento al rapporto con William Ayers (argomento tornato di attualità dopo un'inchiesta del New York Times). Prima ancora della risposta di Obama, la Palin è stata criticata sia dal FactCheck della CNN che da Associated Press, che l'ha accusata di usare argomentazioni inconsistenti e cripto-razziste contro Obama. Questo non ha fermato la Governatrice dell'Alaska, che ieri ha ripetuto l'accusa e ha detto di voler approfondire anche il legame di Obama con Wright.
Nel frattempo, alla vigilia del secondo dibattito presidenziale (stanotte in Tennessee), la rivista americana Rolling Stone ha pubblicato una biografia estremamente negativa di McCain, in cui il Repubblicano viene descritto come un"figlio di papà", e in cui viene messo in discussione anche il suo periodo di prigionia in Vietnam

lunedì 6 ottobre 2008

McCain vuole lasciare il Michigan, il Gop no

Per gli ultimi 30 giorni di campagna elettorale, lo staff di McCain ha deciso una serie di riposizionamenti sul territorio, per ottimizzare le forze. Il più clamoroso di questi riposizionamenti prevede un sostanziale "ritiro" della campagna di McCain dal Michigan per concentrarsi su Ohio, Pennsylvania e Maine.
Il Michigan, con i suoi 17 Grandi elettori, ha rappresentato per i Repubblicani la sfida di settembre. Nel momento di massimo gradimento di McCain, subito dopo la convention del Gop, sembrava che la leadership di Obama fosse seriamente in bilico, e d'altronde il target dell'elettorato del Michigan - democratici appartenente alla classe operaia bianca - è proprio quello in cui il Senatore nero incontra più problemi. Dopo un paio di settimane, i sondaggi sono tornati a sorridere ad Obama, che mantiene una leadership più che salda, di 7 punti secondo la media RCP e di 5 secondo Pollster.
Perciò, dopo aver fatto campagna intensamente per un mese nel "Wolverine state", McCain ha deciso di concentrare gli sforzi dove il distacco è più abbordabile.
La decisione, repentina e imprevista, tenuta in sordina fin quando un consigliere di McCain non ha dovuto ammetterla alla CNN, ha indispettito non solo il partito, ma anche Sarah Palin, che ha confessato in un'intervista televisiva alla Fox "Mi piacerebbe continuare a fare campagna in Michigan, . Voglio tornarci e provare" aggiungendo che quando ha saputo della decisione ha mandato un e-mail dicendo essenzialmente "Ma dobbiamo davvero farlo?".
I repubblicani del Michigan vedono questa mossa come una resa "Quando il generale lascia il campo di battaglia nel mezzo del combattimento, si crea sempre il caos" ha detto il presidente della contea di Oakland L. Brooks Patterson.
Saul Anuzis, presidente del partito Repubblicano in Michigan, ha detto ai sostenitori che la decisione di McCain è stata "un colpo basso". "La campagna di McCain ha annunciato che vogliono spostarsi in stati che "oggi" offrono maggiori opportunità. Non siamo d'accordo" ha scritto Anuzis sul suo blog.
Mike Dukhaime, il direttore politico della campagna di McCain, ha spiegato la decisione come una necessità tattica "E' il peggiore di tutti gli stati ancora indecisi. Dal mio punto di vista, è ovvio che sia il primo a uscire dalla lista".

Ma i Democratici non hanno intenzione di cantare vittoria. "Chi annuncia con tanta fanfara che se ne sta andando, se non per far pensare che se n'è andato? ha detto il vice governatore John D. Cherry, spiegando che questo annuncio può preludere a una serie di spot anti-Obama ad opera di sedicenti gruppi indipendenti. "Penso che questo annuncio sia un invito per i gruppi indipendenti a entrare in scena e fare quel tipo di cose".
Il sondaggista Bernie Porn spiega che il calo di McCain nei sondaggi è dovuto al riemergere della crisi economica, che ha portato tutti gli indipendenti verso Obama, che continua comunque a non sfondare tra i maschi bianchi più anziani.

Fonti: CNN, Politico

domenica 5 ottobre 2008

La Camera approva il "bailout plan" sull'economia

Con 263 voti a favore e 171 contrari la Camera degli Stati Uniti ha approvato il "bailout plan", il piano di salvataggio dell'economia proposto da Bush e dal Segretario al Tesoro Paulson per impedire il fallimento di altri colossi finanziari ed evitare che i risparmiatori perdano i loro mutui e le loro assicurazioni sanitarie.
Il piano prevede una spesa di 700 miliardi più altri 150 in tagli e agevolazioni, e permette al governo federale di intervenire nell'amministrazione dei colossi finanziari in difficoltà per poi rimetterli sul mercato. Il piano era stato bocciato dalla Camera lunedì scorso, ma Bush l'ha ripresentato al Senato con poche modifiche, lasciando intendere che per lui quello era l'unico intervento possibile. Dopo l'approvazione del Senato, alla Camera dei Rappresentanti non è rimasto altro che accettare, per evitare il protrarsi della situazione di incertezza che ha portato Wall Street ai minimi. Restano tuttavia le perplessità su un piano che i conservatori hanno definito "socialista", e che gli americani faticano a digerire, perchè ritengono che favorisca principalmente i grandi azionisti e gli speculatori, e che i costi peseranno comunque sulle spalle della collettività, incolpevole del crack.

Nonostante le perplessità di Democratici e Repubblicani, sia Obama che McCain si sono impegnati per convincere i colleghi ad approvare la legge. Dalla Pennsylvania, Obama ha commentato "Sono felice di vedere che si è raggiunto un accordo. Se con questo pacchetto possiamo fermare l'emorragia, metterlo in atto in maniera efficace e poi passare ad affrontare i problemi dei risparmiatori, allora possiamo sperare di rimettere in sesto la nostra economia. Ho assicurato a tutti i Democratici che lunedì avevano votato contro la legge, che se sarò eletto farò tutto il possibile affinchè ai contribuenti siano restituiti i soldi del piano di salvataggio.

Dall'Arizona, McCain ha detto "Elogio la Camera dei Rappresentanti per aver approvato congiuntamente il piano economico. Sono contento di aver sospeso la mia campagna per andare a Washington a convincere i Repubblicani. Credo che le tutele per i contribuenti che sono state aggiunte abbiano migliorato la legge. Questo piano non è perfetto, ma è un sacrificio necessario. Dobbiamo fermare il danno alla nostra economia creato dalla corruzione e dall'incompetenza di Washington e Wall Street. Questa decisione del Congresso non è definitiva, Wall Street è ancora sulla strada sbagliata, e in queste elezioni possiamo fare un passo indietro con le tasse sul lavoro e la spesa senza controllo che vorrebbe il Senatore Obama. Io voglio riformare Washington e far sì che il governo pensi alle famiglie con tagli alle tasse, indipendenza energetica, servizio sanitario più abbordabile e tagli alle spese"