sabato 6 settembre 2008

Un bilancio della convention del Gop

Iniziata sotto pessimi auspici a causa dell'uragano Gustav, la convention Repubblicana è terminata in modo più che positivo. Anzi, proprio il cambiamento di programma dovuto a Gustav ha decisamente migliorato l'immagine del partito e del suo candidato, lasciando ad un ruolo marginale tutti gli altri intervenuti, e soprattutto riducendo la presenza del Presidente Bush, che in origine avrebbe dovuto inaugurare la convention assieme a Cheney, legando le loro immagini a quella di McCain e dando il via alle prevedibili critiche dei Democratici. Invece Bush si è dovuto limitare ad un breve intervento in collegamento, incentrato più che altro sull'uragano, mentre Cheney non si è fatto vedere.
Il centro del palco è stato conquistato da tre donne: Laura Bush, il cui gradimento sovrasta di gran lunga quello del marito, Cindy McCain che è riuscita ad affrontare la folla di delegati nonostante qualche incertezza con il gobbo elettronico, e soprattutto Sarah Palin. Il suo discorso è stato visto da 37 milioni di persone, quasi quanto quello di Obama, milioni di persone curiose di vedere chi fosse la semisconosciuta candidata alla vicepresidenza. La Palin non ha cercato nemmeno per un attimo di piacere a tutti, è partita all'attacco a testa bassa facendosi amare dalla base del partito e odiare dai Democratici. Sarà interessante vedere le reazioni degli indipendenti.

Tra gli altri intervenuti, sono stati pochi i discorsi degni di nota. Rudy Giuliani ha tenuto un "keynote address" interamente dedicato a smontare l'immagine di Obama, contrariamente al keynote dei Democratici che aveva praticamente ignorato McCain.
Tom Ridge e Lindsey Graham hanno parlato del loro amico John McCain, contribuendo a formarne un'immagine ammantata di eroismo. Mitt Romney ha fatto appello ai valori conservatori, ma ha dato l'impressione di non voler strafare, forse perchè deluso dalla mancata candidatura alla vicepresidenza o forse perchè secondo un sondaggio se Obama vincesse, nel 2012 Romney avrebbe la nomination Repubblicana in tasca. Anche l'intervento di Huckabee, solitamente in grado di fomentare le folle, è apparso sottotono.
La palma del momento più imbarazzante va però al discorso di Lieberman. Il Senatore ex Democratico ora Indipendente è stato accolto freddamente dagli ex rivali, e il suo discorso è stat accompagnato da un costante chiacchiericcio disattento della sala. Mentre gli astanti erano interessati a sapere i motivi per cui i Democratici dovrebbero preferire McCain a Obama, Lieberman era ansioso soprattutto di spiegare il motivo del suo appoggio a McCain. A un certo punto, Lieberman ha cercato di coinvolgere la platea Repubblicana in un omaggio a Bill Clinton, identificato come un campione delle politiche bipartisan, con risultati ben poco entusiasmanti.

Il discorso di McCain ha di nuovo elevato il tono della convention. McCain non è mai stato un grande oratore, perciò le aspettative erano piuttosto basse, e invece il Repubblicano ha suscitato l'entusiasmo l'entusiasmo della platea facendo appello ai valori condivisi del Gop ma dicendo di voler portare un cambiamento nel modo di fare politica. Un messaggio forte a cui però non è corrisposta una pari chiarezza riguardo il programma. La piattaforma del partito - in larga parte uguale a quella del 2004 - è stata infatti oggetto di numerosi confronti tra lo staff di McCain e il partito, e il risultato è un compromesso al ribasso in cui McCain ha dovuto rinunciare alle sue posizioni personali su aborto (McCain sarebbe favorevole in caso di stupro, incesto o pericolo di vita per la madre, mentre nella piattaforma si parla di opposizione totale) ed ecologia (l'unico riferimento al riscaldamento globale è in un invito a non drammatizzare).

2 commenti:

m. ha detto...

Complessivamente si può dire che McCain abbia ricevuto una spinta enorme dalla Convention (in questo è risultato vantaggioso anche il fatto che questa si sia tenuta dopo quella democratica). Obama sembra sparito dai teleschermi, in america si parla tanto di McCain e della Palin (e dei suoi scandali: l'importante non è come se ne parla, ma che se ne parli, come sempre in politica) e poco di Obama-Biden. Sembra davvero che l'effetto novità di Barack si stia esaurendo, complice anche la sovresposizione mediatica cui si è, ed è stato, sottoposto. Se dovessi scommettere 50 dollari (tanto per restare in tema) per novembre, mio malgrado, punterei su McCain.

Anonimo ha detto...

Esatto, anch' io temo che alla fine gli americani sceglieranno, anche per motivi razziali, quel vecchio guerrafondaio di MCCain e quella odiosa fondamentalista della Pelin

Vuol dire che a quel punto meriteranno il disprezzo universale.

Non oso immaginare le sorti del pianeta in mano a quei due.


Democratico.